Quanti siamo e perché

Il contenuto di questa pagina è stato ispirato dal commento/domanda di un lettore del Blog e aiuta a comprendere perché un Paese ad alta pericolosità sismica e cuore vulcanico dell’Europa abbia bisogno di un numero di persone sufficiente a gestirne il monitoraggio e tutte le altre attività, ma anche il modo in cui i precari INGV contribuiscono a rendere il nostro Ente all’avanguardia nella ricerca geofisica mondiale.

La domanda del lettore: Sono molto soddisfatto della pagina relativa alla lista degli eventi sismici, forse sarebbe opportuno fare conoscere i risultati ottenuti da un team 1000 persone per motivare una assunzione a tempo indeterminato …

Quanti siamo e perché

La pagina web dell’INGV e i nuovi canali Twitter, YouTube e WordPress a cui milioni di persone all’anno accedono per avere informazioni sui terremoti che si sono verificati nella loro zona e in tutto il territorio, è solo l’interfaccia al pubblico di un enorme lavoro tecnico e scientifico svolto dal personale (precario e non) dell’Ente:

  • il lavoro di chi ha costruito e tiene in funzione una intera infrastruttura informatica di gestione dei dati sismici.
  • il lavoro del personale della sala di monitoraggio che, 24 ore su 24, localizza i terremoti, li inserisce nel database e mantiene le comunicazioni con la Protezione Civile;
  • il lavoro di chi gestisce fisicamente la rete sismica nazionale fatta da oltre 300 stazioni (trovare i siti idonei tramite una analisi scientifica, fare gli accordi e risolvere le questioni burocratiche con i comuni o i privati, installare fisicamente le stazioni sismiche e quelle GPS e poi occuparsi della loro continua manutenzione perché restino efficienti;
  • il lavoro dei tecnici e degli informatici che garantiscono l’afflusso dei dati dalle stazioni attraverso i vari vettori (satellite, internet, umts,…) verso la sala di monitoraggio di Roma e verso le sale di backup sul territorio.

Dietro al funzionamento della sala sismica ci sono anni di ricerche condivise con la comunità internazionale e trasformate in “oggetti” utili al monitoraggio (dai modelli di velocità delle onde sismiche alle cosiddette “mappe dello scuotimento”, in tempo quasi reale, calcolo delle geometrie di rottura,…). Questi sono strumenti che la politica può trasformare in regole e leggi per tutelare i beni architettonici del nostro paese e la vita dei suoi cittadini. E c’è ancora una mansione che richiede la presenza di personale qualificato: la Rete di Pronto Intervento che entra in azione immediatamente dopo un forte terremoto per implementare gli strumenti di osservazione sulle sequenze sismiche. E’ una rete coordinata su tutto il territorio che investe quindi tutte le nostre Sedi da Milano fino alla Sicilia. Questo lavoro, solo apparentemente “tardivo”, ha un’importanza capitale per conoscenze scientifiche sull’evoluzione delle sequenze di terremoti soprattutto in un Paese che ha molte zone sismiche e non tutte uguali come comportamento.

Tutto ciò si traduce in anni di ricerca e sviluppo di teorie, programmi informatici e tecnologie, ed è solo una parte di quello che facciamo intorno ai terremoti.

C’è un secondo argomento rilevante che è quello del Rischio Vulcanico il cui studio richiede competenze e personale aggiuntivo, in particolare per la presenza di alcuni fra i più importanti e pericolosi centri eruttivi attivi del mondo, il Vesuvio e i Campi Flegrei, seguiti dagli altri come lo Stromboli, l’Etna.

Oltre alla sala sismica sono, infatti, attive altre due sale operative di sorveglianza: l’Osservatorio Etneo (Sezione di Catania) e l’Osservatorio Vesuviano (Sezione di Napoli) che, fondato nel 1845 sulle pendici del Vesuvio, è il primo osservatorio vulcanologico al mondo. Parallelamente all’attività di ricerca ordinaria, gli Osservatori, insieme ad altre strutture dell’Ente, ed in particolare la Sezione di Palermo, hanno il compito, di monitorare lo stato di attività e la dinamica dei vulcani attivi (Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Stromboli, Vulcano, Etna e Pantelleria) e contribuiscono alla definizione della pericolosità vulcanica associata. Le reti di monitoraggio (operanti sempre con turni e reperibilità di 24 ore su 24 per 7 giorni su 7) sono tra le  più avanzate a livello mondiale, e vi  si utilizzano tutte le metodologie e le tecnologie disponibili nei settori della sismologia, della vulcanologia, della geochimica e della geodesia.

L’INGV gestisce inoltre una delle più importanti reti GPS d’Europa: la RING (Rete Integrata Nazionale GPS). Poi ci sono le collaborazioni internazionali, i progetti finalizzati a costruire le future infrastrutture integrate di monitoraggio e scambio dati a livello europeo e mondiale, gli studi sugli Tsunami e le analisi delle immagini SAR, studi in cui andiamo forte e stiamo dando contributi importanti che hanno/avranno ricadute sulla prevenzione del rischio.

Sotto e a fianco a tutto questo (la gestione delle Reti) c’è un continuo lavoro di ricerca in diversi ambiti della Geofisica. E il nostro Ente ha dimostrato una eccellenza scientifica che lo colloca primo in Europa e tra i primi dieci al Mondo (fonte http://sciencewatch.com/inter/ins/08/08jul-INGV/), per qualità e numero della produzione scientifica. In particolare l’INGV è classificato nel 2005 al 1° postoper pubblicazioni scientifiche tra le istituzioni scientifiche mondiali che si occupano di vulcanologia ed al 4° postoper la sismologia. Nei primi mesi del 2008 l’INGV è stato il centro di ricerca che ha registrato il maggiore incremento percentuale nel numero totale di citazioni relative a pubblicazioni nel campo della geofisica.

