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Non sappiamo se nel mondo questo sia un primato ma è un dato il fatto che ogni italiano ha visto succedersi in media un governo ogni 1.6 anni contro i 5 previsti per la durata di un singolo governo. In 65 anni infatti, considerando un solo governo quando il presidente del consiglio è rimasto lo stesso pur cambiando la maggioranza e gli altri ministri, si sono succeduti 40 governi.

I soli precari INGV (e ogni altro abitante di questo Paese) dal 2007 al 2013 hanno visto 4 governi in 7 anni per una media 1,75 anni per governo/presidente.

Adesso ci risiamo.

Non è detto che la stabilità di un governo sia di per sé una garanzia, ma di sicuro c’è che cambiare interlocutori ogni anno e mezzo non tranquillizza.

A distanza di poco più di tre mesi dalla conversione in Legge 128/2103 del decreto con cui l’ex Ministro Carrozza autorizzava l’assunzione in 5 anni di 200 unità di personale dell’INGV, noi siamo ancora in attesa del decreto congiunto MIUR – Funzione Pubblica – MEF per l’autorizzazione, sancita con la Legge 128/2013, all’ampliamento della dotazione organica dell’Ente. Poi è stato sciolto il governo e tutto si è fermato.200

Se fossimo in un Paese normale staremmo tranquilli, perché la Legge c’è ed è chiarissima nel dichiarare che l’INGV può assumere. Inoltre la Legge 125/2013 relativa a tutta la P.A. dice anche come assumere e, infine, la Legge di stabilizzazione richiamata dalla 125/2013 ricorda che ci sono circa 170 persone all’INGV che il diritto all’assunzione già lo hanno dal 2007.

Ma siamo in Italia, land of burocracy, e quindi se qualcosa si può bloccare in qualche curioso ingorgo lo fa.

Ci terremmo a sapere cosa ha bloccato un Decreto Ministeriale che sarebbe di una semplicità disarmante. Abbiamo provato a chiederlo alla Funzione Pubblica ma fino a ora ha regnato il silenzio, tanto che iniziamo a chiederci cosa sia stato chiesto dall’INGV ai Ministeri oltre all’aumento della dotazione organica.

Ma lasciamo per un momento la storia infinita dei precari INGV e passiamo a quella del Paese.

Con l’ex Ministro Carrozza avevamo iniziato a nutrire la speranza che le istituzioni potessero finalmente avviare quell’alleanza con gli EPR necessaria e tante volte chiesta perché il Paese decidesse finalmente di investire in Ricerca, Sviluppo e Prevenzione, a tutela dei cittadini, del territorio e in sostanza del futuro del Paese stesso. Se non altro perché per la prima volta un Ministro del MIUR aveva di sua spontanea volontà lanciato un appello in questo senso alle istituzioni.

Avevamo inoltre iniziato a nutrire la speranza che l’unica riforma necessaria per gli EPR, la regia di un unico ministero per tutti, la tutela dell’indipendenza degli EPR insieme a un rilancio degli investimenti in Ricerca e la sburocratizzazione degli EPR, fosse finalmente presente nell’agenda del governo o almeno del reggente del MIUR.

Noi ci auguriamo naturalmente che tutto questo possa essere l’approccio anche del nuovo Ministro, Stefania Giannini.

Per il momento però ci preoccupa che le prime dichiarazioni lascino intendere che il Ministro vede il MIUR essenzialmente come il ministero della Scuola, dato che non ha mai menzionato gli Enti Pubblici di Ricerca. Questo è un difetto di comunicazione che purtroppo abbiamo trovato in molti ministri precedenti e che poi si è risolto semplicemente nel continuare ad ignorare l’esistenza e la funzionalità di una delle più produttive e importanti risorse di questo Paese: noi.

Abbiamo più volte ricordato, e non smetteremo mai di farlo, che esiste un EPR per ogni aspetto essenziale della nostra società. Una ricchezza basata sulla conoscenza, che ha le potenzialità per regalare a questo Paese risparmi superiori a molte finanziarie e che comunque nel frattempo regala ricercatori (e quindi fondi) a altri paesi.

Un ultimo punto.

