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precariatingv non ha mai parlato “solo” dei precari INGV e nemmeno solo di precariato.

Altri due argomenti sono stati costanti: la riforma del settore Ricerca e la Prevenzione.

Per questo anche se il processo, avviato dal Ministro Carrozza, di immissione in ruolo di una parte rilevante di precari del nostro Istituto dovesse andare a buon fine (pur se spalmato su 5 pericolosissimi anni) … non vi libererete di  noi (forse)!!

Nel precedente post (Auguri) dicevamo

  • Auguriamo all’Italia di diventare presto un Paese che invece di usare 8€ su 10 per riparare i danni (quelli riparabili) dei disastri ambientali (terremoti inclusi) e solo due per prevenirli inverta il rapporto. […]
  • Ci auguriamo che “presto” significhi prima del prossimo terremoto forte. Che comunque ci sarà. Della prossima alluvione, che comunque ci sarà. […]

Appunto. Ci sarà e c’è stata la “prossima alluvione”. E non sarà l’ultima come quella dell’Emilia non è stata l’ultima sequenza sismica che ha provocato danni al tessuto economico e sociale. Se il prossimo territorio ad essere colpito fosse più fragile dell’Emilia e anche di L’Aquila? Quanti altri morti deve avere sulla coscienza la classe dirigente di questo Paese? Quante altre batoste può sopportare l’economia Italiana? Quante altre alluvioni può sopportare la popolazione e quante l’economia agricola e industriale?

E’ vero che gli eventi atmosferici, come i terremoti forti, sono spesso parossistici ed è vero che alluvioni e terremoti ce ne sono sempre stati. Ma il tessuto urbano, economico e sociale degli ultimi decenni non ha precedenti quanto a fragilità e costo sociale per il ripristino.  Quindi il territorio richiede una tutela particolare. E’ essenziale la Prevenzione e questo decisamente non è una novità.

Prevenzione che costa un decimo di quanto costa riparare i danni. Una tutela che ha basi scientifiche e che la politica può facilmente attuare  commissionando (quando nn già fatti) studi agli EPR competenti e soprattutto operando poi di conseguenza.

I soldi spesi in Prevenzione (con opere eseguite a dovere e nel tempo strettamente necessario, senza rinvii di alcun tipo all’italiana) dovrebbero essere assicurati dallo Stato ai Comuni senza tanti se e ma.

In questi giorni il Ministro Maria Chiara Carrozza ha postato diversi Tweet che, partendo dalla piena dell’Arno a Pisa, arrivano al concetto di Prevenzione tramite una alleanza fra EPR ed istituzioni.

Sarebbe ora.

Tweets

Ma la Prevenzione non può, secondo noi, essere un “progetto” come suggerito dal Ministro. Capiamo che oggi tutto si immagina fattibile tramite progetti. Suona bene, meritocratico. Ma l’idea di base della prevenzione poggia su tre pilastri.

  1. monitoraggio/acquisizione dati
  2. elaborazione modelli e soluzioni
  3. traduzione della scienza in politica sul territorio

Questi tre pilastri non sono gestibili tramite progetti (a termine per loro natura), hanno caratteristiche 

Facebook

PERMANENTI e l’alleanza fra EPR, Università e Istituzioni deve essere una voce permanente di bilancio.

Su base progettuale possono essere finanziati gli sprint alla ricerca di innovazione tecnologica, nuove metodologie teoriche, nuovi modelli e strumenti informatici.

Lo Stato Italiano ha un Ente Pubblico di Ricerca per affrontare OGNI singolo aspetto della PREVENZIONE per la tutela del territorio e delle vite e delle risorse economiche del Paese. E ne ha altri per ogni aspetto vitale della società.

Tanto di cappello al Ministro che finalmente nomina questa alleanza come mezzo e la Prevenzione come obiettivo.

Ma per passare dalle parole ai fatti (e in fretta perché la situazione politica è fragile) servono alcuni passi essenziali.

