Ricercatori Precari: all’INGV siamo il 40% del personale di cui …

Pubblicato: ottobre 16, 2010 da emgi in mobilitazione
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… circa 230 stabilizzandi -dal 2007- MAI stabilizzati e

circa 170 precari non rientrati nel processo di stabilizzazione esclusivamente per tipologie contrattuali non riconosciute.

Stiamo perdendo ogni diritto al futuro per noi e per i nostri figli …

… e sta avvenendo per legge!


l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è in gravi difficoltà. L’ente che ha come ruolo primario il servizio di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano corre il concreto rischio di perdere buona parte del personale precario e, con esso, la capacità di svolgere il proprio compito in modo efficiente. I quasi 400 lavoratori precari, di cui circa 230 inseriti nel processo di stabilizzazione del personale (legge 27 dicembre 2006, n. 269), da settembre del 2008 manifestano la fortissima preoccupazione per il proprio futuro. Ricercatori e tecnici precari che in una lunga carriera hanno maturato una formazione scientifica di altissimo profilo e che per tale motivo sono parte integrante dell’attività di sorveglianza. Competenze che hanno permesso di indirizzare l’intervento della Protezione Civile fin dai primi secondi successivi al disastroso terremoto del 6 aprile.

Noi precari monitoriamo ogni giorno i terremoti e sorvegliamo l’attività di sette vulcani italiani. Eppure rischiamo di essere lasciati per strada.

I nostri contratti sono tutti a termine…

Nel parlamento e nel governo sembrano essere tutti d’accordo con 4 ordini del giorno a favore: la dotazione organica dell’INGV è sottodimensionata con 582 posti ma ~1000 dipendenti –il doppio!!!- (di cui ~400 precari) e deve essere aumentata. Non costa nulla di più allo stato (se non l’approvazione di un provvedimento di legge). Però non si fa e l’INGV, senza dotazione organica sufficiente, resta imprigionato nell’impossibilità di applicare anche le norme vigenti e loro modificazioni.

Un pressing politico bipartisan, ma a tutt’oggi nessun atto concreto è stato adottato.

In tanti anni, c’è chi le promesse le ha mantenute e chi invece non le mantiene mai. Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di Ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

E le promesse del Governo???

__________________________________

Concludiamo con due -amare- risate: ecco la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.

(gli “attori” del seguente spot sono tutti ricercatori precari………)

Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

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commenti
  1. Manuela ha detto:

    direi che qs ultima uscita del nostro presidente del consiglio la dice lunga:

    Why do we need to pay scientists when we make the best shoes in the world?

    http://www.universityworldnews.com/publication/archives.php?mode=archive&p_id=UWorld&issueno=132&format=html

  2. Stefano ha detto:

    Per essere realisti i precari non vengono stabilizzati in nessun settore pubblico altrimenti la spesa pubblica si consolida ed il numeretto (che in pratica non cambia) che indica gli stipendi pagati viene spostato in un’altra voce che fa incazzare la comunità europea e sposta gli indici deficit-pil su valori che fanno scattare sanzioni. Purtroppo paradossalmente è una scelta che consente di mantenere tanti stipendi ancora attivi senza tagliare i posti di lavoro.
    P.S.
    Che cavolo fanno 1000 persone all’INGV per 5 vulcani e qualche strumento di monitoraggio? Che guardate ogni vulcano 24 ore al giorno in 200?
    Mi sa che qualcuno lavora poco o ingigantisce con paroloni da ricercatore le cose che fa.
    Già mi immagino la spedizione di 15 persone sul Vesuvio (di cui solo 7 presenti) per spostare di 20 metri un segnalatore che finisce con una magnata di pizza e 4 chiacchiere (e 1 faldone di verbali scritti con ctrl+c-v).
    Perchè non scrivete e non protestate e non sputtanate quelli che si approfittano del pubblico per magnarsi le briciole? I veri cambiamenti si fanno dal basso.

