Fare ricerca in ambito pubblico e poter contare su un sistema di formazione e tutela delle professionalità scientifiche sta diventando una chimera. Anche il solo parlarne sembra quasi di cattivo gusto, perché implica dei costi in un momento in cui la spesa pubblica è stigmatizzata. Ma sotto il termine “costo” si celano tanto sprechi quanto investimenti.

La ricerca pubblica è un investimento, soprattutto quella sismologica, vulcanologica ed ambientale in un territorio devastato da disastri naturali o causati dall’uomo. Fisici, geologi, ingegneri, informatici, personale tecnico ed amministrativo costituiscono un inestimabile patrimonio di professionalità al servizio dello Stato. Quasi 400 lavoratori dell’INGV, tuttavia, sono a tempo determinato, così determinato da sfiorare in alcuni casi i 20 anni. Anni fatti di ricerca, di esperienze all’estero, di pubblicazioni, di strumentazione del territorio, di monitoraggio, di supporto vitale per la Protezione Civile, di divulgazione alle scuole e alla popolazione. Anni in cui si è cercato, soprattutto con l’impegno dell’ex-presidente Enzo Boschi, di tutelare queste professionalità facendo scudo ai tentativi di sottrazione di risorse da parte di Bertolaso, alle umiliazioni imposte dagli indegni ministri Gelmini e Brunetta, agli attacchi strumentali che hanno seguito il terremoto de L’Aquila del 2009, alle riforme del lavoro della commossa Prof.ssa Fornero.

La tutela dei precari si basava sul riconoscimento del loro ruolo indispensabile nelle attività istituzionali dell’ente, nella Ricerca, nel monitoraggio e nel servizio. Passa la legge di stabilizzazione, ma l’INGV non riesce a consolidare le professionalità perché la sua dotazione organica non lo permette: è troppo sottodimensionata rispetto alle attività previste. I numerosi ordini del giorno che impegnano Camera e Senato a “risolvere il problema INGV” assumono negli anni il sapore della beffa che accompagna il danno della mancata stabilizzazione. Ma si cerca di salvare il funzionamento dell’ente accogliendo il personale precario sui cosiddetti “fondi ordinari”, quelli finanziati dal ministero. Poca cosa rispetto ad un inserimento in ruolo, ma almeno un segno concreto del fatto che l’INGV sa far fronte “come un sol uomo” alle congiunture negative.

Ma la musica cambia. Arriva, nel 2012, un nuovo presidente (il Prof. Stefano Gresta) che segue la fugace comparsata del Prof. Domenico Giardini, 100 giorni sullo scranno più alto per poi defilarsi nel Consiglio d’Amministrazione dell’ente, la vera cabina di regia per di più sufficientemente opaca. Più roboante è però l’arrivo del Dott. Massimo Ghilardi, Direttore Generale INGV dal settembre 2012: col suo curriculum snello percorre il tunnel gelminiano che va dal Consiglio Comunale del paese di Chiari (Brescia) a Viale Trastevere, dove lo attende la  Ministra in persona. Poi, con l’avvento al “governo dei tecnici”, anch’egli ripiega su lidi più propizi, percorrendo l’ultimo tratto di tunnel da Trastevere alla Direzione Generale dell’INGV.

E’ una musica scandita da piglio autoritario e scarsa conoscenza del mondo della Ricerca, e dell’INGV in particolare. Parte quindi una lotta contro l’inefficienza che non manca di elargire generose consulenze a società esterne (che abbiano già lavorato per il Comune di Chiari è una coincidenza? Leggete qui.), società  esperte in “ottimizzazione della produzione”, in un posto in cui la produzione è già riconosciuta ufficialmente come top mondiale (Science Watch 2008, giusto per citare l’esempio più noto).

Piglio autoritario che arriva a stracciare accordi sindacali, già siglati dai precedenti vertici e riguardanti i rinnovi del personale precario; una scelta arbitraria basata su un presupposto del tutto infondato: lo status di “stabilizzando”, ossia avente diritto al rinnovo fino ad assunzione (come previsto per legge dalla Finanziaria 2007) per qualche ragione ignota a tutti, ma non a lui, non esiste più.

