Alcuni di noi, modestia a parte, oltre a essere bravi ricercatori sono anche bravi divulgatori. E’ il caso di una nostra collega che ha scritto l’articolo riportato in questo post e pubblicato su il Manifesto.
L’articolo completo è disponibile sul sito del giornale seguendo il link riportato alla fine dell’estratto.
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Un anno è trascorso dal 20 maggio 2012: che cosa è successo in questi mesi da un punto di vista sismico? Che impatto ha la sismologia sulla società? E gli scarsi investimenti nella ricerca, che impatto hanno sulla società stessa?
Maria Grazia Ciaccio (Il Manifesto, 21 maggio 2013)
“Alle 4:03 del 20 maggio 2012 un terremoto di magnitudo 5.9 scuote l’area tra le province di Modena, Bologna, Ferrara e Mantova. I comuni di Finale Emilia, Mirandola, Cento, e molti altri sono colpiti nei loro centri vitali, case, edifici pubblici, luoghi di culto.” [CONTINUA A LEGGERE]
Il paragone con gli Esodati può sembrare fuori luogo ma nel caso dei lavoratori precari (della ricerca o meno e dell’INGV o di altri Enti) è doppiamente adatto.
Primo perché quando un lavoratore a tempo determinato arriva a età superiori ai 40 anni e si ritrova con un contratto in scadenza e poche o nessuna prospettiva, di fatto si ritrova pronto a uscire dal mondo del lavoro per sostanzialmente restarne fuori, in attesa del pensionamento. E questo fa di lui un Esodato. Con l’aggravante che essendo stato precario quasi sempre sottopagato, non avrà nemmeno la pensione.
Secondo perché questa condizione, soprattutto nel caso di ricercatori, comporta spesso la ricerca di una via di fuga per la salvezza verso l’estero. Sostanzialmente un ESODO!
Le proporzioni di questo esodo dall’Italia stanno lentamente aumentando e l’INGV da circa un anno, da quando cioè la situazione dell’Ente si è involuta, ha iniziato ad accelerare in questo senso.
Questa che Vanity Fair ha voluto raccontare è una delle storie di cui avevamo accennato in un post precedente.
Il 14 Novembre 2011, in occasione del conferimento del Mandato a Monti, scrivemmo un post bacchettando il futuro Presidente del Consiglio per il suo apprezzamento all’operato dell’ex Ministro Gelmini. Ci auguravamo che si ravvedesse sulle sue idee e che desse invece un vero e più serio futuro alla Ricerca, maltrattata in questo Paese come in pochi altri.
Il Ruzzle della Ricerca
Allora la situazione era quella di un governo supplente diverso da quello Berlusconi, ma in presenza dello stesso identico parlamento (“gli stessi figuri di prima”).
Oggi il quadro è esattamente opposto: non sappiamo quale sarà il governo (che per ora è lo stesso di prima), ma il parlamento è totalmente diverso, caratterizzato da una presenza enorme di parlamentari di un Movimento, il 5 Stelle, di cui ormai si parla in qualunque luogo dell’etere e del web.
Prima delle elezioni la Rete Ricerca Pubblica, in cui i lavoratori dell’INGV sono rappresentati, ha provato a interagire con quasi tutti i partiti/movimenti candidati (con l’eccezione del PDL e della Lega da cui in 5 anni abbiamo ricevuto solo mazzate), portando loro il grido di dolore degli Enti Pubblici di Ricerca … e un programma serio di intervento.
Lo abbiamo fatto perché una volta ancora, leggendo i programmi elettorali, (PD, SEL, RivCiv, SCMonti, M5S) abbiamo visto uno sconfortante VUOTO pneumatico sulla ricerca, fatta eccezione per le solite frasi fatte e per quel richiamo alla ricerca medica che viene dal “luogo comune” popolare alla Telethon, come potete verificare voi stessi cercando “Enti Pubblici di Ricerca”. A onor del vero un po’ meno vuoti, ma comunque molto scarsi, erano Rivoluzione Civile e in parte Sinistra Ecologia e Libertà.
