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Egregio Presidente,

in occasione della Sua visita presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), vorremmo attirare la Sua attenzione sul problema del precariato che da troppo tempo affligge questo ente di ricerca.

La precarietà nel mondo del lavoro, quando diventa strutturale, umilia la dignità delle persone, mina la salute e i rapporti umani e famigliari, non permette la progettazione della propria vita e, cosa ancor più grave, rende il lavoro ricattabile.

Nel nostro Istituto il personale con contratto di lavoro precario rappresenta il 30% del totale dei dipendenti, tra assegnisti di ricerca e contrattisti a tempo determinato. Di questi ultimi, la metà ha più di 10 anni di anzianità e un quarto più di 15 anni. I precari lavorano con le stesse responsabilità dei colleghi a tempo indeterminato e con identiche mansioni: sono inseriti stabilmente nella turnazione delle sale di monitoraggio sismico e vulcanico, svolgono attività in emergenza, partecipano costantemente alla ricerca istituzionale e si occupano della stesura e del coordinamento di attività nell’ambito di progetti italiani e internazionali. “Precario” all’INGV non è quindi sinonimo di giovane inesperto o in formazione, ma di personale altamente qualificato, indispensabile alle esigenze di un Istituto che ha la responsabilità’ del monitoraggio del territorio h24, nel paese a maggior rischio sismico e vulcanico d’Europa.

Qualche mese fa è stato approvato il D.Lgs. 75/2017, la cosiddetta “legge Madia”, che all’articolo 20 si occupa delle nuove procedure di stabilizzazione del personale degli Enti Pubblici di Ricerca. Questa riforma rappresenta un ottimo passo avanti negli intenti, ma rischia di rimanere lettera morta non essendo attualmente sostenuta da adeguati finanziamenti. Allargare soltanto la platea degli aventi diritto all’assunzione, senza un serio investimento, significa creare aspettative che non potranno essere corrisposte.

Una storia purtroppo già vissuta dai precari “storici” dell’INGV che avrebbero dovuto essere assunti 10 anni fa in base alle leggi Finanziarie 2007 e 2008 del Governo Prodi: la dotazione organica dell’Istituto era allora satura e il processo di assunzione degli aventi diritto non è ancora terminato.

In questa situazione di estrema incertezza per il futuro, molti colleghi scelgono di lasciare il nostro Paese. I sacrifici personali, gli investimenti individuali e pubblici fatti per acquisire le elevate competenze che ci riconoscono nel mondo, contribuiscono cosi’ allo sviluppo, alla ricchezza e alla competitività di altri paesi, rendendo altresì difficile il ritorno degli investimenti che l’Italia fa in Europa. Di contro, l’Italia stessa non è in grado di attrarre in ugual misura ricercatori stranieri. Infatti, investiamo in ricerca solo l’1,33% del PIL contro il 2,03% della media europea.

Ciononostante, molti sono rimasti, credendo ancora nelle potenzialità del nostro Paese, e contribuiscono ogni giorno a portare avanti con professionalità, competenza e passione la ricerca in questo Paese, con risultati di eccellenza.

Egregio Presidente, abbiamo la convinzione che il nostro lavoro sia indispensabile per il progresso e la crescita dell’Italia: finanziare la ricerca vuol dire investire sul futuro, dare una prospettiva agli scienziati di domani, seminare quel sapere che sarà la ricchezza del nostro Paese.

Certi della Sua attenzione, Le porgiamo cordiali saluti

Roma, 23/01/2018                     Il personale precario dell’INGV

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Non sappiamo se nel mondo questo sia un primato ma è un dato il fatto che ogni italiano ha visto succedersi in media un governo ogni 1.6 anni contro i 5 previsti per la durata di un singolo governo. In 65 anni infatti, considerando un solo governo quando il presidente del consiglio è rimasto lo stesso pur cambiando la maggioranza e gli altri ministri, si sono succeduti 40 governi.

I soli precari INGV (e ogni altro abitante di questo Paese) dal 2007 al 2013 hanno visto 4 governi in 7 anni per una media 1,75 anni per governo/presidente.

Adesso ci risiamo.

Non è detto che la stabilità di un governo sia di per sé una garanzia, ma di sicuro c’è che cambiare interlocutori ogni anno e mezzo non tranquillizza.

