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C’è un abisso fra la situazione dei precari dell’INGV alla fine del 2012 e l’attuale.

A nostro favore abbiamo la Legge 128/2013 che autorizza l’INGV ad assumere 200 precari in 5 anni, le operazioni di bilancio necessarie a coprire questa operazione, la legge 125/2013 (che riguarda tutti i precari della P.A.) che detta le regole per le assunzioni e infine l’antica quando viva Legge di Stabilizzazione 296/2006 richiamata a più riprese proprio dalla legislazione recente.

Contro abbiamo il fatto che nonostante le proroghe dei contratti potrebbero, a norma di legge, portare la data del 2018 (fatta salva la disponibilità di fondi e legislazioni alternative, tanto per rassicurare pavidi dirigenti di P.A.) si dice che le proroghe l’INGV le farà, tanto per cambiare, con scadenza annuale. Altro aspetto negativo e poco rassicurante: il provvedimento è spalmato su 5 anni e in un Paese come l’Italia, con un cambio di governo a ogni angolo, non è il massimo. Infine, i posti sono 200 e i precari poco meno di 300.

Comunque dopo 5 anni di dure battaglie per la Ricerca in Italia e per la sopravvivenza dell’Ente e del nostro posto di lavoro, abituati a capodanni travagliati e ricchi di ansie vogliamo sfruttare questa situazione relativamente ricca di speranze, almeno per molti di noi, per chiudere l’anno con degli auguri.

  • Auguriamo all’Italia di diventare presto un Paese che invece di usare 8€ su 10 per riparare i danni (quelli riparabili) dei disastri ambientali (terremoti inclusi) e solo due per prevenirli inverta il rapporto. Perché farlo è non solo possibile ma segno di una maturità civile che l’Italia ancora non ha. Sono anni che lo ripetiamo, sono anni che l’INGV si adopera per questo rimanendo inascoltato.
  • Ci auguriamo che “presto” significhi prima del prossimo terremoto forte. Che comunque ci sarà. Della prossima alluvione, che comunque ci sarà. Come disse il Professor Enzo Boschi, ex Presidente dell’INGV, in uno dei suoi molti tentativi di aprire gli occhi a politici e cittadini, “Non aspettiamo il prossimo terremoto”.
  • Ci auguriamo che i ricercatori smettano di essere i capri espiatori delle colpe di un Paese ignavo, perché in questo momento (non solo i geofisici) lo sono. Osannati per finta e bastonati davvero.
  • Ci auguriamo di non dover sentire ancora a lungo la vuota retorica sulla Ricerca in Italia, soprattuto da parte di politici che fino a oggi nei fatti la Ricerca l’hanno affossata. Quella retorica fatta di “rientro dei cervelli”. Potenziare davvero la Ricerca e quindi attrarre ricercatori non è difficile.
  • Ci auguriamo quindi di vedere e poter discutere e migliorare un piano decennale di investimenti in Ricerca, quindi in Sviluppo, e magari vederlo affiancato a un piano decennale per lo sviluppo industriale ed energetico.
  • Ci auguriamo di vedere realizzata quella riforma degli Enti Pubblici di Ricerca che la Rete Ricerca Pubblica e alcuni (ma non tutti) i sindacati sostengono da tempo: autonomia, potenziamento, regia unica, dirigenze a gettone. Speravamo che l’attuale Ministro potesse iniziare subito il percorso di una simile riforma e ancora lo speriamo. Nel caso speriamo di essere ascoltati anche dal prossimo ministro, che di idee ne abbiamo.
  • Ci auguriamo che sia i politici che i cittadini smettano di parlare a sproposito di merito, sull’onda di un insano qualunquismo. Che si prendano il tempo di guardare all’estero, in Paesi in cui persone competenti e meritorie occupano i posti che gli competono dando un forte impulso sia al pubblico che al privato. Paesi in cui curiosamente non esiste alcun concorso nazionale ma ‘solo’ una fortissima assunzione di responsabilità da parte di tutti e soprattutto della classe dirigente.
  • Ci auguriamo di riuscire ad aprire un serio discorso sui metodi di selezione nella P.A. e sul Concorso Nazionale, perché la maggior parte delle persone, soprattutto parlamentari ed esponenti di partito, citano l’Art. 97 della costituzione a sproposito. Speriamo che si riesca finalmente a spostare l’attenzione da quella inutile parola che è “merito” ai più sensati concetti di “risultati” e “qualità”. Almeno parliamone.

