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Analisi del 2015

Pubblicato: dicembre 30, 2015 da raf71 in mobilitazione

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 3.800 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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L’8 novembre è stata una giornata importante per tutto il pubblico impiego ma è stata anche una giornata particolare per noi precari INGV. Quando la Flc-CGIL ha proposto alla nostra collega Maria Grazia di fare un intervento al comizio finale della manifestazione non avevamo, e forse nemmeno lei, ben chiara la portata della cosa: che avrebbe parlato davanti a 100.000 persone.

Nonostante le recenti manifestazioni, che avevano già portato in piazza molte persone, le strade si sono riempite di nuovo e Sabato di gente ce n’era e tanta.

I lavoratori sono sfiniti da anni di “mazzate” ma, nonostante ciò, continuano a mobilitarsi in difesa dei propri diritti e per un Paese diverso. 

Anche noi precari INGV siamo stremati ma non ci fermiamo e là, su quel palco a Piazza del Popolo, davanti a tutti quei lavoratori e a tutte quelle lavoratrici, c’eravamo tutti, con la nostra quanto mai grottesca storia, tristemente emblematica di come la ricerca viene trattata in questo paese. L’energia che aleggiava era indescrivibile, da togliere il fiato, e tutte quelle persone che ascoltavano attente erano emozionanti e commoventi.

Ecco il testo dell’intervento di Maria Grazia, per chi non ha potuto esserci.

______________

Sono anch’io una lavoratrice del pubblico impiego. Sono una ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo la definizione non è completa, per esserlo dovrei aggiungere un aggettivo e dire ‘ricercatrice precaria’.

Fino a una decina di anni fa non era una definizione molto nota, né ricercatrice né tanto meno precaria, ora sono diventate parole di uso comune, soprattutto la seconda.

Io sono quindi una ricercatrice precaria dell’Ingv, sono una sismologa, mi occupo di terremoti.

Precario, all’Ingv come negli altri EPR, non è sinonimo di giovane inesperto; in molti casi vuol dire ricercatore di fama internazionale, di personale altamente qualificato, professionisti in grado di analizzare un fenomeno complesso e pericoloso come è per esempio il terremoto, ricercatori che hanno le stesse responsabilità dei colleghi a tempo indeterminato e svolgono mansioni del tutto equivalenti: garantendo per esempio il monitoraggio sismico e vulcanico del territorio nazionale.

La storia di noi precari dell’Ingv è una storia davvero assurda e l’incredibile è che non finisce mai di stupire neanche noi, attori decisamente involontari.

Inizia nel 2007 e ancora non è finita: inizia quando maturiamo per legge il diritto a essere assunti, si chiama Stabilizzazione, ma non veniamo assunti e siamo ancora precari.

È una storia che prosegue negli anni che scorrono via tra governi davvero indimenticabili che tagliano i fondi ordinari, riducono i posti in pianta organica, bloccano il turn-over.

In tutto questo ovviamente i terremoti non si fermano e i contratti scadono.

Ricordo qui solo il terremoto del 2009 a L’Aquila: la notte del 6 aprile, a pochissime ore dall’evento, quattro ricercatori dell’Ingv partirono con la rete sismica mobile per andare a L’Aquila: tre di loro erano -e sono ancora- precari.

E non si può non ricordare, in tutto questo marasma, la scadenza, annuale, umiliante, puntuale ed estenuante dei nostri contratti.

Nel 2013 la prima grande vittoria: la legge 128 assegna all’Ingv 200 posti che, sia chiaro, sono posti ottenuti da NOI, dai lavoratori, supportati dal sindacato certo, ma tirati fuori con le unghie, con le nostre iniziative, con le nostre energie, in un contesto sociale quanto mai difficile e complicato. 200 assunzioni che non risolvono completamente il problema del precariato all’Ingv, noi siamo molti di più, ma che sono sempre un traguardo quasi insperato eppure, incredibile ma vero, nel 2014 anno in cui potevano partire le prime 40 assunzioni, ancora, a oggi, NESSUNO è stato assunto e tutto è fermo.

200 posti sono un bel tesoro e infatti parte la sciagurata spartizione del bottino da parte di chi ha purtroppo il diritto di decidere, dirigenti poco illuminati con la totale incapacità di andare oltre il proprio io, con l’inadeguatezza del ruolo che occupano e la non volontà di lavorare per un bene comune e quindi tutto è bloccato e impantanato.

