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L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 – Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. […]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. […]

Lettera Aperta

La Ricerca Calpestata

Come precari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai colleghi precari dell’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in questi giorni in lotta per difendere non solo il loro posto di lavoro ma anche la dignità e la forza di un settore, quello della ricerca, essenziale per lo sviluppo di qualunque paese, ma che mai come oggi in Italia è violentemente calpestato.
Il recente appello del Presidente della Repubblica Napolitano sulla necessità di investire davvero nella ricerca e’ caduto, come sempre, nella totale indifferenza della classe politica. Diversamente, per noi precari della ricerca ha avuto una risonanza molto forte, soprattutto perché ha paradossalmente coinciso con il precipitare della situazione di tre dei più importanti Enti di Ricerca italiani, ISPRA, INGV ed INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), dopo quasi due anni di lenta agonia.
I precari dell’ISPRA stanno finendo in strada. All’INFN stanno arrivando, contro ogni logica, lettere di “risoluzione” del rapporto di lavoro agli stabilizzandi, cioè a quei ricercatori precari che hanno acquisito per legge il diritto ad essere assunti [Legge del 27 dicembre 2006, n. 296 e Legge del 24 dicembre 2007, n. 244].
I precari dell’INGV, dopo aver chiesto per mesi il necessario aumento della dotazione organica per poter continuare a svolgere il proprio lavoro, si trovano di fronte ad un durissimo attacco rivolto all’Istituto nella sua interezza: uno schema di decreto legge che profila la separazione fra ricerca e monitoraggio dei fenomeni sismici e vulcanici, portando di fatto un danno gravissimo sia alla ricerca che al monitoraggio, oltre che ai quasi 400 lavoratori precari (ricercatori, tecnologi e tecnici) che finirebbero in strada a causa della riduzione della pianta organica dell’INGV prevista dallo stesso decreto.
All’apice della crisi mondiale, mentre si sta lasciando nuovamente la finanza libera di rubare soldi all’economia reale, il governo italiano sta continuando a calpestare il settore della ricerca, prevedendo non investimenti in questo settore vitale, ma licenziamenti. Noi ricercatori precari dell’INGV riteniamo che la ricerca sia la base per il futuro di qualunque paese avanzato ed una fonte infinita di nuove conoscenze, di sviluppo scientifico e tecnologico e di nuove e migliori possibilità per le nuove generazioni, nella certezza che un paese di soli commercianti, imprenditori e politici non ha nessuna seria prospettiva di sviluppo e indipendenza. Ma una ricerca di alto profilo ed alto impatto sociale si può fare solo investendo risorse secondo una strategia di sviluppo mirata e pluriennale, e non attraverso tagli indiscriminati (impropriamente chiamati “razionalizzazioni”) e politiche di corto respiro.
La colpevole incapacità di intere generazioni di politici ed imprenditori italiani ad investire nello sviluppo scientifico e conoscitivo di questo paese non ci farà arrendere all’idea di un miope sfruttamento economico del suo presente. Perché il presente siamo tutti noi e il futuro sono i nostri figli.

I precari dell’INGV

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Da un articolo pubblicato Venerdì scorso sulla rivista “Left” e intitolato “L’Eredità del Capo”  siamo venuti a sapere dell’esistenza di una bozza di decreto governativo sulla riorganizzazione del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) che includerebbe anche il passaggio dell’INGV al DPC stesso. Scopriamo poi che le cose stanno anche peggio di così.

L’art. 12 della bozza, infatti, chiarisce che non si tratta di un semplice passaggio dal MIUR alla Presidenza del Consiglio (già di per se grave), ma di un effettivo smembramento dell’INGV. In sostanza il DPC, a sua volta scomposto, toglierebbe all’INGV le reti di monitoraggio sismico portandole sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio.

