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E’ una leggenda urbana quella secondo cui solo i lavoratori italiani anacronisticamente ambiscono al posto a Tempo Indeterminato (in inglese “Permanent Position”). Ed è una leggenda urbana il fatto che i ricercatori in particolare, nel resto del mondo, quasi aborriscano una permanent position: ricorderete l’ex Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta che ci definì “Capitani di Ventura” per giustificare il veto, tutto politico e mai normativo, sulle stabilizzazioni.

Al di là della mia esperienza diretta derivata dai tanti pluriennali contatti con ricercatori all’estero, mi ha colpito l’episodio 20 della sesta serie di The Big Bang Theory (da cui il titolo del post), una serie TV di grandissimo successo sia in America che in Italia.

I personaggi principali di questa serie, per chi non la conosce, sono quattro ricercatori del California Institute of Technology di Pasadena (più noto come Caltech) molto nerd e molto bravi, permanentemente impegnati a cercare fondi per le proprie ricerche e per i propri stipendi, oltre che a vivere le loro vite di appassionati di ricerca scientifica, fumetti, film e … serie TV.

L’episodio in questione si intitola “La turbolenza del ruolo” in inglese “The Tenure Turbulence”. “Tenure” viene da “Tenure Track“, una versione più dignitosa del nostro concorso per un posto a tempo indeterminato. Sebbene in modo caricaturale per ragioni di sit-com i quattro, pur molto dotati e con un Curriculum Vitae nutrito di esperienze e pubblicazioni, nel momento in cui il Caltech apre una chiamata per la Tenure Track si scatenano in un patetico tentativo di accattivarsi le grazie della commissione che dovrà decidere della loro collocazione nel percorso (track) verso la tenure cioè fra quelli che ambiscono al posto a tempo indeterminato.

Ambiscono, appunto. Perché quel passaggio da “Tempo Determinato” a “Tempo Indeterminato”, oggi in Italia tanto ridicolizzato spesso da chi una posizione permanente pluri-garantita già ce l’ha, porta con sé intanto il coronamento di uno sforzo di anni fatti comunque di incertezze (e in Italia di sfruttamento) e poi soprattutto rappresenta un nuovo inizio, la possibilità di costruire qualcosa che non sarà smontato il giorno dopo. Questo in Italia come in America. Ho usato l’episodio di una famosa sit-com americana come esempio indipendente perché se non altro dà la sensazione di quanto anche all’estero sia considerato normale, non retrò, cercare delle solide basi per una progettualità futura.

Alla fine ovviamente i personaggi riescono solo a mettersi in imbarazzo ma, dato che siamo in America e loro sono molto bravi, la commissione li posiziona comunque al top della graduatoria da cui saranno pescati, previa verifica finale, i nuovi tempi indeterminati.

E ora veniamo all’INGV. Dopo 16 anni di precariato e 7 di dura lotta per l’Ente in cui lavoro, per la Ricerca in generale e per il mio posto di lavoro e il diritto ad essere assunto, acquisito nel 2006 e mai rispettato,  … il 31/12/2014 il mio contratto a T.D. è stato convertito in T.I grazie all’aumento di dotazione organica di 200 unità dato all’INGV dalla Legge 128/2013, voluta dall’ex Ministro della Pubblica Istruzione e della Ricerca Maria Chiara Carrozza. Sono uno dei primi 52 neo-assunti.

Purtroppo i 200 posti, pur essendo il massimo che l’ex Ministro è riuscita ad ottenere, non coprono comunque tutto il precariato ultra-quinquennale dell’Ente. Questo per colpa di una politica sorda che non ha voluto aumentare la dotazione organica dell’Ente anni fa, quando era il momento di farlo, lasciando che la situazione del precariato INGV arrivasse a un punto di non ritorno.

Per anni ho testimoniato, insieme ai miei colleghi, a volte con rabbia, la situazione paradossale della Ricerca in Italia e della condizione dei precari degli Enti Pubblici di Ricerca e in particolare dell’INGV. Oggi finalmente mi trovo a testimoniare cosa significhi essere passato a tempo indeterminato.

