Archivio per novembre, 2013

Il 2013 rappresenta un possibile anno di svolta per l’INGV. Chi segue il nostro blog e il neonato account Twitter (@precINGV) sa che l’INGV conta oltre 300 dipendenti con contratti a tempo determinato, con picchi di anzianità che rasentano i 20 anni. Escludendo altre forme contrattuali a termine, come assegni di ricerca o incarichi di collaborazione.

Il neo-ministro del MIUR, Maria Chiara Carrozza, per la prima volta, attraversa il mare che separa le parole dai fatti (i suoi predecessori sono sempre rimasti a prendere il sole sulla riva) e decide che la piaga del precariato INGV va affrontata. L’Art. 24 di un decreto del MIUR, il DL 104, diventato la legge dello Stato 128/2013 pochi giorni fa, prevede l’assunzione di 200 unità di personale in cinque anni.

Un gesto in controtendenza rispetto al clima di austerity che interessa la Pubblica Amministrazione, ma ritenuto da molti quasi un “atto dovuto”. La difesa del territorio, coniugata all’INGV dal binomio ricerca e monitoraggio (si pensi a quello sismico e vulcanico h24), non può essere lasciata alla deriva privando sismologi, vulcanologi ed esperti di ambiente, supportati da tecnici e amministrativi, di una prospettiva stabile. Una mancanza di prospettiva che ha dato i volti e i nomi dei nostri colleghi a quella vergogna del Bel Paese nota come “fuga dei cervelli”, il nuovo fiore all’occhiello del Made in Italy.

Chi conosce il settore, infatti, sa che il vero spreco di denaro non è la stabilizzazione di uno scienziato, ma la sua perdita dopo una formazione professionale costata allo Stato centinaia di migliaia di euro e che centri di eccellenza mondiale sono ben pronti a riscattare a parametro zero.

Il problema del precariato INGV non verrà risolto completamente, ma questa fase segna l’inizio di un’inversione di tendenza. E siamo altrettanto convinti che il personale a tempo determinato dell’INGV saprà affrontare la situazione con grande maturità, la stessa mostrata in situazioni ben più drammatiche; nel 2009, all’alba del terremoto de L’Aquila, il personale precario sospese qualsiasi forma di mobilitazione, nonostante le imminenti scadenze contrattuali, per dedicarsi senza vincoli di tempo all’emergenza sismica.

In attesa di leggere la circolare della Funzione Pubblica che fornirà dettagli sull’applicazione della legge 125/2013, riguardante il superamento del precariato nella P.A. e le norme di reclutamento speciale, manifestiamo apprezzamento per la posizione espressa dal MIUR dove, in un incontro che una delegazione di ricercatori precari ha avuto il 6 novembre presso l’ufficio di Gabinetto del Ministro, è stato ribadito che non è stata data, né verrà data alcuna indicazione aggiuntiva sulle modalità di espletamento delle procedure di cui all’Art. 24 della L. 128/2013.

Peraltro l’esistenza presso l’INGV di graduatorie valide ai fini degli scorrimenti e la necessità di contenimento della spesa pubblica sono due dati di fatto che convergono nel superamento di una condizione il cui peso è stato sopportato, finora, esclusivamente dal personale non di ruolo dell’INGV.

Dopo tanti anni di difficoltà, un provvedimento efficace per sanare il precariato INGV e il giusto rispetto per l’autonomia deli enti di ricerca. Un new deal che speriamo restituisca dignità alla ricerca pubblica e, più in particolare, a chi dedica la propria vita alla difesa del territorio e alla tutela della popolazione.

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Con la conversione in Legge (ancora non pubblicata in Gazzetta Ufficiale) del D.L. 104 e in particolare con l’Art. 24, l’INGV è autorizzato ad assumere, nell’arco del quinquennio 2014-2018, 200 unità di personale.

Questo provvedimento è in aggiunta al D.L. 101 relativo all’intera Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge 125/2013 qualche giorno fa.

Inoltre, finché la procedura di immissione in ruolo non sarà completata e comunque non oltre il 31/12/2018, l’INGV può tenere in servizio il personale.

