Archivio per ottobre, 2013

Mancano ormai solo 2 mesi alla scadenza dei contratti a tempo determinato presso INGV (e altri Enti di Ricerca), come vedete nell’impietoso conto alla rovescia in colonna sinistra.

Nel frattempo, il Ministro D’Alia (Funz. Pubb.) da una parte e il Ministro Carrozza (MIUR) dall’altra, hanno dato vita a due decreti, il DL 101 e il DL 104, che affrontano e tentano di risolvere, seppur parzialmente, il problema dei precari nella Pubblica Amministrazione e nella Ricerca, con particolare e giusta enfasi nel DL 104 sull’Ente più martoriato degli ultimi 5 anni: l’INGV.

I due DL sono in fase di conversione, fatti salvi sabotaggi brunettiani o ichiniani, entro il 1° Novembre (DL101) ed entro il 12 Novembre (DL 104). In particolare sul DL 104, Art. 24 (INGV), che già prevede la possibilità di assumere 200 unità di personale, è stata votata una modifica che consente la proroga dei precari INGV almeno fino a quando le immissioni in ruolo non saranno completate, ossia il 2018. Se non venisse convertito in legge il DL 104, sotto l’INGV si aprirebbe il baratro. Per tutti gli altri precari, il DL 101 prevede la proroga almeno al 2015.

Finalmente buone notizie, seppur con numeri che non rispecchiano la reale situazione di sofferenza presso l’INGV. Si potrebbe ottimisticamente dire, in stile Looney Tunes, “Thast’s all Folks!”: tutto qui, fine.

Ma non è così.

Primo campanello di allarme: abbiamo già spiegato che per volontà della maggioranza del CdA e su proposta del Direttore Generale INGV, tutti gli stabilizzandi (con una risibile eccezione) nel 2012 sono stati tolti dal Fondo Ordinario e spostati sui fondi esterni. In totale discontinuità con la precedente amministrazione che riconosceva, supportata peraltro dalle attuali leggi, lo status di “stabilizzando” ex Comma 519, Art. 1, Legge 296/2006 (Finanziaria 2007), trattandosi di personale coinvolto pesantemente in attività istituzionali dell’ente, compreso il monitoraggio sismico e vulcanico.

L’espulsione dai fondi ordinari espone i precari al rischio di “impossibilità di rinnovo per mancanza fondi” alla fine di ogni contratto. Inoltre questa manovra alimenterà un prevedibile ed ingiusto conflitto fra stabilizzandi e non stabilizzandi, non solo per la convivenza sugli stessi fondi, ma anche perché il numero dei precari INGV è ben superiore alle 200 unità che si prevede di assumere.

Secondo campanello d’allarme: il Ministro Carrozza, nella prima presentazione pubblica dell’articolo “salva-INGV”, ha dichiarato che serve a consentire l’immissione in ruolo dei precari INGV che da troppo tempo vivono una situazione assurda, autorizzando 210 assunzioni in 3 anni, diventate poi 200 in 5 anni. Un gioco al ribasso incomprensibile se si considera che i “precari storici” INGV sono circa 250. Incomprensibile anche perché i finanziamenti aggiuntivi sono minimi e comunque alimentano un circuito virtuoso fatto di ricercatori in grado di attrarre molti più fondi su progetti. Verrebbe da chiedere chi abbia fornito al Ministro il numero 200, prospettando una inutile guerra fra poveri. Anche il piano rinnovi (temporanei), siglato non più di un anno fa con i sindacati e avallato dal CdA, interessava 192 stabilizzandi e 55 t.d. con oltre 3 anni. Piangeremo a gennaio una cinquantina di desaparecidos? Probabile.

Terzo Campanello d’allarme: l’Art 24 del DL 104 non dice come si dovrebbero immettere in ruolo i precari INGV e si sa che nel momento delle decisioni difficili, chi deve prenderle tende un po’ a svicolare. Le ricette per farlo sono le più svariate, ma quelle a base di burocrazia e millantato merito sono le più efficaci.

E allora ci si chiede se sia giusto, opportuno e in linea con lo spirito dell’Art. 24 bandire 200 concorsi aperti a tutti. Non perché il confronto spaventi qualcuno, ma perché personale che ha oltre 15 anni di esperienza presso l’INGV, formato con soldi pubblici come tecnico o scienziato sul questioni di importanza nazionale, con diritto alla stabilizzazione in base al Comma 519 della Finanziaria 2007, personale che ha già sostenuto ed è idoneo a concorsi pubblici per posti a tempo indeterminato, ivi incluso uno del 2010, non va sottoposto a ulteriori prove, ma tutelato, difeso e consolidato.

Nasce il dubbio che la manovra concorsuale a copertura totale sia in parte un’operazione più digeribile all’esterno, ma soprattutto sollevi dall’imbarazzante responsabilità di decidere chi resta e chi no. D’altronde comunicare ad un vulcanologo con 15 anni di esperienza che non esistono più eruzioni, quindi non rientra nei “fortunati” 200, implica un discreto sangue freddo. E si sa, il coraggio uno se non ce l’ha non se lo può dare.

