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Ieri, 5 maggio, il Gabinetto del MIUR ha inviato al Presidente dell’INGV, Prof. Stefano Gresta, il Decreto Ministeriale attuativo della L. 128/2013,  Art. 24, articolo fortemente voluto dell’ex Ministro Maria Chiara Carrozza.

Il D.M. autorizza l’aumento della dotazione organica per l’INGV di 200 posti in 5 anni e l’avvio delle procedure di immissione in ruolo del personale precario.

Questo passaggio segna la fine di 7 anni e 6 mesi di attesa, da quando l’INGV nel 2008 è rimasto l’unico Ente Pubblico a non aver usufruito del processo di stabilizzazione voluto dal governo Prodi per far fronte al dilagante problema del precariato.

Ora i lavoratori INGV, ed in particolare il “precariato storico”, possono guardare al futuro con una nuova prospettiva. E questo è un bene per tutti, perché la preparazione scientifica delle persone coinvolte e il loro impegno costituisce una risorsa fondamentale per la tutela del territorio e per il prestigio scientifico dell’Italia nel mondo.

Cinque anni per completare questo percorso non sono pochi, ma è comunque un buon inizio.

E’ stata, la nostra, un’attesa lunga, snervante e carica di senso di impotenza di fronte al prolungarsi di una situazione ingiustificabile, non solo dal punto di vista dei lavoratori precari, ma da quello dell’investimento fatto per la loro formazione e per la tutela del territorio. L’INGV è punta di diamante al livello mondiale nell’ambito delle scienze della Terra e questo grazie, principalmente, alla produttività e all’entusiasmo del personale non di ruolo, da quasi vent’anni.

Non è questo il momento dei ringraziamenti, ma il personale a tempo determinato INGV sa chi sono stati i promotori di questa iniziativa e ne renderà merito, così come l’Art. 24 della L. 128/2013 rende merito del loro costante impegno per il Paese.

Leggi la notizia ANSA.

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[…] coda timbro firma passa 
burocrazia 
l’Italia si squaglia come 
burro e pazzia […]

[…] tutti pronti per la partenza 
ma da anni è una finta partenza […]

Così canta Fabri Fibra in “Pronti, partenza, via!” e sembra la storia del precariato INGV.

A Novembre 2013 il MIUR avrebbe dovuto emettere un Decreto Ministeriale per autorizzare l’aumento di dotazione organica imposto dalla L. 128/2013 approvata dal parlamento a guida Letta e dal MIUR a guida Carrozza. A sei mesi di distanza ancora non si ha traccia di questo semplicissimo DM. Unica notizia è che sia arenato al Ministero dell’Economia e Finanze. Non se ne capiscono le ragioni e francamente alla luce della minaccia di ulteriori tagli ai fondi per la ricerca (ora, sembra, rientrata) siamo molto preoccupati di essere di fronte all’ennesima falsa partenza, l’ennesima beffa che riterremmo assolutamente insopportabile.

La FLC-CGIL ha inviato ieri al MEF una richiesta di spiegazioni e un sollecito che di seguito riportiamo.

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C’è un abisso fra la situazione dei precari dell’INGV alla fine del 2012 e l’attuale.

A nostro favore abbiamo la Legge 128/2013 che autorizza l’INGV ad assumere 200 precari in 5 anni, le operazioni di bilancio necessarie a coprire questa operazione, la legge 125/2013 (che riguarda tutti i precari della P.A.) che detta le regole per le assunzioni e infine l’antica quando viva Legge di Stabilizzazione 296/2006 richiamata a più riprese proprio dalla legislazione recente.

Contro abbiamo il fatto che nonostante le proroghe dei contratti potrebbero, a norma di legge, portare la data del 2018 (fatta salva la disponibilità di fondi e legislazioni alternative, tanto per rassicurare pavidi dirigenti di P.A.) si dice che le proroghe l’INGV le farà, tanto per cambiare, con scadenza annuale. Altro aspetto negativo e poco rassicurante: il provvedimento è spalmato su 5 anni e in un Paese come l’Italia, con un cambio di governo a ogni angolo, non è il massimo. Infine, i posti sono 200 e i precari poco meno di 300.