A distanza di poco più di tre mesi dalla conversione in Legge 128/2103 del decreto con cui l’ex Ministro Carrozza autorizzava l’assunzione in 5 anni di 200 unità di personale dell’INGV, noi siamo ancora in attesa del decreto congiunto MIUR – Funzione Pubblica – MEF per l’autorizzazione, sancita con la Legge 128/2013, all’ampliamento della dotazione organica dell’Ente. Poi è stato sciolto il governo e tutto si è fermato.200

Se fossimo in un Paese normale staremmo tranquilli, perché la Legge c’è ed è chiarissima nel dichiarare che l’INGV può assumere. Inoltre la Legge 125/2013 relativa a tutta la P.A. dice anche come assumere e, infine, la Legge di stabilizzazione richiamata dalla 125/2013 ricorda che ci sono circa 170 persone all’INGV che il diritto all’assunzione già lo hanno dal 2007.

Ma siamo in Italia, land of burocracy, e quindi se qualcosa si può bloccare in qualche curioso ingorgo lo fa.

Ci terremmo a sapere cosa ha bloccato un Decreto Ministeriale che sarebbe di una semplicità disarmante. Abbiamo provato a chiederlo alla Funzione Pubblica ma fino a ora ha regnato il silenzio, tanto che iniziamo a chiederci cosa sia stato chiesto dall’INGV ai Ministeri oltre all’aumento della dotazione organica.

Ma lasciamo per un momento la storia infinita dei precari INGV e passiamo a quella del Paese.

Con l’ex Ministro Carrozza avevamo iniziato a nutrire la speranza che le istituzioni potessero finalmente avviare quell’alleanza con gli EPR necessaria e tante volte chiesta perché il Paese decidesse finalmente di investire in Ricerca, Sviluppo e Prevenzione, a tutela dei cittadini, del territorio e in sostanza del futuro del Paese stesso. Se non altro perché per la prima volta un Ministro del MIUR aveva di sua spontanea volontà lanciato un appello in questo senso alle istituzioni.

Avevamo inoltre iniziato a nutrire la speranza che l’unica riforma necessaria per gli EPR, la regia di un unico ministero per tutti, la tutela dell’indipendenza degli EPR insieme a un rilancio degli investimenti in Ricerca e la sburocratizzazione degli EPR, fosse finalmente presente nell’agenda del governo o almeno del reggente del MIUR.

Noi ci auguriamo naturalmente che tutto questo possa essere l’approccio anche del nuovo Ministro, Stefania Giannini.

Per il momento però ci preoccupa che le prime dichiarazioni lascino intendere che il Ministro vede il MIUR essenzialmente come il ministero della Scuola, dato che non ha mai menzionato gli Enti Pubblici di Ricerca. Questo è un difetto di comunicazione che purtroppo abbiamo trovato in molti ministri precedenti e che poi si è risolto semplicemente nel continuare ad ignorare l’esistenza e la funzionalità di una delle più produttive e importanti risorse di questo Paese: noi.

Abbiamo più volte ricordato, e non smetteremo mai di farlo, che esiste un EPR per ogni aspetto essenziale della nostra società. Una ricchezza basata sulla conoscenza, che ha le potenzialità per regalare a questo Paese risparmi superiori a molte finanziarie e che comunque nel frattempo regala ricercatori (e quindi fondi) a altri paesi.

Un ultimo punto.

In una intervista su repubblica abbiamo letto il Ministro dichiarare che l’Italia non ha l’atteggiamento giusto per richiamare fondi europei vincendo i bandi. Se intende che l’Italia manda all’estero i suoi ricercatori e che quindi è dall’estero che vincono i bandi, ha sicuramente ragione. Se intende dire che sono le istituzioni politiche italiane che non hanno la mentalità giusta per richiamare fondi (e persone) in questo Paese, anche qui ha ragione.

Perché noi, all’INGV sicuramente, i fondi Europei li richiamiamo eccome, con molto sforzo e nonostante le pastoie burocratiche che rendono questo Paese comunque poco appetibile.

Ci auguriamo che non si torni a parlare quindi di “piani per il rientro dei cervelli”, superficiale ed inutile approccio al problema della fuga. Non sarà qualche euro di incentivo a richiamare i ricercatori che hanno scelto, con difficoltà, di andar via. L’unico modo per arginare la fuga e richiamare i “cervelli” è dimostrare che l’Italia finalmente dà un reale peso e adeguati finanziamenti alla Ricerca e allo Sviluppo, portati avanti da Enti Pubblici di Ricerca e Università che contribuiscono a tenere alto il nome dell’Italia nei settori di competenza.

