Lettera aperta al Presidente Mattarella in visita all’INGV

Pubblicato: gennaio 23, 2018 da precaringv in mobilitazione, stabilizzazioni
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Egregio Presidente,

in occasione della Sua visita presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), vorremmo attirare la Sua attenzione sul problema del precariato che da troppo tempo affligge questo ente di ricerca.

La precarietà nel mondo del lavoro, quando diventa strutturale, umilia la dignità delle persone, mina la salute e i rapporti umani e famigliari, non permette la progettazione della propria vita e, cosa ancor più grave, rende il lavoro ricattabile.

Nel nostro Istituto il personale con contratto di lavoro precario rappresenta il 30% del totale dei dipendenti, tra assegnisti di ricerca e contrattisti a tempo determinato. Di questi ultimi, la metà ha più di 10 anni di anzianità e un quarto più di 15 anni. I precari lavorano con le stesse responsabilità dei colleghi a tempo indeterminato e con identiche mansioni: sono inseriti stabilmente nella turnazione delle sale di monitoraggio sismico e vulcanico, svolgono attività in emergenza, partecipano costantemente alla ricerca istituzionale e si occupano della stesura e del coordinamento di attività nell’ambito di progetti italiani e internazionali. “Precario” all’INGV non è quindi sinonimo di giovane inesperto o in formazione, ma di personale altamente qualificato, indispensabile alle esigenze di un Istituto che ha la responsabilità’ del monitoraggio del territorio h24, nel paese a maggior rischio sismico e vulcanico d’Europa.

Qualche mese fa è stato approvato il D.Lgs. 75/2017, la cosiddetta “legge Madia”, che all’articolo 20 si occupa delle nuove procedure di stabilizzazione del personale degli Enti Pubblici di Ricerca. Questa riforma rappresenta un ottimo passo avanti negli intenti, ma rischia di rimanere lettera morta non essendo attualmente sostenuta da adeguati finanziamenti. Allargare soltanto la platea degli aventi diritto all’assunzione, senza un serio investimento, significa creare aspettative che non potranno essere corrisposte.

Una storia purtroppo già vissuta dai precari “storici” dell’INGV che avrebbero dovuto essere assunti 10 anni fa in base alle leggi Finanziarie 2007 e 2008 del Governo Prodi: la dotazione organica dell’Istituto era allora satura e il processo di assunzione degli aventi diritto non è ancora terminato.

In questa situazione di estrema incertezza per il futuro, molti colleghi scelgono di lasciare il nostro Paese. I sacrifici personali, gli investimenti individuali e pubblici fatti per acquisire le elevate competenze che ci riconoscono nel mondo, contribuiscono cosi’ allo sviluppo, alla ricchezza e alla competitività di altri paesi, rendendo altresì difficile il ritorno degli investimenti che l’Italia fa in Europa. Di contro, l’Italia stessa non è in grado di attrarre in ugual misura ricercatori stranieri. Infatti, investiamo in ricerca solo l’1,33% del PIL contro il 2,03% della media europea.

Ciononostante, molti sono rimasti, credendo ancora nelle potenzialità del nostro Paese, e contribuiscono ogni giorno a portare avanti con professionalità, competenza e passione la ricerca in questo Paese, con risultati di eccellenza.

Egregio Presidente, abbiamo la convinzione che il nostro lavoro sia indispensabile per il progresso e la crescita dell’Italia: finanziare la ricerca vuol dire investire sul futuro, dare una prospettiva agli scienziati di domani, seminare quel sapere che sarà la ricchezza del nostro Paese.

Certi della Sua attenzione, Le porgiamo cordiali saluti

Roma, 23/01/2018                     Il personale precario dell’INGV

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