La ragione fornita per questa operazione, che apparentemente non ha senso, è scritta nel comma 1:  “al fine di ottimizzare i flussi informativi derivanti dalle reti di monitoraggio dei fenomeni sismici nazionali nonché di conseguire un migliore coordinamento […] le funzioni di sorveglianza sismica […] regionali e locali […] sono trasferite alla Presidenza del Consiglio dei Ministro – Dipartimento della Protezione Civile […]“.

Vogliamo rendere chiaro ai cittadini perché riteniamo che questa sia un scusa, spiegando a tutti che l’INGV comunica al DPC, via pagina web in tempo reale,  TUTTI i terremoti che avvengono sul territorio … mentre avvengono. Non solo: per terremoti superiori a Ml 2.5 il DPC, attraverso (che ci crediate o no) un telefono rosso diretto, riceve anche la comunicazione VOCALE di localizzazione e magnitudo preliminare entro pochi secondi dall’evento. Il 6 aprile è avvenuto proprio questo: la Protezione Civile in TEMPO REALE ha saputo Magnitudo, localizzazione esatta e lista dei comuni più vicini all’epicentro.

Inoltre il DPC riceve continuamente rapporti scientifici completi su qualunque evento rilevante o sequenza sismica, eruzione vulcanica ecc . Come è successo anche per la sequenza dell’Aquila iniziata a gennaio 2009 e come sta succedendo da alcuni mesi per la sequenza sismica di Sora (Frusinate).

Un lettore attento capirà che non c’è proprio niente da ottimizzare nel flusso di informazioni fra INGV e DPC.

Con il terremoto dell’Aquila il nostro istituto ha dimostrato tutta la sua competenza e avanguardia sia nello studio dei terremoti che nel monitoraggio sismico e vulcanico. Le stazioni della rete mobile, istallate dai precari dell’INGV in zona epicentrale la notte del 6 Aprile meno di 3 ore dopo il terremoto, completano il quadro della professionalità del personale dell’INGV. Il fatto che noi precari abbiamo messo da parte i nostri problemi per prestare servizio 24 ore su 24 durante l’emergenza e ancora adesso … è un fatto. Questo impegno e la collaborazione stretta con altri enti e ricercatori nel mondo sta producendo molti passi avanti nella ricerca in campo sismologico.

E allora perché?

Qualunque sia la risposta, adesso finalmente sono chiari il silenzio colpevole e le false promesse del governo sulla sorte dei precari dell’INGV.

Per inciso, dopo mesi di accorate richieste di aumento della dotazione organica del nostro Ente … il decreto ne sancisce la riduzione … cioè la fine dei 400 precari dell’INGV!

Qui trovate il link al Comunicato della FLC-CGIL in merito, in calce al quale si trova il link al Comunicato Congiunto CGIL Funzione Pubblica e FLC


 

Iniziamo con un fatto: mentre moltissimi enti locali, come la Regione Sicilia e la Regione Calabria, stabilizzano, i 400 precari dell’INGV, dopo oltre un anno di mobilitazione e mille promesse, sono ancora precari.

La politica è sorda. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non risponde. Il Governo non si assume responsabilità. Il parlamento non delibera. …e l’INGV affonda.

Da settembre 2008 seguiamo con crescente apprensione e rabbia le alterne vicende della legislazione sulla stabilizzazione dei precari degli Enti Pubblici di cui come dipendenti di un EPR (Ente Pubblico di Ricerca) facciamo parte.
Ricordiamo che l’INGV, l’istituto che in Italia sorveglia (h24) e fa ricerca sui fenomeni sismici e vulcanici, è uno dei più importanti enti di geofisica del panorama mondiale. Queste attività sono svolte da circa 1000 dipendenti (fra ricercatori, tecnici e amministrativi) di cui circa 400 sono tutt’ora precari.
A differenza di altri EPR, l’INGV ha, da anni, una dotazione organica di circa 600 posti, largamente inferiore a quanto necessario per svolgere i propri compiti di ricerca e protezione civile che al momento sono garantiti anche dall’apporto dei precari.
L’INGV però non poteva e non può ancora stabilizzare, ma nemmeno fare concorsi, perché ha una dotazione organica insufficiente.

La dotazione organica può essere aumentata solo con un provvedimento parlamentare. Per questo abbiamo chiesto ripetutamente al Governo di farsi carico e risolvere la nostra situazione. Ben quattro volte (a partire dal 30 novembre 2008) il governo è stato messo alle strette dal parlamento, che lo ha impegnato, tramite ordini del giorno spesso bipartisan, a risolvere la questione INGV.

Con l’emergenza aquilana, come spiegato da un banner che compare sopra ogni mappa di evento sismico e che è stato letto da decine di migliaia di persone da tutto il mondo, abbiamo agito con senso del dovere e responsabilità verso la popolazione colpita dal sisma. I primi a partire per L’Aquila, la notte del 6 aprile, sono stati lavoratori precari dell’INGV e non certo per curiosità. Precario, all’INGV, non è sinonimo di giovane inesperto alla prime armi; in molti casi vuol dire ricercatore di fama internazionale, con competenze acquisite in Italia e all’estero. Un professionista in grado di analizzare un fenomeno complesso e pericoloso come è il terremoto.
Mai abbiamo pensato di legare le sorti del nostro futuro alla gestione di una crisi e al dolore delle persone. La mole di lavoro, il supporto alle squadre sul campo, la raccolta e l’analisi di dati, le campagne di informazione, le infinite ore di straordinario ne sono la testimonianza.

I lavoratori dell’INGV hanno anche dovuto subire vigliacchi attacchi mediatici (l’esempio più eclatante è un vergognoso articolo comparso su “Libero” il 24 aprile di quest’anno), senza avere la possibilità di replica. Né ha giovato l’atmosfera di generalizzato e superficiale odio che si  respira da un anno nei confronti della pubblica amministrazione.

Le gratificazioni e, sembra paradossale, gli incoraggiamenti nella mobilitazione sono venuti invece proprio dalla gente che il terremoto l’ha subìto. Non si tratta di coincidenze. Con loro ci siamo confrontati, per le strade de L’Aquila e nelle piazze di Roma. Abbiamo bypassato giornali e televisioni, abbiamo spiegato chi siamo e cosa facciamo. Da loro abbiamo avuto il massimo rispetto, a loro abbiamo dedicato il massimo delle nostre capacità tecniche e scientifiche.

Adesso, ultimo atto, il 3 agosto 2009 è stato convertito in legge il cosiddetto “Decreto Anti-Crisi” che ora si chiama Legge 3 agosto 2009, n. 102. L’articolo 17  comma 10 -18 Gli articoli dal 10 al 18 narra di come i precari della pubblica amministrazione possano essere assunti ma dietro una serie di condizioni e che comunque il tutto dovrà finire entro il 2012. Gli enti locali (comuni, province e regioni) hanno, sembra, tutte le condizioni per procedere alle stabilizzazioni e pertanto lo fanno, come stiamo dimostrando post dopo post. Gli Enti di ricerca che hanno la dotazione organica sufficientemente libera e i soldi possono procedere. L’INGV no. Come detto, il governo, nonostante gli impegni presi più e più volte, non ci ritiene evidentemente di alcuna importanza e quindi non si è impegnato a scrivere una riga (“la dotazione organica dell’INGV è stabilita in …, è autorizzato a … ecc”) in nessuno dei provvedimenti passati per il parlamento, complici i voti di fiducia imposti.
Inoltre, siccome noi siamo un ente giovane (pochi pensionabili e molti “giovani”) non abbiamo nemmeno il turn-over. Dunque l’intero Decreto Anti-Crisi è per noi una beffa.
Speriamo che il parlamento sia ancora in grado di fare delle valutazioni adeguate e che il governo rispetti gli impegni e si assuma le proprie responsabilità.
Noi non mancheremo di tenere alta l’attenzione sulla nostra situazione: il destino di questo ente è inscindibilmente legato a quello dei suoi lavoratori.

I precari INGV