In una intervista su repubblica abbiamo letto il Ministro dichiarare che l’Italia non ha l’atteggiamento giusto per richiamare fondi europei vincendo i bandi. Se intende che l’Italia manda all’estero i suoi ricercatori e che quindi è dall’estero che vincono i bandi, ha sicuramente ragione. Se intende dire che sono le istituzioni politiche italiane che non hanno la mentalità giusta per richiamare fondi (e persone) in questo Paese, anche qui ha ragione.

Perché noi, all’INGV sicuramente, i fondi Europei li richiamiamo eccome, con molto sforzo e nonostante le pastoie burocratiche che rendono questo Paese comunque poco appetibile.

Ci auguriamo che non si torni a parlare quindi di “piani per il rientro dei cervelli”, superficiale ed inutile approccio al problema della fuga. Non sarà qualche euro di incentivo a richiamare i ricercatori che hanno scelto, con difficoltà, di andar via. L’unico modo per arginare la fuga e richiamare i “cervelli” è dimostrare che l’Italia finalmente dà un reale peso e adeguati finanziamenti alla Ricerca e allo Sviluppo, portati avanti da Enti Pubblici di Ricerca e Università che contribuiscono a tenere alto il nome dell’Italia nei settori di competenza.

Che questo messaggio giunga forte ai neo-ministri del MIUR Stefania Giannini, della Funzione Pubblica Marianna Madia, del MEF Pier Carlo Padoan e delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi.

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C’è un abisso fra la situazione dei precari dell’INGV alla fine del 2012 e l’attuale.

A nostro favore abbiamo la Legge 128/2013 che autorizza l’INGV ad assumere 200 precari in 5 anni, le operazioni di bilancio necessarie a coprire questa operazione, la legge 125/2013 (che riguarda tutti i precari della P.A.) che detta le regole per le assunzioni e infine l’antica quando viva Legge di Stabilizzazione 296/2006 richiamata a più riprese proprio dalla legislazione recente.

Contro abbiamo il fatto che nonostante le proroghe dei contratti potrebbero, a norma di legge, portare la data del 2018 (fatta salva la disponibilità di fondi e legislazioni alternative, tanto per rassicurare pavidi dirigenti di P.A.) si dice che le proroghe l’INGV le farà, tanto per cambiare, con scadenza annuale. Altro aspetto negativo e poco rassicurante: il provvedimento è spalmato su 5 anni e in un Paese come l’Italia, con un cambio di governo a ogni angolo, non è il massimo. Infine, i posti sono 200 e i precari poco meno di 300.

Comunque dopo 5 anni di dure battaglie per la Ricerca in Italia e per la sopravvivenza dell’Ente e del nostro posto di lavoro, abituati a capodanni travagliati e ricchi di ansie vogliamo sfruttare questa situazione relativamente ricca di speranze, almeno per molti di noi, per chiudere l’anno con degli auguri.

  • Auguriamo all’Italia di diventare presto un Paese che invece di usare 8€ su 10 per riparare i danni (quelli riparabili) dei disastri ambientali (terremoti inclusi) e solo due per prevenirli inverta il rapporto. Perché farlo è non solo possibile ma segno di una maturità civile che l’Italia ancora non ha. Sono anni che lo ripetiamo, sono anni che l’INGV si adopera per questo rimanendo inascoltato.
  • Ci auguriamo che “presto” significhi prima del prossimo terremoto forte. Che comunque ci sarà. Della prossima alluvione, che comunque ci sarà. Come disse il Professor Enzo Boschi, ex Presidente dell’INGV, in uno dei suoi molti tentativi di aprire gli occhi a politici e cittadini, “Non aspettiamo il prossimo terremoto”.
  • Ci auguriamo che i ricercatori smettano di essere i capri espiatori delle colpe di un Paese ignavo, perché in questo momento (non solo i geofisici) lo sono. Osannati per finta e bastonati davvero.
  • Ci auguriamo di non dover sentire ancora a lungo la vuota retorica sulla Ricerca in Italia, soprattuto da parte di politici che fino a oggi nei fatti la Ricerca l’hanno affossata. Quella retorica fatta di “rientro dei cervelli”. Potenziare davvero la Ricerca e quindi attrarre ricercatori non è difficile.
  • Ci auguriamo quindi di vedere e poter discutere e migliorare un piano decennale di investimenti in Ricerca, quindi in Sviluppo, e magari vederlo affiancato a un piano decennale per lo sviluppo industriale ed energetico.
  • Ci auguriamo di vedere realizzata quella riforma degli Enti Pubblici di Ricerca che la Rete Ricerca Pubblica e alcuni (ma non tutti) i sindacati sostengono da tempo: autonomia, potenziamento, regia unica, dirigenze a gettone. Speravamo che l’attuale Ministro potesse iniziare subito il percorso di una simile riforma e ancora lo speriamo. Nel caso speriamo di essere ascoltati anche dal prossimo ministro, che di idee ne abbiamo.
  • Ci auguriamo che sia i politici che i cittadini smettano di parlare a sproposito di merito, sull’onda di un insano qualunquismo. Che si prendano il tempo di guardare all’estero, in Paesi in cui persone competenti e meritorie occupano i posti che gli competono dando un forte impulso sia al pubblico che al privato. Paesi in cui curiosamente non esiste alcun concorso nazionale ma ‘solo’ una fortissima assunzione di responsabilità da parte di tutti e soprattutto della classe dirigente.
  • Ci auguriamo di riuscire ad aprire un serio discorso sui metodi di selezione nella P.A. e sul Concorso Nazionale, perché la maggior parte delle persone, soprattutto parlamentari ed esponenti di partito, citano l’Art. 97 della costituzione a sproposito. Speriamo che si riesca finalmente a spostare l’attenzione da quella inutile parola che è “merito” ai più sensati concetti di “risultati” e “qualità”. Almeno parliamone.

