Le NON notizie …

6 09 2010

Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.





I precari INGV al TG3 …

24 08 2010

Il banner dei precari dell’INGV serve a richiamare l’attenzione dei tanti che visitano il sito web INGV ogni volta che un terremoto è avvertito: ricorda a tutti che né il monitoraggio né la ricerca sono possibili senza i 400 precari, che da 3 anni chiedono che il governo RISPETTI LA LEGGE E MANTENGA GLI IMPEGNI sulla stabilizzazione dando una prospettiva seria a tutti i lavoratori in scadenza di contratto.

Il governo continua a tacere e i terremoti no, ma almeno il banner ha attirato l’attenzione del TG3 nazionale (che ringraziamo sentitamente) che ci ha dato uno spazio nell’edizione delle 14:20 del 21 Agosto 2010 che linkiamo qui sotto.

Buona visione.





Appello per Statuti Autonomi degli EPR

6 07 2010

Dopo circa 21 anni dalla legge n. 168 del 1989 in cui veniva riconosciuto alle Università Italiane il diritto di autonomia statutaria così come espressamente richiamato dall’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana, con la legge n. 165 del 2007 (modificata in seguito con l’articolo 27 della legge n. 69 del 2009) anche per gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, si è inteso procedere alla realizzazione di statuti autonomi, corrispondendo in tal modo al dettato costituzionale.

A questo fine il decreto legislativo n. 213 del dicembre 2009 definisce le modalità e i limiti per la realizzazione di questi statuti (di enti quali il CNR, l’INAF, l’INGV). Di fatto  questo decreto restringe i limitati margini di autonomia imposti dalla legge delega con vincoli che minano alla base la dichiarata autonomia statutaria. [Continua a leggere e firma ... ]





Togli il bavaglio alla ricerca …

1 07 2010

La neo-nata Rete della Ricerca Pubblica ha pubblicato un video-spot sul futuro della ricerca dopo la finanziaria, in questo martoriato, smemorato e autolesionista Paese … che però ha ancora una speranza: la rete!

Diffondete lo spot e il blog.





Lettera aperta al Presidente della Repubblica

19 06 2010

E’ stata pubblicata sul sito INGV una lettera aperta sottoscritta e inviata dalla comunità scientifica internazionale al Presidente della Repubblica Italiana, in relazione agli avvisi di garanzia per l’inchiesta sul terremoto de L’Aquila, recapitati a due Geofisici (il Presidente Boschi e il Direttore Giulio Selvaggi).

La lettera, ad oggi, è stata sottoscritta da oltre 4500 ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo da circa 100 Paesi.

E’ opportuno che la leggano più persone possibile perché è un contributo necessario a guidare gli Italiani fuori dal medioevo culturale in cui il nostro Paese è finito da troppo tempo e che ha permesso a una politica cialtrona e a un’imprenditoria barbara di devastare uno splendido territorio e una società potenzialmente forte, completando il lavoro iniziato negli anni ’80 e forse anche prima.

Riportiamo di seguito il testo in italiano della lettera.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

La settimana scorsa la Procura de L’Aquila ha inviato gli avvisi di garanzia per omicidio colposo al Direttore del Centro Nazionale Terremoti, ai componenti della Commissione Grandi Rischi e a dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 che ha colpito la stessa città e le zone circostanti.

Le accuse fatte agli scienziati sono completamente prive di fondamento. Anni di ricerca in tutto il mondo hanno mostrato che al momento non esiste alcuna metodologia scientifica per effettuare affidabili predizioni di terremoti a breve termine per le autorità di protezione civile al fine di intraprendere rapidamente misure di emergenza.

