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Con la conversione in Legge (ancora non pubblicata in Gazzetta Ufficiale) del D.L. 104 e in particolare con l’Art. 24, l’INGV è autorizzato ad assumere, nell’arco del quinquennio 2014-2018, 200 unità di personale.

Questo provvedimento è in aggiunta al D.L. 101 relativo all’intera Pubblica Amministrazione, convertito nella Legge 125/2013 qualche giorno fa.

Inoltre, finché la procedura di immissione in ruolo non sarà completata e comunque non oltre il 31/12/2018, l’INGV può tenere in servizio il personale.

Dalle parole esplicite del Ministro Carrozza durante la prima presentazione del provvedimento, il 26/08/2013 [Video 24′ 30”], è chiaro che questa norma nasce perché presso l’INGV fin dal 2007 ci sono 180 circa unità di personale con diritto all’assunzione in virtù della Legge 296/2006 (stabilizzazione, richiamata anche dal D.L. 101) che non sono mai state assunte a causa della decennale assenza di dotazione organica e del perdurare di incomprensibili ostacoli nei Governi che si sono succeduti dal 2007 in poi. Inoltre, sempre all’INGV, ci sono 55 unità di personale che hanno ormai oltre 6 anni di servizio e ricerca sui loro curricula. Una situazione e dei numeri che sono più unici che rari nel panorama degli EPR.

Quindi questa norma, fortemente voluta dal Ministro Carrozza, non nasce per permettere all’istituto di aggiungere nuovo personale al precariato esistente ma per rendere giustizia a oltre 200 dipendenti qualificati in servizio presso l’Ente da oltre 6 anni fino addirittura a 20 anni in alcuni casi, con una media di 10 anni di anzianità lavorativa. La situazione è culminata a fine 2012 con il primo sciopero di un Ente Pubblico di Ricerca.

Purtroppo le immissioni in ruolo previste, anche tenendo conto del turn-over, non sono sufficienti per tutti i lavoratori precari di lunga data come si può evincere confrontando i 200 posti con il piano triennale 2013 nella sezione “fabbisogno” e con l’accordo decentrato di Ente del 2012, che interessava circa 250 unità di personale.

Il D.L. 104 non dà indicazioni sulle modalità di attribuzione di questi 200 posti, anche a tutela della fondamentale autonomia di cui godono gli Enti di Ricerca; ciononostante è evidente la volontà del legislatore di sanare una gravissima situazione di precarietà cronicizzata presso l’INGV, come più volte ribadito dal MIUR.

Noi non sappiamo quali saranno le immancabili indicazioni che la F.P. vorrà dare su questo argomento ma una cosa è certa: le professionalità da consolidare presso l’INGV sono quelle formate presso l’INGV e che già esistono, come è evidente non solo dal Piano Triennale e dall’Accordo sindacale del 2012 ma anche delle “graduatorie vigenti” presso l’Ente: quella delle stabilizzazioni e quelle dei concorsi pubblici.

Ci auguriamo quindi che il previsto incontro fra la Funzione Pubblica e il MIUR, nostro ente vigilante, fornisca indicazioni chiare, utili e positive per i lavoratori precari dell’INGV.

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Con l’affidamento dell’incarico per la costituzione di un nuovo governo a Mario Monti, si conclude la parabola del governo Berlusconi.

Del governo, ma non di quei politici che hanno grottescamente caratterizzato questi ultimi 3 anni.

Il Passato

Per noi quello che è giunto alla fine è stato il governo di Giulio Tremonti, di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta.

A nessuno dei tre abbiamo risparmiato asprissime critiche, nel merito dei provvedimenti da loro sbandierati e/o adottati. Abbiamo agito e reagito, sia in piazza che su questo Blog, alla loro propaganda e alle distruttive quanto inutili leggi che hanno imposto a suon di Decreti e di Fiducia, quando il loro potere di Ministri era all’apice. Abbiamo tentato col dialogo, ma ci è stata sbattuta la porta in faccia.

Ora che stanno cadendo e che l’Italia sta passando a una nuova fase nel periodo più nero degli ultimi decenni, pensiamo che sia giusto, da parte nostra, esprimere giudizi su quello che è stato e opinioni su quello che potrebbe essere, nella speranza che questo contribuisca in modo positivo alla maturazione del nostro Paese.

