Archivio per luglio, 2012

Il 18 Luglio 2012 l’Amministrazione dell’INGV e le OO.SS. (FLC-CGIL, UIL-RUA, FIR-CISL, ANPRI, USI-RDB) hanno sottoscritto un “Accordo Decentrato di Ente” ai sensi della Legge n° 368 del 2001 (e successive modifiche), e di diverse altre norme, per la proroga di 245 contratti a tempo determinato (189 “stabilizzandi”, che hanno maturato il diritto all’assunzione in base alla Finanziaria 2007, e 56 “non-stabilizzandi”) presso il nostro Ente. [Leggi il Comunicato Congiunto di FLC-CGIL, FIR-CISL e UIL-RUA]

Avevamo chiesto:

  • una proroga di 5 anni sia per “stabilizzandi”, che per “non-stabilizzandi”, come da Contratto Collettivo Nazionale della Ricerca;
  • l’adozione della continuità contrattuale per i T.D. qualora l’INGV avesse voluto proseguire il rapporto di lavoro;
  • il riconoscimento dell’anzianità per i T.D., a norma di legge e della Carta Europea dei Ricercatori.

Dopo diversi mesi di incontri sindacali, iniziati con una proposta da parte dell’Amministrazione di 3 anni di proroga solo per gli stabilizzandi, abbiamo ottenuto:

  • una proroga di 4 anni (fino al 31 dicembre 2016) sia per gli “stabilizzandi” che per i 56 “non-stabilizzandi” che hanno stipulato contratti T.D. prima del 31/12/2009;
  • l’adozione della continuità contrattuale per i T.D., senza disposizione di interruzione forzata e con il riconoscimento dell’anzianità solo per i contratti stipulati prima del 31/12/2009.
  • sui restanti T.D. c’è però un impegno a riaprire un tavolo di trattativa quando si presenterà il problema (31/12/2014)

Tutto questo è comunque vincolato alla revisione annuale del budget: tradotto vuol dire che se il MIUR taglia i fondi … andiamo a casa lo stesso, accordo o non accordo.

Quanto avevamo chiesto era piuttosto semplice e a norma di ogni legge possibile e immaginabile. In aggiunta dobbiamo dire che, considerando il vincolo della revisione di spesa, non era comunque nemmeno troppo tutelante per noi.

Chiedevamo più che altro il minimo rispetto della dignità del nostro lavoro e di poter continuare nel nostro impegno di lavoratori con un minimo di serenità (in un contesto in cui  comunque manca).

Per queste ragioni la trattativa non avrebbe dovuto durare così tanto e non avrebbe dovuto estenuarci così tanto. Non avremmo dovuto avere alcuna ragione per protestare. Ma tant’è: è andata così. Questo dà a noi tutti il polso della situazione: qualcosa non va quando anche le cose semplici diventano complicate.

Ciò nonostante siamo contenti che questo accordo sia stato firmato. Almeno c’è un pezzo di carta, come si suol dire.

La differenza fra prima e dopo la firma, anche se nella pratica ancora nulla è cambiato (i contratti non sono ancora stati aggiornati), si avverte nei corridoi dell’INGV fra i precari e non solo: è nel modo di lavorare e in quanto riusciamo a fare. E’ quel valore aggiunto che sembra che nessun amministratore di questo povero Paese (e di molti altri) voglia capire.

Ovviamente, e purtroppo, non è finita qui. La precarietà (insieme ad altri pochi fattori) sta distruggendo il lavoro e con esso l’economia reale, eliminando del tutto la pur relativa certezza dell’impiego ma non controbilanciando con adeguate remunerazioni e con pari opportunità di carriera.

Semplificando: l’accordo che è stato firmato è il migliore accordo possibile con gli attuali attori e nel contesto di follia economica e politica che regna da un po’ di anni. Ma non garantisce nulla di più di quanto non abbia garantito l’accordo di Pomigliano ai lavoratori FIAT. Per adesso noi concentriamo tutta la nostra forza e il nostro impegno nel nostro lavoro perché lo dobbiamo alla gente e a noi stessi.

Alcuni di noi, sempre più numerosi, cercano ormai posizioni all’estero. Tutti siamo consapevoli che non potremo sopportare ancora a lungo che non solo ci si tenga precari a vita, nel rischio di un imminente disoccupazione e con la pensione che ormai è un miraggio, ma che per giunta si venga pagati molto meno che all’estero, con l’aggravante di essere cristallizzati e ingabbiati in modo tale da non poter raggiungere i livelli dirigenziali che restano e resteranno appannaggio dei soliti per sempre.

C’è bisogno di un grosso cambiamento. Non possiamo continuare a sopravvivere alla giornata in un Paese che disprezza la Ricerca e si ostina a buttare miliardi per non voler fare prevenzione.

E c’è bisogno di rispetto.

Rispetto per tutte quelle persone che hanno scelto di restare, di aiutare il proprio Paese, per quelle persone che hanno deciso di mettersi in gioco, di lavorare qui, di produrre qui, di fare Ricerca qui. Noi faremo di tutto per dare il nostro contributo al cambiamento: ognuno faccia la propria parte.

