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Niente è ciò che sembra ma una cosa è certa: i lavoratori sono circondati da troppi emuli del Gatto e della Volpe.

Cosa vuol dire? Nell’ultimo post avevamo detto che avremmo considerato chiusa la partita solo quando fosse stata apposta la nuova data del 31/12/2016 sui nostri contratti, come da Accordo Integrativo del 18 Luglio scorso siglato dalla nostra Amministrazione e dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative (CGIL, CISL, UIL) più Anpri e USI-RDB.

L’accordo è valido, a norma di legge, e non richiede quindi il vaglio della Funzione Pubblica (la Volpe), nè di altri ministeri.

Il 28 settembre però è arrivato un parere, evidentemente richiesto dalla nostra amministrazione il 13 settembre scorso, da parte di un solerte dirigente della Funzione Pubblica. Tale parere, come ben spiegato in un comunicato della FLC-CGIL, non avrebbe nulla a che fare col nostro accordo ma curiosamente si conclude con un sufficiente ammontare di parole confuse tale da poter indurre il lettore a un inutile quanto fuori luogo “attendismo”, quello si a tempo indeterminato, sull’applicazione delle nostre proroghe contrattuali.

Comprensibilmente noi, che ci sentiamo a questo punto pedine di un gioco piuttosto strano che va oltre i termini di legge, siamo un tantino agitati … di nuovo.

Forse non è stata sufficientemente chiara la nostra lettera al Ministro Profumo di alcuni mesi fa, che non ha ancor avuto risposta, e nemmeno lo stato di agitazione che ha preceduto la sigla dell’accordo. Forse non è chiaro a troppi burocrati che non si gioca con l’esistenza delle persone in questo modo politically “scorrect“.

Forse per un dirigente della Funzione Pubblica è difficile immaginare le conseguenze che possono avere le sue parole gettate li alla rinfusa in un parere che non avrebbe nemmeno dovuto essere richiesto e che con noi non dovrebbe avere nulla a che fare. Ma pensiamo che non sia proprio il caso che noi, che di problemi ne abbiamo già abbastanza, ci mettiamo pure nei panni di un dirigente della Funzione Pubblica.

Abbiamo chiaro, in questo gioco, chi sia la Volpe, ma non ci è ancora chiaro chi sia il Gatto. Di sicuro noi noi non vogliamo essere i topi.

Sul lavoro di milioni di persone oneste e capaci ci pare si stia giocando una partita sporca e al massacro, come se il malcelato obiettivo finale fosse quello di espellere il maggior numero di persone possibile dal mondo del lavoro (pubblico e privato).

In questa partita le prime vittime sono i meno tutelati, i più esposti, senza alcuna cura nemmeno per il merito e le capacità, nel pieno rispetto della tradizione dei governanti italiani.

Vorremmo che tutto questo finisse. Che non continuassimo a doverci sentire come gli indiani d’america quando firmavano trattati capestro con gli invasori sapendo che anche quei trattati sarebbero stati disattesi.

Ci auguriamo naturalmente che la nostra Amministrazione manterrà la parola data quando ha assicurato che il nostro Accordo Decentrato di Ente del 18 Luglio non è in discussione. Però siamo preoccupati, visto anche il contesto per nulla rassicurante e l’imminenza del 31/12/2012.

Vi lasciamo alla lettura di questo bell’articolo uscito il 6 ottobre sull’unità, a firma di Paolo Valente.

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Nel bene o nel male il 2012 sarà l’anno del contratto (parafrasando il famoso film). I contratti di almeno 200 dipendenti a tempo determinato che lavorano all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), infatti, scadranno, dopo anni e anni di onorato servizio, il 31 dicembre 2012.

Dopo la triste e difficile parentesi Berlusconiana, finalmente un governo si accinge ad affrontare di nuovo la riforma ormai imprescindibile del mondo del lavoro mettendo in primo piano il nodo essenziale del precariato.

Noi su questo abbiamo molto da dire. Prima però dobbiamo puntualizzare una cosa: quanto riportiamo in questo post lo diciamo da almeno 4 anni sia all’interno del nostro Istituto che alle istituzioni. Per questo adesso pretendiamo quell’attenzione che non abbiamo avuto prima, quando non si era ancora arrivati all’immancabile “emergenza”.

Il 13 Aprile 2007, con un documento interno consegnato alla nostra dirigenza noi dicevamo:
[è necessario] garantire che la tipologia di contratto con cui si stabilisce un rapporto di lavoro non si basi sulla disponibilità economica del tutore scientifico, ma venga modulata in base all’effettiva esperienza, capacità e professionalità della nuova risorsa, evitando così discriminazioni fra precari dello stesso livello professionale non fondate su criteri oggettivi
[è necessario] garantire una successione di forme contrattuali che prevedano un’adeguata progressione retributiva

L’anno dopo, il 23 Aprile 2008 con un documento chiamato “Superamento del Precariato” dicevamo:
L’Ente deve inibire esplicitamente il prolungato abuso di forme contrattuali atipiche, dando indicazione ai titolari di fondi sui progetti di rispettare una progressione contrattuale: dottorato (per i ricercatori), borsa post-doc e, in caso di protrarsi del rapporto lavorativo, contratto a Tempo Determinato., assunzione a Tempo Indeterminato.

Nel corso del 2011 poi attraverso altri canali e insieme ad altri precari si è arrivati a denunciare uno degli aspetti più deleteri della precarietà endemica: il mancato ricambio generazionale ai livelli dirigenziali, con conseguenze gravissime sul futuro della ricerca e dello sviluppo del Paese. Obbligare i lavoratori a vivere in uno stato di precarietà permanente fino a 40 e addirittura fino ai 50 anni sta distruggendo un Paese che ha bisogno di innovazione, di energie fresche e di dinamicità essendo invece prigioniero di una classe dirigente vetusta nell’anima quando non clientelare.

A proposito di mancate stabilizzazioni e di “trappola” del precariato, vorremmo ricordare la difficilissima situazione presente da noi, all’INGV. L’ente pubblico di ricerca ‘INGV’ rappresenta infatti, in questo momento, la sommatoria di tutti questi disastri, con la dotazione organica bloccata e il turn-over inesistente, fattori che hanno appunto intrappolato 400 precari: 200 di questi precari vivono in una sorta di limbo essendogli stata impedito l’accesso alle liste di stabilizzazione e, se la situazione non si sblocca, resteranno per sempre ai margini del mondo del lavoro dietro una massa di altri precari, i restanti 200, che, pur essendo in lista di stabilizzazione, NON sono stati stabilizzati, 35-45enni che oggi dovrebbero invece essere pronti a dirigerla la ricerca non a inseguirla faticosamente.

Adesso finalmente il governo Monti apre sul problema precariato e lo fa ipotizzando di “togliere di mezzo tutti i contratti atipici e di sostituirli con un’unica forma di ingresso al lavoro, valida per i nuovi assunti”. Inoltre l’articolo del Corrieredice che “sono intenzionati a disboscare questa giungla che determina incertezza dei percorsi professionali, allontana la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, provoca un alto contenzioso davanti ai giudici.”Questa nuova fase sembra concreta perché a differenza di quanto fatto dal precedente governo, quello attuale ha già iniziato a dialogare con le parti sociali [–>]

Dato che noi siamo stati molto lungimiranti sarebbe il caso che oggi, prima di riformare per l’ennesima volta, il governo prestasse un po’ di orecchio a questi “umili” precari prima di fare nuove e ulteriori idiozie.

Il contributo che oggi possiamo dare alla trattativa sulla riforma del mondo del lavoro è questo:

prima di tutto DEVONO essere abolite le due leggi vergogna che regolano il lavoro in Italia: la legge Treu e la legge Biagi/Sacconi. Queste due scatole normative sono la causa principale della totale precarizzazione e della sistematicità dello sfruttamento a cui ha portato. A causa di queste due leggi, la richiesta di flessibilità (una certa percentuale di mobilità+tutele) partita anni fa dall’Europa, giusta o sbagliata che fosse, si è trasformata in Italia in precarietà (percentuali di lavoro a tempo determinato ormai a livelli da pestilenza e nessuna tutela)

Le nuove regole devono essere quindi riscritte da ZERO.

Non si può mettere mano all’ennesima riforma, senza partire da zero come non si può stuccare un muro fradicio e sperare che non esca la muffa!!

Questo è un messaggio al governo ma anche ai sindacati.

Resteremo inascoltati anche questa volta?

Un buon segnale da parte del governo in carica e in particolare del ministro dell’Università e della Ricerca sarebbe quello di risolvere finalmente la situazione del nostro Ente che ormai è patologica e vicina al collasso.