Ma è proprio in base a questa presa di posizione che arriva l’ultimo “coup de théâtre”, avallato (come tutto il resto d’altronde) dal Consiglio di Amministrazione, che proietta il personale precario verso il licenziamento: un blocco di oltre  200 unità viene spostato dai fondi ordinari ai “fondi di progetto”. Fondi sempre pubblici (nazionali o europei) subordinati però a precise “mission”, spesso in rapporto con l’industria privata, mortificando e annichilendo la libertà di ricerca di professionisti che all’estero sono riconosciuti come “esperti di chiara fama”.

Questi fondi hanno altri due difetti: terminano con la fine dei progetti (e con loro, ovviamente, i contratti) e già si sa che non saranno sufficienti a tenere in servizio tutto il personale interessato.

Come in un angosciante racconto di Dino Buzzati, abbiamo dedicato una vita per essere buoni scienziati, ma gradualmente ci avviciniamo alla soglia del licenziamento: dicembre 2013. Purtroppo non si tratta di una storia inventata.

Il paragone con gli Esodati può sembrare fuori luogo ma nel caso dei lavoratori precari (della ricerca o meno e dell’INGV o di altri Enti) è doppiamente adatto.

Primo perché quando un lavoratore a tempo determinato arriva a età superiori ai 40 anni e si ritrova con un contratto in scadenza e poche o nessuna prospettiva, di fatto si ritrova pronto a uscire dal mondo del lavoro per sostanzialmente restarne fuori, in attesa del pensionamento. E questo fa di lui un Esodato. Con l’aggravante che essendo stato precario quasi sempre sottopagato, non avrà nemmeno la pensione.

Secondo perché questa condizione, soprattutto nel caso di ricercatori, comporta spesso la ricerca di una via di fuga per la salvezza verso l’estero. Sostanzialmente un ESODO!

Le proporzioni di questo esodo dall’Italia stanno lentamente aumentando e l’INGV da circa un anno, da quando cioè la situazione dell’Ente si è involuta, ha iniziato ad accelerare in questo senso.

Questa che Vanity Fair ha voluto raccontare è una delle storie di cui avevamo accennato in un post precedente.

Buona lettura … e al prossimo addio.

Vanity

Il 14 Novembre 2011, in occasione del conferimento del Mandato a Monti, scrivemmo un post bacchettando il futuro Presidente del Consiglio per il suo apprezzamento all’operato dell’ex Ministro Gelmini. Ci auguravamo che si ravvedesse sulle sue idee e che desse invece un vero e più serio futuro alla Ricerca, maltrattata in questo Paese come in pochi altri.

Il Ruzzle della Ricerca

Il Ruzzle della Ricerca

Allora la situazione era quella di un governo supplente diverso da quello Berlusconi, ma in presenza dello stesso identico parlamento (“gli stessi figuri di prima”).

Oggi il quadro è esattamente opposto: non sappiamo quale sarà il governo (che per ora è lo stesso di prima), ma il parlamento è totalmente diverso, caratterizzato da una presenza enorme di parlamentari di un Movimento, il 5 Stelle, di cui ormai si parla in qualunque luogo dell’etere e del web.

Prima delle elezioni la Rete Ricerca Pubblica, in cui i lavoratori dell’INGV sono rappresentati, ha provato a interagire con quasi tutti i partiti/movimenti candidati (con l’eccezione del PDL e della Lega da cui in 5 anni abbiamo ricevuto solo mazzate), portando loro il grido di dolore degli Enti Pubblici di Ricerca … e un programma serio di intervento.

Lo abbiamo fatto perché una volta ancora, leggendo i programmi elettorali, (PDSELRivCivSCMontiM5S) abbiamo visto uno sconfortante VUOTO pneumatico sulla ricerca, fatta eccezione per le solite frasi fatte e per quel richiamo alla ricerca medica che viene dal “luogo comune” popolare alla Telethon, come potete verificare voi stessi cercando “Enti Pubblici di Ricerca”. A onor del vero un po’ meno vuoti, ma comunque molto scarsi, erano Rivoluzione Civile e in parte Sinistra Ecologia e Libertà.

La Ricerca, e in particolare l’importantissimo contributo portato dagli Enti di Ricerca al “risparmio di soldi pubblici” e al rilancio dell’economia oltre che alla conoscenza e alla vigilanza sul comportamento dei Governi, sono del tutto ignorati. Quando si parla di ricerca ci si riferisce solo all’università (e pure con marchiani errori e luoghi comuni) e al limite alla ricerca medica.

Per gli Enti, fuori dai programmi si parla solo di soppressioni, accorpamenti e trasformazioni in Agenzie.