La Ricerca, e in particolare l’importantissimo contributo portato dagli Enti di Ricerca al “risparmio di soldi pubblici” e al rilancio dell’economia oltre che alla conoscenza e alla vigilanza sul comportamento dei Governi, sono del tutto ignorati. Quando si parla di ricerca ci si riferisce solo all’università (e pure con marchiani errori e luoghi comuni) e al limite alla ricerca medica.
Per gli Enti, fuori dai programmi si parla solo di soppressioni, accorpamenti e trasformazioni in Agenzie.
Allora qui sotto riportiamo il programma della Rete Ricerca Pubblica per la riforma degli Enti.
Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo portare l’attenzione su uno dei punti che seguono: i
Dopo il grave incendio che ha distrutto la Città della Scienza a Napoli abbiamo deciso di inserire questa immagine come prima immediata risposta condivisa dalla comunità.
l precariato.
La Ricerca pubblica Italiana è stracolma di precari che svolgono da oltre un decennio attività di ricerca e servizio con la ghigliottina annuale della scadenza di contratti. Formare un ricercatore per poi lasciarlo andare via dopo 10 anni (come molti nostri colleghi) per l’incapacità e la mancanza di volontà di dare una prospettiva stabile a questi lavoratori (meno remunerati e valorizzati dei colleghi all’estero) è uno spreco di soldi pubblici e una distruzione di risorse che sarebbero in grado di produrre altre risorse.
Per questo crediamo che sia fondamentale il completamento delle stabilizzazioni avviate nel 2006. Gli stabilizzandi residui di oggi hanno testimoniato i loro meriti più e più volte e possono farlo ancora a suon di curricula. Chiediamo anche una totale revisione in senso internazionale (cioè limpido e lineare) degli accessi e della carriera. Infine chiediamo una radicale modifica del ruolo della dirigenza nel mondo degli Enti di Ricerca.
Il resto è nel nostro set di proposte/programma.
Sappiatene fare buon uso come mai è stato fatto in passato … perché è un programma 2.1 (manco 2.0) e viene dalla base!!!!
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Le Proposte di RETE RICERCA PUBBLICA (qui il comodo PDF)
La Ricerca Pubblica italiana ha bisogno di un urgente rilancio complessivo da effettuare nell’ambito di una grande riforma del Sistema degli EPR.
OBIETTIVO 3%
PREREQUISITO FONDAMENTALE del rilancio della ricerca pubblica è l’aumento del FO (Fondo Ordinario): è assolutamente imprescindibile che le Risorse economiche e finanziarie previste per il Sistema della Ricerca siano adeguate a coprire i costi e gli investimenti necessari in termini di risorse umane e materiali. Imprescindibile raggiungere il livelli di investimento minimi previsti dall’Europa e superare la diffusa precarietà presente nel comparto.
Insieme all’adeguamento delle risorse, si rendono assolutamente necessarie e urgenti tre azioni parallele e contemporanee:
1. Un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori). E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.
Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio sulla possibilità che tutti gli Epr siano vigilati da un unico Ministero, magari consentendo anche ad altri Ministeri, con un sistema di convenzioni e co-vigilanze non vincolanti, di supportare lo sviluppo e l’attività di ricerca degli enti che perderebbero l’originario rapporto con il proprio Ministero di riferimento. In questo quadro si ritiene assolutamente necessaria l’Adozione FORMALE della Carta Europea dei Ricercatori in tutto il Sistema degli EPR ITALIANI.
2. l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza delle attività di ricerca degli EPR. Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati;
Si ritiene sia assolutamente necessario l’istituzione (magari transitoria) di un soggetto in grado di tutelare l’autonomia della ricerca scientifica, un soggetto istituzionale autonomo e terzo in grado di impedire soppressioni sospette e accorpamenti che potrebbero andare a discapito della società civile, un soggetto terzo rispetto al governo che risponda solo al Presidente della Repubblica in relazione al rispetto dell’art.9 e 33 della Costituzione.