Dalle parole esplicite del Ministro Carrozza durante la prima presentazione del provvedimento, il 26/08/2013 [Video 24′ 30”], è chiaro che questa norma nasce perché presso l’INGV fin dal 2007 ci sono 180 circa unità di personale con diritto all’assunzione in virtù della Legge 296/2006 (stabilizzazione, richiamata anche dal D.L. 101) che non sono mai state assunte a causa della decennale assenza di dotazione organica e del perdurare di incomprensibili ostacoli nei Governi che si sono succeduti dal 2007 in poi. Inoltre, sempre all’INGV, ci sono 55 unità di personale che hanno ormai oltre 6 anni di servizio e ricerca sui loro curricula. Una situazione e dei numeri che sono più unici che rari nel panorama degli EPR.

Quindi questa norma, fortemente voluta dal Ministro Carrozza, non nasce per permettere all’istituto di aggiungere nuovo personale al precariato esistente ma per rendere giustizia a oltre 200 dipendenti qualificati in servizio presso l’Ente da oltre 6 anni fino addirittura a 20 anni in alcuni casi, con una media di 10 anni di anzianità lavorativa. La situazione è culminata a fine 2012 con il primo sciopero di un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo le immissioni in ruolo previste, anche tenendo conto del turn-over, non sono sufficienti per tutti i lavoratori precari di lunga data come si può evincere confrontando i 200 posti con il piano triennale 2013 nella sezione “fabbisogno” e con l’accordo decentrato di Ente del 2012, che interessava circa 250 unità di personale.

Il D.L. 104 non dà indicazioni sulle modalità di attribuzione di questi 200 posti, anche a tutela della fondamentale autonomia di cui godono gli Enti di Ricerca; ciononostante è evidente la volontà del legislatore di sanare una gravissima situazione di precarietà cronicizzata presso l’INGV, come più volte ribadito dal MIUR.

Noi non sappiamo quali saranno le immancabili indicazioni che la F.P. vorrà dare su questo argomento ma una cosa è certa: le professionalità da consolidare presso l’INGV sono quelle formate presso l’INGV e che già esistono, come è evidente non solo dal Piano Triennale e dall’Accordo sindacale del 2012 ma anche delle “graduatorie vigenti” presso l’Ente: quella delle stabilizzazioni e quelle dei concorsi pubblici.

Ci auguriamo quindi che il previsto incontro fra la Funzione Pubblica e il MIUR, nostro ente vigilante, fornisca indicazioni chiare, utili e positive per i lavoratori precari dell’INGV.

Una necessaria premessa

Prima di entrare nell’argomento del presente post, vogliamo ricordarvi che più di una volta su questo Blog abbiamo sottolineato come fosse chiara la linea dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni: far pagare, con l’espulsione, ai precari dalla Pubblica Amministrazione anni di mala-gestione delle risorse finanziarie da parte dei politici e dei loro prezzolati dirigenti.

L’aspetto dell’espulsione dei precari dalla Pubblica Amministrazione per l’INGV è stato sempre piuttosto evidente quanto pressante perché a differenza di tanti altri Enti Pubblici l’INGV non ha mai potuto sanare nemmeno il suo precariato storico (fatte salve poche unità) a causa della inesistente  e per giunta tagliata Dotazione Organica. In 5 anni di dure lotte ne abbiamo imparate di cose su dove vanno a parare certi provvedimenti e certi “rinvii”.

Per questo siamo molto affezionati all’intervento operativo del Ministro Carrozza sull’INGV col DL 104, attualmente in fase di conversione.

Ma per i precari della Pubblica Amministrazione il problema è la versione definitiva del DL 101.

La polpetta avvelenata

Il DL 101 del Ministro D’Alia, ora convertito in legge, si proponeva di sanare in parte (solo in parte) la situazione dei precari assumendo sulle risorse disponibili una parte della forza lavoro tramite concorsi da espletare fino al 2015. Per dare la possibilità ai precari di partecipare ai concorsi era prevista una proroga fino al 2016 dei contratti e parimenti delle graduatorie vigenti di idonei.

Un vero genio ha però pensato bene di introdurre un emendamento, la polpetta avvelenata, che limita la possibilità di proroga (non di assunzione che va su concorso, ma di prosecuzione a termine dei contratti) al numero di posti vacanti in dotazione organica . Sembra una differenza da poco ma noi che di dotazione organica ce ne intendiamo possiamo spiegarvi cosa vuol dire in due parole: all’INGV, in assenza della deroga di cui al DL 104, TUTTI i precari sarebbero stati licenziati in tronco! Perché l’INGV non ha dotazione organica libera. Altri EPR come l’ISFOL per esempio, in assenza di una deroga, se la vedrebbero brutta.