Comunque dopo 5 anni di dure battaglie per la Ricerca in Italia e per la sopravvivenza dell’Ente e del nostro posto di lavoro, abituati a capodanni travagliati e ricchi di ansie vogliamo sfruttare questa situazione relativamente ricca di speranze, almeno per molti di noi, per chiudere l’anno con degli auguri.

  • Auguriamo all’Italia di diventare presto un Paese che invece di usare 8€ su 10 per riparare i danni (quelli riparabili) dei disastri ambientali (terremoti inclusi) e solo due per prevenirli inverta il rapporto. Perché farlo è non solo possibile ma segno di una maturità civile che l’Italia ancora non ha. Sono anni che lo ripetiamo, sono anni che l’INGV si adopera per questo rimanendo inascoltato.
  • Ci auguriamo che “presto” significhi prima del prossimo terremoto forte. Che comunque ci sarà. Della prossima alluvione, che comunque ci sarà. Come disse il Professor Enzo Boschi, ex Presidente dell’INGV, in uno dei suoi molti tentativi di aprire gli occhi a politici e cittadini, “Non aspettiamo il prossimo terremoto”.
  • Ci auguriamo che i ricercatori smettano di essere i capri espiatori delle colpe di un Paese ignavo, perché in questo momento (non solo i geofisici) lo sono. Osannati per finta e bastonati davvero.
  • Ci auguriamo di non dover sentire ancora a lungo la vuota retorica sulla Ricerca in Italia, soprattuto da parte di politici che fino a oggi nei fatti la Ricerca l’hanno affossata. Quella retorica fatta di “rientro dei cervelli”. Potenziare davvero la Ricerca e quindi attrarre ricercatori non è difficile.
  • Ci auguriamo quindi di vedere e poter discutere e migliorare un piano decennale di investimenti in Ricerca, quindi in Sviluppo, e magari vederlo affiancato a un piano decennale per lo sviluppo industriale ed energetico.
  • Ci auguriamo di vedere realizzata quella riforma degli Enti Pubblici di Ricerca che la Rete Ricerca Pubblica e alcuni (ma non tutti) i sindacati sostengono da tempo: autonomia, potenziamento, regia unica, dirigenze a gettone. Speravamo che l’attuale Ministro potesse iniziare subito il percorso di una simile riforma e ancora lo speriamo. Nel caso speriamo di essere ascoltati anche dal prossimo ministro, che di idee ne abbiamo.
  • Ci auguriamo che sia i politici che i cittadini smettano di parlare a sproposito di merito, sull’onda di un insano qualunquismo. Che si prendano il tempo di guardare all’estero, in Paesi in cui persone competenti e meritorie occupano i posti che gli competono dando un forte impulso sia al pubblico che al privato. Paesi in cui curiosamente non esiste alcun concorso nazionale ma ‘solo’ una fortissima assunzione di responsabilità da parte di tutti e soprattutto della classe dirigente.
  • Ci auguriamo di riuscire ad aprire un serio discorso sui metodi di selezione nella P.A. e sul Concorso Nazionale, perché la maggior parte delle persone, soprattutto parlamentari ed esponenti di partito, citano l’Art. 97 della costituzione a sproposito. Speriamo che si riesca finalmente a spostare l’attenzione da quella inutile parola che è “merito” ai più sensati concetti di “risultati” e “qualità”. Almeno parliamone.

Infine: quest’anno molti nostri colleghi sono emigrati all’estero. Nella maggior parte dei casi non sarà la promessa di un’assunzione nel prossimo quinquennio a convincerli a tornare, perché la situazione attuale del Paese non è il massimo e nemmeno la credibilità e stabilità delle sue istituzioni, condizioni per credere a una promessa e caricarla sul futuro dei figli, lo sono.

Chiedendo in giro a tanti che sono andati via da anni (capita di incontrarli spesso nei convegni scientifici) abbiamo capito che “non c’è nessuno che sia all’estero che non vorrebbe tornare”. Ma poi non lo fa.

Ecco, ci auguriamo che questo “ma poi non lo fa” inverta al più presto il segno.

Noi torniamo ai turni in sala sismica e allo studio delle sequenze in atto, le più recenti delle quali sono Gubbio e Caserta.

Con la conversione in Legge (ancora non pubblicata in Gazzetta Ufficiale) del D.L. 104 e in particolare con l’Art. 24, l’INGV è autorizzato ad assumere, nell’arco del quinquennio 2014-2018, 200 unità di personale.