Storie da raccontare, lo sappiamo tutti, ce ne sono infinite, ognuno ha la sua, storie diverse ma con una radice comune: la totale mancanza di rispetto di chi ci governa nei confronti di chi lavora, di chi s’impegna, di chi offre a questo paese passione, competenza e professionalità.

Ma il nostro è un caso emblematico anche per un’altra ragione. Noi ci occupiamo di terremoti, vulcani, ambiente. Tra tutte le catastrofi naturali che si abbattono sul nostro Paese, sono i terremoti a causare i danni più ingenti e il maggior numero di vittime.

In questa nazione quindi dove il rischio sismico e vulcanico è così elevato, in questo paese dove alcuni episodi particolarmente drammatici hanno messo in evidenza il fragile equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la cura del territorio, qui, si sceglie colpevolmente di non parlare di prevenzione, qui si decide di lasciare una generazione di ricercatori nel limbo del precariato, si decide di non investire in Ricerca e Sviluppo.

Tutto ciò denota un’altra grave e colpevole mancanza di rispetto, verso il paese, verso l’ambiente, verso l’incolumità delle persone facendo emergere l’incomprensibile ostacolo all’avanzamento della Conoscenza. I tagli continui che il settore ha subito negli ultimi anni hanno avuto pesantissime conseguenze: hanno scoraggiato chi voleva dedicare la propria vita lavorativa alla ricerca spingendolo in alcuni casi a emigrare all’estero, hanno creato un ingente numero di precari tra chi ha deciso di restare in Italia, hanno rallentato lo sviluppo e sbarrato la strada a une delle poche possibilità di ripresa economica di questa nazione.

Noi, la mia generazione, siamo il passaggio dalla crescita, alla crisi. Davanti a noi le nuove generazioni, alle quali blocchiamo il cammino non permettendo un importantissimo ricambio generazionale, togliendo vivacità e freschezza alla ricerca stessa. Una ricerca che dovrebbe essere libera, svincolata da esigenze politiche e di mercato. I Costituenti garantirono il concetto dell’autonomia della ricerca precisando non solo che «l’arte e la scienza sono libere» ma che «libero ne è l’insegnamento» escludendo di fatto l’imposizione e le restrizioni al lavoro dei ricercatori, impedendone forme di condizionamento e finalizzazioni politiche o ideologiche, ma il precariato cos’è se non una pesantissima forma di condizionamento?

La mia generazione ci ha creduto, ma il precariato ha infranto sogni e sgretolato speranze.

Noi però continuiamo a lottare per i nostri diritti e per la dignità del nostro lavoro.

Io sto lottando per ottenere un futuro migliore per me, per mia figlia, perché impari a non arrendersi mai, una figlia alla quale dico sempre che studiare è importante, è importante… temo il giorno in cui verrà e mi dirà ‘sì è importante ma guardati, tu che allo studio hai dedicato la vita, guarda come non vieni apprezzata, guarda in quante difficoltà sei costretta a muoverti ogni giorno’.

E’ vero, ma continuo a lottare per cambiare le cose, per me, per lei, per il mio paese, il mio povero paese massacrato, un paese dove aumentano i profitti di pochi e diminuiscono i posti di lavoro, un paese che deve capire che un modo per rialzarsi è investire in noi, nella ricerca, nell’innovazione, nei nostri pensieri, nelle nostre idee.

Così, forse, un paese si risolleverà e noi potremo, forse, riappropriarci dei nostri sogni.

I Governi in questi anni si sono accaniti contro noi lavoratori del pubblico impiego, tutti, dalla sanità alla conoscenza (geofisica, nutrizione, politiche del lavoro, ambiente), ma tutti noi continuiamo nelle nostre mobilitazioni e continueremo ancora, se necessario, fino allo sciopero generale. Noi siamo pronti.”

Maria Grazia Ciaccio, ricercatrice precaria.

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Manifestazione unitaria nazionale del pubblico impiego(p.s. ringrazio chi c’era e chi da sempre condivide con me questa lotta infinita)

Ieri, 5 maggio, il Gabinetto del MIUR ha inviato al Presidente dell’INGV, Prof. Stefano Gresta, il Decreto Ministeriale attuativo della L. 128/2013,  Art. 24, articolo fortemente voluto dell’ex Ministro Maria Chiara Carrozza.

Il D.M. autorizza l’aumento della dotazione organica per l’INGV di 200 posti in 5 anni e l’avvio delle procedure di immissione in ruolo del personale precario.