La comunità sismologica internazionale ha riconosciuto da molto tempo che il miglior approccio per proteggere la popolazione da terremoti catastrofici non è tramite la predizione, ma operando sulla mitigazione del rischio e l’applicazione di misure appropriate di sicurezza affinché gli edifici non crollino.  A questo riguardo, la predisposizione di mappe della pericolosità sismica, cioè le stime sulla probabilità di eccedenza di valori predefiniti del moto del terreno per un certo periodo temporale, forniscono le specifiche da adottare nelle norme di costruzione al fine di evitare crolli di edifici e le loro conseguenze.

L’Italia e’ un paese altamente sismico. La mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale, che riassume decenni di ricerche sui terremoti e sui loro effetti, è stata  completata nel 2004 (vedi http://zonesismiche.mi.ingv.it/). E’ il risultato del lavoro di molti scienziati e, oltre ad essere considerata una delle migliori in Europa, è stata adottata come base per la redazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni (GU n.29 del 04/02/2008). La mappa di pericolosità dovrebbe essere vista come il contributo fondamentale fornito al loro Paese dagli scienziati italiani che si occupano di terremoti.

Le mappe di pericolosità sismica devono essere usate anche per trasferire alla popolazione i concetti di base di pericolosità, consapevolezza, preparazione al fenomeno terremoto. Una coscienza sempre maggiore della pericolosità e del rischio sismico dovrebbe inoltre incoraggiare azioni di prevenzione ulteriori da parte delle autorità locali e nazionali. La preparazione ai terremoti e la prevenzione del danno mediante il rafforzamento preventivo non sono solo possibili ma dovrebbero essere obbligatorie in un paese come l’Italia ove si verificano terremoti in genere moderati ma che hanno conseguenze catastrofiche per la società, principalmente perché la maggior parte dell’edilizia è composta da manufatti non rinforzati.

Istruzione, consapevolezza, preparazione e rafforzamenti preventivi degli edifici sono al momento gli unici strumenti per mitigare l’impatto dei futuri terremoti catastrofici che ineluttabilmente si verificheranno in Italia.

La comunità scientifica coinvolta nella scienza dei terremoti sollecita il governo italiano, le autorità locali e tutti coloro che hanno la responsabilità di decidere ad essere pro-attivi nello stabilire e portare avanti programmi a carattere locale e nazionale a supporto della preparazione e mitigazione del rischio sismico piuttosto che perseguire scienziati per non aver fatto qualcosa che non possono ancora fare: predire i terremoti.





Ciao, Salvo

16 06 2010

Mercoledì 16 giugno è morto Salvo Merlo, un sindacalista che fino all’ultimo minuto ha lottato contro un tremendo male personale e contro tremende piaghe sociali. Fra queste, il precariato negli Enti di Ricerca e dell’INGV in particolare, di cui seguiva costantemente gli eventi. Con Salvo ci siamo visti molte volte, questi anni; ascoltava con attenzione, poi parlava. L’ultima volta ci ha spiegato i meccanismi del riordino degli enti (fra cui l’INGV) raccomandandosi di tenere informati le colleghe ed i colleghi precari sulle nostre prospettive; da cui la mail “Cari precari, sveglia” del 21 maggio. Un invito da non dimenticare.

Alla sua famiglia, in particolare alle sue due figlie piccole, rivolgiamo un abbraccio di conforto
Alla sua onestà intellettuale dedicheremo gli sforzi per ridare dignità al nostro lavoro.

Simone Giovanna Raffaele
RSU CGIL INGV centro-nord





Medioevo culturale …

15 06 2010

L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 - Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. [...]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. [...]





Una Ricerca di Garanzia

6 06 2010

Come spesso abbiamo testimoniato all’interno di questo blog, i precari dell’INGV sono fortemente presenti e costituiscono un elemento essenziale delle attività di monitoraggio, di studio e di mitigazione del rischio sismico e vulcanico.

Come tutto il personale INGV abbiamo sempre dato il massimo sia in termini di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano che in termini di studi, ricerche e informazioni fornite alle istituzioni e alla popolazione, nonostante il pessimo trattamento che il governo sta riservando da 2 anni a questa parte agli Enti Pubblici di Ricerca e nonostante le prospettive di licenziamento che, come nel caso dell’ultima manovra economica di Tremonti, si profilano all’orizzonte per migliaia di precari di questi enti.

