Una politica ben lontana da temi fondamentali come quelli del lavoro ha creato aberrazioni e situazioni dannose non solo ai lavoratori ma al Paese stesso.
Prendiamo l’Ente Pubblico di Ricerca ISFOL (vigilato dal Ministero del Lavoro) dove un sistema di false collaborazioni perpetrato per anni a scapito dei lavoratori (210 collaboratori, tutt’ora precari nell’Ente) rappresenta un caso da manuale di come la cattiva flessibilità si trasformi in precarietà.

La riforma Fornero a parole vorrebbe risolvere la precarietà ma nei fatti non risolve nemmeno la situazione esistente nel “suo” Ente di ricerca. Per il Ministro, dunque, meglio disoccupati che precari.
L’assurda mancanza nella politica del tema del lavoro ha reso l’Italia, con Berlusconi prima e Monti ora, il paese con il maggior numero di lavoratori precari rispetto al resto d’Europa: la richiesta di flessibilità (una certa percentuale di mobilità+tutele) partita anni fa dall’Europa, giusta o sbagliata che fosse, si è trasformata in Italia in precarietà (percentuali di lavoro a tempo determinato ormai a livelli incontrollabili e nessuna tutela).
Il governo Monti aprì sul problema del precariato ipotizzando di “togliere di mezzo tutti i contratti atipici e di sostituirli con un’unica forma di ingresso al lavoro valida per i nuovi assunti” con l’intenzione di “disboscare questa giungla che determina incertezza dei percorsi professionali, allontana la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, provoca un alto contenzioso davanti ai giudici.”
Ma a oggi che cosa è successo? Che cosa è migliorato? Niente. Le situazioni stanno invece degenerando. L’ISFOL, l’INRAN, e ricordiamo la difficilissima situazione presente da noi, all’INGV, l’Ente Pubblico di Ricerca che rappresenta una sommatoria di disastri e scelte politiche errate che hanno intrappolato 400 precari di cui 200, pur essendo in lista di stabilizzazione, MAI stati stabilizzati, 35-45enni che oggi, invece d’inseguire faticosamente la ricerca, dovrebbero invece essere pronti a dirigerla.
Spesso la politica ci ha sbeffeggiati e derisi: ‘bamboccioni’, ‘capitani di ventura’, ‘sfigati’, desiderosi di un posto fisso ‘monotono’, ‘choosy’,….. forse è il caso di riconoscere la nostra alta professionalità, la nostra passione, la nostra sofferenza. Gli Enti all’interno dei quali lavoriamo esistono anche grazie a noi, al nostro lavoro, alle nostre collaborazioni, alla nostra esperienza. Portateci rispetto, ascoltateci, aprite un dialogo serio e profondo, ma senza aspettare troppo, il tempo passa, i nostri anni aumentano e noi siamo sempre più precari.
Necessitano urgentemente norme che ci tutelino, che difendano i lavoratori per evitare l’abuso dei contratti a tempo determinato che mascherano rapporti duraturi; necessitano norme di civiltà, norme di giustizia, è un nostro diritto e non è possibile che i nostri diritti vengano sempre, puntualmente, drammaticamente, calpestati.

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commenti
  1. Francesco Scarinci ha detto:

    E’ difficile commentare. L’Italia è un paese sismico, vulcanico, franoso, inondabile ecc. Dovrebbe avere in INGV ai vertici mondiali per risorse strutture programmi e personale.
    E invece guardate come siamo ridotti…..
    Auguri a tutti voi. A tutti noi poveri italiani guidati da una massa di incompetenti giullari di corte.

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