Una “pezza” è stata messa da qualche più avveduto politico con un emendamento che restringe, si fa per dire, il danno ai precari pagati su fondi ordinari, facendo salvi per un po’ quelli pagati su fondi di progetti esterni. Di più non è stato possibile fare sul 101 che adesso è legge.

Unica deroga a questo massacro: gli Enti locali. Tanto per cambiare. La più grande vittima di questo massacro: gli EPR. Tanto per cambiare.

L’emendamento-polpetta peraltro dimostra una crassa ignoranza del funzionamento degli EPR: molti precari negli Enti di Ricerca sono pagati su fondi di progetti Europei o privati e NON si può andare a dire a un progetto Europeo che per squallida burocrazia italiota l’Ente non può più lavorare al progetto in corso perché non può amministrativamente prorogare contratti che peralto non è l’Italia che paga. Da cui la “pezza”.

Dunque: circa 190.000 precari stanno per essere messi per strada di punto in bianco. Moltissimi negli EPR.

L’ipocrisia

Ichino, che con un lungo intervento ci porta a pensare che sia lui l’ispiratore della polpetta, ha spiegato che non li possiamo tenere [i precari], quindi meglio dirglielo subito e poi andranno a lavorare nel privato. Su quest’ultimo punto è stata fatta già un’ottima analisi.

Caro Ichino, ispiratore del più demagogico e televisivo Brunetta, i precari sono ciò che tiene in piedi la P.A. NONOSTANTE gli anni di clientelismo politico che hanno permesso che arrivassero ai posti di dirigenza persone spesso non meritorie e incapaci di rendere la P.A. competitiva. Ancora una volta voi e i vostri simili, manipolando i dati, scaricate sui più deboli, i lavoratori con contratto a termine, responsabilità che non hanno, lasciando al loro posto persone che continueranno a fare danni.

Per mettere un freno a questi incapaci dirigenti, tanto potenti quanto de-responsabilizzati, voi ancora una volta inserite norme su norme che non affrontano mai il problema in modo scientifico ma demagogico.

Ancora una volta si parla di risparmio ma non saranno i miseri stipendi dei precari a risollevare le sorti di una P.A. il cui difetto è l’incapacità dirigenziale di progettare, proiettare, analizzare e produrre cambiamento.

Ancora una volta non si presenta una soluzione come risultato di una analisi scientifica di un problema.

Cosa farebbe un politico serio

1) sanerebbe il precariato storico che non solo non ha colpa di come sta messa la P.A. ma anzi ne è l’asse portante senza il quale tanto vale eliminarla la P.A.

2) sfrutterebbe l’esistenza di una così folta schiera di lavoratori capaci, solo in parte giovani gli altri sono mediamente 40enni, per farli subentrare alla vecchia guardia sia operativa che dirigenziale, tramite turn-over (lett. avvicendamento).

3) eliminerebbe il ruolo permanente di “dirigente” e lo trasformerebbe in un ruolo a termine con possibilità di esercizio per soli due mandati e rinnovo del secondo mandato solo previa verifica dei risultati ottenuti, pagando il gettone di dirigenza solo per il periodo di effettivo esercizio del ruolo

4) farebbe una analisi scientifica dei rapporti costi/prodotti di ogni singolo segmento della P.A. e solo dopo andrebbe a verificare quali siano davvero le sacche di inefficienza e agirebbe solo su quelle, su base premiale

SOLO ed ESCLUSIVAMENTE DOPO TUTTO questo, inserirebbe, a regime, norme che non permettono di avere più precari di quanti se ne possano ragionevolmente assumere anno per anno in base al turn-over MA … proponendosi ogni anno di verificare quali segmenti della PA debbano essere potenziati tramite la possibilità di assumere più personale.

Questo sarebbe un vero politico e non uno squallido quanto poco preparato demagogo.

Alla fine una sola cosa è chiara: per fare politica seria è necessario avere, almeno in parte, lo stesso approccio ai problemi che abbiamo noi ricercatori: un approccio scientifico analitico. Perché l’alternativa, non averlo, vuol dire solo NON voler risolvere i problemi ma assicurarsi un altro mandato in Parlamento o in qualche Ente locale.