Questo provvedimento è in aggiunta al D.L. 101 relativo all’intera Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge 125/2013 qualche giorno fa.

Inoltre, finché la procedura di immissione in ruolo non sarà completata e comunque non oltre il 31/12/2018, l’INGV può tenere in servizio il personale.

Dalle parole esplicite del Ministro Carrozza durante la prima presentazione del provvedimento, il 26/08/2013 [Video 24′ 30”], è chiaro che questa norma nasce perché presso l’INGV fin dal 2007 ci sono 180 circa unità di personale con diritto all’assunzione in virtù della Legge 296/2006 (stabilizzazione, richiamata anche dal D.L. 101) che non sono mai state assunte a causa della decennale assenza di dotazione organica e del perdurare di incomprensibili ostacoli nei Governi che si sono succeduti dal 2007 in poi. Inoltre, sempre all’INGV, ci sono 55 unità di personale che hanno ormai oltre 6 anni di servizio e ricerca sui loro curricula. Una situazione e dei numeri che sono più unici che rari nel panorama degli EPR.

Quindi questa norma, fortemente voluta dal Ministro Carrozza, non nasce per permettere all’istituto di aggiungere nuovo personale al precariato esistente ma per rendere giustizia a oltre 200 dipendenti qualificati in servizio presso l’Ente da oltre 6 anni fino addirittura a 20 anni in alcuni casi, con una media di 10 anni di anzianità lavorativa. La situazione è culminata a fine 2012 con il primo sciopero di un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo le immissioni in ruolo previste, anche tenendo conto del turn-over, non sono sufficienti per tutti i lavoratori precari di lunga data come si può evincere confrontando i 200 posti con il piano triennale 2013 nella sezione “fabbisogno” e con l’accordo decentrato di Ente del 2012, che interessava circa 250 unità di personale.

Il D.L. 104 non dà indicazioni sulle modalità di attribuzione di questi 200 posti, anche a tutela della fondamentale autonomia di cui godono gli Enti di Ricerca; ciononostante è evidente la volontà del legislatore di sanare una gravissima situazione di precarietà cronicizzata presso l’INGV, come più volte ribadito dal MIUR.

Noi non sappiamo quali saranno le immancabili indicazioni che la F.P. vorrà dare su questo argomento ma una cosa è certa: le professionalità da consolidare presso l’INGV sono quelle formate presso l’INGV e che già esistono, come è evidente non solo dal Piano Triennale e dall’Accordo sindacale del 2012 ma anche delle “graduatorie vigenti” presso l’Ente: quella delle stabilizzazioni e quelle dei concorsi pubblici.

Ci auguriamo quindi che il previsto incontro fra la Funzione Pubblica e il MIUR, nostro ente vigilante, fornisca indicazioni chiare, utili e positive per i lavoratori precari dell’INGV.

Mancano ormai solo 2 mesi alla scadenza dei contratti a tempo determinato presso INGV (e altri Enti di Ricerca), come vedete nell’impietoso conto alla rovescia in colonna sinistra.

Nel frattempo, il Ministro D’Alia (Funz. Pubb.) da una parte e il Ministro Carrozza (MIUR) dall’altra, hanno dato vita a due decreti, il DL 101 e il DL 104, che affrontano e tentano di risolvere, seppur parzialmente, il problema dei precari nella Pubblica Amministrazione e nella Ricerca, con particolare e giusta enfasi nel DL 104 sull’Ente più martoriato degli ultimi 5 anni: l’INGV.

I due DL sono in fase di conversione, fatti salvi sabotaggi brunettiani o ichiniani, entro il 1° Novembre (DL101) ed entro il 12 Novembre (DL 104). In particolare sul DL 104, Art. 24 (INGV), che già prevede la possibilità di assumere 200 unità di personale, è stata votata una modifica che consente la proroga dei precari INGV almeno fino a quando le immissioni in ruolo non saranno completate, ossia il 2018. Se non venisse convertito in legge il DL 104, sotto l’INGV si aprirebbe il baratro. Per tutti gli altri precari, il DL 101 prevede la proroga almeno al 2015.

Finalmente buone notizie, seppur con numeri che non rispecchiano la reale situazione di sofferenza presso l’INGV. Si potrebbe ottimisticamente dire, in stile Looney Tunes, “Thast’s all Folks!”: tutto qui, fine.

Ma non è così.