  1. portare allo scoperto il nervo della mancata attuazione da parte delle istituzioni delle indicazioni che gli EPR già oggi danno (parliamo di terremoti, vulcani o ambiente? INGV, parliamo di alluvioni e rischio idrogeologico? ISPRA, parliamo di alimentazione? CRA INRAN, parliamo di lavoro? ISFOL ecc)
  2. portare tutti gli EPR sotto la supervisione del MIUR; che si occupino di scienze sociali, umane o naturali gli EPR, insieme e in modo complementare alle Università, abbracciano tutti gli aspetti della società umana e non devono esistere EPR abbandonati allo sfruttamento di specifici ministeri che puntualmente prima o poi tendono a svilirli per trasformarli in “braccio operativo” al servizio. Gli EPR devono essere, al pari della stampa libera, il cane da guardia in una società sana
  3. sottrarre gli EPR al settore della Pubblica Amministrazione in senso stretto: siamo Enti Pubblici, ma non siamo ministeri, lo ha detto la stessa Maria Chiara Carrozza; la ricerca pubblica nel mondo non sottosta alle burocrazie della P.A. e per questo si muove più agevolmente;
  4. realizzare l’obiettivo di Lisbona del 3% del PIL in Ricerca e Sviluppo, rendendo imperativo il concetto di “risparmio tramite investimenti”
  5. aumentare la percentuale di ricercatori per numero di occupati nel nostro Paese, per dare un futuro ai giovani che studiano e che vorrebbero restare in Italia, per raggiungere l’obiettivo di portare in Italia i Fondi ERC (tristemente dragati dai Ricercatori Italiani che le vincono verso l’estero).

Servono soldi? Per riorganizzare il settore no. Per attuare la prevenzione e per implementare il Fondo per la Ricerca si. Ma sono, come si suol dire, soldi santi e fonte di immenso risparmio.

Però, non c’è più tempo: il futuro è già adesso e se non iniziamo ora, tanto vale emigrare. 

PS: il decreto di aumento della dotazione organica, siamo ancora in attesa. Grazie!

Un emendamento sul “decreto del fare” (58.11, primo firmatario l’On. Marco Miccoli, di cui al nostro precedente post) viene proposto per consentire l’adeguamento della dotazione organica a quegli Enti di Ricerca Pubblici che abbiano precariato storico, nel rispetto delle leggi dello Stato già esistenti.

L’art. 58 del “Decreto del Fare”, sul quale si chiede di intervenire, riguarda proprio Disposizioni URGENTI, per lo SVILUPPO del sistema universitario e degli ENTI DI RICERCA.

L’emendamento 58.11 RIGUARDA gli Enti Pubblici di Ricerca (tutti).

L’emendamento 58.11 recita “al fine di consentire agli Enti Pubblici di Ricerca di svolgere con pienezza le proprie funzioni istituzionali“. Funzioni che includono, ad esempio, il monitoraggio dei terremoti per la Protezione Civile: quindi è URGENTE e riguarda lo SVILUPPO.

L’emendamento 58.11 parla esplicitamente d’interventi sulla dotazione organica a COSTO ZERO.

L’Art. 58 esordisce parlando di utilizzo del TURN OVER, ossia risorse liberate da pensionamenti; se la dotazione organica di un Ente di Ricerca è satura, tuttavia, tali risorse non possono essere sfruttate. La rideterminazione a costo zero della dotazione organica è condizione necessaria per usare le risorse del TURN OVER già disponibili.

L’emendamento 58.11 permette l’applicazione dell’Art. 58 in egual modo da parte di tutti gli enti di ricerca: SENZA l’emendamento 58.11,  l’Art. 58 E’ DISCRIMINATORIO.

CIONONOSTANTE

le commissioni I e V, riunite, lo dichiarano inammissibile perché:

[…] non possono ritenersi ammissibili le proposte emendative che non siano strettamente attinenti alle materie oggetto dei decreti-legge all’esame della Camera. [..]

[…] La necessità di rispettare rigorosamente tali criteri si impone ancor più a seguito […] di alcuni richiami espressi dal Presidente della Repubblica nel corso della precedente Legislatura. […] Il principio della sostanziale omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge è stato altresì richiamato nel messaggio del 29 marzo 2002, con il quale il Presidente della Repubblica […]

[…] il Presidente della Repubblica ha altresì inviato un’ulteriore lettera […] in cui ha sottolineato «la necessità di attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti-legge, a criteri di stretta attinenza […]

Ma queste giustificazioni palesemente non si possono applicare all’emendamento 58.11!!

