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Oggi Giovedì 12 Aprile 2012 si è svolto un sit-in degli Enti Pubblici di Ricerca davanti al MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) a Roma, gestito dal Ministro Profumo.

Qui trovate il comunicato sindacale unitario di FLC-CGIL, FIR CISL e UIL RUA.

Fra gli altri Sky TG e l’Ansa hanno girato dei servizi che trovate riportati qui sotto e in cui i precari dell’INGV e di altri Enti descrivono la situazione e le criticità del precariato nel nostro comparto.

Ansa MIUR

A due anni dal terremoto del 6 Aprile 2009, da L’Aquila i cittadini lanciano una legge di iniziativa popolare per liberare la ricostruzione della loro città dalla lente distorcente delle leggi speciali in deroga alle leggi già esistenti e riprendere il controllo del proprio futuro.

Rilanciamo volentieri la raccolta firme. Il banner di questa iniziativa resterà nella colonna di destra del nostro blog fino a raggiungimento dell’obiettivo.

Dal sito “L’Aquila Anno 1“.

La legge di iniziativa popolare nasce dalla necessità dei cittadini aquilani di gestire il post-terremoto con regole certe, previste per legge e non soggette ad ordinanze più o meno convenienti e urgenti, normalmente in deroga a leggi e norme esistenti già nella giurisprudenza italiana. [Continua a Leggere]

Il 3 settembre 2010, pochi giorni fa, la Nuova Zelanda è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.  I danni alle infrastrutture ci sono stati perché il terremoto, localizzato a 5 km di profondità secondo l’USGS, pur essendo distante una quarantina di km dalla città più vicina, Christchurch (350000 abitanti), è stato molto forte e ha provocato anche rotture del terreno in superficie. I testimoni raccontano di una scossa durata quasi un minuto.

Qualche decina di feriti, ma nessuna vittima.

Questo evento, in Italia, si configura per i media e quindi per la gente, come una NON notizia. Un giorno sul web e in qualche piccolo articolo di giornale e basta. Eppure proprio in questo Paese avrebbe dovuto esserlo.

Perché E’ una notizia. Circa un ordine di magnitudo superiore al terremoto dell’Aquila, pari a circa 30 volte l’energia rilasciata, un minuto di terrore … e nessuna vittima.

Il terremoto non è stato previsto, come chi segue la ricerca MONDIALE sui terremoti sa bene, eppure … nessuna vittima.

La differenza lì la fanno la politica, amministrativa e edilizia, e la mentalità della gente che non aspetta un guru che con un paio di frasi qualunquistiche li convince ad aspettare i suoi vaticini mai comprovati, ma si premura di vivere in case antisismiche e di conoscere o farsi insegnare da chi di dovere come ci si comporta durante un terremoto (ferma restando la casa antisismica).

Si chiama PREVENZIONE! La prevenzione è quella cosa che USA le conoscenze fornite dalla comunità scientifica, le indicazioni, i dati e le informazioni e li trasforma in AZIONI politiche e tecniche volte alla salvaguardia della vita umana e dei beni. Alla riduzione quando non eliminazione del danno.

Per questo forse, in questo paese, Enti Pubblici di Ricerca soppressi, fondi tagliati alla ricerca e terremoti che non fanno morti non sono MAI una notizia!

Chi, interessato ai terremoti che si stanno verificando in questi giorni, dovesse incappare in questo post o in articoli e post simili (magari relativi a frane alluvioni, inquinamento e ai rispettivi Enti di Ricerca che svolgono un egregio lavoro per la prevenzione, spesso in condizioni precarie) rifletta.

Rifletta sul fatto che è ora di svegliarsi ed è finito il tempo di lamentarsi a posteriori nel nome di quella eterna stupida e delittuosa frase tipicamente italica che è “si poteva evitare”, che tanto comodo fa a certa politica.