Allora qui sotto riportiamo il programma della Rete Ricerca Pubblica per la riforma degli Enti.

Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo portare l’attenzione su uno dei punti che seguono: i

Noi_Non_Ci_Arrendiamo

Dopo il grave incendio che ha distrutto la Città della Scienza a Napoli abbiamo deciso di inserire questa immagine come prima immediata risposta condivisa dalla comunità.

precariato.
La Ricerca pubblica Italiana è stracolma di precari che svolgono da oltre un decennio attività di ricerca e servizio con la ghigliottina annuale della scadenza di contratti. Formare un ricercatore per poi lasciarlo andare via dopo 10 anni (come molti nostri colleghi) per l’incapacità e la mancanza di volontà di dare una prospettiva stabile a questi lavoratori (meno remunerati e valorizzati dei colleghi all’estero)  è uno spreco di soldi pubblici e una distruzione di risorse che sarebbero in grado di produrre altre risorse.

Per questo crediamo che sia fondamentale il completamento delle stabilizzazioni avviate nel 2006. Gli stabilizzandi residui di oggi hanno testimoniato i loro meriti più e più volte e possono farlo ancora a suon di curricula. Chiediamo anche una totale revisione in senso internazionale (cioè limpido e lineare) degli accessi e della carriera. Infine chiediamo una radicale modifica del ruolo della dirigenza nel mondo degli Enti di Ricerca.

Il resto è nel nostro set di proposte/programma.

Sappiatene fare buon uso come mai è stato fatto in passato … perché è un programma 2.1 (manco 2.0) e viene dalla base!!!!

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Le Proposte di RETE RICERCA PUBBLICA (qui il comodo PDF)

La Ricerca Pubblica italiana ha bisogno di un urgente rilancio complessivo da effettuare nell’ambito di una grande riforma del Sistema degli EPR.

OBIETTIVO 3%
 
PREREQUISITO FONDAMENTALE del rilancio della ricerca pubblica è l’aumento del FO (Fondo Ordinario): è assolutamente imprescindibile che le Risorse economiche e finanziarie previste per il Sistema della Ricerca siano adeguate a coprire i costi e gli investimenti necessari in termini di risorse umane e materiali. Imprescindibile raggiungere il livelli di investimento minimi previsti dall’Europa e superare la diffusa precarietà presente nel comparto.
Insieme all’adeguamento delle risorse, si rendono  assolutamente necessarie e urgenti tre azioni parallele e contemporanee:
1. Un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori). E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.


Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio sulla possibilità che tutti gli Epr siano vigilati da un unico Ministero, magari consentendo anche ad altri Ministeri, con un sistema di convenzioni e co-vigilanze non vincolanti, di supportare lo sviluppo e l’attività di ricerca degli enti che perderebbero l’originario rapporto con il proprio Ministero di riferimento. In questo quadro si ritiene assolutamente necessaria l’Adozione FORMALE della Carta Europea dei Ricercatori in tutto il Sistema degli EPR ITALIANI.
2. l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR. Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati;

Si ritiene sia assolutamente necessario l’istituzione (magari transitoria) di un soggetto in grado di tutelare l’autonomia della ricerca scientifica, un soggetto istituzionale autonomo e terzo in grado di impedire soppressioni sospette e accorpamenti che potrebbero andare a discapito della società civile, un soggetto terzo rispetto al governo che risponda solo al Presidente della Repubblica in relazione al rispetto dell’art.9 e 33 della Costituzione.

3. L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Tale statuto speciale dovrebbe essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici, dei CDA e dei dirigenti da meccanismi gerarchici, di anzianità e politici. E’ necessario che gli incarichi dirigenziali possano essere a termine e valutabili. E’ necessario che i precari della ricerca possano accedere a stabilizzazioni legate al merito, slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio e di assunzione tipici della PA.E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di innovazione e ricerca, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti come la Tenure track. E’ assolutamente necessario che l’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto permetta alla ricerca di essere un laboratorio di esperienze e procedure innovative unicamente legate al merito e all’efficienza.

In sintesi, per il rilancio del Sistema si ritengono assolutamente necessarie:
- l’integrazione dei fondi ordinari di tutti gli EPR fino a rendere i bilanci autonomi rispetto a fondi extra-istituzionali, riducendo le aree di precarietà dei collaboratori degli Enti e raggiungendo i parametri europei rispetto all’investimento in Ricerca e Sviluppo.