L’Istituto Nazionale di Geofisica ha accumulato un precariato storico di ormai lunghissima data: si arriva a sismologi di caratura internazionale che alle soglie del 20esimo anno di precariato vedono la scadenza del contratto a dicembre 2013.

L’assenza di dotazione organica ha impedito il consolidamento in ruolo di questi scienziati.

Molti sono già fuggiti all’estero. Gli altri, per fuggire all’estero, aspettano solo ulteriori umiliazioni come quella che si è appena consumata.

Quello che lentamente muore è il sistema della ricerca italiana; noi facciamo Ricerca da una vita, con passione e indicibili sacrifici.

Voi parlamentari avreste potuto dare un contributo a migliorare la situazione, ma l’avete pretestuosamente evitato.

L’invito che segue, quindi, l’avete meritatamente conquistato sul campo: VERGOGNATEVI.

COSA CHIEDIAMO

Riammettete l’emendamento 58.11 e votatelo. Permettete agli Enti di Ricerca che sono nelle condizioni di farlo, di adeguare la dotazione organica alle reali esigenze e funzioni previste dalla legge.

Fate qualcosa per farci cambiare idea, per farla cambiare anche a quelli più giovani di noi che ormai pensano che “chi guida l’Italia forse ha perso la patente, ma qui non si può parlare con il conducente”.

Un ringraziamento va a tutti coloro che, pur non essendo precari all’INGV, stanno sostenendo questa causa da anni, troppi anni.

Lo sviluppo e quindi il rilancio e la stabilità dell’economia passano per gli investimenti in ricerca e questo lo dimostrano i Paesi più forti dell’area Euro. Dunque lo sviluppo passa per il rilancio delle competenze e la tutela delle persone che le hanno.

Tuttavia gli Enti Pubblici di Ricerca, in Italia, sono vessati non solo da scarsi finanziamenti ma anche da assurdi cavilli burocratici che stanno producendo una crescente fuga verso l’estero.

In questo panorama e per la prima volta da anni, c’è uno spiraglio di luce e di buonsenso che emerge proprio dai lavori dell’attuale Parlamento: un emendamento (58.11) all’Art. 58 del DL 69/2013 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, il cosiddetto “decreto del fare”) che se approvato, come speriamo, darebbe un po’ di ossigeno a Enti che, come l’INGV, versano ormai in una situazione intollerabile per il precariato storico di altissimo profilo scientifico.

L’emendamento in pratica consente agli Enti di Ricerca che abbiano personale stabilizzando relativo alle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e/o personale che abbia superato il 5° anno di lavoro a t.d. (come da Contratto Collettivo Nazionale della Ricerca) di aumentare la propria dotazione organica in modo da essere almeno messo nelle condizioni di assumerlo NEL CASO CI SIANO GIA’ I SOLDI per farlo. Dunque è una operazione di civiltà e buon senso a COSTO ZERO per lo stato che permetterebbe agli Enti di assumere personale qualificato che già svolge un lavoro essenziale per l’Ente da anni.

Nel caso dell’INGV questo consentirebbe di risolvere una situazione assurda per cui delle circa 900 persone che mandano avanti l’istituto che dal 2008 è il terzo per importanza al livello mondiale nella sismologia, solo 500 ne sono ufficialmente riconosciute. Le altre, noi precari, producono conoscenza, svolgono divulgazione, fanno monitoraggio per la Protezione Civile ma… essenzialmente non sono considerate come parte dell’Ente.

Raccomandiamo a tutte le forze politiche e al Governo di approvarlo, dimostrando la volontà di iniziare un percorso fruttuoso di sostegno e rilancio alla Ricerca.


Raccomandiamo ai Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca di sostenerlo con forza e determinazione.