E’ stata pubblicata sul sito INGV una lettera aperta sottoscritta e inviata dalla comunità scientifica internazionale al Presidente della Repubblica Italiana, in relazione agli avvisi di garanzia per l’inchiesta sul terremoto de L’Aquila, recapitati a due Geofisici (il Presidente Boschi e il Direttore Giulio Selvaggi).

La lettera, ad oggi, è stata sottoscritta da oltre 4500 ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo da circa 100 Paesi.

E’ opportuno che la leggano più persone possibile perché è un contributo necessario a guidare gli Italiani fuori dal medioevo culturale in cui il nostro Paese è finito da troppo tempo e che ha permesso a una politica cialtrona e a un’imprenditoria barbara di devastare uno splendido territorio e una società potenzialmente forte, completando il lavoro iniziato negli anni ’80 e forse anche prima.

Riportiamo di seguito il testo in italiano della lettera.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

La settimana scorsa la Procura de L’Aquila ha inviato gli avvisi di garanzia per omicidio colposo al Direttore del Centro Nazionale Terremoti, ai componenti della Commissione Grandi Rischi e a dirigenti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. La base di accusa è che non è stato promulgato uno stato di allarme dopo la riunione tenuta a L’Aquila sei giorni prima del terremoto di magnitudo momento 6.3 che ha colpito la stessa città e le zone circostanti.

Le accuse fatte agli scienziati sono completamente prive di fondamento. Anni di ricerca in tutto il mondo hanno mostrato che al momento non esiste alcuna metodologia scientifica per effettuare affidabili predizioni di terremoti a breve termine per le autorità di protezione civile al fine di intraprendere rapidamente misure di emergenza.

La comunità sismologica internazionale ha riconosciuto da molto tempo che il miglior approccio per proteggere la popolazione da terremoti catastrofici non è tramite la predizione, ma operando sulla mitigazione del rischio e l’applicazione di misure appropriate di sicurezza affinché gli edifici non crollino.  A questo riguardo, la predisposizione di mappe della pericolosità sismica, cioè le stime sulla probabilità di eccedenza di valori predefiniti del moto del terreno per un certo periodo temporale, forniscono le specifiche da adottare nelle norme di costruzione al fine di evitare crolli di edifici e le loro conseguenze.

L’Italia e’ un paese altamente sismico. La mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale, che riassume decenni di ricerche sui terremoti e sui loro effetti, è stata  completata nel 2004 (vedi http://zonesismiche.mi.ingv.it/). E’ il risultato del lavoro di molti scienziati e, oltre ad essere considerata una delle migliori in Europa, è stata adottata come base per la redazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni (GU n.29 del 04/02/2008). La mappa di pericolosità dovrebbe essere vista come il contributo fondamentale fornito al loro Paese dagli scienziati italiani che si occupano di terremoti.

Le mappe di pericolosità sismica devono essere usate anche per trasferire alla popolazione i concetti di base di pericolosità, consapevolezza, preparazione al fenomeno terremoto. Una coscienza sempre maggiore della pericolosità e del rischio sismico dovrebbe inoltre incoraggiare azioni di prevenzione ulteriori da parte delle autorità locali e nazionali. La preparazione ai terremoti e la prevenzione del danno mediante il rafforzamento preventivo non sono solo possibili ma dovrebbero essere obbligatorie in un paese come l’Italia ove si verificano terremoti in genere moderati ma che hanno conseguenze catastrofiche per la società, principalmente perché la maggior parte dell’edilizia è composta da manufatti non rinforzati.

Istruzione, consapevolezza, preparazione e rafforzamenti preventivi degli edifici sono al momento gli unici strumenti per mitigare l’impatto dei futuri terremoti catastrofici che ineluttabilmente si verificheranno in Italia.

La comunità scientifica coinvolta nella scienza dei terremoti sollecita il governo italiano, le autorità locali e tutti coloro che hanno la responsabilità di decidere ad essere pro-attivi nello stabilire e portare avanti programmi a carattere locale e nazionale a supporto della preparazione e mitigazione del rischio sismico piuttosto che perseguire scienziati per non aver fatto qualcosa che non possono ancora fare: predire i terremoti.