Questo passaggio segna la fine di 7 anni e 6 mesi di attesa, da quando l’INGV nel 2008 è rimasto l’unico Ente Pubblico a non aver usufruito del processo di stabilizzazione voluto dal governo Prodi per far fronte al dilagante problema del precariato.

Ora i lavoratori INGV, ed in particolare il “precariato storico”, possono guardare al futuro con una nuova prospettiva. E questo è un bene per tutti, perché la preparazione scientifica delle persone coinvolte e il loro impegno costituisce una risorsa fondamentale per la tutela del territorio e per il prestigio scientifico dell’Italia nel mondo.

Cinque anni per completare questo percorso non sono pochi, ma è comunque un buon inizio.

E’ stata, la nostra, un’attesa lunga, snervante e carica di senso di impotenza di fronte al prolungarsi di una situazione ingiustificabile, non solo dal punto di vista dei lavoratori precari, ma da quello dell’investimento fatto per la loro formazione e per la tutela del territorio. L’INGV è punta di diamante al livello mondiale nell’ambito delle scienze della Terra e questo grazie, principalmente, alla produttività e all’entusiasmo del personale non di ruolo, da quasi vent’anni.

Non è questo il momento dei ringraziamenti, ma il personale a tempo determinato INGV sa chi sono stati i promotori di questa iniziativa e ne renderà merito, così come l’Art. 24 della L. 128/2013 rende merito del loro costante impegno per il Paese.

Leggi la notizia ANSA.

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[…] coda timbro firma passa 
burocrazia 
l’Italia si squaglia come 
burro e pazzia […]

[…] tutti pronti per la partenza 
ma da anni è una finta partenza […]

Così canta Fabri Fibra in “Pronti, partenza, via!” e sembra la storia del precariato INGV.

A Novembre 2013 il MIUR avrebbe dovuto emettere un Decreto Ministeriale per autorizzare l’aumento di dotazione organica imposto dalla L. 128/2013 approvata dal parlamento a guida Letta e dal MIUR a guida Carrozza. A sei mesi di distanza ancora non si ha traccia di questo semplicissimo DM. Unica notizia è che sia arenato al Ministero dell’Economia e Finanze. Non se ne capiscono le ragioni e francamente alla luce della minaccia di ulteriori tagli ai fondi per la ricerca (ora, sembra, rientrata) siamo molto preoccupati di essere di fronte all’ennesima falsa partenza, l’ennesima beffa che riterremmo assolutamente insopportabile.

La FLC-CGIL ha inviato ieri al MEF una richiesta di spiegazioni e un sollecito che di seguito riportiamo.

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Non sappiamo se nel mondo questo sia un primato ma è un dato il fatto che ogni italiano ha visto succedersi in media un governo ogni 1.6 anni contro i 5 previsti per la durata di un singolo governo. In 65 anni infatti, considerando un solo governo quando il presidente del consiglio è rimasto lo stesso pur cambiando la maggioranza e gli altri ministri, si sono succeduti 40 governi.

I soli precari INGV (e ogni altro abitante di questo Paese) dal 2007 al 2013 hanno visto 4 governi in 7 anni per una media 1,75 anni per governo/presidente.

Adesso ci risiamo.

Non è detto che la stabilità di un governo sia di per sé una garanzia, ma di sicuro c’è che cambiare interlocutori ogni anno e mezzo non tranquillizza.

A distanza di poco più di tre mesi dalla conversione in Legge 128/2103 del decreto con cui l’ex Ministro Carrozza autorizzava l’assunzione in 5 anni di 200 unità di personale dell’INGV, noi siamo ancora in attesa del decreto congiunto MIUR – Funzione Pubblica – MEF per l’autorizzazione, sancita con la Legge 128/2013, all’ampliamento della dotazione organica dell’Ente. Poi è stato sciolto il governo e tutto si è fermato.200

Se fossimo in un Paese normale staremmo tranquilli, perché la Legge c’è ed è chiarissima nel dichiarare che l’INGV può assumere. Inoltre la Legge 125/2013 relativa a tutta la P.A. dice anche come assumere e, infine, la Legge di stabilizzazione richiamata dalla 125/2013 ricorda che ci sono circa 170 persone all’INGV che il diritto all’assunzione già lo hanno dal 2007.

Ma siamo in Italia, land of burocracy, e quindi se qualcosa si può bloccare in qualche curioso ingorgo lo fa.

