Posts contrassegnato dai tag ‘costituzione’

L’Italia è una Repubblica Parlamentare. Ci hanno insegnato a dimenticarlo.

A sentir parlare i parlamentari c’è da preoccuparsi ben oltre la crisi economica. Sembrano digiuni degli elementi principali della costituzione di una Democrazia Parlamentare quale quella Italiana.

Per nulla rassicurante sentirli parlare solo della sopravvivenza del governo e delle conseguenze dei problemi di Berlusconi sulla vita di … Berlusconi.

Sarebbe interessante e importante e probabilmente più rassicurante sentirli parlare della sopravvivenza dei provvedimenti, come Disegni di Legge e Decreti Legge, e magari dei miglioramenti che potrebbero esservi apportati.

E il malcapitato ascoltatore si fa così l’idea che se il Governo dovesse cadere il Parlamento, per regola, debba cadere con lui, non possa quindi più fare il suo dovere di occuparsi dei problemi dei molti e non perennemente di quelli di uno.

E allora dopo aver studiato Terremoti, Vulcani e quant’altro, dopo aver studiato leggi e decreti e norme varie eccoci qui a spiegare a chiunque  sia interessato la … Costituzione Italiana.

Punto 1: quando il Governo non ha più la fiducia della maggioranza del Parlamento, cade. Ma le Camere restano operative con pieni poteri. Questo lo sanno tutti … forse. Il Capo dello stato non è costretto a sciogliere le Camere che possono continuare a fare il loro dovere e che, in un Paese retto da Politici che lavorano per il popolo e non per la loro poltrona, possono fare tutto quello che facevano prima. Il Governo è dimissionario e opera per l’ordinaria amministrazione e poi cede il passo al nuovo.

Fin qui …

Punto 2: Esercizio delle principali funzioni parlamentari durante il periodo che intercorre tra lo scioglimento delle Camere

Cosa succede se il Presidente Napolitano in assenza di una qualunque nuova maggioranza fosse costretto a sciogliere anche le Camere e a fissare la data di nuove elezioni?

Tutti sembrano convinti che il Parlamento non possa più fare nulla e che per cause di forza maggiore tutti i provvedimenti in fase di analisi, come i DL in via di conversione in Legge, siano immancabilmente destinati a svanire nel nulla, a decadere.

NON E’ COSI’.

Articolo 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Un altro Articolo è molto interessante

Articolo 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Riassumendo:

Se Cade il Governo i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge lo stesso perché le Camere sono attive

Se Cade il Governo e il Presidente scioglie le Camere i Decreti Legge possono essere convertiti in Legge perché le Camere, in regime di proroga per almeno 65 giorni fino a massimo 90 (elezioni incluse) hanno pieni poteri salvo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Infine una nota per i dirigenti amministrativi interessati dai DL 101 e 104: l’Art. 77 comma 4 dice addirittura che anche qualora siano nati rapporti giuridici sulla base di DL NON convertiti le Camere anche sciolte possono regolarli con legge.

Il destino di molti Italiani e in particolare di molti precari fra gli Italiani (e fra questi il nostro) è legato ai Decreti Legge in esame prima della Crisi di Governo: NON ESISTONO IMPEDIMENTI COSTITUZIONALI per la conversione in Legge, anzi la Costituzione ci tutela.

Se questo non avverrà sarà per una precisa e sciagurata scelta dei parlamentari e non per cause di forza maggiore.

Annunci

Fra i tanti articoli e video che girano in rete, sulla giornata di protesta del 9 Aprile, abbiamo scelto di postare questo da “il Fatto Quotidiano” per il titolo e l’incipit che ricordano a quanti identificano i “precari” con i “giovani” o con gli “studenti” che questi sono i precari del futuro, ma che i precari di adesso in larga parte hanno età comprese fra i 35 e i 50 anni. Sono, siamo, un’intera generazione di mezzo, dimenticata, schiacciata fra i futuri precari e i vecchi “tempi indeterminati”.

Siamo la generazione di mezzo, di passaggio tra coloro che avevano la certezza del “posto di lavoro fisso che un giorno arriverà” e coloro che hanno la certezza del “posto di lavoro fisso che chissà quando e se mai arriverà”… Noi eravamo certi che studiando e seguendo la nostra strada saremmo “arrivati”, ma i nostri sogni si sono infranti, le nostre aspirazioni si sono perse in un’instabilità infinita e nella negazione colpevole dei nostri diritti.

Siamo storicamente la prima generazione che si appoggia disperatamente alla generazione precedente, che ha ancora necessità di avere dei genitori che ci aiutino, che ci sostengano, che siano riferimento importante per il nostro ‘precario’ equilibrio.

Noi della generazione “di mezzo” combattiamo 3 battaglie allo stesso tempo: quella per noi stessi e i nostri diritti, quella per i diritti dei lavoratori più giovani e quella per i figli di entrambe le nostre generazioni.

E’ una battaglia difficile, ma la combatteremo meglio se i mezzi di comunicazione ci aiuteranno a far capire al resto della società e a quella parte di politici che conservano il diritto di essere chiamati “onorevoli”, che non parliamo solo di giovani ma di adulti che fra un po’ saranno pronti per la pensione … . La pensione poi …

Precari in piazza, non solo giovani: tanti 40enni gridano “il nostro tempo è adesso”
Striscione, maglietta antiprecarietà e tante storie (difficili) di lavoro alle spalle. In corteo a Roma non ci sono solo giovani e neolaureati, ma anche tanti, tantissimi quarantenni italiani, che hanno vissuto decenni di lavoro senza certezze: tutti a piazza della Repubblica a cantare e a ballare per gridare alla classe politica “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. [Continua]

Riproponiamo un post sulla manifestazione nazionale di oggi 9 Aprile 2011 dei Precari per dare un’idea di quanto l’evento abbia fatto presa un po’ ovunque.

A dimostrazione che la precarietà, come inascoltati noi precari sosteniamo da tempo, è tanto pervasiva ormai da aver superato le soglie di allarme per la salute della nostra società … ha le caratteristiche di un virus.

Qui sotto alcuni link a quotidiani web solo quando ne danno notizia in prima pagina, oppure a testimonianze mediaticamente importanti a supporto.

Il Ruggito del Coniglio –>

Il Cast di Boris – Il Film –>

Il Fatto Quotidiano –>

L’Unità –>

FLC – CGIL  –>

Studenti  –>

MicroMega –>

Il Manifesto  –>

Il Corriere della Sera –>

Il Riformista –>

… e così via.

Una nota: non riportiamo Repubblica.it anche se la notizia è in prima pagina sul web (ma senza immagine di richiamo), perché ha deciso di “sporcare” e quindi attutire, come spesso fa, la notizia della protesta dei precari affiancandola e mescolandola a quella (se la vogliamo considerare una notizia) delle battute da osteria di terz’ordine pronunciate ieri dal Premier. Contenti loro …

Altri giornali, fra cui “Il Messaggero”, “il Giornale”, “Il Secolo d’Italia”,  “Libero”, non menzionano l’evento ancora alle 10:46 del 9 Aprile, segno che non lo considerano importante. Di nuovo … contenti loro …

9 Aprile 2011 - Il nostro tempo è adesso

Non c’è più tempo per l’attesa. […]

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. […]

Siamo una generazione precaria […]

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. […]

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. […]

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. […] Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. […]

[Continua a leggere l’Appello]