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Alla vigilia del terzo anniversario della tragedia dell’Aquila, i ricercatori dell’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) sono entrati in agitazione perché fine anno, oltre 200 di loro saranno licenziati. Sono gli stessi che nei giorni del sisma affrontarono la prima emergenza. E che oggi studiano come prevenire altri disastri. Il governo tace sulla loro sorte. Ernesto Manfrè ha sentito Raffaele Di Stefano, sismologo precario quarantenne, con anni di studio passati all’estero

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Che ci crediate o no, le speranze di avere nuova occupazione e una crescita dell’economia non dipendono dall’imprenditoria ma dalla ricerca.

Perché anche l’imprenditoria per essere competitiva deve puntare sulla ricerca e sulla innovazione e non sulla riduzione del salario … che dopo aver raggiunto i livelli minimi porta direttamente ulteriore recessione economica … in cui infatti siamo caduti in pieno.

Recentemente su Repubblica è stato pubblicato un articolo che presenta il risultato di uno studio sulla ricerca, o meglio sulla comparazione fra investimenti e produttività della ricerca fra i principali paesi europei, inclusa l’Italia.

Negli ultimi 3 anni vi abbiamo aggiornato spesso sulla condizione pessima in cui versa il settore Ricerca e Sviluppo nel nostro Paese e vi abbiamo ricordato più volte come questo sia la cartina tornasole di quanto un Paese investe sul proprio futuro e sulla possibilità di uscire da una crisi economica rafforzato e non devastato. Forse non ci avete creduto, ma i tempi sembrano cambiare (d’altronde stiamo toccando il fondo da un po’) e quindi noi, pieni di speranza, vi aggiorniamo per punti dopo aver letto la versione “in stampa” del lavoro di cui sopra.

• La produttività della ricerca in Italia cresce fra il 1980 e il 2007 con una velocità superiore a quella di altre nazioni Europee, esclusa la Spagna.
• Dopo il 2007 c’è un crollo
• L’Italia è rimasta indietro sul piano delle collaborazioni scientifiche. Era seconda negli anni ’80 ed è penultima dal 2003. Sta perdendo la connessione con il fronte della ricerca mondiale (NB: vi ricordiamo che Tremonti ha recentemente sciolto Enti Pubblici di Ricerca che vantavano decine e decine di collaborazioni internazionali peraltro foriere di soldi … per dire quanto capisce di economia
• Il numero di ricercatori nella ricerca pubblica e nell’alta formazione è drammaticamente basso (n.d.r.: parole esatte degli autori dell’articolo): dagli anni ’90 in poi è il più basso d’Europa. La Spagna ha avuto una crescita esponenziale e recentemente ha doppiato l’Italia (1.75 contro 0.75 ricercatori in termini di tempo pieno equivalente ogni 1000 abitanti)
• Lo stesso drammatico scenario esiste per il personale totale e le spese totali in Ricerca e Sviluppo: l’Italia spende meno di qualunque altra nazione europea ad eccezione della Spagna che però ha un incremento annuo di investimenti molto maggiore e che per questo ormai ci ha superati. Gli investimenti totali sono MINORI dell’1% del PIL. Gli investimenti pubblici stagnano a un misero 0.4% (n.d.r.: eravamo rimasti allo 0.7 del 2005). Quelli privati a un misero 0.6%. La crescita annuale è prossima allo ZERO e gli investimenti privati restano tanto bassi da non compensare.
• Nonostante il livello di fondi sia drammaticamente basso, nelle ultime decine di anni la scienza italiana è riuscita ad accrescere le sue performance e a conservarle a livelli molto alti … l’Italia è infatti la più produttiva in termini di numero di pubblicazioni per ricercatore (n.d.r.: lavoriamo molto) … ma ora, aggiungiamo noi, il sistema della ricerca non ce la fa più! Troppe batoste in troppo poco tempo.

Infine, gli autori dell’articolo sottolineano come nonostante l’elevato numero di pubblicazioni, l’impatto di queste pubblicazioni sul mondo scientifico internazionale non sia fra i più alti. Loro lo attribuiscono alla eterogeneità dei ricercatori e all’incapacità del sistema di attuare una selezione realmente meritocratica.
Forse. Sulla questione della meritocrazia torniamo in un prossimo post, perché gli ultimi 3 anni di idiozie brunettiane e di italico qualunquismo hanno confuso parecchio le idee.
Ma intanto ci preme sottolineare come negli ultimi anni abbiamo visto molti di noi andarsene all’estero, dove fanno pubblicazioni molto citate peraltro, e dove non serve un concorso per assumere persone valide.
E ci preme anche sottolinenare come abbiamo visto ridurre i fondi, tagliare Enti Pubblici di Ricerca … e quindi ridurre le collaborazioni con l’estero.
Non solo, ma spesso l’impatto di una pubblicazione è deciso proprio dalla floridità del settore nel paese di origine. Se gli USA investono molto e pubblicano molto i ricercatori degli USA citano molto altri ricercatori degli USA. Altrimenti sono costretti a citare altri ricercatori di altri Paesi …
Conclusione: l’articolo dimostra come negli ultimi anni si è fatto cassa distruggendo piano-piano l’impalcatura su cui fonda la ricerca, smantellando istituti di ricerca e rendendo sempre più difficile il raggiungimento di traguardi importanti.

Se volete sapere in che modo si può fare cassa senza distruggere quel che resta di buono in questo Paese, investendo in Ricerca e Sviluppo e quindi nel vostro futuro anche lavorativo, chiedete a noi, che di idee ne abbiamo a tonnellate: esiste un campo della ricerca per ogni campo della vita economica e sociale di questo Paese.