Che questo messaggio giunga forte ai neo-ministri del MIUR Stefania Giannini, della Funzione Pubblica Marianna Madia, del MEF Pier Carlo Padoan e delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi.

Una necessaria premessa

Prima di entrare nell’argomento del presente post, vogliamo ricordarvi che più di una volta su questo Blog abbiamo sottolineato come fosse chiara la linea dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni: far pagare, con l’espulsione, ai precari dalla Pubblica Amministrazione anni di mala-gestione delle risorse finanziarie da parte dei politici e dei loro prezzolati dirigenti.

L’aspetto dell’espulsione dei precari dalla Pubblica Amministrazione per l’INGV è stato sempre piuttosto evidente quanto pressante perché a differenza di tanti altri Enti Pubblici l’INGV non ha mai potuto sanare nemmeno il suo precariato storico (fatte salve poche unità) a causa della inesistente  e per giunta tagliata Dotazione Organica. In 5 anni di dure lotte ne abbiamo imparate di cose su dove vanno a parare certi provvedimenti e certi “rinvii”.

Per questo siamo molto affezionati all’intervento operativo del Ministro Carrozza sull’INGV col DL 104, attualmente in fase di conversione.

Ma per i precari della Pubblica Amministrazione il problema è la versione definitiva del DL 101.

La polpetta avvelenata

Il DL 101 del Ministro D’Alia, ora convertito in legge, si proponeva di sanare in parte (solo in parte) la situazione dei precari assumendo sulle risorse disponibili una parte della forza lavoro tramite concorsi da espletare fino al 2015. Per dare la possibilità ai precari di partecipare ai concorsi era prevista una proroga fino al 2016 dei contratti e parimenti delle graduatorie vigenti di idonei.

Un vero genio ha però pensato bene di introdurre un emendamento, la polpetta avvelenata, che limita la possibilità di proroga (non di assunzione che va su concorso, ma di prosecuzione a termine dei contratti) al numero di posti vacanti in dotazione organica . Sembra una differenza da poco ma noi che di dotazione organica ce ne intendiamo possiamo spiegarvi cosa vuol dire in due parole: all’INGV, in assenza della deroga di cui al DL 104, TUTTI i precari sarebbero stati licenziati in tronco! Perché l’INGV non ha dotazione organica libera. Altri EPR come l’ISFOL per esempio, in assenza di una deroga, se la vedrebbero brutta.

Una “pezza” è stata messa da qualche più avveduto politico con un emendamento che restringe, si fa per dire, il danno ai precari pagati su fondi ordinari, facendo salvi per un po’ quelli pagati su fondi di progetti esterni. Di più non è stato possibile fare sul 101 che adesso è legge.

Unica deroga a questo massacro: gli Enti locali. Tanto per cambiare. La più grande vittima di questo massacro: gli EPR. Tanto per cambiare.

L’emendamento-polpetta peraltro dimostra una crassa ignoranza del funzionamento degli EPR: molti precari negli Enti di Ricerca sono pagati su fondi di progetti Europei o privati e NON si può andare a dire a un progetto Europeo che per squallida burocrazia italiota l’Ente non può più lavorare al progetto in corso perché non può amministrativamente prorogare contratti che peralto non è l’Italia che paga. Da cui la “pezza”.

Dunque: circa 190.000 precari stanno per essere messi per strada di punto in bianco. Moltissimi negli EPR.

L’ipocrisia

Ichino, che con un lungo intervento ci porta a pensare che sia lui l’ispiratore della polpetta, ha spiegato che non li possiamo tenere [i precari], quindi meglio dirglielo subito e poi andranno a lavorare nel privato. Su quest’ultimo punto è stata fatta già un’ottima analisi.

Caro Ichino, ispiratore del più demagogico e televisivo Brunetta, i precari sono ciò che tiene in piedi la P.A. NONOSTANTE gli anni di clientelismo politico che hanno permesso che arrivassero ai posti di dirigenza persone spesso non meritorie e incapaci di rendere la P.A. competitiva. Ancora una volta voi e i vostri simili, manipolando i dati, scaricate sui più deboli, i lavoratori con contratto a termine, responsabilità che non hanno, lasciando al loro posto persone che continueranno a fare danni.

Per mettere un freno a questi incapaci dirigenti, tanto potenti quanto de-responsabilizzati, voi ancora una volta inserite norme su norme che non affrontano mai il problema in modo scientifico ma demagogico.