Posso dire che abbiamo sempre avuto ragione quando urlavamo nelle piazze o parlavamo in TV o coi giornalisti, che avere un contratto a tempo indeterminato fa una gran differenza dentro, nel modo di progettare non solo il futuro come persone, ma anche il futuro lavorativo, le direzioni della propria ricerca, gli obiettivi. Si vive in modo diverso anche il servizio di monitoraggio h24 o la reperibilità per il pronto intervento. Alla passione che ci ha dato forza in questi anni si affianca una certa maggiore serenità.

Credo di poter dire che lo stato d’animo con cui lavoro oggi sia paragonabile, come energia, capacità di concentrazione e produttività, solo al periodo del PhD (il dottorato), quando realmente si inizia a sentirsi ricercatori. Ho sulle spalle sedici anni di precariato, ma gli ultimi 7, dal settembre 2008 anno d’inizio delle lotte per la sopravvivenza del posto di lavoro ma anche per la difesa della ricerca, sono stati particolarmente pesanti. Come dipendenti dell’INGV sono stati anche più pesanti che come ricercatori in generale. Eppure tutti abbiamo tenuto duro, portato avanti la produzione scientifica e le infrastrutture dell’Ente, nonostante anche le tante tempeste interne.

Per me questo lungo periodo era quasi culminato con la decisione di andare all’estero, cosa che alcuni colleghi hanno già fatto. L’assunzione è arrivata appena in tempo.

Quello che mi auguro adesso quindi è che il percorso dell’immissione in ruolo dei miei colleghi sia rapido e rispettoso del livello qualitativo che tutti noi abbiamo dato alla Ricerca geofisica italiana nel mondo col nostro lavoro e del servizio prestato all’INGV e quindi al Paese, avendo già dimostrato sul campo le qualità necessarie all’assunzione.

Credo che il passaggio a tempo indeterminato dei precari dell’INGV aumenterà molto le potenzialità di un Ente che già è all’avanguardia nel suo campo e di sicuro cambierà molto e in meglio il modo di lavorare e l’aria che si respira qui dentro che, come del resto in gran parte del mondo del lavoro italiano, si è fatta nel tempo davvero pesante.

Raffaele Di Stefano

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Una necessaria premessa

Prima di entrare nell’argomento del presente post, vogliamo ricordarvi che più di una volta su questo Blog abbiamo sottolineato come fosse chiara la linea dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni: far pagare, con l’espulsione, ai precari dalla Pubblica Amministrazione anni di mala-gestione delle risorse finanziarie da parte dei politici e dei loro prezzolati dirigenti.

L’aspetto dell’espulsione dei precari dalla Pubblica Amministrazione per l’INGV è stato sempre piuttosto evidente quanto pressante perché a differenza di tanti altri Enti Pubblici l’INGV non ha mai potuto sanare nemmeno il suo precariato storico (fatte salve poche unità) a causa della inesistente  e per giunta tagliata Dotazione Organica. In 5 anni di dure lotte ne abbiamo imparate di cose su dove vanno a parare certi provvedimenti e certi “rinvii”.

Per questo siamo molto affezionati all’intervento operativo del Ministro Carrozza sull’INGV col DL 104, attualmente in fase di conversione.

Ma per i precari della Pubblica Amministrazione il problema è la versione definitiva del DL 101.

La polpetta avvelenata

Il DL 101 del Ministro D’Alia, ora convertito in legge, si proponeva di sanare in parte (solo in parte) la situazione dei precari assumendo sulle risorse disponibili una parte della forza lavoro tramite concorsi da espletare fino al 2015. Per dare la possibilità ai precari di partecipare ai concorsi era prevista una proroga fino al 2016 dei contratti e parimenti delle graduatorie vigenti di idonei.

Un vero genio ha però pensato bene di introdurre un emendamento, la polpetta avvelenata, che limita la possibilità di proroga (non di assunzione che va su concorso, ma di prosecuzione a termine dei contratti) al numero di posti vacanti in dotazione organica . Sembra una differenza da poco ma noi che di dotazione organica ce ne intendiamo possiamo spiegarvi cosa vuol dire in due parole: all’INGV, in assenza della deroga di cui al DL 104, TUTTI i precari sarebbero stati licenziati in tronco! Perché l’INGV non ha dotazione organica libera. Altri EPR come l’ISFOL per esempio, in assenza di una deroga, se la vedrebbero brutta.