Infine: quest’anno molti nostri colleghi sono emigrati all’estero. Nella maggior parte dei casi non sarà la promessa di un’assunzione nel prossimo quinquennio a convincerli a tornare, perché la situazione attuale del Paese non è il massimo e nemmeno la credibilità e stabilità delle sue istituzioni, condizioni per credere a una promessa e caricarla sul futuro dei figli, lo sono.

Chiedendo in giro a tanti che sono andati via da anni (capita di incontrarli spesso nei convegni scientifici) abbiamo capito che “non c’è nessuno che sia all’estero che non vorrebbe tornare”. Ma poi non lo fa.

Ecco, ci auguriamo che questo “ma poi non lo fa” inverta al più presto il segno.

Noi torniamo ai turni in sala sismica e allo studio delle sequenze in atto, le più recenti delle quali sono Gubbio e Caserta.

Ieri durante la conferenza stampa del Governo Letta, a valle del Consiglio dei Ministri n° 21 (26/08/2013), il Ministro del MIUR Maria Chiara Carrozza ha presentato due provvedimenti di legge per gli Enti Pubblici di Ricerca.

Uno più generale contenuto nel Decreto Legge (DL) per semplificare, nell’ambito dell’autonomia degli Enti, l’immissione in ruolo dei ricercatori e l’altro, nel Disegno Di Legge (DDL), per la progressiva immissione in ruolo dei precari dell’INGV “[…] che svolgono un ruolo molto importante sia nell’ambito della Ricerca che nell’ambito del monitoraggio dei Terremoti”. [Video 24′ 30”]

Noi.

Dopo le tante battaglie che abbiamo portato avanti per la Ricerca in generale e per la nostra condizione lavorativa in particolare, stentiamo a credere che il Ministro del nostro Ministero vigilante ci abbia ascoltati e abbia capito la situazione paradossale in cui versa l’INGV a fronte del lavoro svolto da tutti noi con impegno, dedizione e profitto. Negli ultimi 5 anni non era mai successo. Si sa che in Italia la normalità è eccezionale e per la sua capacità di ascolto e volontà di soluzione dei problemi del suo/nostro settore crediamo che Maria Chiara Carrozza meriti un ringraziamento.

Se poi guardiamo oltre l’INGV, al comparto, il succo del DL e del DDL è che finalmente un Ministro della Ricerca e della Scuola ha sostenuto che

  1. si punta su chi la ricerca la pensa e la fa! Sulle persone;
  2. l’autonomia degli Enti Pubblici di Ricerca è un argomento chiave;

Anche questa è una novità assoluta che va nel senso del programma proposto da Rete Ricerca Pubblica alcuni mesi fa e delle indicazioni di riforma del settore sostenute in particolare da FLC-CGIL e UIL-RUA.