- l’istituzione di una governance unitaria di tutti gli EPR che stabilisca pari trattamento di tutti gli EPR rispetto alle politiche pubbliche per il comparto, agli investimenti nazionali ed europei, alle amministrazioni centrali, all’Europa e alle opportunità per i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi.

- l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR.

- L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della Ricerca Pubblica rispetto al resto della PA (in termini di contrattazione collettiva e percorsi di carriera).
PUNTI D’INTERESSE RISPETTO ALLE PRATICHE E ALLE TENTAZIONI CIRCOLANTI- E’ NECESSARIO mantenere e tutelare il forte e necessario legame fra Ricerca di base, Ricerca applicata e Assistenza Tecnico-scientifica negli EPR, in quest’ottica la Rete Ricerca Pubblica ritiene assolutamente lesive dell’autonomia scientifica delle attività di ricerca le ipotesi circolanti di trasformazione in AGENZIE di alcuni enti d ricerca NON vigilati dal MIUR.- E’ NECESSARIO ridiscutere lo strumento del commissariamento negli EPR,limitandone la durata ed evitando che si trasformi in uno strumento di immobilismo per le attività degli enti in cui si è resa necessaria

Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!

Aggiornamento sui contratti

Il 15 gennaio 2013 il Direttore Generale, Dott. Massimo Ghilardi, ha comunicato di aver firmato le proroghe dei contratti del personale a tempo determinato scaduto il 31/12/2012.

Dunque, finalmente abbiamo in mano la proroga, fino alla fine del 2013 … forse!

Si, perché la scadenza al 31/12/2013 scritta sui contratti è accompagnata dalla clausola: “Il contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con il Dott. MASSIMO RAGGIRO è rinnovato fino al 31/12/2013, fatte salve le disposizioni di legge che verranno eventualmente introdotte in materia di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato [...]

Nelle premesse dei contratti, la prima ragione di proroga è la Legge di Stabilità 2013 che proroga TUTTI i tempi determinati della Pubblica Amministrazione (non solo INGV) fino al 31/07/2013.

Al secondo punto del contratto è citato il nostro Accordo Sindacale del 18 Luglio 2012 col quale si stabiliva invece una proroga fino a dicembre 2016. Si cita l’accordo sindacale, quindi, ma non si applica, visto che la scadenza apposta è 31/12/2013 e non v’è alcun riferimento ad una eventuale “proroga fino al 2016″.

L’Amministrazione ha cioè ignorato di nuovo l’accordo decentrato (che pure aveva riconosciuto nuovamente valido il 20 Dicembre 2012, con modifiche minori); ha applicato la Legge di Stabilità (ovviamente) ed ha aggiunto 5 mesi poiché il bilancio INGV consente sicuramente una proroga fino alla fine del 2013. Qualora subentrasse qualcosa nuova norma, però, si dovrebbe rimettere tutto in discussione.

Ovviamente noi, stanchi di questa storia e quindi sollevati dall’avere almeno una proroga per prendere fiato, non siamo d’accordo con questa modalità di ripetuto scaricabarile (Funzione Pubblica prima,  Governo poi, con un intervento dei Maya ad un certo punto).

L’Amministrazione avrebbe dovuto e potuto semplicemente prorogare i nostri contratti fino al 2016 fatta salva la disponibilità di soldi, come da accordo sindacale, e a norma delle leggi vigenti, quindi in piena legittimità e al riparo da paventate (ma mai chiarite) “conseguenze amministrative”.

Se poi le leggi fossero state modificate, anche retroattivamente, ovviamente ne avremmo preso atto e avremmo spostato la nostra rivendicazione al Parlamento, come già avvenuto in passato.

Quello che abbiamo capito è che quando inizierà la nuova legislatura, sperando porti persone degne e ragionevoli alla gestione della cosa pubblica e sapendo che alla data di insediamento del nuovo governo noi comunque saremo ancora al nostro posto, avremo un bel discorsetto da fare ai nuovi Ministri.