Una “pezza” è stata messa da qualche più avveduto politico con un emendamento che restringe, si fa per dire, il danno ai precari pagati su fondi ordinari, facendo salvi per un po’ quelli pagati su fondi di progetti esterni. Di più non è stato possibile fare sul 101 che adesso è legge.

Unica deroga a questo massacro: gli Enti locali. Tanto per cambiare. La più grande vittima di questo massacro: gli EPR. Tanto per cambiare.

L’emendamento-polpetta peraltro dimostra una crassa ignoranza del funzionamento degli EPR: molti precari negli Enti di Ricerca sono pagati su fondi di progetti Europei o privati e NON si può andare a dire a un progetto Europeo che per squallida burocrazia italiota l’Ente non può più lavorare al progetto in corso perché non può amministrativamente prorogare contratti che peralto non è l’Italia che paga. Da cui la “pezza”.

Dunque: circa 190.000 precari stanno per essere messi per strada di punto in bianco. Moltissimi negli EPR.

L’ipocrisia

Ichino, che con un lungo intervento ci porta a pensare che sia lui l’ispiratore della polpetta, ha spiegato che non li possiamo tenere [i precari], quindi meglio dirglielo subito e poi andranno a lavorare nel privato. Su quest’ultimo punto è stata fatta già un’ottima analisi.

Caro Ichino, ispiratore del più demagogico e televisivo Brunetta, i precari sono ciò che tiene in piedi la P.A. NONOSTANTE gli anni di clientelismo politico che hanno permesso che arrivassero ai posti di dirigenza persone spesso non meritorie e incapaci di rendere la P.A. competitiva. Ancora una volta voi e i vostri simili, manipolando i dati, scaricate sui più deboli, i lavoratori con contratto a termine, responsabilità che non hanno, lasciando al loro posto persone che continueranno a fare danni.

Per mettere un freno a questi incapaci dirigenti, tanto potenti quanto de-responsabilizzati, voi ancora una volta inserite norme su norme che non affrontano mai il problema in modo scientifico ma demagogico.

Ancora una volta si parla di risparmio ma non saranno i miseri stipendi dei precari a risollevare le sorti di una P.A. il cui difetto è l’incapacità dirigenziale di progettare, proiettare, analizzare e produrre cambiamento.

Ancora una volta non si presenta una soluzione come risultato di una analisi scientifica di un problema.

Cosa farebbe un politico serio

1) sanerebbe il precariato storico che non solo non ha colpa di come sta messa la P.A. ma anzi ne è l’asse portante senza il quale tanto vale eliminarla la P.A.

2) sfrutterebbe l’esistenza di una così folta schiera di lavoratori capaci, solo in parte giovani gli altri sono mediamente 40enni, per farli subentrare alla vecchia guardia sia operativa che dirigenziale, tramite turn-over (lett. avvicendamento).

3) eliminerebbe il ruolo permanente di “dirigente” e lo trasformerebbe in un ruolo a termine con possibilità di esercizio per soli due mandati e rinnovo del secondo mandato solo previa verifica dei risultati ottenuti, pagando il gettone di dirigenza solo per il periodo di effettivo esercizio del ruolo

4) farebbe una analisi scientifica dei rapporti costi/prodotti di ogni singolo segmento della P.A. e solo dopo andrebbe a verificare quali siano davvero le sacche di inefficienza e agirebbe solo su quelle, su base premiale

SOLO ed ESCLUSIVAMENTE DOPO TUTTO questo, inserirebbe, a regime, norme che non permettono di avere più precari di quanti se ne possano ragionevolmente assumere anno per anno in base al turn-over MA … proponendosi ogni anno di verificare quali segmenti della PA debbano essere potenziati tramite la possibilità di assumere più personale.

