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I precari dell’INGV sono allibiti di fronte alle dichiarazioni del Capo Ufficio Stampa dell’INGV (Sonia Topazio), apparse recentemente sui maggiori quotidiani nazionali, in quanto le accuse che li riguardano sono infondate ed offensive.

I precari di questo Istituto hanno acquisito titoli di studio specifici, competenze e credibilità all’estero come testimoniato dalle numerose pubblicazioni scientifiche sulle migliori riviste internazionali. Tali professionalità contribuiscono a portare avanti l’eccellenza della ricerca geofisica italiana nel mondo.

Ci sembra inopportuno e surreale che sia dato spazio sui giornali a notizie pseudo scandalistiche quando ci sono 400 persone che da anni sono in lotta per il mantenimento del proprio posto di lavoro, come testimoniato tra l’altro dai contenuti di questo blog.

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Che ci crediate o no, le speranze di avere nuova occupazione e una crescita dell’economia non dipendono dall’imprenditoria ma dalla ricerca.

Perché anche l’imprenditoria per essere competitiva deve puntare sulla ricerca e sulla innovazione e non sulla riduzione del salario … che dopo aver raggiunto i livelli minimi porta direttamente ulteriore recessione economica … in cui infatti siamo caduti in pieno.

Recentemente su Repubblica è stato pubblicato un articolo che presenta il risultato di uno studio sulla ricerca, o meglio sulla comparazione fra investimenti e produttività della ricerca fra i principali paesi europei, inclusa l’Italia.

Negli ultimi 3 anni vi abbiamo aggiornato spesso sulla condizione pessima in cui versa il settore Ricerca e Sviluppo nel nostro Paese e vi abbiamo ricordato più volte come questo sia la cartina tornasole di quanto un Paese investe sul proprio futuro e sulla possibilità di uscire da una crisi economica rafforzato e non devastato. Forse non ci avete creduto, ma i tempi sembrano cambiare (d’altronde stiamo toccando il fondo da un po’) e quindi noi, pieni di speranza, vi aggiorniamo per punti dopo aver letto la versione “in stampa” del lavoro di cui sopra.

• La produttività della ricerca in Italia cresce fra il 1980 e il 2007 con una velocità superiore a quella di altre nazioni Europee, esclusa la Spagna.
• Dopo il 2007 c’è un crollo
• L’Italia è rimasta indietro sul piano delle collaborazioni scientifiche. Era seconda negli anni ’80 ed è penultima dal 2003. Sta perdendo la connessione con il fronte della ricerca mondiale (NB: vi ricordiamo che Tremonti ha recentemente sciolto Enti Pubblici di Ricerca che vantavano decine e decine di collaborazioni internazionali peraltro foriere di soldi … per dire quanto capisce di economia
• Il numero di ricercatori nella ricerca pubblica e nell’alta formazione è drammaticamente basso (n.d.r.: parole esatte degli autori dell’articolo): dagli anni ’90 in poi è il più basso d’Europa. La Spagna ha avuto una crescita esponenziale e recentemente ha doppiato l’Italia (1.75 contro 0.75 ricercatori in termini di tempo pieno equivalente ogni 1000 abitanti)
• Lo stesso drammatico scenario esiste per il personale totale e le spese totali in Ricerca e Sviluppo: l’Italia spende meno di qualunque altra nazione europea ad eccezione della Spagna che però ha un incremento annuo di investimenti molto maggiore e che per questo ormai ci ha superati. Gli investimenti totali sono MINORI dell’1% del PIL. Gli investimenti pubblici stagnano a un misero 0.4% (n.d.r.: eravamo rimasti allo 0.7 del 2005). Quelli privati a un misero 0.6%. La crescita annuale è prossima allo ZERO e gli investimenti privati restano tanto bassi da non compensare.
• Nonostante il livello di fondi sia drammaticamente basso, nelle ultime decine di anni la scienza italiana è riuscita ad accrescere le sue performance e a conservarle a livelli molto alti … l’Italia è infatti la più produttiva in termini di numero di pubblicazioni per ricercatore (n.d.r.: lavoriamo molto) … ma ora, aggiungiamo noi, il sistema della ricerca non ce la fa più! Troppe batoste in troppo poco tempo.

