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“Per sapere” è il classico formalismo di un’interrogazione parlamentare.  L’interrogazione parte di solito quando uno o più parlamentari individuano (o sono messi a conoscenza di) stranezze, inconsistenze o sospetti comportamenti illeciti su cui il governo o il parlamento possono avere voce in capitolo.
Questo post è una interrogazione da parte di dipendenti di un Ente, in particolare dello scrivente, rivolta al MIUR per … capire.

Parliamo delle modalità di svolgimento dei concorsi pubblici negli EPR.

Premesso che:
– fino al 2009 la norma di riferimento per tutta la Pubblica Amministrazione era il DPR 487/1994 che, semplicisticamente parlando, indica un massimo di 1/3 del punteggio totale ai Titoli (inclusa l’anzianità di lavoro) e 2/3 assortiti in base a decisione autonoma dell’Ente, per scritto e orale.

– verificato che di fatto gli EPR, incluso l’INGV, almeno negli ultimi 15 anni si sono avvalsi varie volte dell’Autonomia a loro concessa dal legislatore, per svolgere concorsi con ripartizioni dei punteggi diverse da quanto stabilito dal DPR del 1994 (superando anche la proporzione di 1/3 stabilita per i titoli), criteri presumibilmente (o necessariamente) approvati dal MIUR,

– preso atto che la Legge 1/2009 (legge “Gelmini”) ha un Art. 1 che si chiama “Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca” e che tale articolo ha un comma che recita “Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e’ effettuata sulla base dei titoli, illustrati e discussi davanti alla commissione, e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

– notato che il comma 7 summenzionato parla di “ricercatori” e non solo di “ricercatori universitari” e che per contro solo per le università cita la necessità di un DM successivo

– notato che la L 1/2009 non menziona, né abrogando né modificando né inglobando, il DPR 487 ma di fatto modificando la regola delle 3 prove concorsuali, da esso previste, introduce una fattispecie specifica per il comparto Ricerca inclusi gli Enti Pubblici di Ricerca

– ricordato che, per quanto ci è dato di sapere, a seguito di richiesta formale dell’INGV di parere sull’applicazione della L 1/2009 il MIUR ha risposto laconicamente con “non vale per gli EPR”, senza aggiungere alcuna spiegazione normativa lasciando ingiustamente oscura la materia concorsuale negli EPR

chiedo al Ministro e al Capo di Gabinetto del MIUR quanto segue:

1) se il Ministro e il Capo di Gabinetto non ritengano che la L 1/2009 VALGA per gli EPR, ai quali l’Articolo 1 é esplicitamente diretto, e che, come appare evidente allo scrivente, essa superi, per il comparto Enti di Ricerca, il precedente DPR 487/1994, rimandando all’autonomia degli EPR, previa verifica di compatibilità normativa (o qualunque altra forma di dialogo) da parte dei Ministeri competenti, la definizione di un regolamento interno che risponda alle specifiche necessità dell’Ente di Ricerca
2) che la risposta al punto 1, positiva o negativa che sia, venga adeguatamente, chiaramente e definitivamente giustificata dal punto di vista normativo

Tutto quanto sopra attende una risposta da troppo tempo e questo sonno della ragione ha già prodotto mostri, dunque mi permetto cortesemente di chiedere al Ministero destinatario una risposta celere.
Cordialmente

Raffaele Di Stefano

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L’8 novembre è stata una giornata importante per tutto il pubblico impiego ma è stata anche una giornata particolare per noi precari INGV. Quando la Flc-CGIL ha proposto alla nostra collega Maria Grazia di fare un intervento al comizio finale della manifestazione non avevamo, e forse nemmeno lei, ben chiara la portata della cosa: che avrebbe parlato davanti a 100.000 persone.

Nonostante le recenti manifestazioni, che avevano già portato in piazza molte persone, le strade si sono riempite di nuovo e Sabato di gente ce n’era e tanta.