Ancora una volta si parla di risparmio ma non saranno i miseri stipendi dei precari a risollevare le sorti di una P.A. il cui difetto è l’incapacità dirigenziale di progettare, proiettare, analizzare e produrre cambiamento.

Ancora una volta non si presenta una soluzione come risultato di una analisi scientifica di un problema.

Cosa farebbe un politico serio

1) sanerebbe il precariato storico che non solo non ha colpa di come sta messa la P.A. ma anzi ne è l’asse portante senza il quale tanto vale eliminarla la P.A.

2) sfrutterebbe l’esistenza di una così folta schiera di lavoratori capaci, solo in parte giovani gli altri sono mediamente 40enni, per farli subentrare alla vecchia guardia sia operativa che dirigenziale, tramite turn-over (lett. avvicendamento).

3) eliminerebbe il ruolo permanente di “dirigente” e lo trasformerebbe in un ruolo a termine con possibilità di esercizio per soli due mandati e rinnovo del secondo mandato solo previa verifica dei risultati ottenuti, pagando il gettone di dirigenza solo per il periodo di effettivo esercizio del ruolo

4) farebbe una analisi scientifica dei rapporti costi/prodotti di ogni singolo segmento della P.A. e solo dopo andrebbe a verificare quali siano davvero le sacche di inefficienza e agirebbe solo su quelle, su base premiale

SOLO ed ESCLUSIVAMENTE DOPO TUTTO questo, inserirebbe, a regime, norme che non permettono di avere più precari di quanti se ne possano ragionevolmente assumere anno per anno in base al turn-over MA … proponendosi ogni anno di verificare quali segmenti della PA debbano essere potenziati tramite la possibilità di assumere più personale.

Questo sarebbe un vero politico e non uno squallido quanto poco preparato demagogo.

Alla fine una sola cosa è chiara: per fare politica seria è necessario avere, almeno in parte, lo stesso approccio ai problemi che abbiamo noi ricercatori: un approccio scientifico analitico. Perché l’alternativa, non averlo, vuol dire solo NON voler risolvere i problemi ma assicurarsi un altro mandato in Parlamento o in qualche Ente locale.

Mancano ormai solo 2 mesi alla scadenza dei contratti a tempo determinato presso INGV (e altri Enti di Ricerca), come vedete nell’impietoso conto alla rovescia in colonna sinistra.

Nel frattempo, il Ministro D’Alia (Funz. Pubb.) da una parte e il Ministro Carrozza (MIUR) dall’altra, hanno dato vita a due decreti, il DL 101 e il DL 104, che affrontano e tentano di risolvere, seppur parzialmente, il problema dei precari nella Pubblica Amministrazione e nella Ricerca, con particolare e giusta enfasi nel DL 104 sull’Ente più martoriato degli ultimi 5 anni: l’INGV.

I due DL sono in fase di conversione, fatti salvi sabotaggi brunettiani o ichiniani, entro il 1° Novembre (DL101) ed entro il 12 Novembre (DL 104). In particolare sul DL 104, Art. 24 (INGV), che già prevede la possibilità di assumere 200 unità di personale, è stata votata una modifica che consente la proroga dei precari INGV almeno fino a quando le immissioni in ruolo non saranno completate, ossia il 2018. Se non venisse convertito in legge il DL 104, sotto l’INGV si aprirebbe il baratro. Per tutti gli altri precari, il DL 101 prevede la proroga almeno al 2015.

Finalmente buone notizie, seppur con numeri che non rispecchiano la reale situazione di sofferenza presso l’INGV. Si potrebbe ottimisticamente dire, in stile Looney Tunes, “Thast’s all Folks!”: tutto qui, fine.

Ma non è così.

Primo campanello di allarme: abbiamo già spiegato che per volontà della maggioranza del CdA e su proposta del Direttore Generale INGV, tutti gli stabilizzandi (con una risibile eccezione) nel 2012 sono stati tolti dal Fondo Ordinario e spostati sui fondi esterni. In totale discontinuità con la precedente amministrazione che riconosceva, supportata peraltro dalle attuali leggi, lo status di “stabilizzando” ex Comma 519, Art. 1, Legge 296/2006 (Finanziaria 2007), trattandosi di personale coinvolto pesantemente in attività istituzionali dell’ente, compreso il monitoraggio sismico e vulcanico.