Gli Enti Pubblici di Ricerca, infine, proprio per la loro eccellenza sono fra le poche istituzioni italiane in grado di attrarre fondi provenienti dalla Comunità Europea e dal resto del Mondo.

Infine l’INGV da anni svolge un’importante attività di didattica e divulgazione scientifica diretta ai bambini e agli insegnanti. Con questa attività, che è una voce essenziale della missione scritta nello statuto dell’Ente,  i dipendenti dell’INGV contribuiscono a costruire la consapevolezza dei cittadini del futuro.

Il contributo dei quasi 400 precari dell’INGV a tutte le attività sopra descritte è determinante. I dipendenti a tempo determinato rappresentano infatti percentuali, nelle singole attività, che oscillano fra il 30% e il 90%. Questo significa che alcuni settori di ricerca e monitoraggio sono retti quasi esclusivamente da personale precario.

I quasi 400 precari dell’INGV (di cui circa 190 con diritto all’assunzione dal 2007, circa 90  a tempo determinato da oltre 5 anni e circa 60 assegnisti di ricerca oltre ad altre forme contrattuali para-subordinate) sono parte integrante sia della ricerca di base sia di tutte le attività di servizio.

Nota Importante: quanto descritto da “A Dicembre 2012” fino alla fine era la situazione drammatica del 2012 che è costata a tutti noi molta fatica, molto stress e tanta rabbia. Resta in calce a questa pagine per conservare una memoria storica, così poco cara a questo Paese. Per la situazione attuale dovete leggere i post più recenti, a valle dei rinnovi in extremis del 2012 e del 2013, dei colleghi che sono andati in posti di lavori all’estero che hanno subito riconosciuto la loro preparazione senza troppi giri di politica e burocrazia, e delle nuove norme messe in campo dal Ministro Maria Chiara Carrozza.

A Dicembre 2012 scadono quasi tutti i nostri contratti e ci è stata preclusa la possibilità delle proroghe.

Il 18 Luglio 2012 l’Amministrazione INGV, avendo riconosciuto per iscritto che la presenza di almeno 245 unità di questo personale precario sono indispensabili al corretto funzionamento dell’Ente, ha sottoscritto un Accordo Decentrato di Ente.

A Settembre 2012, contro ogni norma di legge e anche contro le regole del buonsenso e della buona gestione della cosa pubblica, la medesima Amministrazione, su forte pressione del nuovo Direttore Generale, ha “sospeso” unilateralmente l’Accordo avviando l’INGV a una rapida situazione di Paralisi.

commenti
  1. Filippo G. Urbon ha detto:

    Quel riferimento alla Costituzione della Repubblica in alto a destra … L’affermazione non era vera nemmeno quando l’hanno scritta, poiché quando una cosa è tecnicamente irrinunciabile, ovvia e assiomatica, non c’è bisogno di scriverla; si fa e basta. Un po’ come la frode del “Diritto al Lavoro”: il Lavoro chiaramente non è un Diritto, ma una Necessità vitale, cosa ovvia, assiomatica, irrinunciabile; in quanto tale, lo Stato, come organizzazione dei cittadini, deve garantire a tutti in egual misura la sua accessibilità, principio che fa parte della Carta dei Diritti umani cui ogni Statuto deve conformarsi. Del resto, che la Costituzione italiana sia una puttanata, una frode da sostituire quanto prima con qualcosa di serio, è pure chiaro già solo se si pensa che vi si sbandierano certe idee di libertà religiosa e di laicità ma poi si vincola lo Stato, ossia l’assemblea di tutti i cittadini, alla Chiesa cattolica mediante un Concordato. Oppure, dopo che la Monarchia è stata abolita, vi si definisce un Presidente senza poteri o funzioni diverse dalle pompose e retoriche enunciazioni papaline ma che per queste cose pompose e inutili succhia un’enormità di risorse come fosse un Re. Oppure vi si fa passare una plateale Partitocrazia clericale, mafiosa e clientelare per Democrazia … Per il resto, 13 anni di attività sindacale mi hanno mostrato che gli Accordi sono solo scritture temporanee che valgono quasi sempre finché la parte più forte non li trova sconvenienti, dopodiché si smentiscono, si ricontrattano in peggio sempre con la “mediazione” dell’Apparato sindacale, e così via. Perché stupirsi, perfino dopo Wounded Knee?! Non a caso si chiamano rapporti di Forza! E’ stato detto che “Non sono i Popoli che devono aver paura dei Governi, ma i Governi che devono aver paura dei Popoli” e mi sembra che la Rivoluzione americana e quella francese, le uniche cui attribuisco un senso nella Storia dopo Mosè, lo abbiano dimostrato chiaramente. Il resto sono divagazioni. In conclusione, quel riferimento alla Costituzione, ancorché statutario, potete toglierlo dalla copertina; è un inganno, un falso ideologico smascherato da 64 anni di Storia. La verità intrinseca di questo Paese è che la cultura e la Ricerca in Italia sono da sempre delle cenerentole che campano degli avanzi della mensa di una Politica di m&rda (mi si accetti l’eufemismo). Questo Status-quo non si cambierà mai da solo!

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