Forse ci voleva non solo un Ministro del settore (la Gelmini non lo era ma Profumo lo era eccome) ma anche una persona che volesse capire le condizioni, anche quelle paradossali, del settore di sua competenza e risolvere i problemi.

E’ un ottimo inizio Ministro Carrozza. Potrebbe essere la persona giusta, finalmente, per creare la cabina unica di regia di TUTTI gli EPR sotto la vigilanza del MIUR che darebbe un impulso non indifferente al Paese. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo a noi. Anni di delusioni e mazzate varie ci hanno reso più pragmatici di quanto non fossimo già come ricercatori.

Conosciamo fin troppo bene i processi parlamentari e conosciamo la differenza fra un DL e un DDL.

Un Decreto Legge è immediatamente operativo. Decade solo se non è convertito in Legge entro due mesi dalla pubblicazione in Gazzetta.

Un Disegno Di Legge invece, per quanto ne sappiamo, deve seguire l’iter parlamentare che lo trasformerà in Legge e solo allora diventa esecutivo.

Sappiamo che questo provvedimento (l’intero DDL) è fondamentale per consentire alla Pubblica Amministrazione di funzionare e che è stato sostenuto dall’intero Governo. Sappiamo anche che se pure il Governo cadesse, il Presidente della Repubblica difficilmente scioglierebbe le Camere prima della finanziaria di fine anno e quindi il Parlamento continuerebbe a funzionare.

E’ già successo però in passato che un DDL si arenasse per sempre al Parlamento. Quindi, augurandoci che questo DDL diventi Legge al più presto, volontariamente aspetteremo a tirare un sospiro di sollievo.

Vigileremo sul suo percorso parlamentare e sull’applicazione della norma che riguarda l’INGV.

Se tutto andrà davvero per il verso giusto, pur continuando a portare avanti il nostro lavoro di ricerca e monitoraggio con la stessa passione e impegno di sempre, avremo una maggiore capacità di contribuire alla crescita del settore della Ricerca in un Paese che ha una grande necessità di acquisire una seria cultura della prevenzione e della tutela del territorio per poter sfruttare al meglio tutte le potenzialità dei risultati del nostro lavoro.

Ci risiamo.

Di nuovo l’Italia delle emergenze in cui non viene concesso un giorno in più per lavorare sulle cose importanti, ma si possono mortificare anni di sviluppo e dignità dei lavoratori, per poi godersi meritate vacanze.

Il Decreto del Fare, nella sua discussione nelle commissioni alla Camera, ha visto approvati ed inclusi emendamenti che si fatica a capire che attinenza abbiano con il testo di legge; al tempo stesso ha visto rigettare l’emendamento 58.11 di cui abbiamo parlato (qui), non solo inerente l’articolo 58, ma a dir poco sacrosanto.

Adesso sentiamo dire che non si può tornare all’esame in commissione per riconsiderare alcuni emendamenti, fra cui avremmo sperato anche il 58.11, perché non c’è tempo.

C’è la fiducia.

Forse dovremmo impiegare parte del nostro tempo a leggere uno per uno gli emendamenti approvati nelle commissioni e chi li ha firmati, per capire nel dettaglio quali interessi di chi sono stati difesi nel nome del Popolo Italiano.

Ma siamo certi che se noi facessimo questo lavoro (e lo faremmo bene ed in fretta) nessun altro potrebbe sostituirsi a noi nella gestione di crisi sismiche, quando oltre a dover localizzare per la Protezione Civile in due minuti un terremoto, mentre i sismografi ancora ballano, bisogna anche rispondere alle telefonate di cittadini spaventati che nel cuore della notte chiedono angosciati cosa fare. E rispondere non è facile, perché in questo Paese manca la cultura della prevenzione e la percezione delle spiegazioni scientifiche di fenomeni naturali finisce per essere distorta fino a costare 6 anni di carcere.
Ciononostante queste situazioni sono gestite e bene e con responsabilità.

Quindi, noi leggiamo gli emendamenti, voi gestite la sala sismica al posto dei sismologi?
Proviamo.

La verità è che la fiducia che un governo mette sulle leggi è inversamente proporzionale a quella che i cittadini hanno verso il governo stesso.

Noi siamo in difficoltà, voi state peggio.

