Tenure Track e Articolo 5

Il percorso da un ruolo di Ricercatore a Tempo Determinato verso uno a Tempo Indeterminato non è prerogativa solo dell’Italia. Anzi, in realtà in Italia esiste come al solito molta confusione normativa mentre in altri posti, per esempio negli Stati Uniti non solo esiste il concetto di Tempo Indeterminato nella Ricerca ma le cose sono molto più chiare.

Per il momento quella che segue è solo una bozza di spiegazione.

Nel mondo accademico degli Stati Uniti esiste la cosiddetta “Tenure Track” cioè un percorso che porta il ricercatore a una “tenure” position. La Tenure position è quella posizione di un ricercatore all’interno dell’Università per cui non può essere licenziato per alcuna ragione salvo giusta causa (tipo Artcolo 18!). Qui potete leggere (in inglese) le origini storiche della “tenure position” ma, riassumendo, la posizione di un ricercatore a tempo indeterminato negli Stati Uniti è stata introdotta per garantire sostanzialmente l’indipendenza del ricercatore stesso da qualsivoglia pressione esterna a cui esso può essere soggetto per ragioni politiche, religiose o di speciale antipatia verso le sue teorie o studi.

[Piccola parentesi: il precariato rende deboli ed eliminabili, il tempo indeterminato è quindi una garanzia prima di tutto per i cittadini. Negli USA lo sanno.]

La Tenure Track non è altro che l’avvio del percorso verso la posizione a tempo indeterminato. Questa non è attribuita de facto al termine del percorso, è anzi soggetta a diverse verifiche intermedie, dopo 3, 5 e anche 10 anni. Però essere inseriti in un percorso verso la tenure vuol dire sapere che al termine, se si saranno rispettati i parametri di produttività, si potrà essere assunti a tempo indeterminato. Esistono anche posizioni così dette “non tenured” ovvero a lungo termine ma comunque destinate a finire a meno che non accedano alla tenure. Non entreremo nei vari, federali e non, meccanismi con cui si può passare da non tenured a tenured, basti sapere che il passaggio automatico è previsto dopo un certo tempo, sempre che si rispettino le aspettative dell’Università o che la persona non sia, con larghissimo anticipo, avvisata che non è prevista la continuazione del suo contratto.

E in Italia? Direte voi: non esiste la Tenure Track anche perché gli Enti Pubblici di Ricerca fanno parte della Pubblica Amministrazione e ne seguono le regole.

Purtroppo è vera la seconda parte, ma non del tutto vera la prima.

In realtà nel Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) della Ricerca, Art. 5, la Tenure Track esiste. Solo che a causa del fatto che siamo in Italia e che gli EPR anacronisticamente ancora oggi rispondono alle regole della Pubblica Amministrazione, non è mai e poi mai applicato. Piuttosto la P.A. subisce cause che arrivano alla Corte di Giustizia Europea.

L’articolo 5 infatti funziona esattamente col principio della Tenure Track, solo tenendo conto del fatto che in Italia esiste il concorso pubblico. Inoltre prevede una tempistica di 5 anni. In sostanza se un EPR ha posti in pianta organica e fondi per coprirli può assumere un ricercatore suo dipendente che abbia almeno 5 anni di Tempo Determinato alle spalle e che lo abbia ottenuto tramite procedura selettiva … e che, inoltre, superi una ulteriore verifica finale.

Adottare in Italia la Tenure Track, cioè l’Art. 5 del CCNL, sarebbe una prova di emancipazione del nostro Paese … e quindi dovremo sicuramente aspettare ancora un bel po’.

PS: nelle Università la “riforma” Gelmini inizialmente conteneva un abbozzo di Tenure Track, ma dato che nessuna riforma in Italia è una vera riforma e di solito qualunque modifica nel mondo della Ricerca tende a fare solo danni per ridurre le spese senza aumentare la produttività … ovviamente l’abbozzo è sparito e sono rimasti i danni.

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