Decreto Legislativo 368/2001

Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368

è la legge madre che regola i contratti a tempo determinato e le relative proroghe/rinnovi interruzioni e trasformazioni a tempo indeterminato, dando attuazione alla Direttiva 1999/70/CE.

Questa legge ha subìto successive modifiche proprio nelle parti che interessano rinnovi, interruzioni e trasformazioni a tempo indeterminato. Le modifiche sono state introdotte dal Protocollo sul welfare: attuazione dell’accordo fra Governo e Parti sociali (Legge 24 dicembre 2007, n. 247) e dalla famigerata Legge 06.08.2008 n° 133 (Brunetta/Tremonti), conversione dell’altrettanto famigerato Decreto Legge 25.06.2008 n° 112). Infine sono intervenuti anche la cosidetta “Riforma” Fornero, Legge 28.06.2012 n° 92, e il Decreto Sviluppo del 2012 (D.L. 22 giugno 2012, n. 83).

Quindi … qualunque precario, qualunque amministrazione, qualunque sindacato deve fare riferimento a questo testo, come modificato dalle due successive norme di cui sopra, per qualunque decisione in merito a rinnovi proroghe e trasformazioni a tempo indeterminato. Il testo finale (modifiche incluse) del decreto è qui: Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368.

Cosa dice

tutto quello che interessa i precari è legato agli articoli 4 e 5 di questa norma. Tralasciando il 4, che è sufficientemente chiaro, il nodo è l’articolo 5 di cui riportiamo una semplificazione

L’articolo di riferimento è quindi il 5 che riporta 4 ragioni perché dopo un rinnovo una persona debba essere assunta a tempo indeterminato

  1.     Comma 2:  se il rapporto di lavoro continua per oltre 30 gg dalla scadenza di un contratto di meno di 6 mesi oppure 50 gg per contratti di durata superiore
  2.     Comma 3: se una persona è assunta nuovamente per le stesse mansioni prima di 60gg (nel caso il 1° contratto sia inferiore a 6mesi) o 90gg (1° contratto di oltre 6 mesi) (Ndr: la durata delle interruzioni è stata modificata da 10 a 60 e da 20 a 90 a seguito della Legge Fornero).
  3.     Comma 4: se la persona ha un rinnovo senza soluzione di continuità dal primo contratto
  4.     Comma 4bis: se il contratto supera i 36 mesi (“comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro“)
  • Queste norme si adattano ai periodi differenti di durata massima dei contratti stabiliti eventualmente dai CCNL di comparto (nel caso del comparto Ricerca per esempio si parla di 60 mesi e non di 36).
  • Fermo restando tutto questo però, sempre il comma 4-bis dice che … si può andare in deroga e stipulare un ulteriore contratto a termine con un accordo sindacale con le OO.SS. (organizzazioni sindacali) più rappresentative.

Al di fuori di un accordo sindacale e/o senza il riferimento specifico di un CCNL quindi, interporre una interruzione di X giorni fra un contratto e l’altro inibirebbe il diritto del lavoratore a richiedere la trasformaziona a tempo indeterminato del proprio contratto a termine. Ma interporre interruzioni NON E’ OBBLIGATORIO da parte del datore di lavoro. Lo fa per non dover trasformare il rapporto di lavoro a Tempo Indeterminato.

L’ultimo punto invece vuol dire che “si “imporre delle interruzioni di 60gg o 90gg (10gg o 20gg prima della Fornero) fra un contratto e il successivo in presenza di un accordo sindacale o facendo riferimento al Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) da parte di una amministrazione è del tutto inutile” perché non aggiunge alcuna tutela per l’amministrazione e può essere, in prospettiva di future variazioni di norme sul lavoro a tempo determinato, dannoso per il lavoratore (senza contare la perdita di 60 o 90gg di stipendio).

D1: superare i trentasei mesi in base a un accordo sindacale significa non poter superare i comunque i 5 anni? (la domanda nasce, incredibilmente, da una contestazione del tutto campata in aria, di un Direttore Generale di un Ente di Ricerca)

R1: nemmeno per sogno: questo non è scritto da nessuna parte, in nessun parere della FP e men che meno della legge del 2001; ancora meno vero per il comparto ricerca il cui CCNL già consente fino ai cinque anni e, raccordandosi con la legge del 2001 e in base a un’accordo sindacale, consente di superare i 5 anni.

D2: l’amministrazione nel prorogare i contratti in base a un accordo sindacale come da Art. 5 Comma 4-bis, si espone a ricorsi al tribunale del lavoro per la trasformazione da TD a TI?

R2: ovviamente no. Anzi è proprio il contrario.

Le cause intentate dai lavoratori a T.D. stabilizzandi per la stabilizzazione sono legate alla mancata stabilizzazione ai sensi della L. 296/2006 e solo relativamente ai contratti che hanno dato diritto alla stabilizzione, indipendentemente dalla continuità contrattuale (tanto è vero che la stessa legge dava il diritto purché si avessero totalizzato 36 mesi negli ultimi 5 anni indipendentemente dalle interruzioni). Per capirci: se un lavoratore al 26 settembre 2006 o 2007 aveva maturato le condizioni per la stabilizzazione (indipendentemente dai distacchi applicati in passato), la frittata per l’amministrazione ormai è fatta. L’amministrazione può solo assumere il lavoratore oppure essere chiamato in causa in tribunale (e magari per varie ragioni vincere pure la causa … con dispiacere del lavoratore).

Per tutti gli altri casi di T.D. non stabilizzandi la norma che fa fede è sempre la 368/2001. Un lavoratore può fare causa per mancata assunzione in tutti i casi e solo in quei casi di cui ai punti 1-4, sopra riportati. In quel caso e solo in quel caso applicare l’interruzione di 60 o 90 giorni tutelerebbe l’amministrazione. MA il lavoratore invece non potrebbe fare causa alla propria amministrazione proprio nel caso in cui il contratto si sia protratto in presenza di un Accordo Decentrato di Ente ... perché questa modalità di deroga è prevista dalla medesima legge e dunque nel prorogare il contratto in continuità oltre i vincoli temporali, l’amministrazione sta agendo proprio a norma di legge.

Da questo si deduce che fare gli accordi decentrati di ente per le proroghe dei contratti oltre i vincoli di legge E’ NELL’INTERESSE DELLE AMMINISTRAZIONI CHE NE RISULTANO TUTELATE anche rispetto alle cause. Dunque le paure di alcuni amministratori pubblici evidentemente poco competenti, sono del tutto ingiustificate e irrazionali.

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