L’espulsione dai fondi ordinari espone i precari al rischio di “impossibilità di rinnovo per mancanza fondi” alla fine di ogni contratto. Inoltre questa manovra alimenterà un prevedibile ed ingiusto conflitto fra stabilizzandi e non stabilizzandi, non solo per la convivenza sugli stessi fondi, ma anche perché il numero dei precari INGV è ben superiore alle 200 unità che si prevede di assumere.

Secondo campanello d’allarme: il Ministro Carrozza, nella prima presentazione pubblica dell’articolo “salva-INGV”, ha dichiarato che serve a consentire l’immissione in ruolo dei precari INGV che da troppo tempo vivono una situazione assurda, autorizzando 210 assunzioni in 3 anni, diventate poi 200 in 5 anni. Un gioco al ribasso incomprensibile se si considera che i “precari storici” INGV sono circa 250. Incomprensibile anche perché i finanziamenti aggiuntivi sono minimi e comunque alimentano un circuito virtuoso fatto di ricercatori in grado di attrarre molti più fondi su progetti. Verrebbe da chiedere chi abbia fornito al Ministro il numero 200, prospettando una inutile guerra fra poveri. Anche il piano rinnovi (temporanei), siglato non più di un anno fa con i sindacati e avallato dal CdA, interessava 192 stabilizzandi e 55 t.d. con oltre 3 anni. Piangeremo a gennaio una cinquantina di desaparecidos? Probabile.

Terzo Campanello d’allarme: l’Art 24 del DL 104 non dice come si dovrebbero immettere in ruolo i precari INGV e si sa che nel momento delle decisioni difficili, chi deve prenderle tende un po’ a svicolare. Le ricette per farlo sono le più svariate, ma quelle a base di burocrazia e millantato merito sono le più efficaci.

E allora ci si chiede se sia giusto, opportuno e in linea con lo spirito dell’Art. 24 bandire 200 concorsi aperti a tutti. Non perché il confronto spaventi qualcuno, ma perché personale che ha oltre 15 anni di esperienza presso l’INGV, formato con soldi pubblici come tecnico o scienziato sul questioni di importanza nazionale, con diritto alla stabilizzazione in base al Comma 519 della Finanziaria 2007, personale che ha già sostenuto ed è idoneo a concorsi pubblici per posti a tempo indeterminato, ivi incluso uno del 2010, non va sottoposto a ulteriori prove, ma tutelato, difeso e consolidato.

Nasce il dubbio che la manovra concorsuale a copertura totale sia in parte un’operazione più digeribile all’esterno, ma soprattutto sollevi dall’imbarazzante responsabilità di decidere chi resta e chi no. D’altronde comunicare ad un vulcanologo con 15 anni di esperienza che non esistono più eruzioni, quindi non rientra nei “fortunati” 200, implica un discreto sangue freddo. E si sa, il coraggio uno se non ce l’ha non se lo può dare.

C’è poi la questione rinnovi. La manovra INGV è spalmata in 5 anni, e questo richiede la possibilità di rinnovare il personale che ne possa essere interessato. Noi, e questo potrebbe essere un problema comune ad altri EPR, temiamo di sentir dire che i fondi esterni non basteranno nel 2014 per prorogare tutti in attesa dell’espletamento delle “procedure”. Abbiamo chiesto un incontro urgente con l’amministrazione per analizzare insieme questi aspetti e capire l’entità, eventualmente, del problema. Il silenzio che ne è seguito testimonia che certe urgenze non sono condivise.

Sarebbe certo disarmante scoprire che, a fine anno, diverse decine di unità di personale non saranno prorogate, con la paradossale considerazione per cui “ti licenziamo, in attesa delle procedure di espletamento delle assunzioni di cui al DL 104”. E sarebbe infine poco convincente giustificarlo come razionalizzazione della spesa pubblica ed incremento dell’efficienza dell’INGV, frasi più adatte a slogan che altro. L’INGV è uno dei migliori istituti di geofisica al mondo: mandar via persone, vuol dire gettare al secchio (o regalare all’estero) personale altamente qualificato la cui formazione è costata milioni di euro ai cittadini italiani.

Un consiglio finale: chiedete per tempo ai vostri responsabili (aspettare che lo facciano spontaneamente potrebbe non bastare) se e su quali fondi verrete prorogati, in attesa di concorsi… o di altro.

Ci risiamo.

Di nuovo l’Italia delle emergenze in cui non viene concesso un giorno in più per lavorare sulle cose importanti, ma si possono mortificare anni di sviluppo e dignità dei lavoratori, per poi godersi meritate vacanze.