Ci terremmo a sapere cosa ha bloccato un Decreto Ministeriale che sarebbe di una semplicità disarmante. Abbiamo provato a chiederlo alla Funzione Pubblica ma fino a ora ha regnato il silenzio, tanto che iniziamo a chiederci cosa sia stato chiesto dall’INGV ai Ministeri oltre all’aumento della dotazione organica.

Ma lasciamo per un momento la storia infinita dei precari INGV e passiamo a quella del Paese.

Con l’ex Ministro Carrozza avevamo iniziato a nutrire la speranza che le istituzioni potessero finalmente avviare quell’alleanza con gli EPR necessaria e tante volte chiesta perché il Paese decidesse finalmente di investire in Ricerca, Sviluppo e Prevenzione, a tutela dei cittadini, del territorio e in sostanza del futuro del Paese stesso. Se non altro perché per la prima volta un Ministro del MIUR aveva di sua spontanea volontà lanciato un appello in questo senso alle istituzioni.

Avevamo inoltre iniziato a nutrire la speranza che l’unica riforma necessaria per gli EPR, la regia di un unico ministero per tutti, la tutela dell’indipendenza degli EPR insieme a un rilancio degli investimenti in Ricerca e la sburocratizzazione degli EPR, fosse finalmente presente nell’agenda del governo o almeno del reggente del MIUR.

Noi ci auguriamo naturalmente che tutto questo possa essere l’approccio anche del nuovo Ministro, Stefania Giannini.

Per il momento però ci preoccupa che le prime dichiarazioni lascino intendere che il Ministro vede il MIUR essenzialmente come il ministero della Scuola, dato che non ha mai menzionato gli Enti Pubblici di Ricerca. Questo è un difetto di comunicazione che purtroppo abbiamo trovato in molti ministri precedenti e che poi si è risolto semplicemente nel continuare ad ignorare l’esistenza e la funzionalità di una delle più produttive e importanti risorse di questo Paese: noi.

Abbiamo più volte ricordato, e non smetteremo mai di farlo, che esiste un EPR per ogni aspetto essenziale della nostra società. Una ricchezza basata sulla conoscenza, che ha le potenzialità per regalare a questo Paese risparmi superiori a molte finanziarie e che comunque nel frattempo regala ricercatori (e quindi fondi) a altri paesi.

Un ultimo punto.

In una intervista su repubblica abbiamo letto il Ministro dichiarare che l’Italia non ha l’atteggiamento giusto per richiamare fondi europei vincendo i bandi. Se intende che l’Italia manda all’estero i suoi ricercatori e che quindi è dall’estero che vincono i bandi, ha sicuramente ragione. Se intende dire che sono le istituzioni politiche italiane che non hanno la mentalità giusta per richiamare fondi (e persone) in questo Paese, anche qui ha ragione.

Perché noi, all’INGV sicuramente, i fondi Europei li richiamiamo eccome, con molto sforzo e nonostante le pastoie burocratiche che rendono questo Paese comunque poco appetibile.

Ci auguriamo che non si torni a parlare quindi di “piani per il rientro dei cervelli”, superficiale ed inutile approccio al problema della fuga. Non sarà qualche euro di incentivo a richiamare i ricercatori che hanno scelto, con difficoltà, di andar via. L’unico modo per arginare la fuga e richiamare i “cervelli” è dimostrare che l’Italia finalmente dà un reale peso e adeguati finanziamenti alla Ricerca e allo Sviluppo, portati avanti da Enti Pubblici di Ricerca e Università che contribuiscono a tenere alto il nome dell’Italia nei settori di competenza.

Che questo messaggio giunga forte ai neo-ministri del MIUR Stefania Giannini, della Funzione Pubblica Marianna Madia, del MEF Pier Carlo Padoan e delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi.

Con la conversione in Legge (ancora non pubblicata in Gazzetta Ufficiale) del D.L. 104 e in particolare con l’Art. 24, l’INGV è autorizzato ad assumere, nell’arco del quinquennio 2014-2018, 200 unità di personale.

Questo provvedimento è in aggiunta al D.L. 101 relativo all’intera Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge 125/2013 qualche giorno fa.

Inoltre, finché la procedura di immissione in ruolo non sarà completata e comunque non oltre il 31/12/2018, l’INGV può tenere in servizio il personale.

