Come probabilmente già saprete se frequentate questo Blog, l’INGV conta poco più di 900 unità di personale su tutto il territorio nazionale, dislocate nelle varie sedi dalla Sicilia alla Lombardia. Di questi, oltre 731 unità sono Ricercatori, Tecnici o Tecnologi. A riprova del fatto che le giuste proporzioni fra personale di ricerca e amministrativo, per un Ente di Ricerca, sono rispettate.

Molte volte abbiamo sottolineato come di queste 900 unità solo 563 abbiano un contratto a tempo indeterminato mentre quasi 400 persone, sebbene lavorino all’INGV spesso da oltre 10 anni mandando avanti (piuttosto bene)  la “baracca” sia in tempi di pace che in tempi di crisi, sono tutt’ora precarie.

Il titolo del post, Immobilismo, deriva dal fatto che in tre anni la situazione non solo non è migliorata ma semmai è peggiorata.

Questo perché abbiamo avuto a che fare con un governo sordo e cieco ma sicuramente non muto, che ha fatto promesse su promesse ma non le ha mai mantenute. Questa è la nostra esperienza diretta.

Noi continuiamo a fare molto più del nostro dovere e al meglio, come sempre. Contemporaneamente cerchiamo di fare qualunque cosa sia in nostro potere per far capire al Paese e alle sue istituzioni quanto sia fondamentale la ricerca … e loro continuano a tenerci precari. Essenziali, ma precari.

In realtà qualcosa è cambiato in questi ultimi 3 anni. Siamo più incazzati. Forse anche perché abbiamo perso diversi colleghi. Alcuni, volenti o nolenti, hanno dovuto abbandonare l’Istituto; altri ancora hanno proprio abbandonato il Paese per andare in Istituti di ricerca all’estero dove, visti i curricula, sono stati ben felici di assumerli.

Allora, a costo di annoiarvi, siamo qui ad aggiornarvi sui nostri numeri. Sui numeri di coloro che ogni giorno fanno ricerca di base e monitoraggio del territorio in un Paese ad altissimo rischio sismico e vulcanico.

La Figura 1 dimostra che fra i precari INGV, il 94% è personale ricercatore o tecnico.
La Figura 2 invece dice che oltre la metà (il 54%) del personale precario è “stabilizzando”, ovvero è personale che, in base sia alla normativa europea in materia di lavoro flessibile che alle due finanziarie del governo Prodi che hanno recepito la direttiva Europea, DEVE essere assunto. Perché ha prestato servizio con contratto a tempo determinato presso l’Ente per un periodo decisamente troppo lungo anche per i parametri della flessibilità. La normativa è chiara. Ma il governo non la applica. Strano eh?

Infine la figura 3 è la più emblematica: entro il 2011, se i contratti in scadenza non saranno rinnovati al più presto, se ne andrà a casa il 34% del personale precario (126 persone); mentre entro il 2012 scadranno tutti i residui contratti precari, cioè il restante 61% (225 persone, inclusi gli scriventi). Cioè fra poco più di un anno l’INGV potrebbe collassare.

Noi, mentre speriamo che le cose cambino al più presto, non ce ne staremo con le mani in mano e faremo, a qualunque costo, valere i nostri diritti.

Al prossimo aggiornamento (che sarà a breve, dato che questi sono i dati di Aprile 2011).

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