Primo campanello di allarme: abbiamo già spiegato che per volontà della maggioranza del CdA e su proposta del Direttore Generale INGV, tutti gli stabilizzandi (con una risibile eccezione) nel 2012 sono stati tolti dal Fondo Ordinario e spostati sui fondi esterni. In totale discontinuità con la precedente amministrazione che riconosceva, supportata peraltro dalle attuali leggi, lo status di “stabilizzando” ex Comma 519, Art. 1, Legge 296/2006 (Finanziaria 2007), trattandosi di personale coinvolto pesantemente in attività istituzionali dell’ente, compreso il monitoraggio sismico e vulcanico.

L’espulsione dai fondi ordinari espone i precari al rischio di “impossibilità di rinnovo per mancanza fondi” alla fine di ogni contratto. Inoltre questa manovra alimenterà un prevedibile ed ingiusto conflitto fra stabilizzandi e non stabilizzandi, non solo per la convivenza sugli stessi fondi, ma anche perché il numero dei precari INGV è ben superiore alle 200 unità che si prevede di assumere.

Secondo campanello d’allarme: il Ministro Carrozza, nella prima presentazione pubblica dell’articolo “salva-INGV”, ha dichiarato che serve a consentire l’immissione in ruolo dei precari INGV che da troppo tempo vivono una situazione assurda, autorizzando 210 assunzioni in 3 anni, diventate poi 200 in 5 anni. Un gioco al ribasso incomprensibile se si considera che i “precari storici” INGV sono circa 250. Incomprensibile anche perché i finanziamenti aggiuntivi sono minimi e comunque alimentano un circuito virtuoso fatto di ricercatori in grado di attrarre molti più fondi su progetti. Verrebbe da chiedere chi abbia fornito al Ministro il numero 200, prospettando una inutile guerra fra poveri. Anche il piano rinnovi (temporanei), siglato non più di un anno fa con i sindacati e avallato dal CdA, interessava 192 stabilizzandi e 55 t.d. con oltre 3 anni. Piangeremo a gennaio una cinquantina di desaparecidos? Probabile.

Terzo Campanello d’allarme: l’Art 24 del DL 104 non dice come si dovrebbero immettere in ruolo i precari INGV e si sa che nel momento delle decisioni difficili, chi deve prenderle tende un po’ a svicolare. Le ricette per farlo sono le più svariate, ma quelle a base di burocrazia e millantato merito sono le più efficaci.

E allora ci si chiede se sia giusto, opportuno e in linea con lo spirito dell’Art. 24 bandire 200 concorsi aperti a tutti. Non perché il confronto spaventi qualcuno, ma perché personale che ha oltre 15 anni di esperienza presso l’INGV, formato con soldi pubblici come tecnico o scienziato sul questioni di importanza nazionale, con diritto alla stabilizzazione in base al Comma 519 della Finanziaria 2007, personale che ha già sostenuto ed è idoneo a concorsi pubblici per posti a tempo indeterminato, ivi incluso uno del 2010, non va sottoposto a ulteriori prove, ma tutelato, difeso e consolidato.

Nasce il dubbio che la manovra concorsuale a copertura totale sia in parte un’operazione più digeribile all’esterno, ma soprattutto sollevi dall’imbarazzante responsabilità di decidere chi resta e chi no. D’altronde comunicare ad un vulcanologo con 15 anni di esperienza che non esistono più eruzioni, quindi non rientra nei “fortunati” 200, implica un discreto sangue freddo. E si sa, il coraggio uno se non ce l’ha non se lo può dare.

C’è poi la questione rinnovi. La manovra INGV è spalmata in 5 anni, e questo richiede la possibilità di rinnovare il personale che ne possa essere interessato. Noi, e questo potrebbe essere un problema comune ad altri EPR, temiamo di sentir dire che i fondi esterni non basteranno nel 2014 per prorogare tutti in attesa dell’espletamento delle “procedure”. Abbiamo chiesto un incontro urgente con l’amministrazione per analizzare insieme questi aspetti e capire l’entità, eventualmente, del problema. Il silenzio che ne è seguito testimonia che certe urgenze non sono condivise.