I lavoratori sono sfiniti da anni di “mazzate” ma, nonostante ciò, continuano a mobilitarsi in difesa dei propri diritti e per un Paese diverso. 

Anche noi precari INGV siamo stremati ma non ci fermiamo e là, su quel palco a Piazza del Popolo, davanti a tutti quei lavoratori e a tutte quelle lavoratrici, c’eravamo tutti, con la nostra quanto mai grottesca storia, tristemente emblematica di come la ricerca viene trattata in questo paese. L’energia che aleggiava era indescrivibile, da togliere il fiato, e tutte quelle persone che ascoltavano attente erano emozionanti e commoventi.

Ecco il testo dell’intervento di Maria Grazia, per chi non ha potuto esserci.

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Sono anch’io una lavoratrice del pubblico impiego. Sono una ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo la definizione non è completa, per esserlo dovrei aggiungere un aggettivo e dire ‘ricercatrice precaria’.

Fino a una decina di anni fa non era una definizione molto nota, né ricercatrice né tanto meno precaria, ora sono diventate parole di uso comune, soprattutto la seconda.

Io sono quindi una ricercatrice precaria dell’Ingv, sono una sismologa, mi occupo di terremoti.

Precario, all’Ingv come negli altri EPR, non è sinonimo di giovane inesperto; in molti casi vuol dire ricercatore di fama internazionale, di personale altamente qualificato, professionisti in grado di analizzare un fenomeno complesso e pericoloso come è per esempio il terremoto, ricercatori che hanno le stesse responsabilità dei colleghi a tempo indeterminato e svolgono mansioni del tutto equivalenti: garantendo per esempio il monitoraggio sismico e vulcanico del territorio nazionale.

La storia di noi precari dell’Ingv è una storia davvero assurda e l’incredibile è che non finisce mai di stupire neanche noi, attori decisamente involontari.

Inizia nel 2007 e ancora non è finita: inizia quando maturiamo per legge il diritto a essere assunti, si chiama Stabilizzazione, ma non veniamo assunti e siamo ancora precari.

È una storia che prosegue negli anni che scorrono via tra governi davvero indimenticabili che tagliano i fondi ordinari, riducono i posti in pianta organica, bloccano il turn-over.

In tutto questo ovviamente i terremoti non si fermano e i contratti scadono.

Ricordo qui solo il terremoto del 2009 a L’Aquila: la notte del 6 aprile, a pochissime ore dall’evento, quattro ricercatori dell’Ingv partirono con la rete sismica mobile per andare a L’Aquila: tre di loro erano -e sono ancora- precari.

E non si può non ricordare, in tutto questo marasma, la scadenza, annuale, umiliante, puntuale ed estenuante dei nostri contratti.

Nel 2013 la prima grande vittoria: la legge 128 assegna all’Ingv 200 posti che, sia chiaro, sono posti ottenuti da NOI, dai lavoratori, supportati dal sindacato certo, ma tirati fuori con le unghie, con le nostre iniziative, con le nostre energie, in un contesto sociale quanto mai difficile e complicato. 200 assunzioni che non risolvono completamente il problema del precariato all’Ingv, noi siamo molti di più, ma che sono sempre un traguardo quasi insperato eppure, incredibile ma vero, nel 2014 anno in cui potevano partire le prime 40 assunzioni, ancora, a oggi, NESSUNO è stato assunto e tutto è fermo.

200 posti sono un bel tesoro e infatti parte la sciagurata spartizione del bottino da parte di chi ha purtroppo il diritto di decidere, dirigenti poco illuminati con la totale incapacità di andare oltre il proprio io, con l’inadeguatezza del ruolo che occupano e la non volontà di lavorare per un bene comune e quindi tutto è bloccato e impantanato.

Storie da raccontare, lo sappiamo tutti, ce ne sono infinite, ognuno ha la sua, storie diverse ma con una radice comune: la totale mancanza di rispetto di chi ci governa nei confronti di chi lavora, di chi s’impegna, di chi offre a questo paese passione, competenza e professionalità.