3. L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Tale statuto speciale dovrebbe essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici, dei CDA e dei dirigenti da meccanismi gerarchici, di anzianità e politici. E’ necessario che gli incarichi dirigenziali possano essere a termine e valutabili. E’ necessario che i precari della ricerca possano accedere a stabilizzazioni legate al merito, slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio e di assunzione tipici della PA.E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di innovazione e ricerca, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti come la Tenure track. E’ assolutamente necessario che l’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto permetta alla ricerca di essere un laboratorio di esperienze e procedure innovative unicamente legate al merito e all’efficienza.
In sintesi, per il rilancio del Sistema si ritengono assolutamente necessarie:
- l’integrazione dei fondi ordinari di tutti gli EPR fino a rendere i bilanci autonomi rispetto a fondi extra-istituzionali, riducendo le aree di precarietà dei collaboratori degli Enti e raggiungendo i parametri europei rispetto all’investimento in Ricerca e Sviluppo.
- l’istituzione di una governance unitaria di tutti gli EPR che stabilisca pari trattamento di tutti gli EPR rispetto alle politiche pubbliche per il comparto, agli investimenti nazionali ed europei, alle amministrazioni centrali, all’Europa e alle opportunità per i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi.
- l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza delle attività di ricerca degli EPR.
- L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RicercaPubblica rispetto al resto della PA (in termini di contrattazione collettiva e percorsi di carriera). PUNTI D’INTERESSE RISPETTO ALLE PRATICHE E ALLE TENTAZIONI CIRCOLANTI- E’ NECESSARIO mantenere e tutelare il forte e necessario legame fra Ricerca di base, Ricerca applicata e Assistenza Tecnico-scientifica negli EPR, in quest’ottica la Rete Ricerca Pubblica ritiene assolutamente lesive dell’autonomia scientifica delle attività di ricerca le ipotesi circolanti di trasformazione in AGENZIE di alcuni enti d ricerca NON vigilati dal MIUR.- E’ NECESSARIO ridiscutere lo strumento del commissariamento negli EPR,limitandone la durata ed evitando che si trasformi in uno strumento di immobilismo per le attività degli enti in cui si è resa necessaria
Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.
Elisabetta
Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.
La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.
Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.
L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.
Sara
Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.
Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.
Irene
Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.
Nicola
Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!
Marco
Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.
Altri
… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.
In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.
Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.
Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione.
Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.
In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).
Rete Ricerca Pubblica
Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.
Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.
Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.
Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo, al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.
Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.
Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.
Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.
Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.
Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.
Non sembra ma le due cose, i Maya e il Gioco dell’Oca, c’entrano una con l’altra.
La prima cosa, i Maya e la loro profezia, perché proprio il 20 Dicembre 2012, mentre il mondo si avviava alla fine secondo il tormentone dell’anno, è stata condivisa e poi siglata una “Integrazione” che riporta “in vita” il famoso Accordo Decentrato di Ente INGV del 18 Luglio 2012, impropriamente sospeso dal C.d.A., ponendo così fine (?) a 5 mesi di inutili, faticose, demotivanti e costose perdite di tempo.
Questa integrazione, tralasciando le parti non essenziali, riprende quindi finalmente l’Accordo del 18 modificandone solo due passaggi:
gli Stabilizzandi non sono più associati necessariamente ai Fondi Ordinari dell’Ente (per ragioni che discuteremo in un prossimo post sulla questione “Stabilizzandi”)
l’accordo adesso include anche i tempi determinati con contratti post 31/12/2009 che nel precedente accordo, per una volontà inspiegabile dell’amministrazione, non erano inclusi
Il secondo punto è migliorativo (d’altronde abbiamo sempre sostenuto che dovesse essere così), il primo invece per quanto relativamente accettabile crea secondo noi dei problemi inutili.
Gli eventi dimostrano che di solito noi abbiamo ragione ma, come detto, ci torneremo perché trattasi di un argomento di utilità generale.
Dovremmo avere quindi a questo punto delle proroghe che, verificata la disponibilità dei fondi anno per anno, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) portare la data di scadenza del 31/12/2016, come da Accordo Decentrato di Ente.