Sarebbe certo disarmante scoprire che, a fine anno, diverse decine di unità di personale non saranno prorogate, con la paradossale considerazione per cui “ti licenziamo, in attesa delle procedure di espletamento delle assunzioni di cui al DL 104”. E sarebbe infine poco convincente giustificarlo come razionalizzazione della spesa pubblica ed incremento dell’efficienza dell’INGV, frasi più adatte a slogan che altro. L’INGV è uno dei migliori istituti di geofisica al mondo: mandar via persone, vuol dire gettare al secchio (o regalare all’estero) personale altamente qualificato la cui formazione è costata milioni di euro ai cittadini italiani.

Un consiglio finale: chiedete per tempo ai vostri responsabili (aspettare che lo facciano spontaneamente potrebbe non bastare) se e su quali fondi verrete prorogati, in attesa di concorsi… o di altro.

L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Ci hanno insegnato a dimenticarlo.

A sentir parlare i parlamentari c’è da preoccuparsi ben oltre la crisi economica. Sembrano digiuni degli elementi principali della costituzione di una Democrazia Parlamentare quale quella Italiana.

Per nulla rassicurante sentirli parlare solo della sopravvivenza del governo e delle conseguenze dei problemi di Berlusconi sulla vita di … Berlusconi.

Sarebbe interessante e importante e probabilmente più rassicurante sentirli parlare della sopravvivenza dei provvedimenti, come Disegni di Legge e Decreti Legge, e magari dei miglioramenti che potrebbero esservi apportati.

E il malcapitato ascoltatore si fa così l’idea che se il Governo dovesse cadere il Parlamento, per regola, debba cadere con lui, non possa quindi più fare il suo dovere di occuparsi dei problemi dei molti e non perennemente di quelli di uno.

E allora dopo aver studiato Terremoti, Vulcani e quant’altro, dopo aver studiato leggi e decreti e norme varie eccoci qui a spiegare a chiunque  sia interessato la … Costituzione Italiana.

Punto 1: quando il Governo non ha più la fiducia della maggioranza del Parlamento, cade. Ma le Camere restano operative con pieni poteri. Questo lo sanno tutti … forse. Il Capo dello stato non è costretto a sciogliere le Camere che possono continuare a fare il loro dovere e che, in un Paese retto da Politici che lavorano per il popolo e non per la loro poltrona, possono fare tutto quello che facevano prima. Il Governo è dimissionario e opera per l’ordinaria amministrazione e poi cede il passo al nuovo.

Fin qui …

Punto 2: Esercizio delle principali funzioni parlamentari durante il periodo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere

Cosa succede se il Presidente Napolitano in assenza di una qualunque nuova maggioranza fosse costretto a sciogliere anche le Camere e a fissare la data di nuove elezioni?

Tutti sembrano convinti che il Parlamento non possa più fare nulla e che per cause di forza maggiore tutti i provvedimenti in fase di analisi, come i DL in via di conversione in Legge, siano immancabilmente destinati a svanire nel nulla, a decadere.

NON E’ COSI’.

Articolo 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Un altro Articolo è molto interessante

Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Riassumendo:

Se Cade il Governo i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge lo stesso perché le Camere sono attive

Se Cade il Governo e il Presidente scioglie le Camere i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge perché le Camere, in regime di proroga per almeno 65 giorni fino a massimo 90 (elezioni incluse) hanno pieni poteri salvo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Infine una nota per i dirigenti amministrativi interessati dai DL 101 e 104: l’Art. 77 comma 4 dice addirittura che anche qualora siano nati rapporti giuridici sulla base di DL NON convertiti le Camere anche sciolte possono regolarli con legge.

Il destino di molti Italiani e in particolare di molti precari fra gli Italiani (e fra questi il nostro) è legato ai Decreti Legge in esame prima della Crisi di Governo: NON ESISTONO IMPEDIMENTI COSTITUZIONALI per la conversione in Legge, anzi la Costituzione ci tutela.

Se questo non avverrà sarà per una precisa e sciagurata scelta dei parlamentari e non per cause di forza maggiore.

Il 12 Settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 104Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca“. Questo decreto è finalmente un passo positivo avanti per il comparto gestito dal MIUR, dopo anni di inutili e dannosi stenti imposti dai precedenti governi. Il DL contiene un provvedimento, Art. 24, che riconosce la situazione annosa dei precari INGV e vi dà soluzione, sebbene spalmata su tempi preoccupantemente lunghi.