Chiediamo a chi legge queste righe di sostenere l’approvazione di questo emendamento nelle commissioni in cui viene discusso

Link al decreto legge:

http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=1248

Link all’elenco degli emendamenti del decreto:

http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/bollet/201307/C1248/1248_ARTICOLI.htm

TESTO:

1-bis) Fermo restando che l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione è comunque subordinato all’espletamento di procedure selettive di natura concorsuale o prevista da norme di legge, al fine di consentire agli Enti Pubblici di Ricerca di svolgere con pienezza le proprie funzioni istituzionali tramite il consolidamento in ruolo del personale in possesso dei requisiti di cui agli articoli 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e 3, comma 90, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché del personale in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli Enti Pubblici di Ricerca sottoscritto in data 7 aprile 2006, i medesimi Enti, previa autorizzazione dei Ministri vigilanti, sono autorizzati alla rideterminazione della propria dotazione organica, in ragione dei finanziamenti di origine governativa, entro il limite dell’80 per cento delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell’anno precedente, e comunque senza oneri aggiuntivi a carico dello Stato. La rideterminazione è eseguita senza incremento di posti dirigenziali.
58. 11. Firmatari: Miccoli, Coscia, Mosca, Agostini, Albanella, Fontana, Laforgia, Madia, Martelli, Tidei.

Oggi Giovedì 12 Aprile 2012 si è svolto un sit-in degli Enti Pubblici di Ricerca davanti al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) a Roma, gestito dal Ministro Profumo.

Qui trovate il comunicato sindacale unitario di FLC-CGIL, FIR CISL e UIL RUA.

Fra gli altri Sky TG e l’Ansa hanno girato dei servizi che trovate riportati qui sotto e in cui i precari dell’INGV e di altri Enti descrivono la situazione e le criticità del precariato nel nostro comparto.

Ansa MIUR

A due anni dal terremoto del 6 Aprile 2009, da L’Aquila i cittadini lanciano una legge di iniziativa popolare per liberare la ricostruzione della loro città dalla lente distorcente delle leggi speciali in deroga alle leggi già esistenti e riprendere il controllo del proprio futuro.

Rilanciamo volentieri la raccolta firme. Il banner di questa iniziativa resterà nella colonna di destra del nostro blog fino a raggiungimento dell’obiettivo.

Dal sito “L’Aquila Anno 1“.

La legge di iniziativa popolare nasce dalla necessità dei cittadini aquilani di gestire il post-terremoto con regole certe, previste per legge e non soggette ad ordinanze più o meno convenienti e urgenti, normalmente in deroga a leggi e norme esistenti già nella giurisprudenza italiana. [Continua a Leggere]

Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.

E’ stata pubblicata sul sito INGV una lettera aperta sottoscritta e inviata dalla comunità scientifica internazionale al Presidente della Repubblica Italiana, in relazione agli avvisi di garanzia per l’inchiesta sul terremoto de L’Aquila, recapitati a due Geofisici (il Presidente Boschi e il Direttore Giulio Selvaggi).

La lettera, ad oggi, è stata sottoscritta da oltre 4500 ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo da circa 100 Paesi.

E’ opportuno che la leggano più persone possibile perché è un contributo necessario a guidare gli Italiani fuori dal medioevo culturale in cui il nostro Paese è finito da troppo tempo e che ha permesso a una politica cialtrona e a un’imprenditoria barbara di devastare uno splendido territorio e una società potenzialmente forte, completando il lavoro iniziato negli anni ’80 e forse anche prima.

Riportiamo di seguito il testo in italiano della lettera.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

La settimana scorsa la Procura de L’Aquila ha inviato gli avvisi di garanzia per omicidio colposo al Direttore del Centro Nazionale Terremoti, ai componenti della Commissione Grandi Rischi e a dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 che ha colpito la stessa città e le zone circostanti.

Le accuse fatte agli scienziati sono completamente prive di fondamento. Anni di ricerca in tutto il mondo hanno mostrato che al momento non esiste alcuna metodologia scientifica per effettuare affidabili predizioni di terremoti a breve termine per le autorità di protezione civile al fine di intraprendere rapidamente misure di emergenza.

La comunità sismologica internazionale ha riconosciuto da molto tempo che il miglior approccio per proteggere la popolazione da terremoti catastrofici non è tramite la predizione, ma operando sulla mitigazione del rischio e l’applicazione di misure appropriate di sicurezza affinché gli edifici non crollino.  A questo riguardo, la predisposizione di mappe della pericolosità sismica, cioè le stime sulla probabilità di eccedenza di valori predefiniti del moto del terreno per un certo periodo temporale, forniscono le specifiche da adottare nelle norme di costruzione al fine di evitare crolli di edifici e le loro conseguenze.