La seconda cosa, il Gioco dell’Oca, perché dopo tutto quello che è successo dall’arrivo del nuovo Direttore Generale, con la sospensione dell’Accordo del 18 Luglio da parte del C.d.A., alla fine siamo tornati (grazie si direbbe all’Accordo firmato dal Presidente Nicolais per il “suo” CNR) al punto di partenza, o quasi, con la consapevolezza di avere sempre avuto ragione (magra consolazione), di aver sempre chiesto il giusto e che tutto quello che abbiamo passato e stiamo passando avrebbero dovuto risparmiarcelo.
Tutto risolto?
Purtroppo non lo sapremo finché non vedremo i contratti di lavoro. Perché abbiamo imparato che “non fidarsi” è meglio e anche perché alla data odierna (27/12/2012) non siamo stati ancora chiamati a ritirare le nostre proroghe e per tanto non sappiamo ancora cosa ci sarà scritto sopra.
Il 2012 si avvia alla fine. Lo avevamo definito saggiamente “L’Anno del Contratto“.
Ci auguriamo che il 2013 sia, per tutto il Paese a questo punto, l’Anno della Competenza e delle persone giuste al posto giusto, perché fino a oggi non lo è stato.
A 23 giorni dalla scadenza di oltre 200 contratti la nostra amministrazione resta appiattita sulle posizioni insostenibili imposte dal Direttore Generale che hanno portato alla anomala “sospensione” del nostro accordo decentrato di Ente che, come tutti gli accordi decentrati, ha ricevuto il beneplacito della Funzione Pubblica. Tutto questo nonostante una diffida per attività antisindacale operata da FLC-CGIL e UIL-RUA e nonostante la situazione di crisi in cui versa l’INGV e le prospettive ancora peggiori dal 1° gennaio 2013.
Le uniche strade proposte dall’Amministrazione INGV sono estemporanei interventi esterni parlamentari o una inutile SUPPLENZA della Funzione Pubblica, portando avanti nel frattempo una assurda e un po’ “brancaleonesca” tornata concorsuale di “riprecarizzazione” delle stesse competenze, le nostre, per un anno.
Con queste scelte sconsiderate l’amministrazione di fatto ABDICA al suo ruolo pur in presenza di tutti gli strumenti normativi per prorogare in tutta tranquillità i nostri ormai decennali contratti.
La ridda di voci intorno a emendamenti per le proroghe fa ridere quando non fa tristezza e anche la proroga coatta al giugno 2013 paventata dal Ministro Patroni Griffi è un assurdo rinvio del problema per sei mesi al post-elezioni. Inoltre, stanti le dichiarazioni del Ministro e dei dirigenti della Funzione Pubblica sulla validità degli accordi decentrati di ente per le proroghe, un provvedimento del governo in questo senso dovrebbe rimandare a tali accordi e in questo senso il comportamento ”pilatesco” della nostra Amministrazione è un sostanziale svilimento del ruolo e dell’autonomia degli Enti di Ricerca e dei loro Consigli di Amministrazione.
Per queste ragioni … le organizzazioni sindacali CGIL e UIL, col sostegno fortissimo del personale, hanno indetto uno
Siamo arrabbiati, molto arrabbiati e se non otterremo quello che è giusto …
Data la gravissima situazione che stiamo vivendo presso il nostro Ente, le OO.SS. (FLC CGIL e UIL RUA) hanno proclamato per l’intera giornata del 10 dicembre 2012 lo sciopero nazionale di tutto il personale dell’INGV. E’ in assoluto il primo sciopero nella storia del nostro Ente.
Al di sopra del rumore di fondo, delle voci di corridoio e delle presunte opinioni, dei suggerimenti riportati e delle citazioni indirette, delle millantazioni e delle giacchette tirate, emerge con forza una verità: ciò che viene scritto.
Ma nel nostro caso c’è voluto un secondo intervento della Funzione Pubblica, speriamo risolutivo, per ribadire quanto sostenuto con fermezza da mesi: l’accordo per le proroghe firmato il 18 Luglio 2012 all’INGV E’ VALIDO ED APPLICABILE.