Per queste ragioni, in conseguenza dei due avvisi di garanzia recapitati al Presidente dell’INGV Enzo Boschi e al direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV, Giulio Selvaggi, nell’ambito dell’inchiesta sul crollo della Casa dello Studente de L’Aquila durante il terremoto del 6 Aprile 2009, ci sentiamo di consegnare alle persone, ai giornalisti e alla politica tutta, nazionale e locale, la seguente Lettera Aperta del Personale INGV.


Lettera Aperta del Personale INGV
Sottoscrivi su Petizioni On Line

Dal sito INGV: Comunicato Stampa dei Dirigenti INGV





L’inquietante Risiko degli Enti Pubblici di Ricerca

28 05 2010

Il messaggio della Manovra Finanziaria è il seguente:

  1. gli Enti Pubblici di Ricerca, funzionanti, produttivi, liberi e indipendenti … sono solo un fastidio
  2. essere lavoratori onesti e poco tutelati è una colpa da espiare col licenziamento
  3. gli eroi di questo paese sono evasori fiscali e costruttori abusivi

Ma come si fa? E al danno si aggiunge la beffa.

Sono giorni che, bozza dopo bozza, gli Enti Pubblici di Ricerca, uno alla volta, scompaiono, ricompaiono, vengono dimezzati, scorporati e re-incoroprati. Sembra di assistere ad un cinico Risiko: il CNR conquista con due carri armati il Kamchatka (cioè l’OGS, che si mobilita in assemblea permanente) e la Jacutia (cioè l’INAF). L’INGV viene attaccato dalla Protezione Civile (ricordate il famigerato Art. 12 del decreto Protezione Civile S.p.A.?), poi dal MIUR, ma si difende con tre carri armati e resiste. L’ISFOL è inizialmente soppresso, poi resuscitato e riesce a conquistare anche un continente (l’IAS, soppresso e annesso all’ISFOL). Ultimo aggiornamento: l’ISAE, soppresso e conquistato dal Ministero dell’Economia, contrattacca.

La cosa paradossale, che dimostra (a voler pensar bene) una pochezza da fare spavento, è che gli Enti Pubblici di Ricerca sono GIA’ sotto riordino per una legge delega dell’ex Ministro Mussi del governo Prodi che avrebbe dovuto iniziare l’iter 1 anno e mezzo fa. La Gelmini non solo se l’è presa comoda, ma per giunta invece di pensare e proporre alle parti un piano coerente di riordino che ha fatto? Ha delegato gli Enti a riordinarsi!!

E il governo che fa? Sovrappone ad un iter legale potenzialmente positivo uno sconclusionato, schizofrenico e raffazzonato provvedimento in manovra finanziaria. Il consenso poi lo si costruisce ad hoc, puntando sulla disinformazione dell’italiano medio cui viene dato a bere che si tratta di “Enti Inutili”. INUTILI SARETE VOI! Purtroppo anche dannosi.

Questo per quanto riguarda le soppressioni e gli accorpamenti. Poi c’è la manovra finanziaria nel suo dettaglio. Il vero schifo.

Se la manovra finanziaria restasse così com’è adesso, a prescindere da scioglimenti, soppressioni, scorporamenti e accorpamenti, per i 400 lavoratori precari dell’INGV tornerebbe lo spettro del licenziamento e per l’INGV stesso torna il rischio paralisi totale.

Dal 2011 infatti la spesa per i precari dovrebbe scendere al 50% di quella del 2009;

Il turn-over (un pensionamento = un’assunzione) è bloccato al 20% fino al 2013; considerato che noi siamo un ente con una bassa età media, potremo al limite assumere una gamba (ginocchio incluso).