L’Italia e’ un paese altamente sismico. La mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale, che riassume decenni di ricerche sui terremoti e sui loro effetti, è stata  completata nel 2004 (vedi http://zonesismiche.mi.ingv.it/). E’ il risultato del lavoro di molti scienziati e, oltre ad essere considerata una delle migliori in Europa, è stata adottata come base per la redazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni (GU n.29 del 04/02/2008). La mappa di pericolosità dovrebbe essere vista come il contributo fondamentale fornito al loro Paese dagli scienziati italiani che si occupano di terremoti.

Le mappe di pericolosità sismica devono essere usate anche per trasferire alla popolazione i concetti di base di pericolosità, consapevolezza, preparazione al fenomeno terremoto. Una coscienza sempre maggiore della pericolosità e del rischio sismico dovrebbe inoltre incoraggiare azioni di prevenzione ulteriori da parte delle autorità locali e nazionali. La preparazione ai terremoti e la prevenzione del danno mediante il rafforzamento preventivo non sono solo possibili ma dovrebbero essere obbligatorie in un paese come l’Italia ove si verificano terremoti in genere moderati ma che hanno conseguenze catastrofiche per la società, principalmente perché la maggior parte dell’edilizia è composta da manufatti non rinforzati.

Istruzione, consapevolezza, preparazione e rafforzamenti preventivi degli edifici sono al momento gli unici strumenti per mitigare l’impatto dei futuri terremoti catastrofici che ineluttabilmente si verificheranno in Italia.

La comunità scientifica coinvolta nella scienza dei terremoti sollecita il governo italiano, le autorità locali e tutti coloro che hanno la responsabilità di decidere ad essere pro-attivi nello stabilire e portare avanti programmi a carattere locale e nazionale a supporto della preparazione e mitigazione del rischio sismico piuttosto che perseguire scienziati per non aver fatto qualcosa che non possono ancora fare: predire i terremoti.

L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 – Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. […]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. […]

Gli Enti Pubblici di Ricerca non finiscono mai di essere attaccati, come primo posto dove raschiare via il poco che c’è.

I primi a farne le spese, come sempre, i precari che in questi enti hanno dato e danno l’anima da anni!

Indiscrezioni sull’ultimo decreto anticrisi di Tremonti suggerivano che alcuni Enti, fra cui l’ISFOL e l’INGV, sarebbero stati sciolti e accorpati ai rispettivi ministeri di competenza. Sarebbe la seconda volta che provano a fare a pezzi l’INGV (la prima risale al decreto Protezione Civile).

Ora, l’INGV ieri era citato fra gli Enti soppressi, oggi no. Ma l’ISFOL c’è ancora ed è gravissimo. Tira una pessima aria.

Diamo spazio qui sotto quindi a un comunicato stampa dei colleghi dell’ISFOL.

COMUNICATO STAMPA DEL 24 MAGGIO 2010

ISFOL: OCCUPATA LA SEDE CONTRO LA CHIUSURA DELL’ENTE. IN PERICOLO LA RICERCA SUL MERCATO DEL LAVORO E LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), riuniti oggi in assemblea, hanno deciso l’occupazione dell’Ente a seguito della grave situazione derivata dalla soppressione dell’Istituto prevista dal Decreto “Anticrisi” in discussione domani al Consiglio dei Ministri.

Tale Decreto, se approvato, provocherebbe l’azzeramento di funzioni importanti nella ricerca economica e sociale e la perdita di posti di lavoro per circa 270 lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo determinato.

La chiusura dell’Ente costituisce dunque un danno per il presente e per il futuro del nostro paese e per i lavoratori dell’Isfol che attualmente conta 630 dipendenti.

L’assemblea chiede un incontro immediato al Ministro Sacconi e dà mandato alle Organizzazioni sindacali di richiedere al Presidente del Consiglio il ritiro della parte del provvedimento in cui si sopprime l’Isfol e gli altri enti di ricerca.

LE LAVORATRICI  E I LAVORATORI DELL’ISFOL

C’è chi le promesse le ha mantenute e di chi invece le non le mantiene mai.

Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

Quella che segue è una rassegna stampa ragionata degli ultimi 25 anni.