Fonti:
Articolo di Repubblica.it
Articolo Scientifico: Daraio, C., Moed, H.F., Is Italian science declining? Res. Policy (2011), doi:10.1016/j.respol.2011.06.013 [solo gli abbonati possono scaricarlo ed essendo coperto da Copyright non possiamo mettere on line il PDF]

Ho assistito anche a questo: un concorso allucinante per laureati tecnici a cui hanno partecipato migliaia di persone ammassate all’hotel Ergife di Roma.

Le chiamano prove pre-selettive.

L’appuntamento è alle ore 8,00 per i primi 120 posti messi a concorso: laureati “con e senza esperienza” il che significa mezzo-mondo. Dal neo-laureato al ricercatore precario con curriculum che il ministro Gelmini non sarebbe neanche in grado di leggere.

Io sto lì dalle 7,30.  La prima impressione è quella di un formicaio: tanti insetti che convergono verso lo stesso buco. E’ già evidente che ci stanno ammassando in un luogo non adatto a quei numeri oceanici.

Fila per entrare. Fila per i documenti. Senso di asfissia.

Ore e ore per contarci e per dirci che dobbiamo incollare il codice a barre adesivo dove c’è scritto “codice a barre adesivo”… Ore 11,30, arriva il test: un quiz con 50 domande a risposta multipla da fare in 40 minuti.

Arriva il quiz, arriva lo scandalo.

Mi piacerebbe molto che qualche dirigente ENEA mi spiegasse il nesso tra la città in cui l’anarchico Bresci fece fuori Umberto I e l’ “Ingegneria, Sicurezza e Gestione delle centrali nucleari”, profilo per il quale ho fatto domanda, oppure tra l’art. 118 della Costituzione e “Sviluppo di sistemi laser e di tecnologie e metodologie per applicazioni laser”, posto a cui ambisce il mio vicino di banco o, ancora, tra il COVIP e “Progettazioni e sviluppo di apparati per diagnostica di plasmi termonucleari” di cui ha una certa esperienza la ricercatrice seduta davanti a me.

In questo modo selezionano il personale più adatto???

Le domande di fisica/chimica/matematica: tra Boole, l’Energia cinetica e l’Equazione di stato dei gas… Ha un senso tutto questo???

E poi il gran finale.

Ore 12,30: fila per il certificato di partecipazione. Fila per uscire dale aule. Fila gigantesca per pagare il parcheggio e fila interminabile per uscire e non c’era UN essere vivente tra il personale che cercasse di dare una mano a quei poveracci che avevano avuto la pessima idea d’infilarsi in quella specie di fossa che chiamano garage. Mi sento soffocare, voglio uscire, voglio aria. Esco su Via Aurelia alle ore 14,50.

Ore 20,30, dopo un pomeriggio con mal di testa cosmico, vomito tutta la rabbia, lo sdegno, l’indignazione e il disgusto per come siamo trattati, per quello che siamo costretti a fare dopo anni di ricerca e per tutto ciò che ancora mi (ci) aspetta, immersa come sono in questa condizione di precarietà lavorativa e deprimente incertezza sul futuro.

Una sola parola è concessa: vergogna.

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AGGIORNAMENTI: 15 novembre 2010

In Procura il Concorso beffa per l’Enea

nessuno sapeva la data della prima prova

Il Codacons denuncia lo strano iter della selezione per 120 posti da funzionario all’ente per l’energia. Il luogo del test è stato svelato solo 10 giorni prima
Leggi tutto: articolo_Repubblica

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Per unirsi al ricorso per il mancato avviso della prova preselettiva:
http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=127027

Per tutti gli interessati ad inoltrare una rchiesta di ACCESSO AGLI ATTI ossia per prendere visione di graduatorie e motivi di esclusione da impugnare eventualmente in un ricorso, questo è il modulo da compilare e portare (eventualmente inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno):

Sede Legale ENEA – Lungotevere Thaon Di Revel, 76

00196 – Roma

Att.ne del Commissario Ing. Lelli

Att.ne del Responsabile UCP AVV. Vecchi

Oggetto: Richiesta di accesso agli atti del concorso pubblico bando n………

Il Sottoscritto………………………………………………………..,

nato a ………………………….….., il …………………….…….,

residente in ………………………………………………………….,

alla via ………………………………………………….………….….,

tel. …………………….……….………,

CHIEDE

Di prendere visione con rilascio di copia semplice/autenticata dei seguenti documenti amministrativi relativi al concorso in oggetto:

– Verbale dell’ammissione al test preselettivo

– Verbale dell’esito finale del test con graduatoria complessiva (e posizione del singolo candidato richiedente i documenti)

– Verbale con cui sono stati stabiliti i criteri di valutazione dei titoli

– Verbale della valutazione dei titoli con relativa graduatoria

– Verbale di istituzione della commissione

…………………………………………………………………………………………………………………………………………..

………………, li ……………………

Il sottoscritto

(firma)

PDF: richiesta accesso atti

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La neo-nata Rete della Ricerca Pubblica ha pubblicato un video-spot sul futuro della ricerca dopo la finanziaria, in questo martoriato, smemorato e autolesionista Paese … che però ha ancora una speranza: la rete!

Diffondete lo spot e il blog.

Un recente spot parla di Ricerca Scientifica raccontando, attraverso immagini fuorvianti, storie ambigue e illusorie di un’Italia che nella realtà non esiste.
Non si può parlare di Ricerca e precariato senza conoscerli, senza informarsi.
Per queste ragioni abbiamo voluto presentare la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.
Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

PS:

Un bell'articolo sul tema, da Il Fatto Quotidiano del 22 Aprile 2010

Un vecchio video ... piuttosto attuale! La Ricerca Calpestata!