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L’INGV è un Ente che ha necessità di un aumento di dotazione organica. Vi rimandiamo alla pagina “Quanti siamo e perché” qualora vi chiedeste perché.

Dal 2008 abbiamo provato a portare alla ribalta la nostra situzione presso le istituzioni competenti, fra cui il MIUR, ma nulla è cambiato. Nessuno ci ascolta.

L’ultima nostra azione in questo senso è stata la lettera aperta al ministro Profumo. Nessuna risposta.

Nel frattempo i nostri contratti stanno arrivando a scadenza e quindi il problema più impellente è diventato la stipula di un Accordo Decentrato di Ente sui rinnovi contrattuali dei tempi determinati. La trattativa è iniziata sei mesi fa e non è ancora terminata.

L’accordo proposto dai Sindacati Confederali Uniti, FLC-CGIL FIR-CISL e UIL-RUA, all’Amministrazione prevederebbe il rinnovo fino al 2017 dei contratti degli stabilizzandi (che lo ricordiamo per legge avrebbero invece diritto a essere tenuti in servizio fino all’assunzione) + il riconoscimento della anzianità (pochissimi soldi a dire il vero che per giunta non sarebbero a carico dello stato italiano ma dei progetti esterni) e la continuità contrattuale (nessuna interruzione SE si dovesse prorogare il contratto).

L’amministrazione si è “bloccata” da mesi su anzianità e continuità e questo per noi e per le OO.SS. è del tutto incomprensibile. La parte stabilizzandi è normata dalla Legge 296/2006 e della 244/2007 e stiamo chiedendo molto meno di quanto stabilito dalla legge. La parte non-stabilizzandi invece è normata, come tutti i contratti a tempo determinato, del Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368 che consente alle Amministrazioni di fare quello che chiediamo proprio tramite un Accordo Decentrato di Ente (Art. 5, comma 4bis).

Abbiamo però ancora la speranza che domani, 10 Luglio 2012, il Presidente e il Direttore Generale ancora in carica, decidano di fare la cosa giusta e firmare questo accordo consentendoci di chiudere lo stato di agitazione sui rinnovi contrattuali.

Nel frattempo, la situazione al contorno è peggiorata: è uscita la Spending Review del Governo Monti che, come ti sbagli, contiene tagli dei fondi ordinari e delle dotazioni organiche. Tagli lineari che, come è ovvio, elimineranno solo i più deboli senza aumentare di un millesimo la qualità della Pubblica Amministrazione, anzi. Alla faccia della lotta agli sprechi.

Questa per noi è la pietra tombale sul futuro dell’Ente.

Il Governo Monti sembra voler portare a termine l’operato del Governo precedente.

Ci dispiace avere sempre ragione ma qualche tempo fa quando stava per insediarsi il governo scrivemmo un post  di cui riportiamo la conclusione in calce a questo.

Buon lavoro, finché c’è.

Coordinamento Precari INGV Roma

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Da “Passato, presente e futuro

[…] Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell’”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

L’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), come molti sanno, è nato dalla fusione di diversi osservatori geofisici italiani in un unico Ente. Per la sua storia, iniziata come Ente unico nel 2001, e per la natura delle materie di cui si occupa, l’INGV ha forti legami con il territorio ed è un Ente “multisede“.

Fra le diverse realtà che furono accorpate, alcune spiccano per la lunga storia che le caratterizza. La sede di Roma su cui convergono i segnali sismici di tutta italia e dove è presente il nucleo centrale dell’ex ING (Istituto Nazionale di Geofisica). La sede di Napoli – Osservatorio Vesuviano e quella di Catania – Osservatorio Etneo, sono fra le più antiche. E poi c’è la sede di Grottaminarda.

La sede di Grottaminarda è relativamente recente. E’ nata dopo il 2001, data di creazione dell’INGV e si trova in provincia di Avellino in un’area che nel 1980 fu fortemente colpita dal terremoto dell’Irpinia . E’ nata come parte di un progetto che aveva lo scopo di raddoppiare la densità di monitoraggio della rete sismica e geodetica del sud italia (Sicilia esclusa dove sono predenti le sedi di Palermo e Catania) rendendola più omogenea possibile rispetto al resto della Rete Nazionale e al contempo portandola ai livelli più moderni dal punto di vista della tecnologia.

La rete è stata raddoppiata con successo. Il personale della sede garantisce il mantenimento delle infrastrutture di monitoraggio e il centro INGV in cui lavora quel personale costituisce anche il cosidetto “Disaster Recovery” in caso di malfunzionamento della Sala Centrale di Roma.

Nel tempo, gli ultimi 8 anni, quel personale ha anche aumentato il proprio livello di qualifica e specializzazione ed ha aggiunto al centro e quindi al portale web verso i cittadini, funzioni e attività che hanno un impatto diretto sul territorio circostante e sulla ricerca.

Ecco, di quel personale si parla in questo approfondimento di A. Marolda.