Archivio per giugno, 2009

Una scossa di terremoto dietro l’altra in Abruzzo. E dietro la sequenza sismica e ci solo sempre loro: i precari dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Studiano il sisma senza essere assunti: 300 persone, tra ricercatori e tecnici, che hanno maturato una formazione scientifica di altissimo profilo e sono parte integrante dell’attività di sorveglianza. Monitorano ogni giorno i terremoti e sorvegliano l’attività di sette vulcani italiani. Eppure rischiano di essere lasciati per strada. I loro contratti sono a termine, scadono tutti entro dicembre 2009.

Un serio problema, legato al sottodimensionamento della pianta organica dell’ente che non consente nè di indire nuovi concorsi nè di completare il processo di stabilizzazione, anche se l’ente di ricerca avrebbe le risorse per far fronte a nuove assunzioni. Un caso anomalo quello dell’Ingv: i numeri della pianta organica sono fermi al 2000, nonostante il potenziamento sul territorio della rete di monitoraggio, il raddoppio dei turni in sala sismica, la manutenzione e l’aggiornamento dei dati.

Dopo un anno di mobilitazione dei precari (geologici, sismologi e tecnici), sono stati approvati alla Camera e al Senato tre ordini del giorno che impegnano il governo ad adottare un intervento legislativo per sbloccare la situazione. Un pressing politico bipartisan, ma a tutt’oggi nessun atto concreto è stato adottato.

Per i lavoratori precari dell’Ingv si prospetta un futuro sempre più buio. Così nei giorni scorsi hanno scritto una lettera aperta ai ministri da cui in qualche modo dipendono: Renato Brunetta, Pubblica amministrazione, e Mariastella Gelmini, Università e Ricerca. Nella missiva lamentano il clima di incertezza «che si ripercuote non solo sulla propria serenità ma soprattutto sullo svolgimento dei servizi»: turni di sorveglianza sismica e vulcanologia, l’istallazione, la manutenzione e l’aggiornamento delle reti di monitoraggio sismiche, geodetica e geochimica. «Qualcuno di noi precari – concludono i lavoratori – è già andato via per scelta personale. Molti potrebbero essere costretti a farlo per condizione necessaria. A quel punto sarebbe difficile spiegare, a chi vive in aree sismiche (il 70% del territorio italiano, ndr) o in prossimità di uno dei 7 vulcani attivi, perché queste competenze e questi servizi sono stati abbandonati».

23 giugno 2009
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Roma, 16 giugno 2009

Le iscritte e gli iscritti a FLC Cgil dell’Isfol, riuniti in assemblea, esprimono solidarietà e sostegno alla mobilitazione del personale INGV che oggi manifesta per ricordare al governo gli impegni non mantenuti in materia di stabilizzazione dei precari e salvaguardia della ricerca e dell’assistenza tecnica svolte dall’Ente. Con il terremoto in Abruzzo è apparso, per l’ennesima volta, evidente come questo ente pubblico di ricerca rappresenti una straordinaria e irrinunciabile risorsa per il paese. Il colpevole disinteresse del governo per la ricerca – e la conoscenza in genere -, il disprezzo con cui si tratta chi lavora, soprattutto se precario, rappresentano, dunque, un danno grave per l’intera comunità nazionale, oltre che colpire e offendere i lavoratori e le istituzioni del comparto. Sosteniamo, pertanto, le ragioni e l’impegno del personale INGV a difesa del loro lavoro e del “bene comune”. Approvato all’unanimità dall’Assemblea delle iscritte e degli iscritti a FLC Cgil dell’Isfol

Domani scenderanno in piazza Montecitorio, dalle 12 alle 19 i comitati che coordinano la cittadinanza coinvolta nel terremoto. Insieme a loro anche i vigili del fuoco.

I precari e il personale di ruolo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia scenderanno in piazza al loro fianco per protestare contro le modalità con cui è stato scritto, e  fino ad ora gestito, il Decreto Abruzzo.

Lettera Aperta

Pubblicato: giugno 9, 2009 da anto71 in mobilitazione

Al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, Mariastella Gelmini
al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta

l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è in difficoltà. L’ente che ha come ruolo primario il servizio di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano corre il concreto rischio di perdere buona parte del personale precario e, con esso, la capacità di svolgere il proprio compito in modo efficiente. Gli oltre 300 lavoratori precari, di cui quasi 250 inseriti nel processo di stabilizzazione del personale (legge 27 dicembre 2006, n. 269), da settembre del 2008 manifestano la fortissima preoccupazione per il proprio futuro. Ricercatori e tecnici precari che in una lunga carriera hanno maturato una formazione scientifica di altissimo profilo e che per tale motivo sono parte integrante della attività di sorveglianza. Competenze che hanno permesso di indirizzare l’intervento della Protezione Civile fin dai primi secondi successivi al disastroso terremoto del 6 aprile.

Ogni attività di mobilitazione, da quel momento, è stata messa da parte per dedicare tutto il proprio impegno all’emergenza sismica in corso, ben oltre i consueti orari e luoghi di lavoro. Un atto di responsabilità, voluto e dovuto nei confronti della popolazione che ha patito le dure conseguenze del sisma. E proprio da queste persone sono venute le più forti parole di ringraziamento e di riconoscenza per ciò che l’INGV ha fatto e continua a fare. Abbiamo spiegato cos’è un terremoto, perché sia imprevedibile e perché sia importante la prevenzione; abbiamo intenzionalmente evitato di ricordare, in quei luoghi, che la prevenzione è frutto della ricerca. Ricerca che, nonostante le difficoltà, rende l’INGV un centro di eccellenza mondiale in ambito geofisico.
Ma la passione per il proprio lavoro e la responsabilità nell’emergenza non possono far scordare  che molti fra questi lavoratori di altissimo profilo vedono davanti a sé solo incertezza. E’  un’incertezza che si ripercuote non solo sulla propria serenità, ma soprattutto sullo svolgimento dei servizi; i turni di sorveglianza sismica e vulcanologica, l’installazione, la manutenzione e  l’aggiornamento delle reti di monitoraggio sismiche, geodetica e geochimica, sono alcuni degli aspetti che possono essere compromessi dalla perdita di queste competenze.

Qualcuno è già andato via, per scelta personale. Molti potrebbero essere costretti a farlo, per condizione necessaria. A quel punto sarebbe difficile spiegare, a chi vive in aree sismiche (il 70% del territorio italiano) o in prossimità di uno di uno dei 7 vulcani attivi in Italia, perché queste competenze e questi servizi sono stati abbandonati.

Tre ordini del giorno sono stati approvati alla Camera e al Senato, con l’impegno del Governo ad intraprendere con urgenza tutte le misure necessarie ad assicurare il completamento del processo di  stabilizzazione del personale e a garantire all’Istituto stesso la possibilità di avvalersi della prosecuzione dei contratti di lavoro a termine.

Chiediamo al Governo un immediato provvedimento che permetta di garantire il lavoro del personale precario dell’INGV.

Giugno 2009   I lavoratori precari dell’INGV