Infatti il 21 Novembre, a valle di un incontro fra le Organizzazioni Sindacali e la Funzione Pubblica, è stato emesso un comunicato sindacale congiunto FLC-CGIL e UIL-RUA (click sull’immagine in calce per il PDF) che riporta le posizioni espresse in sede ufficiale dai dirigenti della Funzione Pubblica sulla assurda vicenda delle proroghe INGV.
Poniamo qui sotto in evidenza alcuni passi che ci sembrano importanti rispetto a quanto abbiamo sempre sostenuto, con cognizione di causa, su questo Blog e come hanno sempre sostenuto le organizzazioni sindacali (fino ad arrivare, FLC-CGIL e UIL-RUA, a una diffida all’amministrazione).
Noi ovviamente restiamo in prudente attesa (visto come è stata condotta la vicenda dall’Amministrazione fino a oggi) di vedere applicato l’accordo e firmate le nostre proroghe per poter finalmente occupare la nostra mente solo sugli argomenti che sono la nostra materia di studio e lavoro.
Intanto restano quindi aperte tutte le iniziative sindacali intraprese fra cui la diffida all’amministrazione e lo sciopero di ente dichiarato il 20 Novembre u.s. per una data a breve ma ancora da definire.
[...] La Dott.ssa Barilà [dirigente della Funzione Pubblica, n.d.r] ha poi specificato che il parere reso a INGVnon intendeva sconfessare l’accordo anziconfermare attraverso una ricognizione normativa la legittimità della fonte: solo incidentalmente si richiamava in chiusura la possibilità di un accordo quadro successivo sulla materia dei contratti a termine. [...]
[...] Il Dott. Naddeo [dirigente della Funzione Pubblica, n.d.r], ricordando che i direttori generali sono chiamati ad assumersi le loro responsabilitàsenza farsi scudo del dipartimento Funzione Pubblica [...]
Una politica ben lontana da temi fondamentali come quelli del lavoro ha creato aberrazioni e situazioni dannose non solo ai lavoratori ma al Paese stesso.
Prendiamo l’Ente Pubblico di Ricerca ISFOL (vigilato dal Ministero del Lavoro) dove un sistema di false collaborazioni perpetrato per anni a scapito dei lavoratori (210 collaboratori, tutt’ora precari nell’Ente) rappresenta un caso da manuale di come la cattiva flessibilità si trasformi in precarietà.
La riforma Fornero a parole vorrebbe risolvere la precarietà ma nei fatti non risolve nemmeno la situazione esistente nel “suo” Ente di ricerca. Per il Ministro, dunque, meglio disoccupati che precari.
L’assurda mancanza nella politica del tema del lavoro ha reso l’Italia, con Berlusconi prima e Monti ora, il paese con il maggior numero di lavoratori precari rispetto al resto d’Europa: la richiesta di flessibilità (una certa percentuale di mobilità+tutele) partita anni fa dall’Europa, giusta o sbagliata che fosse, si è trasformata in Italia in precarietà (percentuali di lavoro a tempo determinato ormai a livelli incontrollabili e nessuna tutela).
Il governo Monti aprì sul problema del precariato ipotizzando di “togliere di mezzo tutti i contratti atipici e di sostituirli con un’unica forma di ingresso al lavoro valida per i nuovi assunti” con l’intenzione di “disboscare questa giungla che determina incertezza dei percorsi professionali, allontana la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, provoca un alto contenzioso davanti ai giudici.”
Ma a oggi che cosa è successo? Che cosa è migliorato? Niente. Le situazioni stanno invece degenerando. L’ISFOL, l’INRAN, e ricordiamo la difficilissima situazione presente da noi, all’INGV, l’Ente Pubblico di Ricerca che rappresenta una sommatoria di disastri e scelte politiche errate che hanno intrappolato 400 precari di cui 200, pur essendo in lista di stabilizzazione, MAI stati stabilizzati, 35-45enni che oggi, invece d’inseguire faticosamente la ricerca, dovrebbero invece essere pronti a dirigerla.