Questo sarebbe un vero politico e non uno squallido quanto poco preparato demagogo.

Alla fine una sola cosa è chiara: per fare politica seria è necessario avere, almeno in parte, lo stesso approccio ai problemi che abbiamo noi ricercatori: un approccio scientifico analitico. Perché l’alternativa, non averlo, vuol dire solo NON voler risolvere i problemi ma assicurarsi un altro mandato in Parlamento o in qualche Ente locale.

L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Ci hanno insegnato a dimenticarlo.

A sentir parlare i parlamentari c’è da preoccuparsi ben oltre la crisi economica. Sembrano digiuni degli elementi principali della costituzione di una Democrazia Parlamentare quale quella Italiana.

Per nulla rassicurante sentirli parlare solo della sopravvivenza del governo e delle conseguenze dei problemi di Berlusconi sulla vita di … Berlusconi.

Sarebbe interessante e importante e probabilmente più rassicurante sentirli parlare della sopravvivenza dei provvedimenti, come Disegni di Legge e Decreti Legge, e magari dei miglioramenti che potrebbero esservi apportati.

E il malcapitato ascoltatore si fa così l’idea che se il Governo dovesse cadere il Parlamento, per regola, debba cadere con lui, non possa quindi più fare il suo dovere di occuparsi dei problemi dei molti e non perennemente di quelli di uno.

E allora dopo aver studiato Terremoti, Vulcani e quant’altro, dopo aver studiato leggi e decreti e norme varie eccoci qui a spiegare a chiunque  sia interessato la … Costituzione Italiana.

Punto 1: quando il Governo non ha più la fiducia della maggioranza del Parlamento, cade. Ma le Camere restano operative con pieni poteri. Questo lo sanno tutti … forse. Il Capo dello stato non è costretto a sciogliere le Camere che possono continuare a fare il loro dovere e che, in un Paese retto da Politici che lavorano per il popolo e non per la loro poltrona, possono fare tutto quello che facevano prima. Il Governo è dimissionario e opera per l’ordinaria amministrazione e poi cede il passo al nuovo.

Fin qui …

Punto 2: Esercizio delle principali funzioni parlamentari durante il periodo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere

Cosa succede se il Presidente Napolitano in assenza di una qualunque nuova maggioranza fosse costretto a sciogliere anche le Camere e a fissare la data di nuove elezioni?

Tutti sembrano convinti che il Parlamento non possa più fare nulla e che per cause di forza maggiore tutti i provvedimenti in fase di analisi, come i DL in via di conversione in Legge, siano immancabilmente destinati a svanire nel nulla, a decadere.

NON E’ COSI’.

Articolo 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Un altro Articolo è molto interessante

Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Riassumendo:

Se Cade il Governo i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge lo stesso perché le Camere sono attive

Se Cade il Governo e il Presidente scioglie le Camere i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge perché le Camere, in regime di proroga per almeno 65 giorni fino a massimo 90 (elezioni incluse) hanno pieni poteri salvo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Infine una nota per i dirigenti amministrativi interessati dai DL 101 e 104: l’Art. 77 comma 4 dice addirittura che anche qualora siano nati rapporti giuridici sulla base di DL NON convertiti le Camere anche sciolte possono regolarli con legge.

Il destino di molti Italiani e in particolare di molti precari fra gli Italiani (e fra questi il nostro) è legato ai Decreti Legge in esame prima della Crisi di Governo: NON ESISTONO IMPEDIMENTI COSTITUZIONALI per la conversione in Legge, anzi la Costituzione ci tutela.

Se questo non avverrà sarà per una precisa e sciagurata scelta dei parlamentari e non per cause di forza maggiore.

Il 12 Settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 104Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca“. Questo decreto è finalmente un passo positivo avanti per il comparto gestito dal MIUR, dopo anni di inutili e dannosi stenti imposti dai precedenti governi. Il DL contiene un provvedimento, Art. 24, che riconosce la situazione annosa dei precari INGV e vi dà soluzione, sebbene spalmata su tempi preoccupantemente lunghi.