Il Decreto del Fare, nella sua discussione nelle commissioni alla Camera, ha visto approvati ed inclusi emendamenti che si fatica a capire che attinenza abbiano con il testo di legge; al tempo stesso ha visto rigettare l’emendamento 58.11 di cui abbiamo parlato (qui), non solo inerente l’articolo 58, ma a dir poco sacrosanto.

Adesso sentiamo dire che non si può tornare all’esame in commissione per riconsiderare alcuni emendamenti, fra cui avremmo sperato anche il 58.11, perché non c’è tempo.

C’è la fiducia.

Forse dovremmo impiegare parte del nostro tempo a leggere uno per uno gli emendamenti approvati nelle commissioni e chi li ha firmati, per capire nel dettaglio quali interessi di chi sono stati difesi nel nome del Popolo Italiano.

Ma siamo certi che se noi facessimo questo lavoro (e lo faremmo bene ed in fretta) nessun altro potrebbe sostituirsi a noi nella gestione di crisi sismiche, quando oltre a dover localizzare per la Protezione Civile in due minuti un terremoto, mentre i sismografi ancora ballano, bisogna anche rispondere alle telefonate di cittadini spaventati che nel cuore della notte chiedono angosciati cosa fare. E rispondere non è facile, perché in questo Paese manca la cultura della prevenzione e la percezione delle spiegazioni scientifiche di fenomeni naturali finisce per essere distorta fino a costare 6 anni di carcere.
Ciononostante queste situazioni sono gestite e bene e con responsabilità.

Quindi, noi leggiamo gli emendamenti, voi gestite la sala sismica al posto dei sismologi?
Proviamo.

La verità è che la fiducia che un governo mette sulle leggi è inversamente proporzionale a quella che i cittadini hanno verso il governo stesso.

Noi siamo in difficoltà, voi state peggio.

Lo sviluppo e quindi il rilancio e la stabilità dell’economia passano per gli investimenti in ricerca e questo lo dimostrano i Paesi più forti dell’area Euro. Dunque lo sviluppo passa per il rilancio delle competenze e la tutela delle persone che le hanno.

Tuttavia gli Enti Pubblici di Ricerca, in Italia, sono vessati non solo da scarsi finanziamenti ma anche da assurdi cavilli burocratici che stanno producendo una crescente fuga verso l’estero.

In questo panorama e per la prima volta da anni, c’è uno spiraglio di luce e di buonsenso che emerge proprio dai lavori dell’attuale Parlamento: un emendamento (58.11) all’Art. 58 del DL 69/2013 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, il cosiddetto “decreto del fare”) che se approvato, come speriamo, darebbe un po’ di ossigeno a Enti che, come l’INGV, versano ormai in una situazione intollerabile per il precariato storico di altissimo profilo scientifico.

L’emendamento in pratica consente agli Enti di Ricerca che abbiano personale stabilizzando relativo alle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e/o personale che abbia superato il 5° anno di lavoro a t.d. (come da Contratto Collettivo Nazionale della Ricerca) di aumentare la propria dotazione organica in modo da essere almeno messo nelle condizioni di assumerlo NEL CASO CI SIANO GIA’ I SOLDI per farlo. Dunque è una operazione di civiltà e buon senso a COSTO ZERO per lo stato che permetterebbe agli Enti di assumere personale qualificato che già svolge un lavoro essenziale per l’Ente da anni.

Nel caso dell’INGV questo consentirebbe di risolvere una situazione assurda per cui delle circa 900 persone che mandano avanti l’istituto che dal 2008 è il terzo per importanza al livello mondiale nella sismologia, solo 500 ne sono ufficialmente riconosciute. Le altre, noi precari, producono conoscenza, svolgono divulgazione, fanno monitoraggio per la Protezione Civile ma… essenzialmente non sono considerate come parte dell’Ente.

Raccomandiamo a tutte le forze politiche e al Governo di approvarlo, dimostrando la volontà di iniziare un percorso fruttuoso di sostegno e rilancio alla Ricerca.


Raccomandiamo ai Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca di sostenerlo con forza e determinazione.

