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Nel bene o nel male il 2012 sarà l’anno del contratto (parafrasando il famoso film). I contratti di almeno 200 dipendenti a tempo determinato che lavorano all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), infatti, scadranno, dopo anni e anni di onorato servizio, il 31 dicembre 2012.

Dopo la triste e difficile parentesi Berlusconiana, finalmente un governo si accinge ad affrontare di nuovo la riforma ormai imprescindibile del mondo del lavoro mettendo in primo piano il nodo essenziale del precariato.

Noi su questo abbiamo molto da dire. Prima però dobbiamo puntualizzare una cosa: quanto riportiamo in questo post lo diciamo da almeno 4 anni sia all’interno del nostro Istituto che alle istituzioni. Per questo adesso pretendiamo quell’attenzione che non abbiamo avuto prima, quando non si era ancora arrivati all’immancabile “emergenza”.

Il 13 Aprile 2007, con un documento interno consegnato alla nostra dirigenza noi dicevamo:
[è necessario] garantire che la tipologia di contratto con cui si stabilisce un rapporto di lavoro non si basi sulla disponibilità economica del tutore scientifico, ma venga modulata in base all’effettiva esperienza, capacità e professionalità della nuova risorsa, evitando così discriminazioni fra precari dello stesso livello professionale non fondate su criteri oggettivi
[è necessario] garantire una successione di forme contrattuali che prevedano un’adeguata progressione retributiva

L’anno dopo, il 23 Aprile 2008 con un documento chiamato “Superamento del Precariato” dicevamo:
L’Ente deve inibire esplicitamente il prolungato abuso di forme contrattuali atipiche, dando indicazione ai titolari di fondi sui progetti di rispettare una progressione contrattuale: dottorato (per i ricercatori), borsa post-doc e, in caso di protrarsi del rapporto lavorativo, contratto a Tempo Determinato., assunzione a Tempo Indeterminato.

Nel corso del 2011 poi attraverso altri canali e insieme ad altri precari si è arrivati a denunciare uno degli aspetti più deleteri della precarietà endemica: il mancato ricambio generazionale ai livelli dirigenziali, con conseguenze gravissime sul futuro della ricerca e dello sviluppo del Paese. Obbligare i lavoratori a vivere in uno stato di precarietà permanente fino a 40 e addirittura fino ai 50 anni sta distruggendo un Paese che ha bisogno di innovazione, di energie fresche e di dinamicità essendo invece prigioniero di una classe dirigente vetusta nell’anima quando non clientelare.

A proposito di mancate stabilizzazioni e di “trappola” del precariato, vorremmo ricordare la difficilissima situazione presente da noi, all’INGV. L’ente pubblico di ricerca ‘INGV’ rappresenta infatti, in questo momento, la sommatoria di tutti questi disastri, con la dotazione organica bloccata e il turn-over inesistente, fattori che hanno appunto intrappolato 400 precari: 200 di questi precari vivono in una sorta di limbo essendogli stata impedito l’accesso alle liste di stabilizzazione e, se la situazione non si sblocca, resteranno per sempre ai margini del mondo del lavoro dietro una massa di altri precari, i restanti 200, che, pur essendo in lista di stabilizzazione, NON sono stati stabilizzati, 35-45enni che oggi dovrebbero invece essere pronti a dirigerla la ricerca non a inseguirla faticosamente.

Adesso finalmente il governo Monti apre sul problema precariato e lo fa ipotizzando di “togliere di mezzo tutti i contratti atipici e di sostituirli con un’unica forma di ingresso al lavoro, valida per i nuovi assunti”. Inoltre l’articolo del Corrieredice che “sono intenzionati a disboscare questa giungla che determina incertezza dei percorsi professionali, allontana la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, provoca un alto contenzioso davanti ai giudici.”Questa nuova fase sembra concreta perché a differenza di quanto fatto dal precedente governo, quello attuale ha già iniziato a dialogare con le parti sociali [–>]

Dato che noi siamo stati molto lungimiranti sarebbe il caso che oggi, prima di riformare per l’ennesima volta, il governo prestasse un po’ di orecchio a questi “umili” precari prima di fare nuove e ulteriori idiozie.

Il contributo che oggi possiamo dare alla trattativa sulla riforma del mondo del lavoro è questo:

prima di tutto DEVONO essere abolite le due leggi vergogna che regolano il lavoro in Italia: la legge Treu e la legge Biagi/Sacconi. Queste due scatole normative sono la causa principale della totale precarizzazione e della sistematicità dello sfruttamento a cui ha portato. A causa di queste due leggi, la richiesta di flessibilità (una certa percentuale di mobilità+tutele) partita anni fa dall’Europa, giusta o sbagliata che fosse, si è trasformata in Italia in precarietà (percentuali di lavoro a tempo determinato ormai a livelli da pestilenza e nessuna tutela)

Le nuove regole devono essere quindi riscritte da ZERO.