L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 - Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. [...]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. [...]

Gli Enti Pubblici di Ricerca non finiscono mai di essere attaccati, come primo posto dove raschiare via il poco che c’è.

I primi a farne le spese, come sempre, i precari che in questi enti hanno dato e danno l’anima da anni!

Indiscrezioni sull’ultimo decreto anticrisi di Tremonti suggerivano che alcuni Enti, fra cui l’ISFOL e l’INGV, sarebbero stati sciolti e accorpati ai rispettivi ministeri di competenza. Sarebbe la seconda volta che provano a fare a pezzi l’INGV (la prima risale al decreto Protezione Civile).

Ora, l’INGV ieri era citato fra gli Enti soppressi, oggi no. Ma l’ISFOL c’è ancora ed è gravissimo. Tira una pessima aria.

Diamo spazio qui sotto quindi a un comunicato stampa dei colleghi dell’ISFOL.

COMUNICATO STAMPA DEL 24 MAGGIO 2010

ISFOL: OCCUPATA LA SEDE CONTRO LA CHIUSURA DELL’ENTE. IN PERICOLO LA RICERCA SUL MERCATO DEL LAVORO E LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

Le lavoratrici e i lavoratori dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), riuniti oggi in assemblea, hanno deciso l’occupazione dell’Ente a seguito della grave situazione derivata dalla soppressione dell’Istituto prevista dal Decreto “Anticrisi” in discussione domani al Consiglio dei Ministri.

Tale Decreto, se approvato, provocherebbe l’azzeramento di funzioni importanti nella ricerca economica e sociale e la perdita di posti di lavoro per circa 270 lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo determinato.

La chiusura dell’Ente costituisce dunque un danno per il presente e per il futuro del nostro paese e per i lavoratori dell’Isfol che attualmente conta 630 dipendenti.

L’assemblea chiede un incontro immediato al Ministro Sacconi e dà mandato alle Organizzazioni sindacali di richiedere al Presidente del Consiglio il ritiro della parte del provvedimento in cui si sopprime l’Isfol e gli altri enti di ricerca.

LE LAVORATRICI  E I LAVORATORI DELL’ISFOL

C’è chi le promesse le ha mantenute e di chi invece le non le mantiene mai.

Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

Quella che segue è una rassegna stampa ragionata degli ultimi 25 anni.

Il Mattino, 26 Novembre 1984. “[...] Il problema maggiore resta quello dei fondi: la domenica l’Istituto continua a rimanere chiuso, come è successo nel Novembre 1980, perché la mia proposta di ampliare l’organico è stata respinta. [...]” –> Continua

A parlare era Enzo Boschi, allora presidente dell’ING (Istituto Nazionale di Geofisica … senza Vulcanologia). Nel 1980 il 23 novembre un terremoto di Magnitudo 6.8 colpì l’Irpinia. La rete sismica centralizzata ancora non esisteva e dare un epicentro appena decente era un’impresa. I soccorsi non furono in grado di arrivare nella zona epicentrale per giorni, perdendosi nei luoghi esterni meno danneggiati. Questo ebbe un costo altissimo in termini di vittime. In più non c’era personale ne fondi per istituire la sorveglianza sismica h24 né per approfondire la ricerca sui terremoti e creare legami di collaborazione forti (incluso lo scambio dati) con Giappone, Stati Uniti e con il resto della comunità scientifica in generale. L’unica cosa che, con pochi fondi e poco personale, si era riusciti a fare era mettere in collegamento fra di loro, a centralizzare cioè, la cinquantina (!) di stazioni sismiche già esistenti.