Infine: quest’anno molti nostri colleghi sono emigrati all’estero. Nella maggior parte dei casi non sarà la promessa di un’assunzione nel prossimo quinquennio a convincerli a tornare, perché la situazione attuale del Paese non è il massimo e nemmeno la credibilità e stabilità delle sue istituzioni, condizioni per credere a una promessa e caricarla sul futuro dei figli, lo sono.

Chiedendo in giro a tanti che sono andati via da anni (capita di incontrarli spesso nei convegni scientifici) abbiamo capito che “non c’è nessuno che sia all’estero che non vorrebbe tornare”. Ma poi non lo fa.

Ecco, ci auguriamo che questo “ma poi non lo fa” inverta al più presto il segno.

Noi torniamo ai turni in sala sismica e allo studio delle sequenze in atto, le più recenti delle quali sono Gubbio e Caserta.

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Il nostro chiodo fisso, che dovrebbe essere anche quello di voi che leggete, sono la Ricerca e la Prevenzione. Ma Chiodo Fisso è anche una trasmissione radiofonica di Radio 3, che per un mese tutti i giorni si occupa con continuità di un argomento. A Febbraio l’argomento è LA RICERCA. Riportiamo 2 interviste fra le tante che potete comunque trovare sul sito della trasmissione.

Intervista a una ricercatrice dell’ISFOL in rappresentanza della Rete Ricerca Pubblica.


Intervista a un ricercatore (precario) dell’INGV.

Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.

E’ stata pubblicata sul sito INGV una lettera aperta sottoscritta e inviata dalla comunità scientifica internazionale al Presidente della Repubblica Italiana, in relazione agli avvisi di garanzia per l’inchiesta sul terremoto de L’Aquila, recapitati a due Geofisici (il Presidente Boschi e il Direttore Giulio Selvaggi).

La lettera, ad oggi, è stata sottoscritta da oltre 4500 ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo da circa 100 Paesi.

E’ opportuno che la leggano più persone possibile perché è un contributo necessario a guidare gli Italiani fuori dal medioevo culturale in cui il nostro Paese è finito da troppo tempo e che ha permesso a una politica cialtrona e a un’imprenditoria barbara di devastare uno splendido territorio e una società potenzialmente forte, completando il lavoro iniziato negli anni ’80 e forse anche prima.

Riportiamo di seguito il testo in italiano della lettera.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

La settimana scorsa la Procura de L’Aquila ha inviato gli avvisi di garanzia per omicidio colposo al Direttore del Centro Nazionale Terremoti, ai componenti della Commissione Grandi Rischi e a dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 che ha colpito la stessa città e le zone circostanti.

Le accuse fatte agli scienziati sono completamente prive di fondamento. Anni di ricerca in tutto il mondo hanno mostrato che al momento non esiste alcuna metodologia scientifica per effettuare affidabili predizioni di terremoti a breve termine per le autorità di protezione civile al fine di intraprendere rapidamente misure di emergenza.

La comunità sismologica internazionale ha riconosciuto da molto tempo che il miglior approccio per proteggere la popolazione da terremoti catastrofici non è tramite la predizione, ma operando sulla mitigazione del rischio e l’applicazione di misure appropriate di sicurezza affinché gli edifici non crollino.  A questo riguardo, la predisposizione di mappe della pericolosità sismica, cioè le stime sulla probabilità di eccedenza di valori predefiniti del moto del terreno per un certo periodo temporale, forniscono le specifiche da adottare nelle norme di costruzione al fine di evitare crolli di edifici e le loro conseguenze.

L’Italia e’ un paese altamente sismico. La mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale, che riassume decenni di ricerche sui terremoti e sui loro effetti, è stata  completata nel 2004 (vedi http://zonesismiche.mi.ingv.it/). E’ il risultato del lavoro di molti scienziati e, oltre ad essere considerata una delle migliori in Europa, è stata adottata come base per la redazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni (GU n.29 del 04/02/2008). La mappa di pericolosità dovrebbe essere vista come il contributo fondamentale fornito al loro Paese dagli scienziati italiani che si occupano di terremoti.

Le mappe di pericolosità sismica devono essere usate anche per trasferire alla popolazione i concetti di base di pericolosità, consapevolezza, preparazione al fenomeno terremoto. Una coscienza sempre maggiore della pericolosità e del rischio sismico dovrebbe inoltre incoraggiare azioni di prevenzione ulteriori da parte delle autorità locali e nazionali. La preparazione ai terremoti e la prevenzione del danno mediante il rafforzamento preventivo non sono solo possibili ma dovrebbero essere obbligatorie in un paese come l’Italia ove si verificano terremoti in genere moderati ma che hanno conseguenze catastrofiche per la società, principalmente perché la maggior parte dell’edilizia è composta da manufatti non rinforzati.