Il Mattino, 26 Novembre 1984. “[…] Il problema maggiore resta quello dei fondi: la domenica l’Istituto continua a rimanere chiuso, come è successo nel Novembre 1980, perché la mia proposta di ampliare l’organico è stata respinta. […]” –> Continua

A parlare era Enzo Boschi, allora presidente dell’ING (Istituto Nazionale di Geofisica … senza Vulcanologia). Nel 1980 il 23 novembre un terremoto di Magnitudo 6.8 colpì l’Irpinia. La rete sismica centralizzata ancora non esisteva e dare un epicentro appena decente era un’impresa. I soccorsi non furono in grado di arrivare nella zona epicentrale per giorni, perdendosi nei luoghi esterni meno danneggiati. Questo ebbe un costo altissimo in termini di vittime. In più non c’era personale ne fondi per istituire la sorveglianza sismica h24 né per approfondire la ricerca sui terremoti e creare legami di collaborazione forti (incluso lo scambio dati) con Giappone, Stati Uniti e con il resto della comunità scientifica in generale. L’unica cosa che, con pochi fondi e poco personale, si era riusciti a fare era mettere in collegamento fra di loro, a centralizzare cioè, la cinquantina (!) di stazioni sismiche già esistenti.

L’ING in quel momento fece la prima promessa: mettere su una rete sismica di alto livello, seguendo l’esempio del Giappone e della California, e creare un monitoraggio h24. Si chiedevano soldi e personale che, come al solito, non arrivarono fino a dopo il successivo terremoto forte: Val Comino 1984. Intanto però fiumi di denaro scorrevano (lontani) nelle mille clientele post-terremoto dell’Irpinia (ma quello della legge 219/81 è un altro capitolo).

Altro stralcio di una intervista, stavolta di Oliviero Beha, al presidente dell’ING.

La Repubblica – 19 Dicembre 1984: Mezza Italia è da Rifare, dicono al 113 dei Terremoti. di Oliviero Beha.

[…] Ma ci rendiamo conto di ospedali, scuole, stazioni, gli stessi stadi di calcio costruiti senza alcun criterio antisismico? Poi dopo ci si lamenta. Bisogna bonificare le proprie strutture”. […] Ma siamo in tempo? “Comunque non si può ragionare in termini di “day after”, bisogna pensare a noi, ai figli, ai nipoti. Se no che civiltà è? In Giappone dopo il 1920 si sono posti il problema, in California lo stesso, […] …certo, ci vuole la volontà politica”.[…] Tornando agli scenari, vanno bene intanto i pompieri ma se non si agisce radicalmente… “E’ così: o decidiamo di trasferirci tutti in Africa, oppure mettiamo mano al problema. […] “Bisogna finirla con la rimozione del terremoto sia da parte del governo che della gente, la quale pensa a rifarsi il bagno e la cucina. E allora rifaccia la casa anche considerando il terremoto” […] “adattare le vecchie costruzioni costa mediamente il 30 per cento del loro valore. E’ fattibile, no? Se no poi i miliardi si spendono per i danni, e domando […] se avere negli occhi Gibellina come Hiroshima non sia un crimine, un crimine poi evitabile con impegno non insormontabile”. – Le diranno che così fa scappare i turisti. “Basta non drammatizzare, decidere con calma ma decidere del nostro futuro, insegnare nelle scuole un’ educazione sismica, come si fa per il codice stradale. Bonificare gli edifici, pensando anche alle opere d’ arte, che significano costi alti ma che se no andranno perdute. Con la disoccupazione che c’ è… Non vorremo mica stare con le mani in mano pensando che tanto la scossa non arriva, no? Insomma, c’ è un circolo vizioso da rompere […]”. Leggi tutto

Qui l’ING, il futuro INGV, nel 1984 fa una seconda e una terza promessa: la seconda promessa, fondamentale, è “insegnare alle generazioni future la cultura del terremoto” … come si fa con il codice della strada. La terza promessa, non detta, è continuare a fornire informazioni sempre più attendibili su quali siano le zone pericolose sismicamente e quanto lo siano: le cosiddette Carte della Pericolosità Sismica. Quelle informazioni che servono a costruire edifici antisismici adatti al livello di pericolosità di quella determinata zona e che servono a ristrutturare gli edifici esistenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno – 9 Novembre 1984. Il Rischio Terremoto.