L’ING in quel momento fece la prima promessa: mettere su una rete sismica di alto livello, seguendo l’esempio del Giappone e della California, e creare un monitoraggio h24. Si chiedevano soldi e personale che, come al solito, non arrivarono fino a dopo il successivo terremoto forte: Val Comino 1984. Intanto però fiumi di denaro scorrevano (lontani) nelle mille clientele post-terremoto dell’Irpinia (ma quello della legge 219/81 è un altro capitolo).

Altro stralcio di una intervista, stavolta di Oliviero Beha, al presidente dell’ING.

La Repubblica – 19 Dicembre 1984: Mezza Italia è da Rifare, dicono al 113 dei Terremoti. di Oliviero Beha.

[...] Ma ci rendiamo conto di ospedali, scuole, stazioni, gli stessi stadi di calcio costruiti senza alcun criterio antisismico? Poi dopo ci si lamenta. Bisogna bonificare le proprie strutture”. [...] Ma siamo in tempo? “Comunque non si può ragionare in termini di “day after”, bisogna pensare a noi, ai figli, ai nipoti. Se no che civiltà è? In Giappone dopo il 1920 si sono posti il problema, in California lo stesso, [...] …certo, ci vuole la volontà politica”.[...] Tornando agli scenari, vanno bene intanto i pompieri ma se non si agisce radicalmente… “E’ così: o decidiamo di trasferirci tutti in Africa, oppure mettiamo mano al problema. [...] “Bisogna finirla con la rimozione del terremoto sia da parte del governo che della gente, la quale pensa a rifarsi il bagno e la cucina. E allora rifaccia la casa anche considerando il terremoto” [...] “adattare le vecchie costruzioni costa mediamente il 30 per cento del loro valore. E’ fattibile, no? Se no poi i miliardi si spendono per i danni, e domando [...] se avere negli occhi Gibellina come Hiroshima non sia un crimine, un crimine poi evitabile con impegno non insormontabile”. – Le diranno che così fa scappare i turisti. “Basta non drammatizzare, decidere con calma ma decidere del nostro futuro, insegnare nelle scuole un’ educazione sismica, come si fa per il codice stradale. Bonificare gli edifici, pensando anche alle opere d’ arte, che significano costi alti ma che se no andranno perdute. Con la disoccupazione che c’ è… Non vorremo mica stare con le mani in mano pensando che tanto la scossa non arriva, no? Insomma, c’ è un circolo vizioso da rompere [...]“. Leggi tutto

Qui l’ING, il futuro INGV, nel 1984 fa una seconda e una terza promessa: la seconda promessa, fondamentale, è “insegnare alle generazioni future la cultura del terremoto” … come si fa con il codice della strada. La terza promessa, non detta, è continuare a fornire informazioni sempre più attendibili su quali siano le zone pericolose sismicamente e quanto lo siano: le cosiddette Carte della Pericolosità Sismica. Quelle informazioni che servono a costruire edifici antisismici adatti al livello di pericolosità di quella determinata zona e che servono a ristrutturare gli edifici esistenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno – 9 Novembre 1984. Il Rischio Terremoto.

“[...] Il problema semmai, fa osservare Barberi, è quello di uscire da una visione ritardata della Protezione Civile, vista fino a oggi come una sorta di struttura per la «gestione della catastrofe», elevandola e qualificandola nel settore della prevenzione che è il vero quadrante sul quale devono essere finalizzati gli sforzi di politici e studiosi, non dimenticando mai che il vero scopo è quello di salvaguardare la popolazione. [...] E’ assurdo infatti che scuole, ospedali, caserme, che sono anche i primi centri di raccolta in caso di terremoti, non siano a priori garantiti, previ opportuni lavori di consolidamento, rispetto agli effetti delle scosse. [...] Dunque, un problema di «cultura» della prevenzione che passa anche attraverso la razionalizzazione delle spese di costruzione degli edifici. [...] Ma come si fa a tirare su una casa [...] e non provvedere con una spesa [...] tra il 5 e il 10% alla salvaguardia dell’edificio?” –> Leggi tutto

Altro anno altro stralcio: 1985.