Istruzione, consapevolezza, preparazione e rafforzamenti preventivi degli edifici sono al momento gli unici strumenti per mitigare l’impatto dei futuri terremoti catastrofici che ineluttabilmente si verificheranno in Italia.

La comunità scientifica coinvolta nella scienza dei terremoti sollecita il governo italiano, le autorità locali e tutti coloro che hanno la responsabilità di decidere ad essere pro-attivi nello stabilire e portare avanti programmi a carattere locale e nazionale a supporto della preparazione e mitigazione del rischio sismico piuttosto che perseguire scienziati per non aver fatto qualcosa che non possono ancora fare: predire i terremoti.

L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 – Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. […]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. […]

C’è chi le promesse le ha mantenute e di chi invece le non le mantiene mai.

Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

Quella che segue è una rassegna stampa ragionata degli ultimi 25 anni.

Il Mattino, 26 Novembre 1984. “[…] Il problema maggiore resta quello dei fondi: la domenica l’Istituto continua a rimanere chiuso, come è successo nel Novembre 1980, perché la mia proposta di ampliare l’organico è stata respinta. […]” –> Continua

A parlare era Enzo Boschi, allora presidente dell’ING (Istituto Nazionale di Geofisica … senza Vulcanologia). Nel 1980 il 23 novembre un terremoto di Magnitudo 6.8 colpì l’Irpinia. La rete sismica centralizzata ancora non esisteva e dare un epicentro appena decente era un’impresa. I soccorsi non furono in grado di arrivare nella zona epicentrale per giorni, perdendosi nei luoghi esterni meno danneggiati. Questo ebbe un costo altissimo in termini di vittime. In più non c’era personale ne fondi per istituire la sorveglianza sismica h24 né per approfondire la ricerca sui terremoti e creare legami di collaborazione forti (incluso lo scambio dati) con Giappone, Stati Uniti e con il resto della comunità scientifica in generale. L’unica cosa che, con pochi fondi e poco personale, si era riusciti a fare era mettere in collegamento fra di loro, a centralizzare cioè, la cinquantina (!) di stazioni sismiche già esistenti.

L’ING in quel momento fece la prima promessa: mettere su una rete sismica di alto livello, seguendo l’esempio del Giappone e della California, e creare un monitoraggio h24. Si chiedevano soldi e personale che, come al solito, non arrivarono fino a dopo il successivo terremoto forte: Val Comino 1984. Intanto però fiumi di denaro scorrevano (lontani) nelle mille clientele post-terremoto dell’Irpinia (ma quello della legge 219/81 è un altro capitolo).

Altro stralcio di una intervista, stavolta di Oliviero Beha, al presidente dell’ING.

La Repubblica – 19 Dicembre 1984: Mezza Italia è da Rifare, dicono al 113 dei Terremoti. di Oliviero Beha.

[…] Ma ci rendiamo conto di ospedali, scuole, stazioni, gli stessi stadi di calcio costruiti senza alcun criterio antisismico? Poi dopo ci si lamenta. Bisogna bonificare le proprie strutture”. […] Ma siamo in tempo? “Comunque non si può ragionare in termini di “day after”, bisogna pensare a noi, ai figli, ai nipoti. Se no che civiltà è? In Giappone dopo il 1920 si sono posti il problema, in California lo stesso, […] …certo, ci vuole la volontà politica”.[…] Tornando agli scenari, vanno bene intanto i pompieri ma se non si agisce radicalmente… “E’ così: o decidiamo di trasferirci tutti in Africa, oppure mettiamo mano al problema. […] “Bisogna finirla con la rimozione del terremoto sia da parte del governo che della gente, la quale pensa a rifarsi il bagno e la cucina. E allora rifaccia la casa anche considerando il terremoto” […] “adattare le vecchie costruzioni costa mediamente il 30 per cento del loro valore. E’ fattibile, no? Se no poi i miliardi si spendono per i danni, e domando […] se avere negli occhi Gibellina come Hiroshima non sia un crimine, un crimine poi evitabile con impegno non insormontabile”. – Le diranno che così fa scappare i turisti. “Basta non drammatizzare, decidere con calma ma decidere del nostro futuro, insegnare nelle scuole un’ educazione sismica, come si fa per il codice stradale. Bonificare gli edifici, pensando anche alle opere d’ arte, che significano costi alti ma che se no andranno perdute. Con la disoccupazione che c’ è… Non vorremo mica stare con le mani in mano pensando che tanto la scossa non arriva, no? Insomma, c’ è un circolo vizioso da rompere […]”. Leggi tutto