Chiediamo a chi legge queste righe di sostenere l’approvazione di questo emendamento nelle commissioni in cui viene discusso

Link al decreto legge:

http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=1248

Link all’elenco degli emendamenti del decreto:

http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/bollet/201307/C1248/1248_ARTICOLI.htm

TESTO:

1-bis) Fermo restando che l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione è comunque subordinato all’espletamento di procedure selettive di natura concorsuale o prevista da norme di legge, al fine di consentire agli Enti Pubblici di Ricerca di svolgere con pienezza le proprie funzioni istituzionali tramite il consolidamento in ruolo del personale in possesso dei requisiti di cui agli articoli 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e 3, comma 90, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché del personale in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli Enti Pubblici di Ricerca sottoscritto in data 7 aprile 2006, i medesimi Enti, previa autorizzazione dei Ministri vigilanti, sono autorizzati alla rideterminazione della propria dotazione organica, in ragione dei finanziamenti di origine governativa, entro il limite dell’80 per cento delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell’anno precedente, e comunque senza oneri aggiuntivi a carico dello Stato. La rideterminazione è eseguita senza incremento di posti dirigenziali.
58. 11. Firmatari: Miccoli, Coscia, Mosca, Agostini, Albanella, Fontana, Laforgia, Madia, Martelli, Tidei.

Il 14 Novembre 2011, in occasione del conferimento del Mandato a Monti, scrivemmo un post bacchettando il futuro Presidente del Consiglio per il suo apprezzamento all’operato dell’ex Ministro Gelmini. Ci auguravamo che si ravvedesse sulle sue idee e che desse invece un vero e più serio futuro alla Ricerca, maltrattata in questo Paese come in pochi altri.

Il Ruzzle della Ricerca

Il Ruzzle della Ricerca

Allora la situazione era quella di un governo supplente diverso da quello Berlusconi, ma in presenza dello stesso identico parlamento (“gli stessi figuri di prima”).

Oggi il quadro è esattamente opposto: non sappiamo quale sarà il governo (che per ora è lo stesso di prima), ma il parlamento è totalmente diverso, caratterizzato da una presenza enorme di parlamentari di un Movimento, il 5 Stelle, di cui ormai si parla in qualunque luogo dell’etere e del web.

Prima delle elezioni la Rete Ricerca Pubblica, in cui i lavoratori dell’INGV sono rappresentati, ha provato a interagire con quasi tutti i partiti/movimenti candidati (con l’eccezione del PDL e della Lega da cui in 5 anni abbiamo ricevuto solo mazzate), portando loro il grido di dolore degli Enti Pubblici di Ricerca … e un programma serio di intervento.

Lo abbiamo fatto perché una volta ancora, leggendo i programmi elettorali, (PDSELRivCivSCMontiM5S) abbiamo visto uno sconfortante VUOTO pneumatico sulla ricerca, fatta eccezione per le solite frasi fatte e per quel richiamo alla ricerca medica che viene dal “luogo comune” popolare alla Telethon, come potete verificare voi stessi cercando “Enti Pubblici di Ricerca”. A onor del vero un po’ meno vuoti, ma comunque molto scarsi, erano Rivoluzione Civile e in parte Sinistra Ecologia e Libertà.

La Ricerca, e in particolare l’importantissimo contributo portato dagli Enti di Ricerca al “risparmio di soldi pubblici” e al rilancio dell’economia oltre che alla conoscenza e alla vigilanza sul comportamento dei Governi, sono del tutto ignorati. Quando si parla di ricerca ci si riferisce solo all’università (e pure con marchiani errori e luoghi comuni) e al limite alla ricerca medica.

Per gli Enti, fuori dai programmi si parla solo di soppressioni, accorpamenti e trasformazioni in Agenzie.

Allora qui sotto riportiamo il programma della Rete Ricerca Pubblica per la riforma degli Enti.

Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo portare l’attenzione su uno dei punti che seguono: i

Noi_Non_Ci_Arrendiamo

Dopo il grave incendio che ha distrutto la Città della Scienza a Napoli abbiamo deciso di inserire questa immagine come prima immediata risposta condivisa dalla comunità.

precariato.
La Ricerca pubblica Italiana è stracolma di precari che svolgono da oltre un decennio attività di ricerca e servizio con la ghigliottina annuale della scadenza di contratti. Formare un ricercatore per poi lasciarlo andare via dopo 10 anni (come molti nostri colleghi) per l’incapacità e la mancanza di volontà di dare una prospettiva stabile a questi lavoratori (meno remunerati e valorizzati dei colleghi all’estero)  è uno spreco di soldi pubblici e una distruzione di risorse che sarebbero in grado di produrre altre risorse.