L’Europeo – 5 ottobre 1985. Diamoci una mossa prima della scossa.

Lo stato deve provvedere subito a rafforzare i suoi edifici: gli ospedali, le scuole, le prefetture, le sedi delle forze dell’ordine. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica [...], non ha dubbi: “Ci sono in Italia sette zone dove un evento sismico [...] è ormai diventato altamente probabile. Non sappiamo quando avverrà: se fra un anno, fra cinque o fra venti. E nessuno può dirlo. [...] Non sarà  mai violento come quello del Messico. Ma sappiamo che ci sarà. Dove? Cinque delle zone a rischio sono nella penisola: la Garfagnana, il Forlivese, la Marsica [comprendente trentasette comuni della provincia dell'Aquila; n.d.r], il Cosentino e la Sila. [...] [Leggi tutto]

Il titolo dell’articolo è emblematico, come d’altronde le sue prime righe. L’articolo alla fine riporta dati sul forecasting a lungo termine e anche le “istruzioni” pratiche del responsabile della Protezione Civile di allora, Zamberletti, alla popolazione su come comportarsi in caso di terremoto.

Una curiosità: nel 1988 in relazione al terremoto dell’Armenia scoppia la solita bufera sulla previsione dei terremoti. Lo strumento in quel caso misurava l’elettricità. Le accuse alla comunità scientifica sempre le stesse e il comportamento dei media sempre lo stesso, come oggi. Nessuno, allora come oggi, si preoccupava di ascoltare invece le pillole di PREVENZIONE che la comunità scientifica consegnava annualmente alla politica.

Che poi in Italia non si possa parlare di previsione dei terremoti perché c’è il veto della comunità scientifica è una balla che è smentita dai convegni che già negli anni 80 si organizzavano sulla materia.

Saltiamo al 90.

La repubblica del 14 dicembre 1990. Dateci Subito 100 miliardi.

Basterebbero cinquantamila miliardi in dieci anni per rendere antisismiche le zone più a rischio della Sicilia. Il suggerimento avanzato più volte dal professor Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, è rimasto inascoltato. Anzi, da tre anni nella legge finanziaria è stata cancellata qualsiasi voce che faccia riferimento alla prevenzione dei terremoti. Lo stanziamento di trecento miliardi per interventi organici in assenza di emergenza, fatto inserire dall’allora ministro per la Protezione civile Zamberletti, è stato tagliato dalla finanziaria 87 e mai più riproposto. Ieri pomeriggio, dopo il nuovo sisma che ha sconvolto la provincia di Siracusa, [...]. [Leggi tutto]

Altro salto. Dieci anni avanti.

La repubblica del 12 settembre 2000. Tutti sanno, nessuno si muove 1000 miliardi per salvare il Paese.

[...] In Italia, se ne vanno settemila miliardi l’ anno per tragedie dovute all’ incuria, all’ assenza di manutenzione. Dunque, investendo un decimo, prima del disastro, salveremmo il Paese … [...]. E il paradosso è che siamo informatissimi sui rischi. Abbiamo mappe minuziose di ogni lembo di territorio dove può montare una piena, staccarsi una frana, tremare il suolo. Se va alla Protezione civile, le vede appese ai muri, immense. Mica ce le avrebbe trovate, vent’ anni fa. [...]. La comunità scientifica ha lavorato sodo, come e meglio di Germania, Inghilterra, Svizzera… E poi? [...] [Leggi tutto]

Iniziamo con un fatto: mentre moltissimi enti locali, come la Regione Sicilia e la Regione Calabria, stabilizzano, i 400 precari dell’INGV, dopo oltre un anno di mobilitazione e mille promesse, sono ancora precari.

La politica è sorda. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non risponde. Il Governo non si assume responsabilità. Il parlamento non delibera. …e l’INGV affonda.