Chiunque abbia visto Rocky I sapeva fin dall’inizio che il migliore sarebbe stato lui ma forse Punchnon si aspettava di vederlo prendere tutte quelle mazzate.

Noi, pur non pretendendo di essere i migliori, sapevamo di essere bravini e soprattutto di fare al meglio e col massimo impegno il nostro lavoro. Avevamo anche la sensazione, cosa non secondaria, di lavorare in un bell’Istituto e di portare un certo lustro al Paese (lo abbiamo scritto molte volte su queste pagine) tramite le tante collaborazioni internazionali e progetti di ricerca.

Nel frattempo di pugni in faccia ne abbiamo presi tanti, tantissimi e chi segue questo blog lo sa bene. L’ultimo pochi giorni fa.

Oggi dopo l’ultima mazzata e a 5 mesi dal giorno in cui 250 degli oltre 300 precari dell’INGV dopo anni di onorata carriera scadono … di nuovo, è arrivata una buona notizia e una conferma che il nostro impegno porta i suoi frutti.

Secondo le valutazioni espresse dall’ANVUR

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) si affermano ai primi posti nella classifica di valutazione della ricerca italiana. […] 

Fra i grandi enti pubblici di ricerca il più innovativo in rapporto alle sue dimensioni risulta, nella valutazione dell’ANVUR, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) […]

E’ vero che questa è una valutazione nazionale, il che non diminuisce l’importanza del risultato, ma è pur vero che nel caso dell’INGV è assolutamente confermata da una internazionale, quella del prestigioso Science Watch, che ci vede dal 2008 al 2010 come terzo Ente per produttività al MONDO nel nostro campo.

Questo è un messaggio diretto a chi in questo momento, con le sue decisioni politiche, può far si che le persone che hanno contribuito in modo determinante a questi risultati possano restare come patrimonio permanente di questo Paese oppure andarsene.

Il prossimo pugno in faccia potrebbe essere l’ultimo.

Parte 01, dal minuto 17:15: Maurizia Russo Spena, la precaria che Brunetta non ha voluto ascoltare

«Il 21 il Parlamento è chiamato a votare la fiducia da questo governo sfiduciato inequivocabilmente e dal basso dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini con il voto referendario – si legge nell’appello – Proponiamo all’Italia precaria l’assedio sociale e civile del Parlamento. Perché la sfiducia che abbiamo già lungamente espresso a questo governo e alle politiche che ovunque vogliono far pagare ai molti la crisi di pochi, si imponga definitivamente».

Non per le parole di Brunetta. Non per le continue offese, le prese in giro e i bastoni tra le ruote che Brunetta, Tremonti e i loro amici privilegiati hanno messo a noi … l’Italia MIGLIORE.

Ma perché per questo governo, morto e sepolto, e per il governo che verrà, siano chiari i PALETTI. Quello che si DEVE FARE e quello che NON POTRANNO PIU’ FARE. Perché sia chiaro che dovranno rispondere a NOI e a nessun altro. E che se decideranno di ignorare, di bastonare ancora e prendere ancora per i fondelli la parte più pulita di questo povero Paese, non la passeranno liscia!!!

Per questo riportiamo sul nostro blog l’iniziativa che DOMANI Domenica 19 Giugno alle 18:00 inizierà in contemporanea fra Roma e Milano e che andrà avanti fino al 22 giugno, attraversando i giorni della fiducia sul Decreto Sviluppo (un nome falso come una banconota da 3€).

Dobbiamo ASSEDIARLI!

Parte 02, dal minuto 3:15: Barbara Evola, precaria della scuola

Il banner dei precari dell’INGV serve a richiamare l’attenzione dei tanti che visitano il sito web INGV ogni volta che un terremoto è avvertito: ricorda a tutti che né il monitoraggio né la ricerca sono possibili senza i 400 precari, che da 3 anni chiedono che il governo RISPETTI LA LEGGE E MANTENGA GLI IMPEGNI sulla stabilizzazione dando una prospettiva seria a tutti i lavoratori in scadenza di contratto.

Il governo continua a tacere e i terremoti no, ma almeno il banner ha attirato l’attenzione del TG3 nazionale (che ringraziamo sentitamente) che ci ha dato uno spazio nell’edizione delle 14:20 del 21 Agosto 2010 che linkiamo qui sotto.

Buona visione.