Ma il nostro è un caso emblematico anche per un’altra ragione. Noi ci occupiamo di terremoti, vulcani, ambiente. Tra tutte le catastrofi naturali che si abbattono sul nostro Paese, sono i terremoti a causare i danni più ingenti e il maggior numero di vittime.

In questa nazione quindi dove il rischio sismico e vulcanico è così elevato, in questo paese dove alcuni episodi particolarmente drammatici hanno messo in evidenza il fragile equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la cura del territorio, qui, si sceglie colpevolmente di non parlare di prevenzione, qui si decide di lasciare una generazione di ricercatori nel limbo del precariato, si decide di non investire in Ricerca e Sviluppo.

Tutto ciò denota un’altra grave e colpevole mancanza di rispetto, verso il paese, verso l’ambiente, verso l’incolumità delle persone facendo emergere l’incomprensibile ostacolo all’avanzamento della Conoscenza. I tagli continui che il settore ha subito negli ultimi anni hanno avuto pesantissime conseguenze: hanno scoraggiato chi voleva dedicare la propria vita lavorativa alla ricerca spingendolo in alcuni casi a emigrare all’estero, hanno creato un ingente numero di precari tra chi ha deciso di restare in Italia, hanno rallentato lo sviluppo e sbarrato la strada a une delle poche possibilità di ripresa economica di questa nazione.

Noi, la mia generazione, siamo il passaggio dalla crescita, alla crisi. Davanti a noi le nuove generazioni, alle quali blocchiamo il cammino non permettendo un importantissimo ricambio generazionale, togliendo vivacità e freschezza alla ricerca stessa. Una ricerca che dovrebbe essere libera, svincolata da esigenze politiche e di mercato. I Costituenti garantirono il concetto dell’autonomia della ricerca precisando non solo che «l’arte e la scienza sono libere» ma che «libero ne è l’insegnamento» escludendo di fatto l’imposizione e le restrizioni al lavoro dei ricercatori, impedendone forme di condizionamento e finalizzazioni politiche o ideologiche, ma il precariato cos’è se non una pesantissima forma di condizionamento?

La mia generazione ci ha creduto, ma il precariato ha infranto sogni e sgretolato speranze.

Noi però continuiamo a lottare per i nostri diritti e per la dignità del nostro lavoro.

Io sto lottando per ottenere un futuro migliore per me, per mia figlia, perché impari a non arrendersi mai, una figlia alla quale dico sempre che studiare è importante, è importante… temo il giorno in cui verrà e mi dirà ‘sì è importante ma guardati, tu che allo studio hai dedicato la vita, guarda come non vieni apprezzata, guarda in quante difficoltà sei costretta a muoverti ogni giorno’.

E’ vero, ma continuo a lottare per cambiare le cose, per me, per lei, per il mio paese, il mio povero paese massacrato, un paese dove aumentano i profitti di pochi e diminuiscono i posti di lavoro, un paese che deve capire che un modo per rialzarsi è investire in noi, nella ricerca, nell’innovazione, nei nostri pensieri, nelle nostre idee.

Così, forse, un paese si risolleverà e noi potremo, forse, riappropriarci dei nostri sogni.

I Governi in questi anni si sono accaniti contro noi lavoratori del pubblico impiego, tutti, dalla sanità alla conoscenza (geofisica, nutrizione, politiche del lavoro, ambiente), ma tutti noi continuiamo nelle nostre mobilitazioni e continueremo ancora, se necessario, fino allo sciopero generale. Noi siamo pronti.”

Maria Grazia Ciaccio, ricercatrice precaria.

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Manifestazione unitaria nazionale del pubblico impiego(p.s. ringrazio chi c’era e chi da sempre condivide con me questa lotta infinita)

Ieri, 5 maggio, il Gabinetto del MIUR ha inviato al Presidente dell’INGV, Prof. Stefano Gresta, il Decreto Ministeriale attuativo della L. 128/2013,  Art. 24, articolo fortemente voluto dell’ex Ministro Maria Chiara Carrozza.