C’è poi la questione rinnovi. La manovra INGV è spalmata in 5 anni, e questo richiede la possibilità di rinnovare il personale che ne possa essere interessato. Noi, e questo potrebbe essere un problema comune ad altri EPR, temiamo di sentir dire che i fondi esterni non basteranno nel 2014 per prorogare tutti in attesa dell’espletamento delle “procedure”. Abbiamo chiesto un incontro urgente con l’amministrazione per analizzare insieme questi aspetti e capire l’entità, eventualmente, del problema. Il silenzio che ne è seguito testimonia che certe urgenze non sono condivise.

Sarebbe certo disarmante scoprire che, a fine anno, diverse decine di unità di personale non saranno prorogate, con la paradossale considerazione per cui “ti licenziamo, in attesa delle procedure di espletamento delle assunzioni di cui al DL 104”. E sarebbe infine poco convincente giustificarlo come razionalizzazione della spesa pubblica ed incremento dell’efficienza dell’INGV, frasi più adatte a slogan che altro. L’INGV è uno dei migliori istituti di geofisica al mondo: mandar via persone, vuol dire gettare al secchio (o regalare all’estero) personale altamente qualificato la cui formazione è costata milioni di euro ai cittadini italiani.

Un consiglio finale: chiedete per tempo ai vostri responsabili (aspettare che lo facciano spontaneamente potrebbe non bastare) se e su quali fondi verrete prorogati, in attesa di concorsi… o di altro.

L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Ci hanno insegnato a dimenticarlo.

A sentir parlare i parlamentari c’è da preoccuparsi ben oltre la crisi economica. Sembrano digiuni degli elementi principali della costituzione di una Democrazia Parlamentare quale quella Italiana.

Per nulla rassicurante sentirli parlare solo della sopravvivenza del governo e delle conseguenze dei problemi di Berlusconi sulla vita di … Berlusconi.

Sarebbe interessante e importante e probabilmente più rassicurante sentirli parlare della sopravvivenza dei provvedimenti, come Disegni di Legge e Decreti Legge, e magari dei miglioramenti che potrebbero esservi apportati.

E il malcapitato ascoltatore si fa così l’idea che se il Governo dovesse cadere il Parlamento, per regola, debba cadere con lui, non possa quindi più fare il suo dovere di occuparsi dei problemi dei molti e non perennemente di quelli di uno.

E allora dopo aver studiato Terremoti, Vulcani e quant’altro, dopo aver studiato leggi e decreti e norme varie eccoci qui a spiegare a chiunque  sia interessato la … Costituzione Italiana.

Punto 1: quando il Governo non ha più la fiducia della maggioranza del Parlamento, cade. Ma le Camere restano operative con pieni poteri. Questo lo sanno tutti … forse. Il Capo dello stato non è costretto a sciogliere le Camere che possono continuare a fare il loro dovere e che, in un Paese retto da Politici che lavorano per il popolo e non per la loro poltrona, possono fare tutto quello che facevano prima. Il Governo è dimissionario e opera per l’ordinaria amministrazione e poi cede il passo al nuovo.

Fin qui …

Punto 2: Esercizio delle principali funzioni parlamentari durante il periodo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere

Cosa succede se il Presidente Napolitano in assenza di una qualunque nuova maggioranza fosse costretto a sciogliere anche le Camere e a fissare la data di nuove elezioni?

Tutti sembrano convinti che il Parlamento non possa più fare nulla e che per cause di forza maggiore tutti i provvedimenti in fase di analisi, come i DL in via di conversione in Legge, siano immancabilmente destinati a svanire nel nulla, a decadere.

NON E’ COSI’.

Articolo 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Un altro Articolo è molto interessante

Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Riassumendo:

Se Cade il Governo i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge lo stesso perché le Camere sono attive

Se Cade il Governo e il Presidente scioglie le Camere i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge perché le Camere, in regime di proroga per almeno 65 giorni fino a massimo 90 (elezioni incluse) hanno pieni poteri salvo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Infine una nota per i dirigenti amministrativi interessati dai DL 101 e 104: l’Art. 77 comma 4 dice addirittura che anche qualora siano nati rapporti giuridici sulla base di DL NON convertiti le Camere anche sciolte possono regolarli con legge.

Il destino di molti Italiani e in particolare di molti precari fra gli Italiani (e fra questi il nostro) è legato ai Decreti Legge in esame prima della Crisi di Governo: NON ESISTONO IMPEDIMENTI COSTITUZIONALI per la conversione in Legge, anzi la Costituzione ci tutela.

Se questo non avverrà sarà per una precisa e sciagurata scelta dei parlamentari e non per cause di forza maggiore.