Da settembre 2008 seguiamo con crescente apprensione e rabbia le alterne vicende della legislazione sulla stabilizzazione dei precari degli Enti Pubblici di cui come dipendenti di un EPR (Ente Pubblico di Ricerca) facciamo parte.
Ricordiamo che l’INGV, l’istituto che in Italia sorveglia (h24) e fa ricerca sui fenomeni sismici e vulcanici, è uno dei più importanti enti di geofisica del panorama mondiale. Queste attività sono svolte da circa 1000 dipendenti (fra ricercatori, tecnici e amministrativi) di cui circa 400 sono tutt’ora precari.
A differenza di altri EPR, l’INGV ha, da anni, una dotazione organica di circa 600 posti, largamente inferiore a quanto necessario per svolgere i propri compiti di ricerca e protezione civile che al momento sono garantiti anche dall’apporto dei precari.
L’INGV però non poteva e non può ancora stabilizzare, ma nemmeno fare concorsi, perché ha una dotazione organica insufficiente.

La dotazione organica può essere aumentata solo con un provvedimento parlamentare. Per questo abbiamo chiesto ripetutamente al Governo di farsi carico e risolvere la nostra situazione. Ben quattro volte (a partire dal 30 novembre 2008) il governo è stato messo alle strette dal parlamento, che lo ha impegnato, tramite ordini del giorno spesso bipartisan, a risolvere la questione INGV.

Con l’emergenza aquilana, come spiegato da un banner che compare sopra ogni mappa di evento sismico e che è stato letto da decine di migliaia di persone da tutto il mondo, abbiamo agito con senso del dovere e responsabilità verso la popolazione colpita dal sisma. I primi a partire per L’Aquila, la notte del 6 aprile, sono stati lavoratori precari dell’INGV e non certo per curiosità. Precario, all’INGV, non è sinonimo di giovane inesperto alla prime armi; in molti casi vuol dire ricercatore di fama internazionale, con competenze acquisite in Italia e all’estero. Un professionista in grado di analizzare un fenomeno complesso e pericoloso come è il terremoto.
Mai abbiamo pensato di legare le sorti del nostro futuro alla gestione di una crisi e al dolore delle persone. La mole di lavoro, il supporto alle squadre sul campo, la raccolta e l’analisi di dati, le campagne di informazione, le infinite ore di straordinario ne sono la testimonianza.

I lavoratori dell’INGV hanno anche dovuto subire vigliacchi attacchi mediatici (l’esempio più eclatante è un vergognoso articolo comparso su “Libero” il 24 aprile di quest’anno), senza avere la possibilità di replica. Né ha giovato l’atmosfera di generalizzato e superficiale odio che si  respira da un anno nei confronti della pubblica amministrazione.

Le gratificazioni e, sembra paradossale, gli incoraggiamenti nella mobilitazione sono venuti invece proprio dalla gente che il terremoto l’ha subìto. Non si tratta di coincidenze. Con loro ci siamo confrontati, per le strade de L’Aquila e nelle piazze di Roma. Abbiamo bypassato giornali e televisioni, abbiamo spiegato chi siamo e cosa facciamo. Da loro abbiamo avuto il massimo rispetto, a loro abbiamo dedicato il massimo delle nostre capacità tecniche e scientifiche.

