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Una necessaria premessa

Prima di entrare nell’argomento del presente post, vogliamo ricordarvi che più di una volta su questo Blog abbiamo sottolineato come fosse chiara la linea dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 5 anni: far pagare, con l’espulsione, ai precari dalla Pubblica Amministrazione anni di mala-gestione delle risorse finanziarie da parte dei politici e dei loro prezzolati dirigenti.

L’aspetto dell’espulsione dei precari dalla Pubblica Amministrazione per l’INGV è stato sempre piuttosto evidente quanto pressante perché a differenza di tanti altri Enti Pubblici l’INGV non ha mai potuto sanare nemmeno il suo precariato storico (fatte salve poche unità) a causa della inesistente  e per giunta tagliata Dotazione Organica. In 5 anni di dure lotte ne abbiamo imparate di cose su dove vanno a parare certi provvedimenti e certi “rinvii”.

Per questo siamo molto affezionati all’intervento operativo del Ministro Carrozza sull’INGV col DL 104, attualmente in fase di conversione.

Ma per i precari della Pubblica Amministrazione il problema è la versione definitiva del DL 101.

La polpetta avvelenata

Il DL 101 del Ministro D’Alia, ora convertito in legge, si proponeva di sanare in parte (solo in parte) la situazione dei precari assumendo sulle risorse disponibili una parte della forza lavoro tramite concorsi da espletare fino al 2015. Per dare la possibilità ai precari di partecipare ai concorsi era prevista una proroga fino al 2016 dei contratti e parimenti delle graduatorie vigenti di idonei.

Un vero genio ha però pensato bene di introdurre un emendamento, la polpetta avvelenata, che limita la possibilità di proroga (non di assunzione che va su concorso, ma di prosecuzione a termine dei contratti) al numero di posti vacanti in dotazione organica . Sembra una differenza da poco ma noi che di dotazione organica ce ne intendiamo possiamo spiegarvi cosa vuol dire in due parole: all’INGV, in assenza della deroga di cui al DL 104, TUTTI i precari sarebbero stati licenziati in tronco! Perché l’INGV non ha dotazione organica libera. Altri EPR come l’ISFOL per esempio, in assenza di una deroga, se la vedrebbero brutta.

Una “pezza” è stata messa da qualche più avveduto politico con un emendamento che restringe, si fa per dire, il danno ai precari pagati su fondi ordinari, facendo salvi per un po’ quelli pagati su fondi di progetti esterni. Di più non è stato possibile fare sul 101 che adesso è legge.

Unica deroga a questo massacro: gli Enti locali. Tanto per cambiare. La più grande vittima di questo massacro: gli EPR. Tanto per cambiare.

L’emendamento-polpetta peraltro dimostra una crassa ignoranza del funzionamento degli EPR: molti precari negli Enti di Ricerca sono pagati su fondi di progetti Europei o privati e NON si può andare a dire a un progetto Europeo che per squallida burocrazia italiota l’Ente non può più lavorare al progetto in corso perché non può amministrativamente prorogare contratti che peralto non è l’Italia che paga. Da cui la “pezza”.

Dunque: circa 190.000 precari stanno per essere messi per strada di punto in bianco. Moltissimi negli EPR.

L’ipocrisia

Ichino, che con un lungo intervento ci porta a pensare che sia lui l’ispiratore della polpetta, ha spiegato che non li possiamo tenere [i precari], quindi meglio dirglielo subito e poi andranno a lavorare nel privato. Su quest’ultimo punto è stata fatta già un’ottima analisi.

Caro Ichino, ispiratore del più demagogico e televisivo Brunetta, i precari sono ciò che tiene in piedi la P.A. NONOSTANTE gli anni di clientelismo politico che hanno permesso che arrivassero ai posti di dirigenza persone spesso non meritorie e incapaci di rendere la P.A. competitiva. Ancora una volta voi e i vostri simili, manipolando i dati, scaricate sui più deboli, i lavoratori con contratto a termine, responsabilità che non hanno, lasciando al loro posto persone che continueranno a fare danni.

Per mettere un freno a questi incapaci dirigenti, tanto potenti quanto de-responsabilizzati, voi ancora una volta inserite norme su norme che non affrontano mai il problema in modo scientifico ma demagogico.

Ancora una volta si parla di risparmio ma non saranno i miseri stipendi dei precari a risollevare le sorti di una P.A. il cui difetto è l’incapacità dirigenziale di progettare, proiettare, analizzare e produrre cambiamento.

Ancora una volta non si presenta una soluzione come risultato di una analisi scientifica di un problema.

Cosa farebbe un politico serio

1) sanerebbe il precariato storico che non solo non ha colpa di come sta messa la P.A. ma anzi ne è l’asse portante senza il quale tanto vale eliminarla la P.A.

2) sfrutterebbe l’esistenza di una così folta schiera di lavoratori capaci, solo in parte giovani gli altri sono mediamente 40enni, per farli subentrare alla vecchia guardia sia operativa che dirigenziale, tramite turn-over (lett. avvicendamento).

3) eliminerebbe il ruolo permanente di “dirigente” e lo trasformerebbe in un ruolo a termine con possibilità di esercizio per soli due mandati e rinnovo del secondo mandato solo previa verifica dei risultati ottenuti, pagando il gettone di dirigenza solo per il periodo di effettivo esercizio del ruolo

4) farebbe una analisi scientifica dei rapporti costi/prodotti di ogni singolo segmento della P.A. e solo dopo andrebbe a verificare quali siano davvero le sacche di inefficienza e agirebbe solo su quelle, su base premiale

SOLO ed ESCLUSIVAMENTE DOPO TUTTO questo, inserirebbe, a regime, norme che non permettono di avere più precari di quanti se ne possano ragionevolmente assumere anno per anno in base al turn-over MA … proponendosi ogni anno di verificare quali segmenti della PA debbano essere potenziati tramite la possibilità di assumere più personale.

Questo sarebbe un vero politico e non uno squallido quanto poco preparato demagogo.

Alla fine una sola cosa è chiara: per fare politica seria è necessario avere, almeno in parte, lo stesso approccio ai problemi che abbiamo noi ricercatori: un approccio scientifico analitico. Perché l’alternativa, non averlo, vuol dire solo NON voler risolvere i problemi ma assicurarsi un altro mandato in Parlamento o in qualche Ente locale.

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L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Ci hanno insegnato a dimenticarlo.

A sentir parlare i parlamentari c’è da preoccuparsi ben oltre la crisi economica. Sembrano digiuni degli elementi principali della costituzione di una Democrazia Parlamentare quale quella Italiana.

Per nulla rassicurante sentirli parlare solo della sopravvivenza del governo e delle conseguenze dei problemi di Berlusconi sulla vita di … Berlusconi.

Sarebbe interessante e importante e probabilmente più rassicurante sentirli parlare della sopravvivenza dei provvedimenti, come Disegni di Legge e Decreti Legge, e magari dei miglioramenti che potrebbero esservi apportati.

E il malcapitato ascoltatore si fa così l’idea che se il Governo dovesse cadere il Parlamento, per regola, debba cadere con lui, non possa quindi più fare il suo dovere di occuparsi dei problemi dei molti e non perennemente di quelli di uno.

E allora dopo aver studiato Terremoti, Vulcani e quant’altro, dopo aver studiato leggi e decreti e norme varie eccoci qui a spiegare a chiunque  sia interessato la … Costituzione Italiana.

Punto 1: quando il Governo non ha più la fiducia della maggioranza del Parlamento, cade. Ma le Camere restano operative con pieni poteri. Questo lo sanno tutti … forse. Il Capo dello stato non è costretto a sciogliere le Camere che possono continuare a fare il loro dovere e che, in un Paese retto da Politici che lavorano per il popolo e non per la loro poltrona, possono fare tutto quello che facevano prima. Il Governo è dimissionario e opera per l’ordinaria amministrazione e poi cede il passo al nuovo.

Fin qui …

Punto 2: Esercizio delle principali funzioni parlamentari durante il periodo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere

Cosa succede se il Presidente Napolitano in assenza di una qualunque nuova maggioranza fosse costretto a sciogliere anche le Camere e a fissare la data di nuove elezioni?

Tutti sembrano convinti che il Parlamento non possa più fare nulla e che per cause di forza maggiore tutti i provvedimenti in fase di analisi, come i DL in via di conversione in Legge, siano immancabilmente destinati a svanire nel nulla, a decadere.

NON E’ COSI’.

Articolo 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Un altro Articolo è molto interessante

Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Riassumendo:

Se Cade il Governo i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge lo stesso perché le Camere sono attive

Se Cade il Governo e il Presidente scioglie le Camere i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge perché le Camere, in regime di proroga per almeno 65 giorni fino a massimo 90 (elezioni incluse) hanno pieni poteri salvo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Infine una nota per i dirigenti amministrativi interessati dai DL 101 e 104: l’Art. 77 comma 4 dice addirittura che anche qualora siano nati rapporti giuridici sulla base di DL NON convertiti le Camere anche sciolte possono regolarli con legge.

Il destino di molti Italiani e in particolare di molti precari fra gli Italiani (e fra questi il nostro) è legato ai Decreti Legge in esame prima della Crisi di Governo: NON ESISTONO IMPEDIMENTI COSTITUZIONALI per la conversione in Legge, anzi la Costituzione ci tutela.

Se questo non avverrà sarà per una precisa e sciagurata scelta dei parlamentari e non per cause di forza maggiore.

Un emendamento sul “decreto del fare” (58.11, primo firmatario l’On. Marco Miccoli, di cui al nostro precedente post) viene proposto per consentire l’adeguamento della dotazione organica a quegli Enti di Ricerca Pubblici che abbiano precariato storico, nel rispetto delle leggi dello Stato già esistenti.

L’art. 58 del “Decreto del Fare”, sul quale si chiede di intervenire, riguarda proprio Disposizioni URGENTI, per lo SVILUPPO del sistema universitario e degli ENTI DI RICERCA.

L’emendamento 58.11 RIGUARDA gli Enti Pubblici di Ricerca (tutti).

L’emendamento 58.11 recita “al fine di consentire agli Enti Pubblici di Ricerca di svolgere con pienezza le proprie funzioni istituzionali“. Funzioni che includono, ad esempio, il monitoraggio dei terremoti per la Protezione Civile: quindi è URGENTE e riguarda lo SVILUPPO.

L’emendamento 58.11 parla esplicitamente d’interventi sulla dotazione organica a COSTO ZERO.

L’Art. 58 esordisce parlando di utilizzo del TURN OVER, ossia risorse liberate da pensionamenti; se la dotazione organica di un Ente di Ricerca è satura, tuttavia, tali risorse non possono essere sfruttate. La rideterminazione a costo zero della dotazione organica è condizione necessaria per usare le risorse del TURN OVER già disponibili.

L’emendamento 58.11 permette l’applicazione dell’Art. 58 in egual modo da parte di tutti gli enti di ricerca: SENZA l’emendamento 58.11,  l’Art. 58 E’ DISCRIMINATORIO.

CIONONOSTANTE

le commissioni I e V, riunite, lo dichiarano inammissibile perché:

[…] non possono ritenersi ammissibili le proposte emendative che non siano strettamente attinenti alle materie oggetto dei decreti-legge all’esame della Camera. [..]

[…] La necessità di rispettare rigorosamente tali criteri si impone ancor più a seguito […] di alcuni richiami espressi dal Presidente della Repubblica nel corso della precedente Legislatura. […] Il principio della sostanziale omogeneità delle norme contenute nella legge di conversione di un decreto-legge è stato altresì richiamato nel messaggio del 29 marzo 2002, con il quale il Presidente della Repubblica […]

[…] il Presidente della Repubblica ha altresì inviato un’ulteriore lettera […] in cui ha sottolineato «la necessità di attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti-legge, a criteri di stretta attinenza […]

Ma queste giustificazioni palesemente non si possono applicare all’emendamento 58.11!!

L’Istituto Nazionale di Geofisica ha accumulato un precariato storico di ormai lunghissima data: si arriva a sismologi di caratura internazionale che alle soglie del 20esimo anno di precariato vedono la scadenza del contratto a dicembre 2013.

L’assenza di dotazione organica ha impedito il consolidamento in ruolo di questi scienziati.

Molti sono già fuggiti all’estero. Gli altri, per fuggire all’estero, aspettano solo ulteriori umiliazioni come quella che si è appena consumata.

Quello che lentamente muore è il sistema della ricerca italiana; noi facciamo Ricerca da una vita, con passione e indicibili sacrifici.

Voi parlamentari avreste potuto dare un contributo a migliorare la situazione, ma l’avete pretestuosamente evitato.

L’invito che segue, quindi, l’avete meritatamente conquistato sul campo: VERGOGNATEVI.

COSA CHIEDIAMO

Riammettete l’emendamento 58.11 e votatelo. Permettete agli Enti di Ricerca che sono nelle condizioni di farlo, di adeguare la dotazione organica alle reali esigenze e funzioni previste dalla legge.

Fate qualcosa per farci cambiare idea, per farla cambiare anche a quelli più giovani di noi che ormai pensano che “chi guida l’Italia forse ha perso la patente, ma qui non si può parlare con il conducente”.

Un ringraziamento va a tutti coloro che, pur non essendo precari all’INGV, stanno sostenendo questa causa da anni, troppi anni.

Il 14 Novembre 2011, in occasione del conferimento del Mandato a Monti, scrivemmo un post bacchettando il futuro Presidente del Consiglio per il suo apprezzamento all’operato dell’ex Ministro Gelmini. Ci auguravamo che si ravvedesse sulle sue idee e che desse invece un vero e più serio futuro alla Ricerca, maltrattata in questo Paese come in pochi altri.

Il Ruzzle della Ricerca

Il Ruzzle della Ricerca

Allora la situazione era quella di un governo supplente diverso da quello Berlusconi, ma in presenza dello stesso identico parlamento (“gli stessi figuri di prima”).

Oggi il quadro è esattamente opposto: non sappiamo quale sarà il governo (che per ora è lo stesso di prima), ma il parlamento è totalmente diverso, caratterizzato da una presenza enorme di parlamentari di un Movimento, il 5 Stelle, di cui ormai si parla in qualunque luogo dell’etere e del web.

Prima delle elezioni la Rete Ricerca Pubblica, in cui i lavoratori dell’INGV sono rappresentati, ha provato a interagire con quasi tutti i partiti/movimenti candidati (con l’eccezione del PDL e della Lega da cui in 5 anni abbiamo ricevuto solo mazzate), portando loro il grido di dolore degli Enti Pubblici di Ricerca … e un programma serio di intervento.

Lo abbiamo fatto perché una volta ancora, leggendo i programmi elettorali, (PDSELRivCivSCMontiM5S) abbiamo visto uno sconfortante VUOTO pneumatico sulla ricerca, fatta eccezione per le solite frasi fatte e per quel richiamo alla ricerca medica che viene dal “luogo comune” popolare alla Telethon, come potete verificare voi stessi cercando “Enti Pubblici di Ricerca”. A onor del vero un po’ meno vuoti, ma comunque molto scarsi, erano Rivoluzione Civile e in parte Sinistra Ecologia e Libertà.

La Ricerca, e in particolare l’importantissimo contributo portato dagli Enti di Ricerca al “risparmio di soldi pubblici” e al rilancio dell’economia oltre che alla conoscenza e alla vigilanza sul comportamento dei Governi, sono del tutto ignorati. Quando si parla di ricerca ci si riferisce solo all’università (e pure con marchiani errori e luoghi comuni) e al limite alla ricerca medica.

Per gli Enti, fuori dai programmi si parla solo di soppressioni, accorpamenti e trasformazioni in Agenzie.

Allora qui sotto riportiamo il programma della Rete Ricerca Pubblica per la riforma degli Enti.

Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo portare l’attenzione su uno dei punti che seguono: i

Noi_Non_Ci_Arrendiamo

Dopo il grave incendio che ha distrutto la Città della Scienza a Napoli abbiamo deciso di inserire questa immagine come prima immediata risposta condivisa dalla comunità.

precariato.
La Ricerca pubblica Italiana è stracolma di precari che svolgono da oltre un decennio attività di ricerca e servizio con la ghigliottina annuale della scadenza di contratti. Formare un ricercatore per poi lasciarlo andare via dopo 10 anni (come molti nostri colleghi) per l’incapacità e la mancanza di volontà di dare una prospettiva stabile a questi lavoratori (meno remunerati e valorizzati dei colleghi all’estero)  è uno spreco di soldi pubblici e una distruzione di risorse che sarebbero in grado di produrre altre risorse.

Per questo crediamo che sia fondamentale il completamento delle stabilizzazioni avviate nel 2006. Gli stabilizzandi residui di oggi hanno testimoniato i loro meriti più e più volte e possono farlo ancora a suon di curricula. Chiediamo anche una totale revisione in senso internazionale (cioè limpido e lineare) degli accessi e della carriera. Infine chiediamo una radicale modifica del ruolo della dirigenza nel mondo degli Enti di Ricerca.

Il resto è nel nostro set di proposte/programma.

Sappiatene fare buon uso come mai è stato fatto in passato … perché è un programma 2.1 (manco 2.0) e viene dalla base!!!!

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Le Proposte di RETE RICERCA PUBBLICA (qui il comodo PDF)

La Ricerca Pubblica italiana ha bisogno di un urgente rilancio complessivo da effettuare nell’ambito di una grande riforma del Sistema degli EPR.

OBIETTIVO 3%
 
PREREQUISITO FONDAMENTALE del rilancio della ricerca pubblica è l’aumento del FO (Fondo Ordinario): è assolutamente imprescindibile che le Risorse economiche e finanziarie previste per il Sistema della Ricerca siano adeguate a coprire i costi e gli investimenti necessari in termini di risorse umane e materiali. Imprescindibile raggiungere il livelli di investimento minimi previsti dall’Europa e superare la diffusa precarietà presente nel comparto.
Insieme all’adeguamento delle risorse, si rendono  assolutamente necessarie e urgenti tre azioni parallele e contemporanee:
1. Un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori). E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.


Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio sulla possibilità che tutti gli Epr siano vigilati da un unico Ministero, magari consentendo anche ad altri Ministeri, con un sistema di convenzioni e co-vigilanze non vincolanti, di supportare lo sviluppo e l’attività di ricerca degli enti che perderebbero l’originario rapporto con il proprio Ministero di riferimento. In questo quadro si ritiene assolutamente necessaria l’Adozione FORMALE della Carta Europea dei Ricercatori in tutto il Sistema degli EPR ITALIANI.
2. l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR. Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati;

Si ritiene sia assolutamente necessario l’istituzione (magari transitoria) di un soggetto in grado di tutelare l’autonomia della ricerca scientifica, un soggetto istituzionale autonomo e terzo in grado di impedire soppressioni sospette e accorpamenti che potrebbero andare a discapito della società civile, un soggetto terzo rispetto al governo che risponda solo al Presidente della Repubblica in relazione al rispetto dell’art.9 e 33 della Costituzione.

3. L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Tale statuto speciale dovrebbe essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici, dei CDA e dei dirigenti da meccanismi gerarchici, di anzianità e politici. E’ necessario che gli incarichi dirigenziali possano essere a termine e valutabili. E’ necessario che i precari della ricerca possano accedere a stabilizzazioni legate al merito, slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio e di assunzione tipici della PA.E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di innovazione e ricerca, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti come la Tenure track. E’ assolutamente necessario che l’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto permetta alla ricerca di essere un laboratorio di esperienze e procedure innovative unicamente legate al merito e all’efficienza.

In sintesi, per il rilancio del Sistema si ritengono assolutamente necessarie:
– l’integrazione dei fondi ordinari di tutti gli EPR fino a rendere i bilanci autonomi rispetto a fondi extra-istituzionali, riducendo le aree di precarietà dei collaboratori degli Enti e raggiungendo i parametri europei rispetto all’investimento in Ricerca e Sviluppo.

– l’istituzione di una governance unitaria di tutti gli EPR che stabilisca pari trattamento di tutti gli EPR rispetto alle politiche pubbliche per il comparto, agli investimenti nazionali ed europei, alle amministrazioni centrali, all’Europa e alle opportunità per i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi.

– l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR.

– L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della Ricerca Pubblica rispetto al resto della PA (in termini di contrattazione collettiva e percorsi di carriera).
PUNTI D’INTERESSE RISPETTO ALLE PRATICHE E ALLE TENTAZIONI CIRCOLANTI– E’ NECESSARIO mantenere e tutelare il forte e necessario legame fra Ricerca di base, Ricerca applicata e Assistenza Tecnico-scientifica negli EPR, in quest’ottica la Rete Ricerca Pubblica ritiene assolutamente lesive dell’autonomia scientifica delle attività di ricerca le ipotesi circolanti di trasformazione in AGENZIE di alcuni enti d ricerca NON vigilati dal MIUR.- E’ NECESSARIO ridiscutere lo strumento del commissariamento negli EPR,limitandone la durata ed evitando che si trasformi in uno strumento di immobilismo per le attività degli enti in cui si è resa necessaria

Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!

Con l’affidamento dell’incarico per la costituzione di un nuovo governo a Mario Monti, si conclude la parabola del governo Berlusconi.

Del governo, ma non di quei politici che hanno grottescamente caratterizzato questi ultimi 3 anni.

Il Passato

Per noi quello che è giunto alla fine è stato il governo di Giulio Tremonti, di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta.

A nessuno dei tre abbiamo risparmiato asprissime critiche, nel merito dei provvedimenti da loro sbandierati e/o adottati. Abbiamo agito e reagito, sia in piazza che su questo Blog, alla loro propaganda e alle distruttive quanto inutili leggi che hanno imposto a suon di Decreti e di Fiducia, quando il loro potere di Ministri era all’apice. Abbiamo tentato col dialogo, ma ci è stata sbattuta la porta in faccia.

Ora che stanno cadendo e che l’Italia sta passando a una nuova fase nel periodo più nero degli ultimi decenni, pensiamo che sia giusto, da parte nostra, esprimere giudizi su quello che è stato e opinioni su quello che potrebbe essere, nella speranza che questo contribuisca in modo positivo alla maturazione del nostro Paese.

Abbiamo combattuto contro tutto e tutti (soprattutto contro l’indifferenza) per sostenere la Ricerca e la necessità che diventi il centro dello sviluppo del nostro Paese insieme alla Scuola; siamo stati chiamati, la Scuola Pubblica (non quella privata) più della Ricerca, a grossi sacrifici in termini di soldi e di precariato, nel nome dei proclami di Brunetta, di Tremonti e della Gelmini, che nel contempo negavano la crisi economica che era invece sotto gli occhi di tutti.

A causa loro noi tutti abbiamo sborsato e sborseremo molti soldi per inutili quanto inique finanziarie. E per cosa? Per regalare inutilmente i nostri pochi soldi a dei mercati (e a dei mercanti) impazziti, ritrovandoci oggi comunque con un Paese sull’orlo del baratro finanziario, con il mondo del lavoro sconquassato, una Scuola minata alla base e la Ricerca propagandisticamente usata per millantare credito.

Miliardi, che avrebbero potuto alimentare lo sviluppo, letteralmente BUTTATI dalla finestra per l’arrogante incapacità del governo ad affrontare la situazione.

Il Presente

Per questo, anche se purtroppo la situazione resta grave, riteniamo che sia già un’ottima cosa che il governo Berlusconi (che governa di fatto l’economia e la società italiana da 17 anni) se ne sia andato, qualunque cosa venga dopo.

Purché nell’andarsene si porti via Gelmini, Brunetta e Tremonti in primis e poi tutti quelli che nel toglierci ogni diritto e molti soldi hanno anche avuto l’ardire di prenderci in giro in questi lunghissimi ultimi 3 anni.

Ora speriamo che l’aver raggiunto il fondo spinga per una volta le persone a pretendere e i governanti a fare il meglio piuttosto che il “meno peggio”.

Il Futuro

Il prossimo presidente del consiglio sarà, se avrà la fiducia, Mario Monti, personaggio quantomeno credibile per i mercati finanziari e per l’Europa, alla guida di un governo che, comunque, avrà bisogno del sostegno dell’attuale  Parlamento, composto purtroppo dagli stessi figuri di prima.

Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell'”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

Parte 01, dal minuto 17:15: Maurizia Russo Spena, la precaria che Brunetta non ha voluto ascoltare

«Il 21 il Parlamento è chiamato a votare la fiducia da questo governo sfiduciato inequivocabilmente e dal basso dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini con il voto referendario – si legge nell’appello – Proponiamo all’Italia precaria l’assedio sociale e civile del Parlamento. Perché la sfiducia che abbiamo già lungamente espresso a questo governo e alle politiche che ovunque vogliono far pagare ai molti la crisi di pochi, si imponga definitivamente».

Non per le parole di Brunetta. Non per le continue offese, le prese in giro e i bastoni tra le ruote che Brunetta, Tremonti e i loro amici privilegiati hanno messo a noi … l’Italia MIGLIORE.

Ma perché per questo governo, morto e sepolto, e per il governo che verrà, siano chiari i PALETTI. Quello che si DEVE FARE e quello che NON POTRANNO PIU’ FARE. Perché sia chiaro che dovranno rispondere a NOI e a nessun altro. E che se decideranno di ignorare, di bastonare ancora e prendere ancora per i fondelli la parte più pulita di questo povero Paese, non la passeranno liscia!!!

Per questo riportiamo sul nostro blog l’iniziativa che DOMANI Domenica 19 Giugno alle 18:00 inizierà in contemporanea fra Roma e Milano e che andrà avanti fino al 22 giugno, attraversando i giorni della fiducia sul Decreto Sviluppo (un nome falso come una banconota da 3€).

Dobbiamo ASSEDIARLI!

Parte 02, dal minuto 3:15: Barbara Evola, precaria della scuola