Spesso la politica ci ha sbeffeggiati e derisi: ‘bamboccioni’, ‘capitani di ventura’, ‘sfigati’, desiderosi di un posto fisso ‘monotono’, ‘choosy’,….. forse è il caso di riconoscere la nostra alta professionalità, la nostra passione, la nostra sofferenza. Gli Enti all’interno dei quali lavoriamo esistono anche grazie a noi, al nostro lavoro, alle nostre collaborazioni, alla nostra esperienza. Portateci rispetto, ascoltateci, aprite un dialogo serio e profondo, ma senza aspettare troppo, il tempo passa, i nostri anni aumentano e noi siamo sempre più precari.
Necessitano urgentemente norme che ci tutelino, che difendano i lavoratori per evitare l’abuso dei contratti a tempo determinato che mascherano rapporti duraturi; necessitano norme di civiltà, norme di giustizia, è un nostro diritto e non è possibile che i nostri diritti vengano sempre, puntualmente, drammaticamente, calpestati.
Fermo restando il contenuto del precedente post, che descrive la situazione dei precari INGV ad oggi, c’è un aggiornamento.
Il 18 Luglio 2012, quando la nostra Amministrazione ha finalmente firmato l’Accordo Decentrato di Ente per le proroghe dei contratti di circa 250 dipendenti con una lunga fino a lunghissima anzianità di servizio presso l’INGV, quei dipendenti si sono FIDATI della parola scritta del Presidente, dell’allora Direttore Generale e del C.d.A.
Quando a Settembre, dopo l’arrivo del nuovo Direttore Generale, il Presidente e il C.d.A., a maggioranza, hanno violato quell’accordo siamo rimasti increduli soprattutto alla luce del fatto che quell’Accordo è normativamente ineccepibile ed eticamente corretto e rispettoso in parte dei lavoratori ma soprattutto della tutela dell’Amministrazione.
E allibite sono rimaste anche le OO.SS. (FLC-CGIL, UIL-RUA, FIRR-CISL, ANPRI, USI-RDB) che lo hanno firmato nel sentirsi, in aggiunta, proporre l’alternativa (si fa per dire) di una enorme quanto inutile e dispendiosa tornata concorsuale per … delle proroghe a tempo determinato (non assunzioni a tempo indeterminato) che metteranno inesorabilmente in ginocchio l’Ente per un tempo ancora non definibile.
Dopo mesi di strenui tentativi da parte delle OO.SS. e del personale di far tornare sui suoi rischiosissimi passi l’Amministrazione INGV, avendo portato a supporto ogni sorta di analisi dell’assetto normativo anche post-Fornero, ma avendo trovato come risposta un resistente muro di gomma, la UIL-RUA e la FLC-CGIL si sono viste costrette e hanno quindi deciso di DIFFIDARE l’Amministrazione dell’INGV dal non applicare l’accordo.
La “sospensione” unilaterale e immotivata operata dall’Amministrazione, infatti, si configura come una grave lesione delle prerogative sindacali.
Vi lasciamo alla lettura del testo della Diffida, con la speranza che il Presidente, il Direttore Generale e il CdA pongano fine a questa assurda situazione, decidendo di rispettare l’accordo per le proroghe in continuità contrattuale.
PS: i concorsi non ci hanno mai spaventato, ne abbiamo fatti diversi, e il merito è il nostro pane quotidiano (il nostro operato è sempre oggetto di verifiche da parte di soggetti terzi … quanti dirigenti della PA possono dire lo stesso?). Ma la strada scelta dall’Amministrazione per delle semplici proroghe a termine risulta, per la sua totale inutilità, per le gravi conseguenze che porta con se e anche perché non ha nulla a che fare col merito, piuttosto offensiva nei confronti di lavoratori che vantano fra i 6 e i 15 anni di qualificatissimo servizio presso l’INGV.
I testi delle due diffide sono equivalenti ma per correttezza verso entrambe le sigle sindacali e per completezza di informazione li riportiamo entrambi (Clickare sulle immagini per aprire i singoli .PDF).