  3. raf71 ha detto:

    Salve
    i precari di alcuni settori pubblici, per esempio diversi enti locali, sono stati stabilizzati (ne abbiamo scritto in passato su questo blog). Anche i ricercatori di alcuni enti pubblici di ricerca che avevano la dotazione organica sono stati stabilizzati (avevano numeri spesso inferiori ai nostri e spesso purtroppo una maggiore mole di contratti precari para-subordinati non menzionati dalle finanziarie Prodi) … a noi sono state fatte solo vuote promesse (se così vogliamo chiamare 4 ordini del giorno parlamentari) ma la situazione è rimasta invariata.
    Quanto alle 1000 persone, ovviamente non sono tutti ricercatori, ci sono anche tecnici specializzati e amministrativi. Ma i ricercatori sono la parte principale e anche quella che vanta la percentuale in assoluto più alta di precari.
    Le faccio presente comunque che “qualche strumento di monitoriaggio” (come dice lei) equivale a svariate centinaia (solo le stazioni sismiche e contando solo il velocimetri, sono oltre 230 … poi ci sono tanti altri strumenti sulle stazioni multiparamentriche, accelerometri, GPS e altro). Dovrebbero tra l’altro essere molti di più (in giappone mi pare che le sole stazioni sismiche siano 1200 ma mi posso sbagliare) ma più strumenti significa più fondi e anche risorse umane sufficienti sia a gestirli che ad analizzare i tanti dati che producono.
    Il monitoraggio comunque è solo una parte dell’attività che nel mondo svolgono enti come il nostro, soprattuto in un territorio così complesso come il nostro. C’è la parte fondamentale del nostro lavoro, cioè la ricerca in ciascuno dei diversi campi della geofisica, che peraltro è una delle scienze più giovani e che può subire l’improvement più consistente anche grazie alla velocità con cui si sviluppano le tecnologie (alcune delle quali sviluppate anche da noi all’INGV). Inoltre ci occupiamo anche (per quel che ci compete) di clima, di ambiente, di ricerche in campo geomagnetico e di fisica della ionosfera.
    I campi di indagine della geofisica poi non si limitano alla vulcanologia. Men che meno al monitoraggio di 5 vulcani. La mole di dati che registriamo ogni giorno richiede una quantità di lavoro tale che potrebbe occupare ciascuno di noi per anni … . Inoltre c’è la sorveglianza h24 dei terremoti e la reperibilità h24 in caso di emergenze (per infittire localmente la rete quando c’è una sequenza importante … il che fornisce alla comunità scientifica nazionale e internazionale una importante fonte di informazioni che prima non si avevano, sulle sequenze sismiche).
    Il fatto è che i risultati del nostro lavoro, come di quello degli altri enti pubblici di ricerca, oltre a produrre conoscenze di base condivise con la comunità scientifica internazionale (che quindi va avanti anche col nostro contributo), rappresenterebbero (se usati dalla politica nazionale e locale) la base della prevenzione … voce del verbo “risparmiare miliardi” … intere finanziarie. Peccato che questo, nonostante le nostre vibranti proteste, non accada mai. Probabilmente perché prevenire non porta voti, mentre le emergenze portano sia voti che soldi da sperperare.
    Infine, le missioni, che non avvengono come lei “immagina” ma al minimo del personale necessario, sono tra l’altro controllate sia in fase di preventiva autorizzazione sia in fase di chiusura. Le missioni per un ente come il nostro non sono un “di più” come lei sembra suggerire, ma sono funzionali allo sviluppo e soprattutto al mantenimento delle reti (fatti salvi i convegni dove migliaia di ricercatori di tutto il mondo si incontrano periodicamente per scambiarsi idee e conoscenze).
    Il tentativo di cambiare le cose dal basso lo facciamo, ma in genere ci ritroviamo soli in mezzo a un mare di qualunquismo e di frasi fatte all’italiana … e non è facile.

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