Dalle parole esplicite del Ministro Carrozza durante la prima presentazione del provvedimento, il 26/08/2013 [Video 24′ 30”], è chiaro che questa norma nasce perché presso l’INGV fin dal 2007 ci sono 180 circa unità di personale con diritto all’assunzione in virtù della Legge 296/2006 (stabilizzazione, richiamata anche dal D.L. 101) che non sono mai state assunte a causa della decennale assenza di dotazione organica e del perdurare di incomprensibili ostacoli nei Governi che si sono succeduti dal 2007 in poi. Inoltre, sempre all’INGV, ci sono 55 unità di personale che hanno ormai oltre 6 anni di servizio e ricerca sui loro curricula. Una situazione e dei numeri che sono più unici che rari nel panorama degli EPR.

Quindi questa norma, fortemente voluta dal Ministro Carrozza, non nasce per permettere all’istituto di aggiungere nuovo personale al precariato esistente ma per rendere giustizia a oltre 200 dipendenti qualificati in servizio presso l’Ente da oltre 6 anni fino addirittura a 20 anni in alcuni casi, con una media di 10 anni di anzianità lavorativa. La situazione è culminata a fine 2012 con il primo sciopero di un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo le immissioni in ruolo previste, anche tenendo conto del turn-over, non sono sufficienti per tutti i lavoratori precari di lunga data come si può evincere confrontando i 200 posti con il piano triennale 2013 nella sezione “fabbisogno” e con l’accordo decentrato di Ente del 2012, che interessava circa 250 unità di personale.

Il D.L. 104 non dà indicazioni sulle modalità di attribuzione di questi 200 posti, anche a tutela della fondamentale autonomia di cui godono gli Enti di Ricerca; ciononostante è evidente la volontà del legislatore di sanare una gravissima situazione di precarietà cronicizzata presso l’INGV, come più volte ribadito dal MIUR.

Noi non sappiamo quali saranno le immancabili indicazioni che la F.P. vorrà dare su questo argomento ma una cosa è certa: le professionalità da consolidare presso l’INGV sono quelle formate presso l’INGV e che già esistono, come è evidente non solo dal Piano Triennale e dall’Accordo sindacale del 2012 ma anche delle “graduatorie vigenti” presso l’Ente: quella delle stabilizzazioni e quelle dei concorsi pubblici.

Ci auguriamo quindi che il previsto incontro fra la Funzione Pubblica e il MIUR, nostro ente vigilante, fornisca indicazioni chiare, utili e positive per i lavoratori precari dell’INGV.

Una necessaria premessa

Prima di entrare nell’argomento del presente post, vogliamo ricordarvi che più di una volta su questo Blog abbiamo sottolineato come fosse chiara la linea dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni: far pagare, con l’espulsione, ai precari dalla Pubblica Amministrazione anni di mala-gestione delle risorse finanziarie da parte dei politici e dei loro prezzolati dirigenti.

L’aspetto dell’espulsione dei precari dalla Pubblica Amministrazione per l’INGV è stato sempre piuttosto evidente quanto pressante perché a differenza di tanti altri Enti Pubblici l’INGV non ha mai potuto sanare nemmeno il suo precariato storico (fatte salve poche unità) a causa della inesistente  e per giunta tagliata Dotazione Organica. In 5 anni di dure lotte ne abbiamo imparate di cose su dove vanno a parare certi provvedimenti e certi “rinvii”.

Per questo siamo molto affezionati all’intervento operativo del Ministro Carrozza sull’INGV col DL 104, attualmente in fase di conversione.

Ma per i precari della Pubblica Amministrazione il problema è la versione definitiva del DL 101.

La polpetta avvelenata

Il DL 101 del Ministro D’Alia, ora convertito in legge, si proponeva di sanare in parte (solo in parte) la situazione dei precari assumendo sulle risorse disponibili una parte della forza lavoro tramite concorsi da espletare fino al 2015. Per dare la possibilità ai precari di partecipare ai concorsi era prevista una proroga fino al 2016 dei contratti e parimenti delle graduatorie vigenti di idonei.

Un vero genio ha però pensato bene di introdurre un emendamento, la polpetta avvelenata, che limita la possibilità di proroga (non di assunzione che va su concorso, ma di prosecuzione a termine dei contratti) al numero di posti vacanti in dotazione organica . Sembra una differenza da poco ma noi che di dotazione organica ce ne intendiamo possiamo spiegarvi cosa vuol dire in due parole: all’INGV, in assenza della deroga di cui al DL 104, TUTTI i precari sarebbero stati licenziati in tronco! Perché l’INGV non ha dotazione organica libera. Altri EPR come l’ISFOL per esempio, in assenza di una deroga, se la vedrebbero brutta.