Il 31 Agosto era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 101Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni” che, all’Art. 4, reca disposizioni per una parziale soluzione del problema precariato: una tornata concorsuale limitata alle risorse del Turn-Over (pensionamenti) 2013-2015 per selezionare, fra i precari, quelli da tenere a tempo indeterminato, chiudendo le porte ovviamente a tutti gli altri (inibisce, d’ora in avanti, il proliferare di contratti a tempo determinato e la possibilità di prorogare gli altri). Una soluzione parziale, quindi, ma che dà una possibilità a parte dei precari di vedere finire questo ingiusto e dannoso stillicidio.

I Decreti Legge emanati dal Governo sono immediatamente operativi, visto il carattere di urgenza con cui lo strumento è stato pensato, ma la Costituzione democratica vuole che un provvedimento unilaterale del Governo sia comunque elaborato dalle Camere e convertito in legge entro DUE mesi, pena la decadenza.

Molti penseranno che finalmente il più sia fatto e che, come spesso in passato, il DL sarà sicuramente convertito in legge, come accadde per la famigerata Legge 133/2008 (già DL 112/2008) del Governo Berlusconi/Tremonti/Brunetta che ha sconquassato la Pubblica Amministrazione in generale e la scuola e la ricerca in particolare propagando i danni fino a oggi.

E invece in questo caso no.

I diversamente onorevoli Lanzillotta e Ichino (Scelta Civica) della Commissione Lavoro del Senato, non stanchi di sparare sui lavoratori più deboli senza però mai dare una sistemata a quei dirigenti incapaci figli dello spoil system, hanno definito l’operazione precari del DL 101 “una sanatoria”.

Delle due l’una: o non hanno letto il provvedimento e quindi non sanno che si parla di concorsi (riservati ai precari in servizio, solo per la metà), per giunta sulle esigue risorse assunzionali 2013-2015, oppure non lo hanno capito, suscitando dubbi sulla bontà con cui vengono spesi i soldi pubblici per i loro stipendi da parlamentari. Se la prendono anche con le proroghe fino al 2015 per chi ha diritto a partecipare al concorso, proroga che permette semplicemente di farlo, quel concorso, senza ingrossare le file della disoccupazione. Forse dimenticano che proprio il Governo Monti ha dovuto fare una proroga, per giunta generalizzata, per i precari della Pubblica Amministrazione, per scongiurarne il collasso.

Eh già! A reggere in piedi quel poco che resta di degno delle nostre istituzioni c’è proprio un esercito di precari.

Non contento dell’operato dei colleghi di cui sopra, il parlamentare Giancarlo Galan (PDL, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera), spalleggiato dall’irriducibile Brunetta, ha sparato a zero sull’intero DL 104 presentato dal Ministro Maria Chiara Carrozza.

Ridicola è la motivazione: non si può, per Costituzione, abusare dello strumento del Decreto Legislativo.

Se non state ridendo è perché non ricordate di chi si parla: esponenti del governo record in quanto a DECRETI LEGGE e Fiducia. Un assurdo in termini, una ridicola follia.

E poi ci permettiamo di dire che dopo 5 anni di distruzione di massa del comparto Istruzione e Ricerca, e in particolare con una situazione dell’INGV critica quanto paradossale che ci vede di nuovo prossimi alle scadenze in 100 giorni, i provvedimenti del DL 104 SONO URGENTI.

Ricordiamo poi che ci sarà il passaggio parlamentare per la conversione dove le commissioni potranno agilmente  esperiamo decentemente emendare.

Allora ci chiediamo il perché di questo ennesimo attacco ai precari, all’Istruzione e alla Ricerca. Perché tutta questa squallida e pretestuosa ideologia ancora una volta?

Ci sorge il dubbio che questa sia una manovra per dilazionare nel tempo le attività parlamentari e rallentarle, con l’obiettivo di tenere sotto scacco il Governo, con una guerra fra bande consumata in Parlamento, ma a spese di persone come noi e come i precari della Pubblica Amministrazione (e i tanti lavoratori del privato e del pubblico) che questo Paese lo tengono in piedi dandogli dignità.