Aggiornamento

L’8 Gennaio 2013 il Direttore Generale ci ha comunicato quanto segue:

  • La Legge di Stabilità, Art. 1 Comma 400, stabilisce che i contratti in scadenza al 31/12/2012 sono rinnovabili fino e non oltre il 31/07/2013
  • Gli Accordi Decentrati di Ente sono fatti salvi ma lo sarebbero, nell’interpretazione dell’Amministrazione, solo fino al 31/07/2013 e quindi consentirebbero proroghe solo fino a quella data; questa interpretazione sarebbe stata confermata a voce al nostro DG dal Dott. Naddeo, Funzionario del Dipartimento della Funzione Pubblica, che lo avrebbe autorizzato a comunicarlo ufficialmente alle OO.SS. (e quindi al personale).
  • L’amministrazione avendo i fondi disponibili e accertati fino al 31/12/2013 prorogherà i nostri contratti fino a quella scadenza e siglerà i contratti di proroga entro venerdì 11 con la data del 27/12/2012 FATTE SALVE LE DETERMINAZIONI che saranno prese nelle more dell’Accordo Quadro che si farà all’ARAN nei prossimi mesi … ovvero se all’ARAN si deciderà che il 31/07/2013 si va tutti a casa salvo concorsi, le nostre proroghe saranno automaticamente accorciate e noi magari dovremo fare un concorsone di ri-precarizzazione (cioè non per posti a tempo indeterminato ma sempre a tempo determinato).

Tanto per dire, a poche ore dalla mezzanotte di Venerdì 11 i contratti non sono ancora nelle nostre mani.

Comunque, noi, come ormai sapete a memoria, da accordo decentrato di Ente del 18/07/2012 abbiamo diritto a una proroga al 2016 con l’unico vincolo della verifica annuale della disponibilità dei fondi. Diritto che continua a esserci negato.

E’ importante che sappiate che questa interpretazione restrittiva dei 7 mesi, con in “regalo” altri 5 subordinati però all’Accordo Quadro, non sarebbe stata mai nemmeno pensabile SE il comma 400 della Legge di Stabilità non fosse SCRITTO COI PIEDI.

Chiunque l’abbia scritto in quel modo non dovrebbe occupare il posto che occupa, nè prendere lo stipendio che prende. A proposito di meritocrazia: non lo merita. Ma su questo torneremo prestissimo.

Come dicevamo nel precedente post di fine anno: “Non fidarsi è meglio“.

E infatti la nostra amministrazione, dopo aver dichiarato nuovamente valido l’accordo firmato il 18 Luglio 2012 (proroghe fino al 31/12/2016), tramite un’integrazione siglata il 20 dicenbre 2012, inizialmente è rimasta in silenzio poi, sollecitata a tre giorni dalla fine dell’anno, ha esplicitato che le proroghe sarebbero state “intanto” per i soli 7 mesi riconosciuti a TUTTA la pubblica amministrazione dal Decreto Stabilità.

Tante grazie: bello sforzo!

Intanto il presidente del CNR (l’ex-ministro Luigi Nicolais), dopo aver mutuato il nostro accordo INGV del 18 Luglio (uno dei migliori esistenti) ed adattatolo al CNR, ha con molta chiarezza emanato la circolare interna che dà piena attuazione all’ accordo per le proroghe fino al 2016 e al tempo stesso SOSPENDE I CONCORSI (ormai ritenuti ovviamente inutili).

Non possiamo non restare stupefatti dal continuo e ingiustificato gioco al ribasso portato avanti dalla nostra Amministrazione, mentre noi abbiamo sempre chiesto “il giusto” a norma di legge e a tutela dell’Amministrazione stessa fin dall’inizio.

Lascia però l’amaro in bocca e un definitivo senso di sfiducia e di incertezza il fatto che dopo aver guidato per anni il comparto degli Enti di Ricerca, anche recentemente con l’accordo di luglio ripreso dal CNR, siamo di nuovo nell’impaludamento che si è creato dal 1° settembre del 2012, per di più senza alcuna ragione ammissibile.

Ad oggi (4 Gennaio 2013) ancora non si sa quale data di scadenza la nostra Amministrazione abbia intenzione di apporre alle proroghe di 245 unità di personale. Di contro, la sorveglianza del territorio italiano prosegue continuando ad avvalersi del personale precario.

In sintesi: c’è chi lavora e c’è chi chiacchiera. Ma finché non avremo in mano il contratto di assunzione a tempo indeterminato o, almeno, uno con data di scadenza 31/12/2016, sia pur chiaro che le chiacchiere stanno a zero.

Noi, come sempre, continuiamo a fare il nostro lavoro, nell’interesse dell’Istituto e soprattutto di quello della popolazione.

PS: iniziamo a proporvi una serie di approfondimenti, frutto di anni di esperienza. Il primo è Stabilizzazioni.