Una “pezza” è stata messa da qualche più avveduto politico con un emendamento che restringe, si fa per dire, il danno ai precari pagati su fondi ordinari, facendo salvi per un po’ quelli pagati su fondi di progetti esterni. Di più non è stato possibile fare sul 101 che adesso è legge.

Unica deroga a questo massacro: gli Enti locali. Tanto per cambiare. La più grande vittima di questo massacro: gli EPR. Tanto per cambiare.

L’emendamento-polpetta peraltro dimostra una crassa ignoranza del funzionamento degli EPR: molti precari negli Enti di Ricerca sono pagati su fondi di progetti Europei o privati e NON si può andare a dire a un progetto Europeo che per squallida burocrazia italiota l’Ente non può più lavorare al progetto in corso perché non può amministrativamente prorogare contratti che peralto non è l’Italia che paga. Da cui la “pezza”.

Dunque: circa 190.000 precari stanno per essere messi per strada di punto in bianco. Moltissimi negli EPR.

L’ipocrisia

Ichino, che con un lungo intervento ci porta a pensare che sia lui l’ispiratore della polpetta, ha spiegato che non li possiamo tenere [i precari], quindi meglio dirglielo subito e poi andranno a lavorare nel privato. Su quest’ultimo punto è stata fatta già un’ottima analisi.

Caro Ichino, ispiratore del più demagogico e televisivo Brunetta, i precari sono ciò che tiene in piedi la P.A. NONOSTANTE gli anni di clientelismo politico che hanno permesso che arrivassero ai posti di dirigenza persone spesso non meritorie e incapaci di rendere la P.A. competitiva. Ancora una volta voi e i vostri simili, manipolando i dati, scaricate sui più deboli, i lavoratori con contratto a termine, responsabilità che non hanno, lasciando al loro posto persone che continueranno a fare danni.

Per mettere un freno a questi incapaci dirigenti, tanto potenti quanto de-responsabilizzati, voi ancora una volta inserite norme su norme che non affrontano mai il problema in modo scientifico ma demagogico.

Ancora una volta si parla di risparmio ma non saranno i miseri stipendi dei precari a risollevare le sorti di una P.A. il cui difetto è l’incapacità dirigenziale di progettare, proiettare, analizzare e produrre cambiamento.

Ancora una volta non si presenta una soluzione come risultato di una analisi scientifica di un problema.

Cosa farebbe un politico serio

1) sanerebbe il precariato storico che non solo non ha colpa di come sta messa la P.A. ma anzi ne è l’asse portante senza il quale tanto vale eliminarla la P.A.

2) sfrutterebbe l’esistenza di una così folta schiera di lavoratori capaci, solo in parte giovani gli altri sono mediamente 40enni, per farli subentrare alla vecchia guardia sia operativa che dirigenziale, tramite turn-over (lett. avvicendamento).

3) eliminerebbe il ruolo permanente di “dirigente” e lo trasformerebbe in un ruolo a termine con possibilità di esercizio per soli due mandati e rinnovo del secondo mandato solo previa verifica dei risultati ottenuti, pagando il gettone di dirigenza solo per il periodo di effettivo esercizio del ruolo

4) farebbe una analisi scientifica dei rapporti costi/prodotti di ogni singolo segmento della P.A. e solo dopo andrebbe a verificare quali siano davvero le sacche di inefficienza e agirebbe solo su quelle, su base premiale

SOLO ed ESCLUSIVAMENTE DOPO TUTTO questo, inserirebbe, a regime, norme che non permettono di avere più precari di quanti se ne possano ragionevolmente assumere anno per anno in base al turn-over MA … proponendosi ogni anno di verificare quali segmenti della PA debbano essere potenziati tramite la possibilità di assumere più personale.

Questo sarebbe un vero politico e non uno squallido quanto poco preparato demagogo.

Alla fine una sola cosa è chiara: per fare politica seria è necessario avere, almeno in parte, lo stesso approccio ai problemi che abbiamo noi ricercatori: un approccio scientifico analitico. Perché l’alternativa, non averlo, vuol dire solo NON voler risolvere i problemi ma assicurarsi un altro mandato in Parlamento o in qualche Ente locale.