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Recentemente sono stato in Giappone, per lavoro, presso l’Università di Tohoku a Sendai, la zona colpita dal terremoto di Mw 9.0 e soprattutto dal collegato Tsunami dell’11 Marzo 2011.

In particolare ho lavorato per alcuni giorni nel Research Center for Prediction of Earthquakes and Volcanic Eruptions. “Prediction” nel senso che studiano, come quasi tutti i centri che si occupano di terremoti nel mondo, anche la previsione pur non essendo in grado, come nessuno è, di prevederne il verificarsi nel breve termine.

La foto che qui riporto l’ho scattata in una delle zone più colpite dall’onda di Tsunami.

Immagine

Questa foto merita un commento: quello che si vede è l’ospedale. Situato, appositamente per essere “al sicuro”, su un terrapieno alto almeno 15 metri. La gente ovviamente è scappata proprio li quando l’onda ha iniziato ad avvicinarsi, pensando di salvarsi. E in effetti molti sono sopravvissuti in questo modo … ma l’onda dello tsunami ha superato i 10-15 m previsti e ha raggiunto il secondo piano dell’edificio che per fortuna ne ha altri due. Senza quei due piani in più le cose sarebbero andate diversamente. Come nel caso dei 74 di 100 bambini di una scuola nelle vicinanze, portati via da un’onda molto più alta del ponte su cui loro e gli insegnanti pensavano di essere al sicuro.

Intorno è una completa, sebbene nipponicamente ordinata, desolazione su cui spiccano due edifici di 10-15 metri sradicati e ribaltati, accasciati su un fianco.
Tutto questo è segno che “lo stato” e “gli esperti” non hanno previsto che l’onda potesse mai superare l’altezza di 10 metri per la quale si erano e avevano preparato il territorio e le persone. E men che meno avevano previsto che il terremoto avrebbe raggiunto la magnitudo 9 superando le previsioni di 8.5.
Addirittura hanno sistemato un territorio intero (e le case qui c’erano e ora non ci sono più) per sopportare un’onda di 10m e la gente ci ha in fondo creduto.

La prima riflessione che mi è venuta in mente è questa: in Italia questi “esperti e funzionari” sarebbero stati accusati di aver rassicurato la popolazione che un terremoto di magnitudo superiore a 8.5 e un’onda di più di 10 metri non si sarebbero verificati.

Ma il Giappone non è l’Italia. Alcuni si sono un po’ incazzati, certo, perché le istituzioni non hanno protetto per questo evento (non previsto). Ma la stragrande maggioranza ha capito che non si è trattato di rassicurazione o superficialità dei ricercatori. Semplicemente non c’era modo di sapere prima la portata di un evento così straordinario e nemmeno, soprattutto, quando sarebbe avvenuto. Sanno che nessuno poteva chiedere loro di abitare altrove per un tempo indefinito visto che il territorio è sismico e soggetto a tsunami. E sanno che da ora in poi si ragionerà sulla base di quanto accaduto, cercando di dotarsi tutti gli strumenti per prevenire il prossimo disastro. Che verrà, e lo sanno. Anzi se lo aspettano per la zona a Sud di Tokyo. E sanno che dovranno avvalersi degli strumenti che i ricercatori sapranno mettere a disposizione e che fino all’11 Marzo 2011 li avevano salvati varie volte.

Vivendo il Giappone per 2 settimane e passando da Nagoya a Tokyo e poi a Sendai e viceversa, mi sono fatto un’idea che credo spieghi perché in Italia abbiamo avuto il processo dell’Aquila che ha condannato in primo grado gli imputati per omicidio colposo mentre in Giappone questo non è stato nemmeno pensato.

Li la popolazione ha fiducia nelle istituzioni, fiducia giustificata dal buon funzionamento dei servizi e anche del sistema di prevenzione, e non pensa che qualunque cosa accada di male ci sia dietro una malafede delle stesse istituzioni volta a fregare i cittadini.

In Italia invece c’è una altrettanto giustificata sfiducia nelle istituzioni, totalmente legata alla mala-politica, a causa della quale anche le conseguenze di un evento naturale (innaturale è la mancanza di prevenzione sul territorio) diventano motivo di vendetta, mal diretta, verso le istituzioni. Questa sete di vendetta ha colpito, in un modo che stride con la scienza, le persone sbagliate facendo salvi i veri colpevoli dei danni mostruosi che periodicamente e prevedibilmente colpiscono il nostro Paese.

Raffaele

Ricercatore (precario).

Dal canale Youtube “Io Giornalista” di A. Marolda, un’intervista ai precari dell’INGV che affronta numerosi aspetti dello specifico problema dell’INGV anche nel contesto del trattamento che il nostro paese riserva alla Ricerca .

 

L’INGV apre le porte al pubblico per tutta la giornata e propone incontri con i ricercatori, visita alla sala di monitoraggio,
visite guidate all’esposizione interattiva sui terremoti e sul campo magnetico terrestre, brevi video su YouTube/INGVterremoti
per spiegare il fenomeno terremoto sotto vari aspetti e aggiornamenti sull’attività sismica dalla sala di monitoraggio,
distribuzione di gadget, libri e materiale informativo (scarica programma). (pdf 600 kb)

A due anni dal terremoto del 6 Aprile 2009, da L’Aquila i cittadini lanciano una legge di iniziativa popolare per liberare la ricostruzione della loro città dalla lente distorcente delle leggi speciali in deroga alle leggi già esistenti e riprendere il controllo del proprio futuro.

Rilanciamo volentieri la raccolta firme. Il banner di questa iniziativa resterà nella colonna di destra del nostro blog fino a raggiungimento dell’obiettivo.

Dal sito “L’Aquila Anno 1“.

La legge di iniziativa popolare nasce dalla necessità dei cittadini aquilani di gestire il post-terremoto con regole certe, previste per legge e non soggette ad ordinanze più o meno convenienti e urgenti, normalmente in deroga a leggi e norme esistenti già nella giurisprudenza italiana. [Continua a Leggere]

Considerando l’altissima magnitudo del terremoto del Giappone (8.9, un’energia quasi trentamila volte superiore alla scossa che il 6 Aprile 2009 ha colpito L’Aquila), la percentuale di strutture crollate a causa delle oscillazioni del terreno è notevolmente contenuta. Questo rappresenta una prova di grande intelligenza e lungimiranza da parte dello Stato e del popolo Giapponese e una lezione per tutti, ricordando che in un’area ad alta pericolosità sismica (come è gran parte dell’Italia) la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati DEVE essere considerata un punto di partenza.

Ma il violento maremoto (Tsunami) che ne è seguito non ha purtroppo lasciato scampo nemmeno a una nazione così lucida e preparata.

Dato l’enorme impatto emotivo che l’evento necessariamente genera su tutti noi, anche su chi queste cose le studia, pensiamo sia imprescindibile una corretta comprensione del fenomeno degli Tsunami.

Per questo pensiamo che sia utile diffondere questo video didattico sugli Tsunami, presente sul Canale YouTube INGVTerremoti.

Prima parte italiano
Seconda parte italiano
Versione Inglese

Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.

Come spesso abbiamo testimoniato all’interno di questo blog, i precari dell’INGV sono fortemente presenti e costituiscono un elemento essenziale delle attività di monitoraggio, di studio e di mitigazione del rischio sismico e vulcanico.

Come tutto il personale INGV abbiamo sempre dato il massimo sia in termini di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano che in termini di studi, ricerche e informazioni fornite alle istituzioni e alla popolazione, nonostante il pessimo trattamento che il governo sta riservando da 2 anni a questa parte agli Enti Pubblici di Ricerca e nonostante le prospettive di licenziamento che, come nel caso dell’ultima manovra economica di Tremonti, si profilano all’orizzonte per migliaia di precari di questi enti.

Per queste ragioni, in conseguenza dei due avvisi di garanzia recapitati al Presidente dell’INGV Enzo Boschi e al direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV, Giulio Selvaggi, nell’ambito dell’inchiesta sul crollo della Casa dello Studente de L’Aquila durante il terremoto del 6 Aprile 2009, ci sentiamo di consegnare alle persone, ai giornalisti e alla politica tutta, nazionale e locale, la seguente Lettera Aperta del Personale INGV.


Lettera Aperta del Personale INGV
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Dal sito INGV: Comunicato Stampa dei Dirigenti INGV