Il D.M. autorizza l’aumento della dotazione organica per l’INGV di 200 posti in 5 anni e l’avvio delle procedure di immissione in ruolo del personale precario.

Questo passaggio segna la fine di 7 anni e 6 mesi di attesa, da quando l’INGV nel 2008 è rimasto l’unico Ente Pubblico a non aver usufruito del processo di stabilizzazione voluto dal governo Prodi per far fronte al dilagante problema del precariato.

Ora i lavoratori INGV, ed in particolare il “precariato storico”, possono guardare al futuro con una nuova prospettiva. E questo è un bene per tutti, perché la preparazione scientifica delle persone coinvolte e il loro impegno costituisce una risorsa fondamentale per la tutela del territorio e per il prestigio scientifico dell’Italia nel mondo.

Cinque anni per completare questo percorso non sono pochi, ma è comunque un buon inizio.

E’ stata, la nostra, un’attesa lunga, snervante e carica di senso di impotenza di fronte al prolungarsi di una situazione ingiustificabile, non solo dal punto di vista dei lavoratori precari, ma da quello dell’investimento fatto per la loro formazione e per la tutela del territorio. L’INGV è punta di diamante al livello mondiale nell’ambito delle scienze della Terra e questo grazie, principalmente, alla produttività e all’entusiasmo del personale non di ruolo, da quasi vent’anni.

Non è questo il momento dei ringraziamenti, ma il personale a tempo determinato INGV sa chi sono stati i promotori di questa iniziativa e ne renderà merito, così come l’Art. 24 della L. 128/2013 rende merito del loro costante impegno per il Paese.

Leggi la notizia ANSA.

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[…] coda timbro firma passa 
burocrazia 
l’Italia si squaglia come 
burro e pazzia […]

[…] tutti pronti per la partenza 
ma da anni è una finta partenza […]

Così canta Fabri Fibra in “Pronti, partenza, via!” e sembra la storia del precariato INGV.

A Novembre 2013 il MIUR avrebbe dovuto emettere un Decreto Ministeriale per autorizzare l’aumento di dotazione organica imposto dalla L. 128/2013 approvata dal parlamento a guida Letta e dal MIUR a guida Carrozza. A sei mesi di distanza ancora non si ha traccia di questo semplicissimo DM. Unica notizia è che sia arenato al Ministero dell’Economia e Finanze. Non se ne capiscono le ragioni e francamente alla luce della minaccia di ulteriori tagli ai fondi per la ricerca (ora, sembra, rientrata) siamo molto preoccupati di essere di fronte all’ennesima falsa partenza, l’ennesima beffa che riterremmo assolutamente insopportabile.

La FLC-CGIL ha inviato ieri al MEF una richiesta di spiegazioni e un sollecito che di seguito riportiamo.

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Oggi Giovedì 12 Aprile 2012 si è svolto un sit-in degli Enti Pubblici di Ricerca davanti al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) a Roma, gestito dal Ministro Profumo.

Qui trovate il comunicato sindacale unitario di FLC-CGIL, FIR CISL e UIL RUA.

Fra gli altri Sky TG e l’Ansa hanno girato dei servizi che trovate riportati qui sotto e in cui i precari dell’INGV e di altri Enti descrivono la situazione e le criticità del precariato nel nostro comparto.

Ansa MIUR


Il nostro chiodo fisso, che dovrebbe essere anche quello di voi che leggete, sono la Ricerca e la Prevenzione. Ma Chiodo Fisso è anche una trasmissione radiofonica di Radio 3, che per un mese tutti i giorni si occupa con continuità di un argomento. A Febbraio l’argomento è LA RICERCA. Riportiamo 2 interviste fra le tante che potete comunque trovare sul sito della trasmissione.

Intervista a una ricercatrice dell’ISFOL in rappresentanza della Rete Ricerca Pubblica.


Intervista a un ricercatore (precario) dell’INGV.