Qui l’ING, il futuro INGV, nel 1984 fa una seconda e una terza promessa: la seconda promessa, fondamentale, è “insegnare alle generazioni future la cultura del terremoto” … come si fa con il codice della strada. La terza promessa, non detta, è continuare a fornire informazioni sempre più attendibili su quali siano le zone pericolose sismicamente e quanto lo siano: le cosiddette Carte della Pericolosità Sismica. Quelle informazioni che servono a costruire edifici antisismici adatti al livello di pericolosità di quella determinata zona e che servono a ristrutturare gli edifici esistenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno – 9 Novembre 1984. Il Rischio Terremoto.

“[…] Il problema semmai, fa osservare Barberi, è quello di uscire da una visione ritardata della Protezione Civile, vista fino a oggi come una sorta di struttura per la «gestione della catastrofe», elevandola e qualificandola nel settore della prevenzione che è il vero quadrante sul quale devono essere finalizzati gli sforzi di politici e studiosi, non dimenticando mai che il vero scopo è quello di salvaguardare la popolazione. […] E’ assurdo infatti che scuole, ospedali, caserme, che sono anche i primi centri di raccolta in caso di terremoti, non siano a priori garantiti, previ opportuni lavori di consolidamento, rispetto agli effetti delle scosse. […] Dunque, un problema di «cultura» della prevenzione che passa anche attraverso la razionalizzazione delle spese di costruzione degli edifici. […] Ma come si fa a tirare su una casa […] e non provvedere con una spesa […] tra il 5 e il 10% alla salvaguardia dell’edificio?” –> Leggi tutto

Altro anno altro stralcio: 1985.

L’Europeo – 5 ottobre 1985. Diamoci una mossa prima della scossa.

Lo stato deve provvedere subito a rafforzare i suoi edifici: gli ospedali, le scuole, le prefetture, le sedi delle forze dell’ordine. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica […], non ha dubbi: “Ci sono in Italia sette zone dove un evento sismico […] è ormai diventato altamente probabile. Non sappiamo quando avverrà: se fra un anno, fra cinque o fra venti. E nessuno può dirlo. […] Non sarà  mai violento come quello del Messico. Ma sappiamo che ci sarà. Dove? Cinque delle zone a rischio sono nella penisola: la Garfagnana, il Forlivese, la Marsica [comprendente trentasette comuni della provincia dell’Aquila; n.d.r], il Cosentino e la Sila. […] [Leggi tutto]

Il titolo dell’articolo è emblematico, come d’altronde le sue prime righe. L’articolo alla fine riporta dati sul forecasting a lungo termine e anche le “istruzioni” pratiche del responsabile della Protezione Civile di allora, Zamberletti, alla popolazione su come comportarsi in caso di terremoto.

Una curiosità: nel 1988 in relazione al terremoto dell’Armenia scoppia la solita bufera sulla previsione dei terremoti. Lo strumento in quel caso misurava l’elettricità. Le accuse alla comunità scientifica sempre le stesse e il comportamento dei media sempre lo stesso, come oggi. Nessuno, allora come oggi, si preoccupava di ascoltare invece le pillole di PREVENZIONE che la comunità scientifica consegnava annualmente alla politica.

Che poi in Italia non si possa parlare di previsione dei terremoti perché c’è il veto della comunità scientifica è una balla che è smentita dai convegni che già negli anni 80 si organizzavano sulla materia.

Saltiamo al 90.

La repubblica del 14 dicembre 1990. Dateci Subito 100 miliardi.

Basterebbero cinquantamila miliardi in dieci anni per rendere antisismiche le zone più a rischio della Sicilia. Il suggerimento avanzato più volte dal professor Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, è rimasto inascoltato. Anzi, da tre anni nella legge finanziaria è stata cancellata qualsiasi voce che faccia riferimento alla prevenzione dei terremoti. Lo stanziamento di trecento miliardi per interventi organici in assenza di emergenza, fatto inserire dall’allora ministro per la Protezione civile Zamberletti, è stato tagliato dalla finanziaria 87 e mai più riproposto. Ieri pomeriggio, dopo il nuovo sisma che ha sconvolto la provincia di Siracusa, […]. [Leggi tutto]

Altro salto. Dieci anni avanti.