Non si può mettere mano all’ennesima riforma, senza partire da zero come non si può stuccare un muro fradicio e sperare che non esca la muffa!!

Questo è un messaggio al governo ma anche ai sindacati.

Resteremo inascoltati anche questa volta?

Un buon segnale da parte del governo in carica e in particolare del ministro dell’Università e della Ricerca sarebbe quello di risolvere finalmente la situazione del nostro Ente che ormai è patologica e vicina al collasso.

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Fra i tanti articoli e video che girano in rete, sulla giornata di protesta del 9 Aprile, abbiamo scelto di postare questo da “il Fatto Quotidiano” per il titolo e l’incipit che ricordano a quanti identificano i “precari” con i “giovani” o con gli “studenti” che questi sono i precari del futuro, ma che i precari di adesso in larga parte hanno età comprese fra i 35 e i 50 anni. Sono, siamo, un’intera generazione di mezzo, dimenticata, schiacciata fra i futuri precari e i vecchi “tempi indeterminati”.

Siamo la generazione di mezzo, di passaggio tra coloro che avevano la certezza del “posto di lavoro fisso che un giorno arriverà” e coloro che hanno la certezza del “posto di lavoro fisso che chissà quando e se mai arriverà”… Noi eravamo certi che studiando e seguendo la nostra strada saremmo “arrivati”, ma i nostri sogni si sono infranti, le nostre aspirazioni si sono perse in un’instabilità infinita e nella negazione colpevole dei nostri diritti.

Siamo storicamente la prima generazione che si appoggia disperatamente alla generazione precedente, che ha ancora necessità di avere dei genitori che ci aiutino, che ci sostengano, che siano riferimento importante per il nostro ‘precario’ equilibrio.

Noi della generazione “di mezzo” combattiamo 3 battaglie allo stesso tempo: quella per noi stessi e i nostri diritti, quella per i diritti dei lavoratori più giovani e quella per i figli di entrambe le nostre generazioni.

E’ una battaglia difficile, ma la combatteremo meglio se i mezzi di comunicazione ci aiuteranno a far capire al resto della società e a quella parte di politici che conservano il diritto di essere chiamati “onorevoli”, che non parliamo solo di giovani ma di adulti che fra un po’ saranno pronti per la pensione … . La pensione poi …

Precari in piazza, non solo giovani: tanti 40enni gridano “il nostro tempo è adesso”
Striscione, maglietta antiprecarietà e tante storie (difficili) di lavoro alle spalle. In corteo a Roma non ci sono solo giovani e neolaureati, ma anche tanti, tantissimi quarantenni italiani, che hanno vissuto decenni di lavoro senza certezze: tutti a piazza della Repubblica a cantare e a ballare per gridare alla classe politica “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. [Continua]

Riproponiamo un post sulla manifestazione nazionale di oggi 9 Aprile 2011 dei Precari per dare un’idea di quanto l’evento abbia fatto presa un po’ ovunque.

A dimostrazione che la precarietà, come inascoltati noi precari sosteniamo da tempo, è tanto pervasiva ormai da aver superato le soglie di allarme per la salute della nostra società … ha le caratteristiche di un virus.

Qui sotto alcuni link a quotidiani web solo quando ne danno notizia in prima pagina, oppure a testimonianze mediaticamente importanti a supporto.

Il Ruggito del Coniglio –>

Il Cast di Boris – Il Film –>

Il Fatto Quotidiano –>

L’Unità –>

FLC – CGIL  –>

Studenti  –>

MicroMega –>

Il Manifesto  –>

Il Corriere della Sera –>

Il Riformista –>

… e così via.

Una nota: non riportiamo Repubblica.it anche se la notizia è in prima pagina sul web (ma senza immagine di richiamo), perché ha deciso di “sporcare” e quindi attutire, come spesso fa, la notizia della protesta dei precari affiancandola e mescolandola a quella (se la vogliamo considerare una notizia) delle battute da osteria di terz’ordine pronunciate ieri dal Premier. Contenti loro …

Altri giornali, fra cui “Il Messaggero”, “il Giornale”, “Il Secolo d’Italia”,  “Libero”, non menzionano l’evento ancora alle 10:46 del 9 Aprile, segno che non lo considerano importante. Di nuovo … contenti loro …

9 Aprile 2011 - Il nostro tempo è adesso

Non c’è più tempo per l’attesa. […]

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. […]

Siamo una generazione precaria […]

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. […]

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. […]

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. […] Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. […]

[Continua a leggere l’Appello]