Archivio per settembre, 2011

Come probabilmente già saprete se frequentate questo Blog, l’INGV conta poco più di 900 unità di personale su tutto il territorio nazionale, dislocate nelle varie sedi dalla Sicilia alla Lombardia. Di questi, oltre 731 unità sono Ricercatori, Tecnici o Tecnologi. A riprova del fatto che le giuste proporzioni fra personale di ricerca e amministrativo, per un Ente di Ricerca, sono rispettate.

Molte volte abbiamo sottolineato come di queste 900 unità solo 563 abbiano un contratto a tempo indeterminato mentre quasi 400 persone, sebbene lavorino all’INGV spesso da oltre 10 anni mandando avanti (piuttosto bene)  la “baracca” sia in tempi di pace che in tempi di crisi, sono tutt’ora precarie.

Il titolo del post, Immobilismo, deriva dal fatto che in tre anni la situazione non solo non è migliorata ma semmai è peggiorata.

Questo perché abbiamo avuto a che fare con un governo sordo e cieco ma sicuramente non muto, che ha fatto promesse su promesse ma non le ha mai mantenute. Questa è la nostra esperienza diretta.

Noi continuiamo a fare molto più del nostro dovere e al meglio, come sempre. Contemporaneamente cerchiamo di fare qualunque cosa sia in nostro potere per far capire al Paese e alle sue istituzioni quanto sia fondamentale la ricerca … e loro continuano a tenerci precari. Essenziali, ma precari.

In realtà qualcosa è cambiato in questi ultimi 3 anni. Siamo più incazzati. Forse anche perché abbiamo perso diversi colleghi. Alcuni, volenti o nolenti, hanno dovuto abbandonare l’Istituto; altri ancora hanno proprio abbandonato il Paese per andare in Istituti di ricerca all’estero dove, visti i curricula, sono stati ben felici di assumerli.

Allora, a costo di annoiarvi, siamo qui ad aggiornarvi sui nostri numeri. Sui numeri di coloro che ogni giorno fanno ricerca di base e monitoraggio del territorio in un Paese ad altissimo rischio sismico e vulcanico.

La Figura 1 dimostra che fra i precari INGV, il 94% è personale ricercatore o tecnico.
La Figura 2 invece dice che oltre la metà (il 54%) del personale precario è “stabilizzando”, ovvero è personale che, in base sia alla normativa europea in materia di lavoro flessibile che alle due finanziarie del governo Prodi che hanno recepito la direttiva Europea, DEVE essere assunto. Perché ha prestato servizio con contratto a tempo determinato presso l’Ente per un periodo decisamente troppo lungo anche per i parametri della flessibilità. La normativa è chiara. Ma il governo non la applica. Strano eh?

Infine la figura 3 è la più emblematica: entro il 2011, se i contratti in scadenza non saranno rinnovati al più presto, se ne andrà a casa il 34% del personale precario (126 persone); mentre entro il 2012 scadranno tutti i residui contratti precari, cioè il restante 61% (225 persone, inclusi gli scriventi). Cioè fra poco più di un anno l’INGV potrebbe collassare.

Noi, mentre speriamo che le cose cambino al più presto, non ce ne staremo con le mani in mano e faremo, a qualunque costo, valere i nostri diritti.

Al prossimo aggiornamento (che sarà a breve, dato che questi sono i dati di Aprile 2011).

Che ci crediate o no, le speranze di avere nuova occupazione e una crescita dell’economia non dipendono dall’imprenditoria ma dalla ricerca.

Perché anche l’imprenditoria per essere competitiva deve puntare sulla ricerca e sulla innovazione e non sulla riduzione del salario … che dopo aver raggiunto i livelli minimi porta direttamente ulteriore recessione economica … in cui infatti siamo caduti in pieno.

Recentemente su Repubblica è stato pubblicato un articolo che presenta il risultato di uno studio sulla ricerca, o meglio sulla comparazione fra investimenti e produttività della ricerca fra i principali paesi europei, inclusa l’Italia.

Negli ultimi 3 anni vi abbiamo aggiornato spesso sulla condizione pessima in cui versa il settore Ricerca e Sviluppo nel nostro Paese e vi abbiamo ricordato più volte come questo sia la cartina tornasole di quanto un Paese investe sul proprio futuro e sulla possibilità di uscire da una crisi economica rafforzato e non devastato. Forse non ci avete creduto, ma i tempi sembrano cambiare (d’altronde stiamo toccando il fondo da un po’) e quindi noi, pieni di speranza, vi aggiorniamo per punti dopo aver letto la versione “in stampa” del lavoro di cui sopra.

