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Fare ricerca in ambito pubblico e poter contare su un sistema di formazione e tutela delle professionalità scientifiche sta diventando una chimera. Anche il solo parlarne sembra quasi di cattivo gusto, perché implica dei costi in un momento in cui la spesa pubblica è stigmatizzata. Ma sotto il termine “costo” si celano tanto sprechi quanto investimenti.

La ricerca pubblica è un investimento, soprattutto quella sismologica, vulcanologica ed ambientale in un territorio devastato da disastri naturali o causati dall’uomo. Fisici, geologi, ingegneri, informatici, personale tecnico ed amministrativo costituiscono un inestimabile patrimonio di professionalità al servizio dello Stato. Quasi 400 lavoratori dell’INGV, tuttavia, sono a tempo determinato, così determinato da sfiorare in alcuni casi i 20 anni. Anni fatti di ricerca, di esperienze all’estero, di pubblicazioni, di strumentazione del territorio, di monitoraggio, di supporto vitale per la Protezione Civile, di divulgazione alle scuole e alla popolazione. Anni in cui si è cercato, soprattutto con l’impegno dell’ex-presidente Enzo Boschi, di tutelare queste professionalità facendo scudo ai tentativi di sottrazione di risorse da parte di Bertolaso, alle umiliazioni imposte dagli indegni ministri Gelmini e Brunetta, agli attacchi strumentali che hanno seguito il terremoto de L’Aquila del 2009, alle riforme del lavoro della commossa Prof.ssa Fornero.

La tutela dei precari si basava sul riconoscimento del loro ruolo indispensabile nelle attività istituzionali dell’ente, nella Ricerca, nel monitoraggio e nel servizio. Passa la legge di stabilizzazione, ma l’INGV non riesce a consolidare le professionalità perché la sua dotazione organica non lo permette: è troppo sottodimensionata rispetto alle attività previste. I numerosi ordini del giorno che impegnano Camera e Senato a “risolvere il problema INGV” assumono negli anni il sapore della beffa che accompagna il danno della mancata stabilizzazione. Ma si cerca di salvare il funzionamento dell’ente accogliendo il personale precario sui cosiddetti “fondi ordinari”, quelli finanziati dal ministero. Poca cosa rispetto ad un inserimento in ruolo, ma almeno un segno concreto del fatto che l’INGV sa far fronte “come un sol uomo” alle congiunture negative.

Ma la musica cambia. Arriva, nel 2012, un nuovo presidente (il Prof. Stefano Gresta) che segue la fugace comparsata del Prof. Domenico Giardini, 100 giorni sullo scranno più alto per poi defilarsi nel Consiglio d’Amministrazione dell’ente, la vera cabina di regia per di più sufficientemente opaca. Più roboante è però l’arrivo del Dott. Massimo Ghilardi, Direttore Generale INGV dal settembre 2012: col suo curriculum snello percorre il tunnel gelminiano che va dal Consiglio Comunale del paese di Chiari (Brescia) a Viale Trastevere, dove lo attende la  Ministra in persona. Poi, con l’avvento al “governo dei tecnici”, anch’egli ripiega su lidi più propizi, percorrendo l’ultimo tratto di tunnel da Trastevere alla Direzione Generale dell’INGV.

E’ una musica scandita da piglio autoritario e scarsa conoscenza del mondo della Ricerca, e dell’INGV in particolare. Parte quindi una lotta contro l’inefficienza che non manca di elargire generose consulenze a società esterne (che abbiano già lavorato per il Comune di Chiari è una coincidenza? Leggete qui.), società  esperte in “ottimizzazione della produzione”, in un posto in cui la produzione è già riconosciuta ufficialmente come top mondiale (Science Watch 2008, giusto per citare l’esempio più noto).

Piglio autoritario che arriva a stracciare accordi sindacali, già siglati dai precedenti vertici e riguardanti i rinnovi del personale precario; una scelta arbitraria basata su un presupposto del tutto infondato: lo status di “stabilizzando”, ossia avente diritto al rinnovo fino ad assunzione (come previsto per legge dalla Finanziaria 2007) per qualche ragione ignota a tutti, ma non a lui, non esiste più.

Ma è proprio in base a questa presa di posizione che arriva l’ultimo “coup de théâtre”, avallato (come tutto il resto d’altronde) dal Consiglio di Amministrazione, che proietta il personale precario verso il licenziamento: un blocco di oltre  200 unità viene spostato dai fondi ordinari ai “fondi di progetto”. Fondi sempre pubblici (nazionali o europei) subordinati però a precise “mission”, spesso in rapporto con l’industria privata, mortificando e annichilendo la libertà di ricerca di professionisti che all’estero sono riconosciuti come “esperti di chiara fama”.

Questi fondi hanno altri due difetti: terminano con la fine dei progetti (e con loro, ovviamente, i contratti) e già si sa che non saranno sufficienti a tenere in servizio tutto il personale interessato.

Come in un angosciante racconto di Dino Buzzati, abbiamo dedicato una vita per essere buoni scienziati, ma gradualmente ci avviciniamo alla soglia del licenziamento: dicembre 2013. Purtroppo non si tratta di una storia inventata.

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Con l’affidamento dell’incarico per la costituzione di un nuovo governo a Mario Monti, si conclude la parabola del governo Berlusconi.

Del governo, ma non di quei politici che hanno grottescamente caratterizzato questi ultimi 3 anni.

Il Passato

Per noi quello che è giunto alla fine è stato il governo di Giulio Tremonti, di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta.

A nessuno dei tre abbiamo risparmiato asprissime critiche, nel merito dei provvedimenti da loro sbandierati e/o adottati. Abbiamo agito e reagito, sia in piazza che su questo Blog, alla loro propaganda e alle distruttive quanto inutili leggi che hanno imposto a suon di Decreti e di Fiducia, quando il loro potere di Ministri era all’apice. Abbiamo tentato col dialogo, ma ci è stata sbattuta la porta in faccia.

Ora che stanno cadendo e che l’Italia sta passando a una nuova fase nel periodo più nero degli ultimi decenni, pensiamo che sia giusto, da parte nostra, esprimere giudizi su quello che è stato e opinioni su quello che potrebbe essere, nella speranza che questo contribuisca in modo positivo alla maturazione del nostro Paese.

Abbiamo combattuto contro tutto e tutti (soprattutto contro l’indifferenza) per sostenere la Ricerca e la necessità che diventi il centro dello sviluppo del nostro Paese insieme alla Scuola; siamo stati chiamati, la Scuola Pubblica (non quella privata) più della Ricerca, a grossi sacrifici in termini di soldi e di precariato, nel nome dei proclami di Brunetta, di Tremonti e della Gelmini, che nel contempo negavano la crisi economica che era invece sotto gli occhi di tutti.

A causa loro noi tutti abbiamo sborsato e sborseremo molti soldi per inutili quanto inique finanziarie. E per cosa? Per regalare inutilmente i nostri pochi soldi a dei mercati (e a dei mercanti) impazziti, ritrovandoci oggi comunque con un Paese sull’orlo del baratro finanziario, con il mondo del lavoro sconquassato, una Scuola minata alla base e la Ricerca propagandisticamente usata per millantare credito.

Miliardi, che avrebbero potuto alimentare lo sviluppo, letteralmente BUTTATI dalla finestra per l’arrogante incapacità del governo ad affrontare la situazione.

Il Presente

Per questo, anche se purtroppo la situazione resta grave, riteniamo che sia già un’ottima cosa che il governo Berlusconi (che governa di fatto l’economia e la società italiana da 17 anni) se ne sia andato, qualunque cosa venga dopo.

Purché nell’andarsene si porti via Gelmini, Brunetta e Tremonti in primis e poi tutti quelli che nel toglierci ogni diritto e molti soldi hanno anche avuto l’ardire di prenderci in giro in questi lunghissimi ultimi 3 anni.

Ora speriamo che l’aver raggiunto il fondo spinga per una volta le persone a pretendere e i governanti a fare il meglio piuttosto che il “meno peggio”.

Il Futuro

Il prossimo presidente del consiglio sarà, se avrà la fiducia, Mario Monti, personaggio quantomeno credibile per i mercati finanziari e per l’Europa, alla guida di un governo che, comunque, avrà bisogno del sostegno dell’attuale  Parlamento, composto purtroppo dagli stessi figuri di prima.

Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell'”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

Roma, 21 ott – Pianificare come investire un miliardo e 655 milioni piu’ un ulteriore 7% di risorse che saranno assegnati agli enti pubblici di ricerca. Questo l’obiettivo dell’incontro che il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, ha avuto oggi, a Palazzo Chigi, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e i neopresidenti di 12 enti di ricerca […].

Questo il contenuto di una Agenzia [vedi qui] uscita alcuni giorni fa.

Ieri sera a Ballarò il Ministro Gelmini, fra le molte cose che ha detto a supporto dell’operato del Governo, ha buttato li una frasetta che ai più sarà sfuggita e il cui sunto è “abbiamo messo nuovi fondi in Università e Ricerca“.

Né l’Agenzia è mai diventata una notizia né la frasetta è stata troppo enfatizzata dalla ministra.

Forse perché è una indifendibile balla.

NON E’ VERO!! È propaganda elettorale. NON CI HANNO MESSO UN EURO IN PIÙ IN SVILUPPO E SICURAMENTE NON IN RICERCA. A dire il vero il direttore del Miur, Agostini (vedi l’agenzia) fra le righe l’ha detta la verità [Per quanto riguarda i fondi, si tratta ”della ripartizione del Fondo ordinario di finanziamento degli enti pubblici di ricerca per l’anno 2011].

Agostini non ha però, volontariamente presumiamo, spiegato le sue stesse parole, che ai più risultano quindi  incomprensibili.

Le cose stanno così:

1) per finanziare il PNR (Piano Nazionale della Ricerca) con apposito decreto nel 2010, hanno stabilito di tagliare il 7% dei fondi ordinari degli Enti Pubblici di Ricerca e di sommarvi una quota presa dal Fondo FAR (Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca, creato nel lontano 1999 dal governo precedente a quello “Berlusconi 2001”)

2) hanno deciso di tagliare un ulteriore 8% dei fondi ordinari degli Enti Pubblici di Ricerca

Il 7% e l’8% insieme fanno un bel 15% di tagli ai fondi ordinari degli Enti (cioè quelli relativamente stabili su base annuale che ne garantiscono il funzionamento).

Questi soldi, che quindi NON SONO NUOVI FINANZIAMENTI, poi ce li ridanno, sempre seguendo il PNR, sotto forma di discutibilissimi “Progetti Bandiera” e “Progetti Premiali”.

Ovviamente i suddetti progetti non vedranno gli Enti riprendersi esattamente quanto è stato loro tolto singolarmente, ma porteranno una ridistribuzione basata sul peso che ogni Ente avrà nei progetti stessi … e questo ovviamente a seconda dei progetti che saranno approvati farà si che alcuni Enti vedranno sfumare parte dei soldi che l’anno prima ne garantivano il funzionamento a regime.

In sostanza: non esiste nessun nuovo investimento in ricerca ma solo una differente distribuzione degli stessi soldi di prima.

E’ con queste risorse” – ha concluso Gelmini – ”che si apre il secondo tempo della legislatura: dopo il piano di risanamento stiamo entrando nella fase di sviluppo e investimento.

Quello di annunciare “nuovi investimenti in Ricerca” che ci farebbero entrare “nella fase di sviluppo” è un bieco tentativo del ministro di vendere fumo per coprire tutto quello che non è stato colpevolmente fatto per lo sviluppo negli ultimi tre anni, quando c’era ancora margine per operare.

Il nostro chiodo fisso, che dovrebbe essere anche quello di voi che leggete, sono la Ricerca e la Prevenzione. Ma Chiodo Fisso è anche una trasmissione radiofonica di Radio 3, che per un mese tutti i giorni si occupa con continuità di un argomento. A Febbraio l’argomento è LA RICERCA. Riportiamo 2 interviste fra le tante che potete comunque trovare sul sito della trasmissione.

Intervista a una ricercatrice dell’ISFOL in rappresentanza della Rete Ricerca Pubblica.


Intervista a un ricercatore (precario) dell’INGV.

In 3 anni di “riforme” del mondo della conoscenza, dalla scuola all’Università fino agli Enti Pubblici di Ricerca, siamo stati abituati alla presentazione, da parte del Governo attuale, di questi provvedimenti come di qualcosa di epocale che elimina gli sprechi, caccia i lestofanti e rimette le cose in ordine lanciando l’Italia verso modelli di riferimento esteri brillantissimi … a costo ZERO. Fantastico.

Di proposito però si dimenticano di dire che in quei Paesi presi fintamente a modello, ci sono due cose che nessuna di queste “riforme” cita nemmeno di striscio: il doppio (quando va male) dei finanziamenti (in % rispetto al PIL) sia pubblici che privati e l’assunzione di responsabilità da parte dei livelli dirigenziali.

Sebbene il mondo universitario, della ricerca e della scuola, sentano l’esigenza di cambiare in meglio il modo in cui funzionano i rispettivi ambiti, logicamente si scatena una reazione nel momento in cui, il governo preferisce imporre le riforme, sostituendo al dialogo coi diretti interessati, operazioni di pura propaganda.

Scuola, Università e Ricerca infatti non hanno bisogno di e non vogliono l’ennesima inutile riforma, con cui qualche ministrucolo e il suo governo cercano di passare alla storia o semplicemente di dispensare favori a questa o quella lobby. I veri riformatori necessitano di e chiedono solo quattro cose:

1) il raddoppio dei fondi (almeno al livello medio OCSE!) sia pubblici che privati

2) un sano controllo della produttività (adattando il concetto di produttività ai diversi ambiti della conoscenza)

3) assunzione di responsabilità dei livelli dirigenziali

4) una prospettiva di carriera non solo meritocratica ma anche NON schizofrenica (com’è ora), in cui il precariato non sia endemico

Il resto è noia e lobbying.

E qui arriviamo a Confindustria. Per 2 anni e mezzo la Confindustria ha amoreggiato col governo attuale, forse perché lo ha visto ben orientato all’aumento dei profitti delle industrie basato non sull’innovazione e il rilancio ma sulla riduzione di diritti e salari. Ora che appare moribondo e dopo aver capito (?) che per 2 anni e mezzo, di investimenti per il rilancio dell’economia in fase di crisi non se ne è parlato nemmeno di striscio, la Marcegaglia sta scaricando il governo morente … ma preme, insolitamente, perché il moribondo approvi in extremis una riforma contestatissima e assolutamente non discussa con i diretti interessati (piuttosto ben disposti) come avrebbe dovuto.

Perché?

Una possibile e probabile risposta è che la riforma, dietro un velo di meritocrazia assolutamente non reale (in Italia non si eliminerà mai il nepotismo per legge ma solo con seri controlli di produttività), regala per l’ennesima volta, e gratis, tonnellate di risorse pubbliche ai privati e, nella fattispecie della Confindustria, ai grandi gruppi industriali.

All’estero (media e top OCSE) i privati investono più del pubblico in ricerca e sviluppo e non lo fanno sempre con una diretta ricaduta ma perché sanno che indirettamente ci guadagneranno comunque dall’accelerazione dello sviluppo del Paese, dalla disponibilità di una seria classe di ricercatori e da una certa quantità di brevetti pubblici (quindi gratuiti) a partire dai quali potranno fare i loro remunerativi  brevetti privati. Poi ovviamente c’è il finanziamento diretto a linee di ricerca proprietarie … ma questo è ovvio, ben accetto e naturale.

In Italia il privato investe meno del pubblico. E il pubblico investe meno degli altri paesi OCSE.

Entrare nei CDA delle Università, per le imprese italiane, vuol dire poter usufruire delle risorse pubbliche e orientarle a piacimento senza rischiare di tasca propria. E’ ovvio che una Confindustria pavida e poco lungimirante come si è dimostrata la nostra, non chieda altro che continuare a NON FARE il proprio dovere avendo persino in regalo (indirettamente) un enorme patrimonio pubblico. Siamo alle solite.

D’altronde la nostra Confindustria è baronale e nepotista. Che ci possiamo aspettare?

Se la riforma fosse stata discussa PRIMA con le parti interessate, con le reti di ricercatori, con i docenti, con gli studenti, avremmo probabilmente avuto un’Università migliore, un’industria spinta ad assumersi le sue responsabilità e un Paese migliore … senza conflitto per le strade.

Il governo ha scelto altrimenti ma soprattutto una classe imprenditoriale fatiscente, pavida e assistenzialista ha deciso ancor una volta altrimenti.

Per questo, solidarietà alla rete di protesta nella speranza che il DDL non passi al Senato.

Raffaele, Ricercatore precario

Ho assistito anche a questo: un concorso allucinante per laureati tecnici a cui hanno partecipato migliaia di persone ammassate all’hotel Ergife di Roma.

Le chiamano prove pre-selettive.

L’appuntamento è alle ore 8,00 per i primi 120 posti messi a concorso: laureati “con e senza esperienza” il che significa mezzo-mondo. Dal neo-laureato al ricercatore precario con curriculum che il ministro Gelmini non sarebbe neanche in grado di leggere.

Io sto lì dalle 7,30.  La prima impressione è quella di un formicaio: tanti insetti che convergono verso lo stesso buco. E’ già evidente che ci stanno ammassando in un luogo non adatto a quei numeri oceanici.

Fila per entrare. Fila per i documenti. Senso di asfissia.

Ore e ore per contarci e per dirci che dobbiamo incollare il codice a barre adesivo dove c’è scritto “codice a barre adesivo”… Ore 11,30, arriva il test: un quiz con 50 domande a risposta multipla da fare in 40 minuti.

Arriva il quiz, arriva lo scandalo.

Mi piacerebbe molto che qualche dirigente ENEA mi spiegasse il nesso tra la città in cui l’anarchico Bresci fece fuori Umberto I e l’ “Ingegneria, Sicurezza e Gestione delle centrali nucleari”, profilo per il quale ho fatto domanda, oppure tra l’art. 118 della Costituzione e “Sviluppo di sistemi laser e di tecnologie e metodologie per applicazioni laser”, posto a cui ambisce il mio vicino di banco o, ancora, tra il COVIP e “Progettazioni e sviluppo di apparati per diagnostica di plasmi termonucleari” di cui ha una certa esperienza la ricercatrice seduta davanti a me.

In questo modo selezionano il personale più adatto???

Le domande di fisica/chimica/matematica: tra Boole, l’Energia cinetica e l’Equazione di stato dei gas… Ha un senso tutto questo???

E poi il gran finale.

Ore 12,30: fila per il certificato di partecipazione. Fila per uscire dale aule. Fila gigantesca per pagare il parcheggio e fila interminabile per uscire e non c’era UN essere vivente tra il personale che cercasse di dare una mano a quei poveracci che avevano avuto la pessima idea d’infilarsi in quella specie di fossa che chiamano garage. Mi sento soffocare, voglio uscire, voglio aria. Esco su Via Aurelia alle ore 14,50.

Ore 20,30, dopo un pomeriggio con mal di testa cosmico, vomito tutta la rabbia, lo sdegno, l’indignazione e il disgusto per come siamo trattati, per quello che siamo costretti a fare dopo anni di ricerca e per tutto ciò che ancora mi (ci) aspetta, immersa come sono in questa condizione di precarietà lavorativa e deprimente incertezza sul futuro.

Una sola parola è concessa: vergogna.

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AGGIORNAMENTI: 15 novembre 2010

In Procura il Concorso beffa per l’Enea

nessuno sapeva la data della prima prova

Il Codacons denuncia lo strano iter della selezione per 120 posti da funzionario all’ente per l’energia. Il luogo del test è stato svelato solo 10 giorni prima
Leggi tutto: articolo_Repubblica

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Per unirsi al ricorso per il mancato avviso della prova preselettiva:
http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=127027

Per tutti gli interessati ad inoltrare una rchiesta di ACCESSO AGLI ATTI ossia per prendere visione di graduatorie e motivi di esclusione da impugnare eventualmente in un ricorso, questo è il modulo da compilare e portare (eventualmente inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno):

Sede Legale ENEA – Lungotevere Thaon Di Revel, 76

00196 – Roma

Att.ne del Commissario Ing. Lelli

Att.ne del Responsabile UCP AVV. Vecchi

Oggetto: Richiesta di accesso agli atti del concorso pubblico bando n………

Il Sottoscritto………………………………………………………..,

nato a ………………………….….., il …………………….…….,

residente in ………………………………………………………….,

alla via ………………………………………………….………….….,

tel. …………………….……….………,

CHIEDE

Di prendere visione con rilascio di copia semplice/autenticata dei seguenti documenti amministrativi relativi al concorso in oggetto:

– Verbale dell’ammissione al test preselettivo

– Verbale dell’esito finale del test con graduatoria complessiva (e posizione del singolo candidato richiedente i documenti)

– Verbale con cui sono stati stabiliti i criteri di valutazione dei titoli

– Verbale della valutazione dei titoli con relativa graduatoria

– Verbale di istituzione della commissione

…………………………………………………………………………………………………………………………………………..

………………, li ……………………

Il sottoscritto

(firma)

PDF: richiesta accesso atti

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A Roma, davanti al parlamento dove, da diversi anni, passa ogni nefandezza contro Scuola, Università ed Enti Pubblici di Ricerca, ieri c’è stata una manifestazione contro il DDL Gelmini sull’Università.
La discussione del provvedimento è stata rinviata perché la Tesoreria dello Stato, casualmente un giorno prima della manifestazione, ha dichiarato la mancanza di copertura finanziaria per alcuni emendamenti.
Lascio ogni commento al video de “Il Fatto Quotidiano” sulla piazza e poi a quello di Repubblica TV sull’irruzione di una parte dei manifestanti alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)

 

Irruzione alla CRUI da Repubblica TV