Le vuote critiche di cui sopra e le minacce di una crisi di Governo, proprio in questo momento, gettano nuove ombre sul nostro futuro.

Cominciamo a pensare che davvero all’INGV e all’intero Paese più che un Governo serva un bravo esorcista!

Padre Amorth si tenga pronto.

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http://video.repubblica.it/

Alla vigilia del terzo anniversario della tragedia dell’Aquila, i ricercatori dell’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) sono entrati in agitazione perché fine anno, oltre 200 di loro saranno licenziati. Sono gli stessi che nei giorni del sisma affrontarono la prima emergenza. E che oggi studiano come prevenire altri disastri. Il governo tace sulla loro sorte. Ernesto Manfrè ha sentito Raffaele Di Stefano, sismologo precario quarantenne, con anni di studio passati all’estero

Con l’affidamento dell’incarico per la costituzione di un nuovo governo a Mario Monti, si conclude la parabola del governo Berlusconi.

Del governo, ma non di quei politici che hanno grottescamente caratterizzato questi ultimi 3 anni.

Il Passato

Per noi quello che è giunto alla fine è stato il governo di Giulio Tremonti, di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta.

A nessuno dei tre abbiamo risparmiato asprissime critiche, nel merito dei provvedimenti da loro sbandierati e/o adottati. Abbiamo agito e reagito, sia in piazza che su questo Blog, alla loro propaganda e alle distruttive quanto inutili leggi che hanno imposto a suon di Decreti e di Fiducia, quando il loro potere di Ministri era all’apice. Abbiamo tentato col dialogo, ma ci è stata sbattuta la porta in faccia.

Ora che stanno cadendo e che l’Italia sta passando a una nuova fase nel periodo più nero degli ultimi decenni, pensiamo che sia giusto, da parte nostra, esprimere giudizi su quello che è stato e opinioni su quello che potrebbe essere, nella speranza che questo contribuisca in modo positivo alla maturazione del nostro Paese.

Abbiamo combattuto contro tutto e tutti (soprattutto contro l’indifferenza) per sostenere la Ricerca e la necessità che diventi il centro dello sviluppo del nostro Paese insieme alla Scuola; siamo stati chiamati, la Scuola Pubblica (non quella privata) più della Ricerca, a grossi sacrifici in termini di soldi e di precariato, nel nome dei proclami di Brunetta, di Tremonti e della Gelmini, che nel contempo negavano la crisi economica che era invece sotto gli occhi di tutti.

A causa loro noi tutti abbiamo sborsato e sborseremo molti soldi per inutili quanto inique finanziarie. E per cosa? Per regalare inutilmente i nostri pochi soldi a dei mercati (e a dei mercanti) impazziti, ritrovandoci oggi comunque con un Paese sull’orlo del baratro finanziario, con il mondo del lavoro sconquassato, una Scuola minata alla base e la Ricerca propagandisticamente usata per millantare credito.

Miliardi, che avrebbero potuto alimentare lo sviluppo, letteralmente BUTTATI dalla finestra per l’arrogante incapacità del governo ad affrontare la situazione.

Il Presente

Per questo, anche se purtroppo la situazione resta grave, riteniamo che sia già un’ottima cosa che il governo Berlusconi (che governa di fatto l’economia e la società italiana da 17 anni) se ne sia andato, qualunque cosa venga dopo.

Purché nell’andarsene si porti via Gelmini, Brunetta e Tremonti in primis e poi tutti quelli che nel toglierci ogni diritto e molti soldi hanno anche avuto l’ardire di prenderci in giro in questi lunghissimi ultimi 3 anni.

Ora speriamo che l’aver raggiunto il fondo spinga per una volta le persone a pretendere e i governanti a fare il meglio piuttosto che il “meno peggio”.

Il Futuro

Il prossimo presidente del consiglio sarà, se avrà la fiducia, Mario Monti, personaggio quantomeno credibile per i mercati finanziari e per l’Europa, alla guida di un governo che, comunque, avrà bisogno del sostegno dell’attuale  Parlamento, composto purtroppo dagli stessi figuri di prima.

Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell'”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …