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Con l’affidamento dell’incarico per la costituzione di un nuovo governo a Mario Monti, si conclude la parabola del governo Berlusconi.

Del governo, ma non di quei politici che hanno grottescamente caratterizzato questi ultimi 3 anni.

Il Passato

Per noi quello che è giunto alla fine è stato il governo di Giulio Tremonti, di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta.

A nessuno dei tre abbiamo risparmiato asprissime critiche, nel merito dei provvedimenti da loro sbandierati e/o adottati. Abbiamo agito e reagito, sia in piazza che su questo Blog, alla loro propaganda e alle distruttive quanto inutili leggi che hanno imposto a suon di Decreti e di Fiducia, quando il loro potere di Ministri era all’apice. Abbiamo tentato col dialogo, ma ci è stata sbattuta la porta in faccia.

Ora che stanno cadendo e che l’Italia sta passando a una nuova fase nel periodo più nero degli ultimi decenni, pensiamo che sia giusto, da parte nostra, esprimere giudizi su quello che è stato e opinioni su quello che potrebbe essere, nella speranza che questo contribuisca in modo positivo alla maturazione del nostro Paese.

Abbiamo combattuto contro tutto e tutti (soprattutto contro l’indifferenza) per sostenere la Ricerca e la necessità che diventi il centro dello sviluppo del nostro Paese insieme alla Scuola; siamo stati chiamati, la Scuola Pubblica (non quella privata) più della Ricerca, a grossi sacrifici in termini di soldi e di precariato, nel nome dei proclami di Brunetta, di Tremonti e della Gelmini, che nel contempo negavano la crisi economica che era invece sotto gli occhi di tutti.

A causa loro noi tutti abbiamo sborsato e sborseremo molti soldi per inutili quanto inique finanziarie. E per cosa? Per regalare inutilmente i nostri pochi soldi a dei mercati (e a dei mercanti) impazziti, ritrovandoci oggi comunque con un Paese sull’orlo del baratro finanziario, con il mondo del lavoro sconquassato, una Scuola minata alla base e la Ricerca propagandisticamente usata per millantare credito.

Miliardi, che avrebbero potuto alimentare lo sviluppo, letteralmente BUTTATI dalla finestra per l’arrogante incapacità del governo ad affrontare la situazione.

Il Presente

Per questo, anche se purtroppo la situazione resta grave, riteniamo che sia già un’ottima cosa che il governo Berlusconi (che governa di fatto l’economia e la società italiana da 17 anni) se ne sia andato, qualunque cosa venga dopo.

Purché nell’andarsene si porti via Gelmini, Brunetta e Tremonti in primis e poi tutti quelli che nel toglierci ogni diritto e molti soldi hanno anche avuto l’ardire di prenderci in giro in questi lunghissimi ultimi 3 anni.

Ora speriamo che l’aver raggiunto il fondo spinga per una volta le persone a pretendere e i governanti a fare il meglio piuttosto che il “meno peggio”.

Il Futuro

Il prossimo presidente del consiglio sarà, se avrà la fiducia, Mario Monti, personaggio quantomeno credibile per i mercati finanziari e per l’Europa, alla guida di un governo che, comunque, avrà bisogno del sostegno dell’attuale  Parlamento, composto purtroppo dagli stessi figuri di prima.

Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell'”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

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Parte 01, dal minuto 17:15: Maurizia Russo Spena, la precaria che Brunetta non ha voluto ascoltare

«Il 21 il Parlamento è chiamato a votare la fiducia da questo governo sfiduciato inequivocabilmente e dal basso dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini con il voto referendario – si legge nell’appello – Proponiamo all’Italia precaria l’assedio sociale e civile del Parlamento. Perché la sfiducia che abbiamo già lungamente espresso a questo governo e alle politiche che ovunque vogliono far pagare ai molti la crisi di pochi, si imponga definitivamente».

Non per le parole di Brunetta. Non per le continue offese, le prese in giro e i bastoni tra le ruote che Brunetta, Tremonti e i loro amici privilegiati hanno messo a noi … l’Italia MIGLIORE.

Ma perché per questo governo, morto e sepolto, e per il governo che verrà, siano chiari i PALETTI. Quello che si DEVE FARE e quello che NON POTRANNO PIU’ FARE. Perché sia chiaro che dovranno rispondere a NOI e a nessun altro. E che se decideranno di ignorare, di bastonare ancora e prendere ancora per i fondelli la parte più pulita di questo povero Paese, non la passeranno liscia!!!

Per questo riportiamo sul nostro blog l’iniziativa che DOMANI Domenica 19 Giugno alle 18:00 inizierà in contemporanea fra Roma e Milano e che andrà avanti fino al 22 giugno, attraversando i giorni della fiducia sul Decreto Sviluppo (un nome falso come una banconota da 3€).

Dobbiamo ASSEDIARLI!

Parte 02, dal minuto 3:15: Barbara Evola, precaria della scuola

In 3 anni di “riforme” del mondo della conoscenza, dalla scuola all’Università fino agli Enti Pubblici di Ricerca, siamo stati abituati alla presentazione, da parte del Governo attuale, di questi provvedimenti come di qualcosa di epocale che elimina gli sprechi, caccia i lestofanti e rimette le cose in ordine lanciando l’Italia verso modelli di riferimento esteri brillantissimi … a costo ZERO. Fantastico.

Di proposito però si dimenticano di dire che in quei Paesi presi fintamente a modello, ci sono due cose che nessuna di queste “riforme” cita nemmeno di striscio: il doppio (quando va male) dei finanziamenti (in % rispetto al PIL) sia pubblici che privati e l’assunzione di responsabilità da parte dei livelli dirigenziali.

Sebbene il mondo universitario, della ricerca e della scuola, sentano l’esigenza di cambiare in meglio il modo in cui funzionano i rispettivi ambiti, logicamente si scatena una reazione nel momento in cui, il governo preferisce imporre le riforme, sostituendo al dialogo coi diretti interessati, operazioni di pura propaganda.

Scuola, Università e Ricerca infatti non hanno bisogno di e non vogliono l’ennesima inutile riforma, con cui qualche ministrucolo e il suo governo cercano di passare alla storia o semplicemente di dispensare favori a questa o quella lobby. I veri riformatori necessitano di e chiedono solo quattro cose:

1) il raddoppio dei fondi (almeno al livello medio OCSE!) sia pubblici che privati

2) un sano controllo della produttività (adattando il concetto di produttività ai diversi ambiti della conoscenza)

3) assunzione di responsabilità dei livelli dirigenziali

4) una prospettiva di carriera non solo meritocratica ma anche NON schizofrenica (com’è ora), in cui il precariato non sia endemico

Il resto è noia e lobbying.

E qui arriviamo a Confindustria. Per 2 anni e mezzo la Confindustria ha amoreggiato col governo attuale, forse perché lo ha visto ben orientato all’aumento dei profitti delle industrie basato non sull’innovazione e il rilancio ma sulla riduzione di diritti e salari. Ora che appare moribondo e dopo aver capito (?) che per 2 anni e mezzo, di investimenti per il rilancio dell’economia in fase di crisi non se ne è parlato nemmeno di striscio, la Marcegaglia sta scaricando il governo morente … ma preme, insolitamente, perché il moribondo approvi in extremis una riforma contestatissima e assolutamente non discussa con i diretti interessati (piuttosto ben disposti) come avrebbe dovuto.

Perché?

Una possibile e probabile risposta è che la riforma, dietro un velo di meritocrazia assolutamente non reale (in Italia non si eliminerà mai il nepotismo per legge ma solo con seri controlli di produttività), regala per l’ennesima volta, e gratis, tonnellate di risorse pubbliche ai privati e, nella fattispecie della Confindustria, ai grandi gruppi industriali.

All’estero (media e top OCSE) i privati investono più del pubblico in ricerca e sviluppo e non lo fanno sempre con una diretta ricaduta ma perché sanno che indirettamente ci guadagneranno comunque dall’accelerazione dello sviluppo del Paese, dalla disponibilità di una seria classe di ricercatori e da una certa quantità di brevetti pubblici (quindi gratuiti) a partire dai quali potranno fare i loro remunerativi  brevetti privati. Poi ovviamente c’è il finanziamento diretto a linee di ricerca proprietarie … ma questo è ovvio, ben accetto e naturale.

In Italia il privato investe meno del pubblico. E il pubblico investe meno degli altri paesi OCSE.

Entrare nei CDA delle Università, per le imprese italiane, vuol dire poter usufruire delle risorse pubbliche e orientarle a piacimento senza rischiare di tasca propria. E’ ovvio che una Confindustria pavida e poco lungimirante come si è dimostrata la nostra, non chieda altro che continuare a NON FARE il proprio dovere avendo persino in regalo (indirettamente) un enorme patrimonio pubblico. Siamo alle solite.

D’altronde la nostra Confindustria è baronale e nepotista. Che ci possiamo aspettare?

Se la riforma fosse stata discussa PRIMA con le parti interessate, con le reti di ricercatori, con i docenti, con gli studenti, avremmo probabilmente avuto un’Università migliore, un’industria spinta ad assumersi le sue responsabilità e un Paese migliore … senza conflitto per le strade.

Il governo ha scelto altrimenti ma soprattutto una classe imprenditoriale fatiscente, pavida e assistenzialista ha deciso ancor una volta altrimenti.

Per questo, solidarietà alla rete di protesta nella speranza che il DDL non passi al Senato.

Raffaele, Ricercatore precario

La Ricerca Calpestata, un’amara e commovente metafora sulla Ricerca, in Italia, oggi.

Un tappeto di volti… camminare su chi mette la propria faccia e investe il proprio futuro nella ricerca pubblica in Italia.
Le foto di duemila persone hanno coperto Piazza del Popolo.
Duemila persone che vogliono farsi calpestare per far capire alla gente il trattamento che viene riservato a chi, in Italia, fa ricerca: un lavoro che getta le basi per lo sviluppo di una nazione, ma che oggi è una cambiale in bianco sul proprio futuro.
Ricercatrici e ricercatori, tecnici, amministrativi, giovani e meno giovani, laureati, dottorati, con esperienze di formazione e lavorative e all’estero: il cuore della ricerca pubblica italiana.
Moltissime di quelle facce appartengono a persone precarie da anni, persone che con grande impegno affrontano il lavoro di ogni  giorno tra mille difficoltà, con la prospettiva di un futuro sempre più incerto.
Tra i molti volti anche quelli dell’INGV. Scendiamo in piazza e ci mettiamo la faccia per spiegare cosa vuol dire, per noi, fare ricerca scientifica, investire la nostra passione nella comprensione dei terremoti, dei fenomeni vulcanici e atmosferici, nella geochimica o nel geomagnetismo.
I precari dell’INGV svolgono ruoli fondamentali nella ricerca e nel servizio: sono sempre presenti con il loro contributo nei difficili momenti di emergenza, sismica e vulcanica.
I precari si sentono calpestati. Calpestati nel rischio di perdere il lavoro che amano, nelle loro aspettative, nella considerazione e nell’importanza che vengono date al loro impegno, ma anche nella mancanza di un dialogo serio che restituisca valore e dignità ad un settore strategico per la crescita di un paese.
Una giornata di sensibilizzazione sulla ricerca italiana, sempre meno finanziata e sempre più precaria; un’occasione d’incontro diretto fra i cittadini e i lavoratori della ricerca che hanno offerto seminari divulgativi, lezioni per i più piccoli e approfondimenti per i più grandi.
Tutti invitati a toccare «con piede» la sensazione di calpestare la ricerca pubblica italiana.

Mi sono emozionata.

Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a realizzare una delle giornate più suggestive che io abbia mai vissuto in difesa del mio posto di lavoro.

mg

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2f63d93b-5a3d-413e-8f1b-8caeb2d2025e-tg3.html?p=0

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_maggio_23/ricerca_calpestata-1501389050582.shtml

http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.16160

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/124381IMGP1214

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