Infine si riflette su di noi il taglio subito dal Dipartimento Protezione Civile (DPC), con un 30% di finanziamento in meno nella Convenzione col Dipartimento stesso.

Il primo punto per noi significa che la metà dei precari, la spina dorsale di questo Ente, quasi tutti con contratti in scadenza entro il 2011, e relative famiglie, rischiano di andarsene a casa … in un unica soluzione. Forse proprio a loro non è ancora abbastanza chiaro che questo rischio è concreto.

Il secondo punto per noi è la beffa finale. A noi serve l’autorizzazione ad assumere in DEROGA al turn-over (perché non va in pensione nessuno). Invece lo bloccano. E la nostra dotazione organica (il massimo numero di posti fissi consentito) è bloccata a 582 unità (la metà dei reali dipendenti)!

Il terzo punto: il Parlamento ha impegnato per almeno 4 volte il governo (le ultime 3 con parere favorevole del governo stesso) a risolvere la situazione paradossale in cui versa l’Ente, attraverso l’aumento della dotazione organica e l’autorizzazione ad assumere intanto gli aventi diritto (stabilizzandi). Promesse distribuite nell’arco degli ultimi due anni, ma rimaste tali.

Adesso il legislatore si mostra le vere intenzioni: mandare a casa un po’ di gente.

Nella classifica di Science Watch per il periodo 2000-2010 l’INGV risulta il terzo istituto di geofisica al mondo per numero di citazioni e pubblicazioni, dopo gli americani dell’USGS e del CALTECH e prima dei Giapponesi. E allora come giustificare provvedimenti che sviliscono la ricerca e impoveriscono il futuro di un paese?

Scriveva Cicerone duemila anni fa “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”.
Traduciamo per gli ignoranti al governo: “Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?“.





ISFOL: OCCUPATA LA SEDE CONTRO LA CHIUSURA DELL’ENTE.

25 05 2010

Gli Enti Pubblici di Ricerca non finiscono mai di essere attaccati, come primo posto dove raschiare via il poco che c’è.

I primi a farne le spese, come sempre, i precari che in questi enti hanno dato e danno l’anima da anni!

Indiscrezioni sull’ultimo decreto anticrisi di Tremonti suggerivano che alcuni Enti, fra cui l’ISFOL e l’INGV, sarebbero stati sciolti e accorpati ai rispettivi ministeri di competenza. Sarebbe la seconda volta che provano a fare a pezzi l’INGV (la prima risale al decreto Protezione Civile).

Ora, l’INGV ieri era citato fra gli Enti soppressi, oggi no. Ma l’ISFOL c’è ancora ed è gravissimo. Tira una pessima aria.

Diamo spazio qui sotto quindi a un comunicato stampa dei colleghi dell’ISFOL.

COMUNICATO STAMPA DEL 24 MAGGIO 2010

ISFOL: OCCUPATA LA SEDE CONTRO LA CHIUSURA DELL’ENTE. IN PERICOLO LA RICERCA SUL MERCATO DEL LAVORO E LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), riuniti oggi in assemblea, hanno deciso l’occupazione dell’Ente a seguito della grave situazione derivata dalla soppressione dell’Istituto prevista dal Decreto “Anticrisi” in discussione domani al Consiglio dei Ministri.

Tale Decreto, se approvato, provocherebbe l’azzeramento di funzioni importanti nella ricerca economica e sociale e la perdita di posti di lavoro per circa 270 lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo determinato.

La chiusura dell’Ente costituisce dunque un danno per il presente e per il futuro del nostro paese e per i lavoratori dell’Isfol che attualmente conta 630 dipendenti.

L’assemblea chiede un incontro immediato al Ministro Sacconi e dà mandato alle Organizzazioni sindacali di richiedere al Presidente del Consiglio il ritiro della parte del provvedimento in cui si sopprime l’Isfol e gli altri enti di ricerca.

LE LAVORATRICI  E I LAVORATORI DELL’ISFOL