“[…] Il problema semmai, fa osservare Barberi, è quello di uscire da una visione ritardata della Protezione Civile, vista fino a oggi come una sorta di struttura per la «gestione della catastrofe», elevandola e qualificandola nel settore della prevenzione che è il vero quadrante sul quale devono essere finalizzati gli sforzi di politici e studiosi, non dimenticando mai che il vero scopo è quello di salvaguardare la popolazione. […] E’ assurdo infatti che scuole, ospedali, caserme, che sono anche i primi centri di raccolta in caso di terremoti, non siano a priori garantiti, previ opportuni lavori di consolidamento, rispetto agli effetti delle scosse. […] Dunque, un problema di «cultura» della prevenzione che passa anche attraverso la razionalizzazione delle spese di costruzione degli edifici. […] Ma come si fa a tirare su una casa […] e non provvedere con una spesa […] tra il 5 e il 10% alla salvaguardia dell’edificio?” –> Leggi tutto

Altro anno altro stralcio: 1985.

L’Europeo – 5 ottobre 1985. Diamoci una mossa prima della scossa.

Lo stato deve provvedere subito a rafforzare i suoi edifici: gli ospedali, le scuole, le prefetture, le sedi delle forze dell’ordine. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica […], non ha dubbi: “Ci sono in Italia sette zone dove un evento sismico […] è ormai diventato altamente probabile. Non sappiamo quando avverrà: se fra un anno, fra cinque o fra venti. E nessuno può dirlo. […] Non sarà  mai violento come quello del Messico. Ma sappiamo che ci sarà. Dove? Cinque delle zone a rischio sono nella penisola: la Garfagnana, il Forlivese, la Marsica [comprendente trentasette comuni della provincia dell’Aquila; n.d.r], il Cosentino e la Sila. […] [Leggi tutto]

Il titolo dell’articolo è emblematico, come d’altronde le sue prime righe. L’articolo alla fine riporta dati sul forecasting a lungo termine e anche le “istruzioni” pratiche del responsabile della Protezione Civile di allora, Zamberletti, alla popolazione su come comportarsi in caso di terremoto.

Una curiosità: nel 1988 in relazione al terremoto dell’Armenia scoppia la solita bufera sulla previsione dei terremoti. Lo strumento in quel caso misurava l’elettricità. Le accuse alla comunità scientifica sempre le stesse e il comportamento dei media sempre lo stesso, come oggi. Nessuno, allora come oggi, si preoccupava di ascoltare invece le pillole di PREVENZIONE che la comunità scientifica consegnava annualmente alla politica.

Che poi in Italia non si possa parlare di previsione dei terremoti perché c’è il veto della comunità scientifica è una balla che è smentita dai convegni che già negli anni 80 si organizzavano sulla materia.

Saltiamo al 90.

La repubblica del 14 dicembre 1990. Dateci Subito 100 miliardi.

Basterebbero cinquantamila miliardi in dieci anni per rendere antisismiche le zone più a rischio della Sicilia. Il suggerimento avanzato più volte dal professor Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, è rimasto inascoltato. Anzi, da tre anni nella legge finanziaria è stata cancellata qualsiasi voce che faccia riferimento alla prevenzione dei terremoti. Lo stanziamento di trecento miliardi per interventi organici in assenza di emergenza, fatto inserire dall’allora ministro per la Protezione civile Zamberletti, è stato tagliato dalla finanziaria 87 e mai più riproposto. Ieri pomeriggio, dopo il nuovo sisma che ha sconvolto la provincia di Siracusa, […]. [Leggi tutto]

Altro salto. Dieci anni avanti.

La repubblica del 12 settembre 2000. Tutti sanno, nessuno si muove 1000 miliardi per salvare il Paese.

[…] In Italia, se ne vanno settemila miliardi l’ anno per tragedie dovute all’ incuria, all’ assenza di manutenzione. Dunque, investendo un decimo, prima del disastro, salveremmo il Paese … […]. E il paradosso è che siamo informatissimi sui rischi. Abbiamo mappe minuziose di ogni lembo di territorio dove può montare una piena, staccarsi una frana, tremare il suolo. Se va alla Protezione civile, le vede appese ai muri, immense. Mica ce le avrebbe trovate, vent’ anni fa. […]. La comunità scientifica ha lavorato sodo, come e meglio di Germania, Inghilterra, Svizzera… E poi? […] [Leggi tutto]