• La produttività della ricerca in Italia cresce fra il 1980 e il 2007 con una velocità superiore a quella di altre nazioni Europee, esclusa la Spagna.
• Dopo il 2007 c’è un crollo
• L’Italia è rimasta indietro sul piano delle collaborazioni scientifiche. Era seconda negli anni ’80 ed è penultima dal 2003. Sta perdendo la connessione con il fronte della ricerca mondiale (NB: vi ricordiamo che Tremonti ha recentemente sciolto Enti Pubblici di Ricerca che vantavano decine e decine di collaborazioni internazionali peraltro foriere di soldi … per dire quanto capisce di economia
• Il numero di ricercatori nella ricerca pubblica e nell’alta formazione è drammaticamente basso (n.d.r.: parole esatte degli autori dell’articolo): dagli anni ’90 in poi è il più basso d’Europa. La Spagna ha avuto una crescita esponenziale e recentemente ha doppiato l’Italia (1.75 contro 0.75 ricercatori in termini di tempo pieno equivalente ogni 1000 abitanti)
• Lo stesso drammatico scenario esiste per il personale totale e le spese totali in Ricerca e Sviluppo: l’Italia spende meno di qualunque altra nazione europea ad eccezione della Spagna che però ha un incremento annuo di investimenti molto maggiore e che per questo ormai ci ha superati. Gli investimenti totali sono MINORI dell’1% del PIL. Gli investimenti pubblici stagnano a un misero 0.4% (n.d.r.: eravamo rimasti allo 0.7 del 2005). Quelli privati a un misero 0.6%. La crescita annuale è prossima allo ZERO e gli investimenti privati restano tanto bassi da non compensare.
• Nonostante il livello di fondi sia drammaticamente basso, nelle ultime decine di anni la scienza italiana è riuscita ad accrescere le sue performance e a conservarle a livelli molto alti … l’Italia è infatti la più produttiva in termini di numero di pubblicazioni per ricercatore (n.d.r.: lavoriamo molto) … ma ora, aggiungiamo noi, il sistema della ricerca non ce la fa più! Troppe batoste in troppo poco tempo.

Infine, gli autori dell’articolo sottolineano come nonostante l’elevato numero di pubblicazioni, l’impatto di queste pubblicazioni sul mondo scientifico internazionale non sia fra i più alti. Loro lo attribuiscono alla eterogeneità dei ricercatori e all’incapacità del sistema di attuare una selezione realmente meritocratica.
Forse. Sulla questione della meritocrazia torniamo in un prossimo post, perché gli ultimi 3 anni di idiozie brunettiane e di italico qualunquismo hanno confuso parecchio le idee.
Ma intanto ci preme sottolineare come negli ultimi anni abbiamo visto molti di noi andarsene all’estero, dove fanno pubblicazioni molto citate peraltro, e dove non serve un concorso per assumere persone valide.
E ci preme anche sottolinenare come abbiamo visto ridurre i fondi, tagliare Enti Pubblici di Ricerca … e quindi ridurre le collaborazioni con l’estero.
Non solo, ma spesso l’impatto di una pubblicazione è deciso proprio dalla floridità del settore nel paese di origine. Se gli USA investono molto e pubblicano molto i ricercatori degli USA citano molto altri ricercatori degli USA. Altrimenti sono costretti a citare altri ricercatori di altri Paesi …
Conclusione: l’articolo dimostra come negli ultimi anni si è fatto cassa distruggendo piano-piano l’impalcatura su cui fonda la ricerca, smantellando istituti di ricerca e rendendo sempre più difficile il raggiungimento di traguardi importanti.

Se volete sapere in che modo si può fare cassa senza distruggere quel che resta di buono in questo Paese, investendo in Ricerca e Sviluppo e quindi nel vostro futuro anche lavorativo, chiedete a noi, che di idee ne abbiamo a tonnellate: esiste un campo della ricerca per ogni campo della vita economica e sociale di questo Paese.

Fonti:
Articolo di Repubblica.it
Articolo Scientifico: Daraio, C., Moed, H.F., Is Italian science declining? Res. Policy (2011), doi:10.1016/j.respol.2011.06.013 [solo gli abbonati possono scaricarlo ed essendo coperto da Copyright non possiamo mettere on line il PDF]

6 Settembre 2011, Sciopero Generale

Pubblicato: settembre 7, 2011 da emgi in mobilitazione

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(Roma)