Il 31 Agosto era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 101Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni” che, all’Art. 4, reca disposizioni per una parziale soluzione del problema precariato: una tornata concorsuale limitata alle risorse del Turn-Over (pensionamenti) 2013-2015 per selezionare, fra i precari, quelli da tenere a tempo indeterminato, chiudendo le porte ovviamente a tutti gli altri (inibisce, d’ora in avanti, il proliferare di contratti a tempo determinato e la possibilità di prorogare gli altri). Una soluzione parziale, quindi, ma che dà una possibilità a parte dei precari di vedere finire questo ingiusto e dannoso stillicidio.

I Decreti Legge emanati dal Governo sono immediatamente operativi, visto il carattere di urgenza con cui lo strumento è stato pensato, ma la Costituzione democratica vuole che un provvedimento unilaterale del Governo sia comunque elaborato dalle Camere e convertito in legge entro DUE mesi, pena la decadenza.

Molti penseranno che finalmente il più sia fatto e che, come spesso in passato, il DL sarà sicuramente convertito in legge, come accadde per la famigerata Legge 133/2008 (già DL 112/2008) del Governo Berlusconi/Tremonti/Brunetta che ha sconquassato la Pubblica Amministrazione in generale e la scuola e la ricerca in particolare propagando i danni fino a oggi.

E invece in questo caso no.

I diversamente onorevoli Lanzillotta e Ichino (Scelta Civica) della Commissione Lavoro del Senato, non stanchi di sparare sui lavoratori più deboli senza però mai dare una sistemata a quei dirigenti incapaci figli dello spoil system, hanno definito l’operazione precari del DL 101 “una sanatoria”.

Delle due l’una: o non hanno letto il provvedimento e quindi non sanno che si parla di concorsi (riservati ai precari in servizio, solo per la metà), per giunta sulle esigue risorse assunzionali 2013-2015, oppure non lo hanno capito, suscitando dubbi sulla bontà con cui vengono spesi i soldi pubblici per i loro stipendi da parlamentari. Se la prendono anche con le proroghe fino al 2015 per chi ha diritto a partecipare al concorso, proroga che permette semplicemente di farlo, quel concorso, senza ingrossare le file della disoccupazione. Forse dimenticano che proprio il Governo Monti ha dovuto fare una proroga, per giunta generalizzata, per i precari della Pubblica Amministrazione, per scongiurarne il collasso.

Eh già! A reggere in piedi quel poco che resta di degno delle nostre istituzioni c’è proprio un esercito di precari.

Non contento dell’operato dei colleghi di cui sopra, il parlamentare Giancarlo Galan (PDL, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera), spalleggiato dall’irriducibile Brunetta, ha sparato a zero sull’intero DL 104 presentato dal Ministro Maria Chiara Carrozza.

Ridicola è la motivazione: non si può, per Costituzione, abusare dello strumento del Decreto Legislativo.

Se non state ridendo è perché non ricordate di chi si parla: esponenti del governo record in quanto a DECRETI LEGGE e Fiducia. Un assurdo in termini, una ridicola follia.

E poi ci permettiamo di dire che dopo 5 anni di distruzione di massa del comparto Istruzione e Ricerca, e in particolare con una situazione dell’INGV critica quanto paradossale che ci vede di nuovo prossimi alle scadenze in 100 giorni, i provvedimenti del DL 104 SONO URGENTI.

Ricordiamo poi che ci sarà il passaggio parlamentare per la conversione dove le commissioni potranno agilmente  esperiamo decentemente emendare.

Allora ci chiediamo il perché di questo ennesimo attacco ai precari, all’Istruzione e alla Ricerca. Perché tutta questa squallida e pretestuosa ideologia ancora una volta?

Ci sorge il dubbio che questa sia una manovra per dilazionare nel tempo le attività parlamentari e rallentarle, con l’obiettivo di tenere sotto scacco il Governo, con una guerra fra bande consumata in Parlamento, ma a spese di persone come noi e come i precari della Pubblica Amministrazione (e i tanti lavoratori del privato e del pubblico) che questo Paese lo tengono in piedi dandogli dignità.

Le vuote critiche di cui sopra e le minacce di una crisi di Governo, proprio in questo momento, gettano nuove ombre sul nostro futuro.

Cominciamo a pensare che davvero all’INGV e all’intero Paese più che un Governo serva un bravo esorcista!

Padre Amorth si tenga pronto.