Adesso, ultimo atto, il 3 agosto 2009 è stato convertito in legge il cosiddetto “Decreto Anti-Crisi” che ora si chiama Legge 3 agosto 2009, n. 102. L’articolo 17  comma 10 -18 Gli articoli dal 10 al 18 narra di come i precari della pubblica amministrazione possano essere assunti ma dietro una serie di condizioni e che comunque il tutto dovrà finire entro il 2012. Gli enti locali (comuni, province e regioni) hanno, sembra, tutte le condizioni per procedere alle stabilizzazioni e pertanto lo fanno, come stiamo dimostrando post dopo post. Gli Enti di ricerca che hanno la dotazione organica sufficientemente libera e i soldi possono procedere. L’INGV no. Come detto, il governo, nonostante gli impegni presi più e più volte, non ci ritiene evidentemente di alcuna importanza e quindi non si è impegnato a scrivere una riga (“la dotazione organica dell’INGV è stabilita in …, è autorizzato a … ecc”) in nessuno dei provvedimenti passati per il parlamento, complici i voti di fiducia imposti.
Inoltre, siccome noi siamo un ente giovane (pochi pensionabili e molti “giovani”) non abbiamo nemmeno il turn-over. Dunque l’intero Decreto Anti-Crisi è per noi una beffa.
Speriamo che il parlamento sia ancora in grado di fare delle valutazioni adeguate e che il governo rispetti gli impegni e si assuma le proprie responsabilità.
Noi non mancheremo di tenere alta l’attenzione sulla nostra situazione: il destino di questo ente è inscindibilmente legato a quello dei suoi lavoratori.

I precari INGV

Volentieri riportiamo un estratto dal pezzo di Paolo Rumiz, Viaggio negli abissi del Bel Paese tra storie di terra, acqua e fuoco, pubblicato ieri su Repubblica.

[...] L’ho sentita, prima di partire, la voce del Profondo, all’istituto di geofisica e vulcanologia, l’Ingv di Roma. Un megaschermo con la mappa della Penisola collegato a migliaia di terminali, simile al radar di una nave. A ogni piccola scossa una luce rossa s’accendeva nel punto giusto del display e un organo modulava le prime note della Quinta di Beethoven. Abruzzo, magnitudo 2,4. Monti della Sila 2,0. Irpinia 1,5. Jonio al largo di Siracusa 1,8. Gli scricchiolii della Terra, diventando musica, disegnavano un itinerario perfetto dalla Sicilia al cuore dell’Appennino e oltre. La mia strada. [...] Cosa c’è sotto questo mare nero? Me lo sono sempre chiesto sulla rotta della Sicilia. Ora so darmi una risposta. Ho con me una carta geologica, la mia carta. Me l’ha data un grande geologo, Renato Funiciello, un elfo gentile del Profondo. [...] Un viaggio nuovo comincia, nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti. [...] So di entrare nella grotta del Minotauro, e per questo prima di partire ho cercato dei maghi che mi dessero un filo d’Arianna. Geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. In Italia sono un esercito: entusiasti e spesso frustrati dalla sordità della politica. Li ho cercati, ed essi mi sono venuti in soccorso pieni di storie e raccomandazioni, felici che qualcuno facesse quella strada. Li rivedo uno per uno nella pioggia del Tirreno, con in sottofondo le note della Quinta di Ludovico van Beethoven. Personaggi impagabili, da cui ho imparato mille cose. Per esempio che la “Padania” è – udite – geologicamente Africa, mentre l’Italia meridionale è quasi tutta Europa. Ho appreso che, nello scontro fra le due, il Tirreno si espande e lo Jonio s’accartoccia [...]

Nel parlamento e nel governo sembrano essere tutti d’accordo (con 4 ordini del giorno a favore): la dotazione organica dell’INGV è sottodimensionata (~1000 dipendenti di cui ~400 precari, ~250 dei quali statbilizzandi) e deve essere aumentata. Non costa nulla di più allo stato (se non l’approvazione di un provvedimento di legge). Però non si fa e l’INGV, senza dotazione organica suffciente, resta imprigionato nell’impossibilità di applicare anche le norme vigenti e loro modificazioni (dalle finanziarie Prodi al recente decreto anticrisi).

Intanto, navigando in rete in questi giorni si trovano, timide timide, diverse notizie che parlano di “stabilizzazioni”. Si tratta delle stabilizzazioni dei precari fra i Lavoratori Socialmente Utili (LSU) e Lavoratori di Pubblica Utilità (LPU) … degli Enti Locali, in particolare di alcune regioni. Ci sono quelli della Calabria, della Sardegna e della Campania. E poi c’è anche la RAI.