Per questo crediamo che sia fondamentale il completamento delle stabilizzazioni avviate nel 2006. Gli stabilizzandi residui di oggi hanno testimoniato i loro meriti più e più volte e possono farlo ancora a suon di curricula. Chiediamo anche una totale revisione in senso internazionale (cioè limpido e lineare) degli accessi e della carriera. Infine chiediamo una radicale modifica del ruolo della dirigenza nel mondo degli Enti di Ricerca.

Il resto è nel nostro set di proposte/programma.

Sappiatene fare buon uso come mai è stato fatto in passato … perché è un programma 2.1 (manco 2.0) e viene dalla base!!!!

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Le Proposte di RETE RICERCA PUBBLICA (qui il comodo PDF)

La Ricerca Pubblica italiana ha bisogno di un urgente rilancio complessivo da effettuare nell’ambito di una grande riforma del Sistema degli EPR.

OBIETTIVO 3%
 
PREREQUISITO FONDAMENTALE del rilancio della ricerca pubblica è l’aumento del FO (Fondo Ordinario): è assolutamente imprescindibile che le Risorse economiche e finanziarie previste per il Sistema della Ricerca siano adeguate a coprire i costi e gli investimenti necessari in termini di risorse umane e materiali. Imprescindibile raggiungere il livelli di investimento minimi previsti dall’Europa e superare la diffusa precarietà presente nel comparto.
Insieme all’adeguamento delle risorse, si rendono  assolutamente necessarie e urgenti tre azioni parallele e contemporanee:
1. Un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori). E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.


Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio sulla possibilità che tutti gli Epr siano vigilati da un unico Ministero, magari consentendo anche ad altri Ministeri, con un sistema di convenzioni e co-vigilanze non vincolanti, di supportare lo sviluppo e l’attività di ricerca degli enti che perderebbero l’originario rapporto con il proprio Ministero di riferimento. In questo quadro si ritiene assolutamente necessaria l’Adozione FORMALE della Carta Europea dei Ricercatori in tutto il Sistema degli EPR ITALIANI.
2. l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR. Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati;

Si ritiene sia assolutamente necessario l’istituzione (magari transitoria) di un soggetto in grado di tutelare l’autonomia della ricerca scientifica, un soggetto istituzionale autonomo e terzo in grado di impedire soppressioni sospette e accorpamenti che potrebbero andare a discapito della società civile, un soggetto terzo rispetto al governo che risponda solo al Presidente della Repubblica in relazione al rispetto dell’art.9 e 33 della Costituzione.

3. L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Tale statuto speciale dovrebbe essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici, dei CDA e dei dirigenti da meccanismi gerarchici, di anzianità e politici. E’ necessario che gli incarichi dirigenziali possano essere a termine e valutabili. E’ necessario che i precari della ricerca possano accedere a stabilizzazioni legate al merito, slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio e di assunzione tipici della PA.E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di innovazione e ricerca, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti come la Tenure track. E’ assolutamente necessario che l’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto permetta alla ricerca di essere un laboratorio di esperienze e procedure innovative unicamente legate al merito e all’efficienza.

In sintesi, per il rilancio del Sistema si ritengono assolutamente necessarie:
– l’integrazione dei fondi ordinari di tutti gli EPR fino a rendere i bilanci autonomi rispetto a fondi extra-istituzionali, riducendo le aree di precarietà dei collaboratori degli Enti e raggiungendo i parametri europei rispetto all’investimento in Ricerca e Sviluppo.

– l’istituzione di una governance unitaria di tutti gli EPR che stabilisca pari trattamento di tutti gli EPR rispetto alle politiche pubbliche per il comparto, agli investimenti nazionali ed europei, alle amministrazioni centrali, all’Europa e alle opportunità per i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi.

– l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR.

– L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della Ricerca Pubblica rispetto al resto della PA (in termini di contrattazione collettiva e percorsi di carriera).
PUNTI D’INTERESSE RISPETTO ALLE PRATICHE E ALLE TENTAZIONI CIRCOLANTI– E’ NECESSARIO mantenere e tutelare il forte e necessario legame fra Ricerca di base, Ricerca applicata e Assistenza Tecnico-scientifica negli EPR, in quest’ottica la Rete Ricerca Pubblica ritiene assolutamente lesive dell’autonomia scientifica delle attività di ricerca le ipotesi circolanti di trasformazione in AGENZIE di alcuni enti d ricerca NON vigilati dal MIUR.- E’ NECESSARIO ridiscutere lo strumento del commissariamento negli EPR,limitandone la durata ed evitando che si trasformi in uno strumento di immobilismo per le attività degli enti in cui si è resa necessaria