Abbiamo combattuto contro tutto e tutti (soprattutto contro l’indifferenza) per sostenere la Ricerca e la necessità che diventi il centro dello sviluppo del nostro Paese insieme alla Scuola; siamo stati chiamati, la Scuola Pubblica (non quella privata) più della Ricerca, a grossi sacrifici in termini di soldi e di precariato, nel nome dei proclami di Brunetta, di Tremonti e della Gelmini, che nel contempo negavano la crisi economica che era invece sotto gli occhi di tutti.

A causa loro noi tutti abbiamo sborsato e sborseremo molti soldi per inutili quanto inique finanziarie. E per cosa? Per regalare inutilmente i nostri pochi soldi a dei mercati (e a dei mercanti) impazziti, ritrovandoci oggi comunque con un Paese sull’orlo del baratro finanziario, con il mondo del lavoro sconquassato, una Scuola minata alla base e la Ricerca propagandisticamente usata per millantare credito.

Miliardi, che avrebbero potuto alimentare lo sviluppo, letteralmente BUTTATI dalla finestra per l’arrogante incapacità del governo ad affrontare la situazione.

Il Presente

Per questo, anche se purtroppo la situazione resta grave, riteniamo che sia già un’ottima cosa che il governo Berlusconi (che governa di fatto l’economia e la società italiana da 17 anni) se ne sia andato, qualunque cosa venga dopo.

Purché nell’andarsene si porti via Gelmini, Brunetta e Tremonti in primis e poi tutti quelli che nel toglierci ogni diritto e molti soldi hanno anche avuto l’ardire di prenderci in giro in questi lunghissimi ultimi 3 anni.

Ora speriamo che l’aver raggiunto il fondo spinga per una volta le persone a pretendere e i governanti a fare il meglio piuttosto che il “meno peggio”.

Il Futuro

Il prossimo presidente del consiglio sarà, se avrà la fiducia, Mario Monti, personaggio quantomeno credibile per i mercati finanziari e per l’Europa, alla guida di un governo che, comunque, avrà bisogno del sostegno dell’attuale  Parlamento, composto purtroppo dagli stessi figuri di prima.

Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell'”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

La neo-nata Rete della Ricerca Pubblica ha pubblicato un video-spot sul futuro della ricerca dopo la finanziaria, in questo martoriato, smemorato e autolesionista Paese … che però ha ancora una speranza: la rete!

Diffondete lo spot e il blog.

Il messaggio della Manovra Finanziaria è il seguente:

  1. gli Enti Pubblici di Ricerca, funzionanti, produttivi, liberi e indipendenti … sono solo un fastidio
  2. essere lavoratori onesti e poco tutelati è una colpa da espiare col licenziamento
  3. gli eroi di questo paese sono evasori fiscali e costruttori abusivi

Ma come si fa? E al danno si aggiunge la beffa.

Sono giorni che, bozza dopo bozza, gli Enti Pubblici di Ricerca, uno alla volta, scompaiono, ricompaiono, vengono dimezzati, scorporati e re-incoroprati. Sembra di assistere ad un cinico Risiko: il CNR conquista con due carri armati il Kamchatka (cioè l’OGS, che si mobilita in assemblea permanente) e la Jacutia (cioè l’INAF). L’INGV viene attaccato dalla Protezione Civile (ricordate il famigerato Art. 12 del decreto Protezione Civile S.p.A.?), poi dal MIUR, ma si difende con tre carri armati e resiste. L’ISFOL è inizialmente soppresso, poi resuscitato e riesce a conquistare anche un continente (l’IAS, soppresso e annesso all’ISFOL). Ultimo aggiornamento: l’ISAE, soppresso e conquistato dal Ministero dell’Economia, contrattacca.

La cosa paradossale, che dimostra (a voler pensar bene) una pochezza da fare spavento, è che gli Enti Pubblici di Ricerca sono GIA’ sotto riordino per una legge delega dell’ex Ministro Mussi del governo Prodi che avrebbe dovuto iniziare l’iter 1 anno e mezzo fa. La Gelmini non solo se l’è presa comoda, ma per giunta invece di pensare e proporre alle parti un piano coerente di riordino che ha fatto? Ha delegato gli Enti a riordinarsi!!

E il governo che fa? Sovrappone ad un iter legale potenzialmente positivo uno sconclusionato, schizofrenico e raffazzonato provvedimento in manovra finanziaria. Il consenso poi lo si costruisce ad hoc, puntando sulla disinformazione dell’italiano medio cui viene dato a bere che si tratta di “Enti Inutili”. INUTILI SARETE VOI! Purtroppo anche dannosi.

