Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.

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commenti
  1. p3pp3rm1ll ha detto:

    Evidentemente la prevenzione non è remunerativa. Almeno non quanto lo è cambiare la destinazione d’uso di un terreno che già su una faglia attiva per costruirvi interi caseggiati, ad esempio.
    Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima a seguito di un terremoto di magnitudo 7 per me E’ una notizia. E’ un sollievo pensare che i neozelandesi non abbiano avuto grossi danni né lutti. E’ un colpo al cuore continuo, invece, realizzare che noi – sono aquilana – abbiamo pagato a caro prezzo l’avidità e la noncuranza.

  2. pedjolo ha detto:

    E aggiungerei, a questo pezzo che condivido in toto, l’intrisa insensatezza che caratterizza un sistema di cose che vuole la ricerca, la prevenzione, il lavorare teso a un miglioramento delle condizioni di vita di una comunità, quantificabili in denaro, acquistabili come un qualsiasi altro bene o servizio presente sul mercato. Finanziamenti, stipendi, fondi, soldi: vocaboli che dovrebbero essere incompatibili per loro natura con lavori del genere e i cui lavoratori dovrebbero poter vivere nella sicurezza economica solo per ciò che portano, onestamente, avanti.

  3. Alessio ha detto:

    Bravi, e scusate se i miei concittadini aquilani continuano a non capire una cippa lippa nella speranza di azzeccarci invece di ricostruirsi case sicure…
    Solidarietà all’ingv e soprattutto ai precari dell’ingv. buon lavoro
    Alessio

  4. pedjolo ha detto:

    @ Alessio
    In che senso “ricostruirsi” ? Per loro stessi o da soli?

  5. Alessio ha detto:

    nel senso le loro case

  6. pedjolo ha detto:

    @ Alessio
    bé sì, questo era chiaro. Non capisco però la particella “si”: da come la intendo io, potrebbe essere un po’ provocatoria, del tipo “pensate a rifarvi le case, con le vostre forze”. Cioè, arrangiatevi. E a quel punto mi domando se ci siano i soldi e se i tempi di autorizzazione a procedere siano stati bruscamente abbassati dalle autorità competenti che mi pare non brillino per buon senso e velocità.

  7. Stargatto ha detto:

    Questo articolo è un’emerita cagata. La Nuova Zelanda ha gli stessi abitanti dell’Emilia Romagna (ca. 4.000.000) in un territorio grande circa 10 volte. Non ha edifici storici, ha poche zone industriali. Che senso ha fare confronti? E in ogni caso in Italia considerando l’entità della tragedia le perdite (umane) seppur dolorose sono state molto contenute (poche decine di persone). Dovrebbe essere l’occasione per stare uniti non per gettarsi merda addosso.

  8. raf71 ha detto:

    Il post è del settembre 2010 e non fa riferimento quindi alla sequenza in Emilia ma alle conseguenze di terremoti come quello del 2009 di L’Aquila e altri del passato che hanno avuto conseguenze altrettanto o più gravi. Cio’ non toglie che quanto scritto non è “gettarsi merda addosso” come dice lei. Tutt’altro.

    I danni a cose e persone legati a un terremoto sono dovuti, salvo rarissime eccezioni, all’inadeguatezza del patrimonio edilizio. Nel nostro Paese questo è quasi la regola. Nonostante il fatto che le conoscenze attuali, sempre aggiornabili e aggiornate come in altre parti del mondo, consentano di costruire adeguatamente.

    Le indicazioni della mappa di pericolosità prodotta dalla ricerca devono essere opportunamente adattate alle caratteristiche dei terreni in cui sono poste le fondamenta (i valori di accelerazione del suolo aspettati sono infatti riferiti a un suolo rigido) e soprattutto, e prima di tutto, recepite correttamente, senza modifiche al ribasso dei valori, da parte delle regioni.
    Infine devono essere tradotte, in fase di costruzione, in accorgimenti tecnici oppure usate per intervenire su edifici già esistenti e non-antisismici attraverso interventi di messa in sicurezza.
    Quando tutto questo non accade gli edifici crollano.
    In alcuni paesi che sperimentano terremoti anche più forti di quelli che si sono verificati nel nostro Paese, i danni a infrastrutture e persone sono spesso molto limitati.
    Anche nel nostro Paese, quando e dove le norme sono recepite e applicate correttamente, si ottiene lo stesso risultato.

    Il Patrimonio storico Italiano è spesso usato come ragione per distinguere fra “noi” e “loro”. Beh, è vero che il patrimonio storico Italiano è speciale, antico e anche fragile ma NON è vero che il crollo di monumenti in caso di terremoto sia un destino ineluttabile.
    Mettere in sicurezza un edificio storico (con tiranti, travi e altri accorgimenti) è una operazione assolutamente fattibile, sicuramente più costosa che nel caso di un edificio moderno, MA che ha un rapporto fra costi e benefici favorevolissimo sia dal punto di vista delle perdite umane che economiche. Certo, ci si deve investire. Certo se un comune ha difficoltà a orientare le spese in quella direzione si deve tenere conto che il patrimonio artistico è nazionale. Le cose in cui un Paese decide di investire rientrano fra le scelte politiche.
    Lo stesso vale per il tessuto industriale.

    Sinceramente trovo che il post a cui fa riferimento sia tutt’altro che una “cagata” e che fare confronti abbia senso.

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