La repubblica del 12 settembre 2000. Tutti sanno, nessuno si muove 1000 miliardi per salvare il Paese.

[…] In Italia, se ne vanno settemila miliardi l’ anno per tragedie dovute all’ incuria, all’ assenza di manutenzione. Dunque, investendo un decimo, prima del disastro, salveremmo il Paese … […]. E il paradosso è che siamo informatissimi sui rischi. Abbiamo mappe minuziose di ogni lembo di territorio dove può montare una piena, staccarsi una frana, tremare il suolo. Se va alla Protezione civile, le vede appese ai muri, immense. Mica ce le avrebbe trovate, vent’ anni fa. […]. La comunità scientifica ha lavorato sodo, come e meglio di Germania, Inghilterra, Svizzera… E poi? […] [Leggi tutto]

Da un articolo pubblicato Venerdì scorso sulla rivista “Left” e intitolato “L’Eredità del Capo”  siamo venuti a sapere dell’esistenza di una bozza di decreto governativo sulla riorganizzazione del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) che includerebbe anche il passaggio dell’INGV al DPC stesso. Scopriamo poi che le cose stanno anche peggio di così.

L’art. 12 della bozza, infatti, chiarisce che non si tratta di un semplice passaggio dal MIUR alla Presidenza del Consiglio (già di per se grave), ma di un effettivo smembramento dell’INGV. In sostanza il DPC, a sua volta scomposto, toglierebbe all’INGV le reti di monitoraggio sismico portandole sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio.

La ragione fornita per questa operazione, che apparentemente non ha senso, è scritta nel comma 1:  “al fine di ottimizzare i flussi informativi derivanti dalle reti di monitoraggio dei fenomeni sismici nazionali nonché di conseguire un migliore coordinamento […] le funzioni di sorveglianza sismica […] regionali e locali […] sono trasferite alla Presidenza del Consiglio dei Ministro – Dipartimento della Protezione Civile […]“.

Vogliamo rendere chiaro ai cittadini perché riteniamo che questa sia un scusa, spiegando a tutti che l’INGV comunica al DPC, via pagina web in tempo reale,  TUTTI i terremoti che avvengono sul territorio … mentre avvengono. Non solo: per terremoti superiori a Ml 2.5 il DPC, attraverso (che ci crediate o no) un telefono rosso diretto, riceve anche la comunicazione VOCALE di localizzazione e magnitudo preliminare entro pochi secondi dall’evento. Il 6 aprile è avvenuto proprio questo: la Protezione Civile in TEMPO REALE ha saputo Magnitudo, localizzazione esatta e lista dei comuni più vicini all’epicentro.

Inoltre il DPC riceve continuamente rapporti scientifici completi su qualunque evento rilevante o sequenza sismica, eruzione vulcanica ecc . Come è successo anche per la sequenza dell’Aquila iniziata a gennaio 2009 e come sta succedendo da alcuni mesi per la sequenza sismica di Sora (Frusinate).

Un lettore attento capirà che non c’è proprio niente da ottimizzare nel flusso di informazioni fra INGV e DPC.

Con il terremoto dell’Aquila il nostro istituto ha dimostrato tutta la sua competenza e avanguardia sia nello studio dei terremoti che nel monitoraggio sismico e vulcanico. Le stazioni della rete mobile, istallate dai precari dell’INGV in zona epicentrale la notte del 6 Aprile meno di 3 ore dopo il terremoto, completano il quadro della professionalità del personale dell’INGV. Il fatto che noi precari abbiamo messo da parte i nostri problemi per prestare servizio 24 ore su 24 durante l’emergenza e ancora adesso … è un fatto. Questo impegno e la collaborazione stretta con altri enti e ricercatori nel mondo sta producendo molti passi avanti nella ricerca in campo sismologico.

E allora perché?

Qualunque sia la risposta, adesso finalmente sono chiari il silenzio colpevole e le false promesse del governo sulla sorte dei precari dell’INGV.

Per inciso, dopo mesi di accorate richieste di aumento della dotazione organica del nostro Ente … il decreto ne sancisce la riduzione … cioè la fine dei 400 precari dell’INGV!

Qui trovate il link al Comunicato della FLC-CGIL in merito, in calce al quale si trova il link al Comunicato Congiunto CGIL Funzione Pubblica e FLC