Infine, gli autori dell’articolo sottolineano come nonostante l’elevato numero di pubblicazioni, l’impatto di queste pubblicazioni sul mondo scientifico internazionale non sia fra i più alti. Loro lo attribuiscono alla eterogeneità dei ricercatori e all’incapacità del sistema di attuare una selezione realmente meritocratica.
Forse. Sulla questione della meritocrazia torniamo in un prossimo post, perché gli ultimi 3 anni di idiozie brunettiane e di italico qualunquismo hanno confuso parecchio le idee.
Ma intanto ci preme sottolineare come negli ultimi anni abbiamo visto molti di noi andarsene all’estero, dove fanno pubblicazioni molto citate peraltro, e dove non serve un concorso per assumere persone valide.
E ci preme anche sottolinenare come abbiamo visto ridurre i fondi, tagliare Enti Pubblici di Ricerca … e quindi ridurre le collaborazioni con l’estero.
Non solo, ma spesso l’impatto di una pubblicazione è deciso proprio dalla floridità del settore nel paese di origine. Se gli USA investono molto e pubblicano molto i ricercatori degli USA citano molto altri ricercatori degli USA. Altrimenti sono costretti a citare altri ricercatori di altri Paesi …
Conclusione: l’articolo dimostra come negli ultimi anni si è fatto cassa distruggendo piano-piano l’impalcatura su cui fonda la ricerca, smantellando istituti di ricerca e rendendo sempre più difficile il raggiungimento di traguardi importanti.

Se volete sapere in che modo si può fare cassa senza distruggere quel che resta di buono in questo Paese, investendo in Ricerca e Sviluppo e quindi nel vostro futuro anche lavorativo, chiedete a noi, che di idee ne abbiamo a tonnellate: esiste un campo della ricerca per ogni campo della vita economica e sociale di questo Paese.

Fonti:
Articolo di Repubblica.it
Articolo Scientifico: Daraio, C., Moed, H.F., Is Italian science declining? Res. Policy (2011), doi:10.1016/j.respol.2011.06.013 [solo gli abbonati possono scaricarlo ed essendo coperto da Copyright non possiamo mettere on line il PDF]

Sinceramente l’ennesima triviale berciata del MiniStro della Funzione Pubblica (“Siete l’Italia peggiore” rivolto ai precari) non meriterebbe un solo carattere stampato su questo Blog.

Quelli come lui sono gente piccola piccola che NON ESISTE PIU’.

Tenuta in vita dalle telecamere ma che nel mondo reale dove viaggia la nostra comunicazione, la nostra informazione, i nostri interessi … in una parola sola dove sta il FUTURO, non esiste.

E allora perché stiamo scrivendo?

Per due ragioni:

1) il primo post di questo Blog è del 29 Settembre 2008. Tre anni fa, quando Brunetta tentò di farci fuori prima con la legge 133 (la iattura che si è abbattuta su tutto il sistema sociale e della conoscenza italiano) e poi con il decreto 1441 (l’ammazzaprecari), …  NOI avevamo già capito che tirava l’aria di quel classico populismo che LASCIA INTATTI I POTERI FORTI e le CLIENTELE politiche ma che spacca le ossa e ATTACCA LA DIGNITA’ dell’ITALIA MIGLIORE.

L’avevamo capito e ci siamo difesi, come tante leonesse a tanti leoni e senza sosta. Abbiamo cercato di farlo capire a più persone possibile. E c’è costato tanta ma tanta fatica. Beh … diciamo che ci sono voluti 3 anni ma oggi forse le cazzate di Brunetta non fanno più presa nemmeno nel suo più accanito sostenitore. E noi un po’ di merito ce lo dobbiamo prendere … fa bene alla salute 🙂 (e poi quel “I ricercatori sono Capitani di Ventura e hanno il dovere di andarsene” non ci è mai andato giù!!!!)

2) E’ giusto che oggi che si stanno consumando gli ultimi mesi del duo Tremonti-Brunetta noi, che questi due tizi li avevamo capiti fin da subito, siamo qui ad accompagnarli sul “triViale” del tramonto a suon di “DIMETTITI” … nel migliore dei casi.

E poi diciamocelo, ci vuole proprio una enorme cattiveria e una infinita piccolezza interiore per precarizzare il mondo del lavoro all’infinito riempiendo il futuro dei giovani e il presente dei meno giovani di “sfruttamento” e “incertezza”, per scaricare le conseguenze di anni e anni di porcherie politiche sulle nostre spalle e  e poi finire pure a dirci che siamo “l’Italia peggiore” mentre al parlamento e nei posti di potere sfilano condannati dopo condannati, ladri dopo ladri, viscidi dopo viscidi e chi più più ne ha più ne metta.

Per questo oggi e sempre, NON GLIE NE FAREMO PASSARE UNA!!!!!!