Questo per quanto riguarda le soppressioni e gli accorpamenti. Poi c’è la manovra finanziaria nel suo dettaglio. Il vero schifo.

Se la manovra finanziaria restasse così com’è adesso, a prescindere da scioglimenti, soppressioni, scorporamenti e accorpamenti, per i 400 lavoratori precari dell’INGV tornerebbe lo spettro del licenziamento e per l’INGV stesso torna il rischio paralisi totale.

Dal 2011 infatti la spesa per i precari dovrebbe scendere al 50% di quella del 2009;

Il turn-over (un pensionamento = un’assunzione) è bloccato al 20% fino al 2013; considerato che noi siamo un ente con una bassa età media, potremo al limite assumere una gamba (ginocchio incluso).

Infine si riflette su di noi il taglio subito dal Dipartimento Protezione Civile (DPC), con un 30% di finanziamento in meno nella Convenzione col Dipartimento stesso.

Il primo punto per noi significa che la metà dei precari, la spina dorsale di questo Ente, quasi tutti con contratti in scadenza entro il 2011, e relative famiglie, rischiano di andarsene a casa … in un unica soluzione. Forse proprio a loro non è ancora abbastanza chiaro che questo rischio è concreto.

Il secondo punto per noi è la beffa finale. A noi serve l’autorizzazione ad assumere in DEROGA al turn-over (perché non va in pensione nessuno). Invece lo bloccano. E la nostra dotazione organica (il massimo numero di posti fissi consentito) è bloccata a 582 unità (la metà dei reali dipendenti)!

Il terzo punto: il Parlamento ha impegnato per almeno 4 volte il governo (le ultime 3 con parere favorevole del governo stesso) a risolvere la situazione paradossale in cui versa l’Ente, attraverso l’aumento della dotazione organica e l’autorizzazione ad assumere intanto gli aventi diritto (stabilizzandi). Promesse distribuite nell’arco degli ultimi due anni, ma rimaste tali.

Adesso il legislatore si mostra le vere intenzioni: mandare a casa un po’ di gente.

Nella classifica di Science Watch per il periodo 2000-2010 l’INGV risulta il terzo istituto di geofisica al mondo per numero di citazioni e pubblicazioni, dopo gli americani dell’USGS e del CALTECH e prima dei Giapponesi. E allora come giustificare provvedimenti che sviliscono la ricerca e impoveriscono il futuro di un paese?

Scriveva Cicerone duemila anni fa “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”.
Traduciamo per gli ignoranti al governo: “Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?“.

Gli Enti Pubblici di Ricerca non finiscono mai di essere attaccati, come primo posto dove raschiare via il poco che c’è.

I primi a farne le spese, come sempre, i precari che in questi enti hanno dato e danno l’anima da anni!

Indiscrezioni sull’ultimo decreto anticrisi di Tremonti suggerivano che alcuni Enti, fra cui l’ISFOL e l’INGV, sarebbero stati sciolti e accorpati ai rispettivi ministeri di competenza. Sarebbe la seconda volta che provano a fare a pezzi l’INGV (la prima risale al decreto Protezione Civile).

Ora, l’INGV ieri era citato fra gli Enti soppressi, oggi no. Ma l’ISFOL c’è ancora ed è gravissimo. Tira una pessima aria.

Diamo spazio qui sotto quindi a un comunicato stampa dei colleghi dell’ISFOL.

COMUNICATO STAMPA DEL 24 MAGGIO 2010

ISFOL: OCCUPATA LA SEDE CONTRO LA CHIUSURA DELL’ENTE. IN PERICOLO LA RICERCA SUL MERCATO DEL LAVORO E LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), riuniti oggi in assemblea, hanno deciso l’occupazione dell’Ente a seguito della grave situazione derivata dalla soppressione dell’Istituto prevista dal Decreto “Anticrisi” in discussione domani al Consiglio dei Ministri.

Tale Decreto, se approvato, provocherebbe l’azzeramento di funzioni importanti nella ricerca economica e sociale e la perdita di posti di lavoro per circa 270 lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo determinato.

La chiusura dell’Ente costituisce dunque un danno per il presente e per il futuro del nostro paese e per i lavoratori dell’Isfol che attualmente conta 630 dipendenti.

L’assemblea chiede un incontro immediato al Ministro Sacconi e dà mandato alle Organizzazioni sindacali di richiedere al Presidente del Consiglio il ritiro della parte del provvedimento in cui si sopprime l’Isfol e gli altri enti di ricerca.

LE LAVORATRICI  E I LAVORATORI DELL’ISFOL