A Roma, davanti al parlamento dove, da diversi anni, passa ogni nefandezza contro Scuola, Università ed Enti Pubblici di Ricerca, ieri c’è stata una manifestazione contro il DDL Gelmini sull’Università.
La discussione del provvedimento è stata rinviata perché la Tesoreria dello Stato, casualmente un giorno prima della manifestazione, ha dichiarato la mancanza di copertura finanziaria per alcuni emendamenti.
Lascio ogni commento al video de “Il Fatto Quotidiano” sulla piazza e poi a quello di Repubblica TV sull’irruzione di una parte dei manifestanti alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)

 

Irruzione alla CRUI da Repubblica TV

da Repubblica.it

UFFICI e segreterie chiuse, lezioni annullate. Fuori molti docenti e parte del personale amministrativo, dentro  studenti, ricercatori e tutti quelli che “sono contro la Gelmini”. Le università italiane sono quasi tutte occupate. E la settimana si prospetta delle più calde. L’azione di protesta contro il disegno di legge del ministro dell’Istruzione andrà avanti almeno fino a sabato 22. Per domani è anche prevista un’iniziativa a reti unificate 1: dalle 11.00 alle 13.00 tutte le radio d’Ateneo racconteranno la mobilitazione con collegamenti da Palazzo Madama e dalle università. Obiettivo del programma, proseguire la discussione sul web, sui portali dei media universitari sulla situazione dei ricercatori che – spiega Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori italiani – “vivono in una situazione di precarizzazione insostenibile”. [Continua a leggere]

Solo chiacchiere e distintivo“. E’ un po’ quello che viene da pensare ogni volta che un governo parla di “più fondi alla ricerca”.

Il presidente Napolitano torna sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo e stavolta dice qualcosa in più: vogliamo i fatti perché le chiacchiere ce le diamo in faccia (riassunto semplificato delle sue parole).

Per tutta risposta veniamo a conoscenza, dal sito dei colleghi precari dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) del fatto che il loro Ente sta inviando lettere di licenziamento a molti “stabilizzandi” in base a fantomatiche “leggi vigenti”.

E’ questa la risposta dello stato all’appello del Presidente della Repubblica?

Ai precari INFN, con i quali abbiamo condiviso la lotta fin dall’inizio, diamo tutto il nostro sostegno e ribadiamo che “NON ESISTE NORMA VIGENTE CHE IMPONGA LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DEGLI STABILIZZANDI”.

E poi noi, i precari dell’INGV, che cosa dobbiamo pensare che ci succederà se questa è l’attenzione prestata alle parole del Presidente della Repubblica? In quale Buco Nero ci stanno per cacciare?

Volentieri riportiamo un estratto dal pezzo di Paolo Rumiz, Viaggio negli abissi del Bel Paese tra storie di terra, acqua e fuoco, pubblicato ieri su Repubblica.

[…] L’ho sentita, prima di partire, la voce del Profondo, all’istituto di geofisica e vulcanologia, l’Ingv di Roma. Un megaschermo con la mappa della Penisola collegato a migliaia di terminali, simile al radar di una nave. A ogni piccola scossa una luce rossa s’accendeva nel punto giusto del display e un organo modulava le prime note della Quinta di Beethoven. Abruzzo, magnitudo 2,4. Monti della Sila 2,0. Irpinia 1,5. Jonio al largo di Siracusa 1,8. Gli scricchiolii della Terra, diventando musica, disegnavano un itinerario perfetto dalla Sicilia al cuore dell’Appennino e oltre. La mia strada. […] Cosa c’è sotto questo mare nero? Me lo sono sempre chiesto sulla rotta della Sicilia. Ora so darmi una risposta. Ho con me una carta geologica, la mia carta. Me l’ha data un grande geologo, Renato Funiciello, un elfo gentile del Profondo. […] Un viaggio nuovo comincia, nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti. […] So di entrare nella grotta del Minotauro, e per questo prima di partire ho cercato dei maghi che mi dessero un filo d’Arianna. Geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. In Italia sono un esercito: entusiasti e spesso frustrati dalla sordità della politica. Li ho cercati, ed essi mi sono venuti in soccorso pieni di storie e raccomandazioni, felici che qualcuno facesse quella strada. Li rivedo uno per uno nella pioggia del Tirreno, con in sottofondo le note della Quinta di Ludovico van Beethoven. Personaggi impagabili, da cui ho imparato mille cose. Per esempio che la “Padania” è – udite – geologicamente Africa, mentre l’Italia meridionale è quasi tutta Europa. Ho appreso che, nello scontro fra le due, il Tirreno si espande e lo Jonio s’accartoccia […]