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Il 14 Novembre 2011, in occasione del conferimento del Mandato a Monti, scrivemmo un post bacchettando il futuro Presidente del Consiglio per il suo apprezzamento all’operato dell’ex Ministro Gelmini. Ci auguravamo che si ravvedesse sulle sue idee e che desse invece un vero e più serio futuro alla Ricerca, maltrattata in questo Paese come in pochi altri.

Il Ruzzle della Ricerca

Il Ruzzle della Ricerca

Allora la situazione era quella di un governo supplente diverso da quello Berlusconi, ma in presenza dello stesso identico parlamento (“gli stessi figuri di prima”).

Oggi il quadro è esattamente opposto: non sappiamo quale sarà il governo (che per ora è lo stesso di prima), ma il parlamento è totalmente diverso, caratterizzato da una presenza enorme di parlamentari di un Movimento, il 5 Stelle, di cui ormai si parla in qualunque luogo dell’etere e del web.

Prima delle elezioni la Rete Ricerca Pubblica, in cui i lavoratori dell’INGV sono rappresentati, ha provato a interagire con quasi tutti i partiti/movimenti candidati (con l’eccezione del PDL e della Lega da cui in 5 anni abbiamo ricevuto solo mazzate), portando loro il grido di dolore degli Enti Pubblici di Ricerca … e un programma serio di intervento.

Lo abbiamo fatto perché una volta ancora, leggendo i programmi elettorali, (PDSELRivCivSCMontiM5S) abbiamo visto uno sconfortante VUOTO pneumatico sulla ricerca, fatta eccezione per le solite frasi fatte e per quel richiamo alla ricerca medica che viene dal “luogo comune” popolare alla Telethon, come potete verificare voi stessi cercando “Enti Pubblici di Ricerca”. A onor del vero un po’ meno vuoti, ma comunque molto scarsi, erano Rivoluzione Civile e in parte Sinistra Ecologia e Libertà.

La Ricerca, e in particolare l’importantissimo contributo portato dagli Enti di Ricerca al “risparmio di soldi pubblici” e al rilancio dell’economia oltre che alla conoscenza e alla vigilanza sul comportamento dei Governi, sono del tutto ignorati. Quando si parla di ricerca ci si riferisce solo all’università (e pure con marchiani errori e luoghi comuni) e al limite alla ricerca medica.

Per gli Enti, fuori dai programmi si parla solo di soppressioni, accorpamenti e trasformazioni in Agenzie.

Allora qui sotto riportiamo il programma della Rete Ricerca Pubblica per la riforma degli Enti.

Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo portare l’attenzione su uno dei punti che seguono: i

Noi_Non_Ci_Arrendiamo

Dopo il grave incendio che ha distrutto la Città della Scienza a Napoli abbiamo deciso di inserire questa immagine come prima immediata risposta condivisa dalla comunità.

precariato.
La Ricerca pubblica Italiana è stracolma di precari che svolgono da oltre un decennio attività di ricerca e servizio con la ghigliottina annuale della scadenza di contratti. Formare un ricercatore per poi lasciarlo andare via dopo 10 anni (come molti nostri colleghi) per l’incapacità e la mancanza di volontà di dare una prospettiva stabile a questi lavoratori (meno remunerati e valorizzati dei colleghi all’estero)  è uno spreco di soldi pubblici e una distruzione di risorse che sarebbero in grado di produrre altre risorse.

Per questo crediamo che sia fondamentale il completamento delle stabilizzazioni avviate nel 2006. Gli stabilizzandi residui di oggi hanno testimoniato i loro meriti più e più volte e possono farlo ancora a suon di curricula. Chiediamo anche una totale revisione in senso internazionale (cioè limpido e lineare) degli accessi e della carriera. Infine chiediamo una radicale modifica del ruolo della dirigenza nel mondo degli Enti di Ricerca.

Il resto è nel nostro set di proposte/programma.

Sappiatene fare buon uso come mai è stato fatto in passato … perché è un programma 2.1 (manco 2.0) e viene dalla base!!!!

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Le Proposte di RETE RICERCA PUBBLICA (qui il comodo PDF)

La Ricerca Pubblica italiana ha bisogno di un urgente rilancio complessivo da effettuare nell’ambito di una grande riforma del Sistema degli EPR.

OBIETTIVO 3%
 
PREREQUISITO FONDAMENTALE del rilancio della ricerca pubblica è l’aumento del FO (Fondo Ordinario): è assolutamente imprescindibile che le Risorse economiche e finanziarie previste per il Sistema della Ricerca siano adeguate a coprire i costi e gli investimenti necessari in termini di risorse umane e materiali. Imprescindibile raggiungere il livelli di investimento minimi previsti dall’Europa e superare la diffusa precarietà presente nel comparto.
Insieme all’adeguamento delle risorse, si rendono  assolutamente necessarie e urgenti tre azioni parallele e contemporanee:
1. Un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori). E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.


Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio sulla possibilità che tutti gli Epr siano vigilati da un unico Ministero, magari consentendo anche ad altri Ministeri, con un sistema di convenzioni e co-vigilanze non vincolanti, di supportare lo sviluppo e l’attività di ricerca degli enti che perderebbero l’originario rapporto con il proprio Ministero di riferimento. In questo quadro si ritiene assolutamente necessaria l’Adozione FORMALE della Carta Europea dei Ricercatori in tutto il Sistema degli EPR ITALIANI.
2. l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR. Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati;

Si ritiene sia assolutamente necessario l’istituzione (magari transitoria) di un soggetto in grado di tutelare l’autonomia della ricerca scientifica, un soggetto istituzionale autonomo e terzo in grado di impedire soppressioni sospette e accorpamenti che potrebbero andare a discapito della società civile, un soggetto terzo rispetto al governo che risponda solo al Presidente della Repubblica in relazione al rispetto dell’art.9 e 33 della Costituzione.

3. L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Tale statuto speciale dovrebbe essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici, dei CDA e dei dirigenti da meccanismi gerarchici, di anzianità e politici. E’ necessario che gli incarichi dirigenziali possano essere a termine e valutabili. E’ necessario che i precari della ricerca possano accedere a stabilizzazioni legate al merito, slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio e di assunzione tipici della PA.E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di innovazione e ricerca, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti come la Tenure track. E’ assolutamente necessario che l’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto permetta alla ricerca di essere un laboratorio di esperienze e procedure innovative unicamente legate al merito e all’efficienza.

In sintesi, per il rilancio del Sistema si ritengono assolutamente necessarie:
- l’integrazione dei fondi ordinari di tutti gli EPR fino a rendere i bilanci autonomi rispetto a fondi extra-istituzionali, riducendo le aree di precarietà dei collaboratori degli Enti e raggiungendo i parametri europei rispetto all’investimento in Ricerca e Sviluppo.

- l’istituzione di una governance unitaria di tutti gli EPR che stabilisca pari trattamento di tutti gli EPR rispetto alle politiche pubbliche per il comparto, agli investimenti nazionali ed europei, alle amministrazioni centrali, all’Europa e alle opportunità per i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi.

- l’Istituzione di organi di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza  delle attività di ricerca degli EPR.

- L’istituzione di uno “statuto speciale” per il comparto della Ricerca Pubblica rispetto al resto della PA (in termini di contrattazione collettiva e percorsi di carriera).
PUNTI D’INTERESSE RISPETTO ALLE PRATICHE E ALLE TENTAZIONI CIRCOLANTI- E’ NECESSARIO mantenere e tutelare il forte e necessario legame fra Ricerca di base, Ricerca applicata e Assistenza Tecnico-scientifica negli EPR, in quest’ottica la Rete Ricerca Pubblica ritiene assolutamente lesive dell’autonomia scientifica delle attività di ricerca le ipotesi circolanti di trasformazione in AGENZIE di alcuni enti d ricerca NON vigilati dal MIUR.- E’ NECESSARIO ridiscutere lo strumento del commissariamento negli EPR,limitandone la durata ed evitando che si trasformi in uno strumento di immobilismo per le attività degli enti in cui si è resa necessaria

L’INGV è un Ente che ha necessità di un aumento di dotazione organica. Vi rimandiamo alla pagina “Quanti siamo e perché” qualora vi chiedeste perché.

Dal 2008 abbiamo provato a portare alla ribalta la nostra situzione presso le istituzioni competenti, fra cui il MIUR, ma nulla è cambiato. Nessuno ci ascolta.

L’ultima nostra azione in questo senso è stata la lettera aperta al ministro Profumo. Nessuna risposta.

Nel frattempo i nostri contratti stanno arrivando a scadenza e quindi il problema più impellente è diventato la stipula di un Accordo Decentrato di Ente sui rinnovi contrattuali dei tempi determinati. La trattativa è iniziata sei mesi fa e non è ancora terminata.

L’accordo proposto dai Sindacati Confederali Uniti, FLC-CGIL FIR-CISL e UIL-RUA, all’Amministrazione prevederebbe il rinnovo fino al 2017 dei contratti degli stabilizzandi (che lo ricordiamo per legge avrebbero invece diritto a essere tenuti in servizio fino all’assunzione) + il riconoscimento della anzianità (pochissimi soldi a dire il vero che per giunta non sarebbero a carico dello stato italiano ma dei progetti esterni) e la continuità contrattuale (nessuna interruzione SE si dovesse prorogare il contratto).

L’amministrazione si è “bloccata” da mesi su anzianità e continuità e questo per noi e per le OO.SS. è del tutto incomprensibile. La parte stabilizzandi è normata dalla Legge 296/2006 e della 244/2007 e stiamo chiedendo molto meno di quanto stabilito dalla legge. La parte non-stabilizzandi invece è normata, come tutti i contratti a tempo determinato, del Decreto Legislativo 6 settembre 2001, n. 368 che consente alle Amministrazioni di fare quello che chiediamo proprio tramite un Accordo Decentrato di Ente (Art. 5, comma 4bis).

Abbiamo però ancora la speranza che domani, 10 Luglio 2012, il Presidente e il Direttore Generale ancora in carica, decidano di fare la cosa giusta e firmare questo accordo consentendoci di chiudere lo stato di agitazione sui rinnovi contrattuali.

Nel frattempo, la situazione al contorno è peggiorata: è uscita la Spending Review del Governo Monti che, come ti sbagli, contiene tagli dei fondi ordinari e delle dotazioni organiche. Tagli lineari che, come è ovvio, elimineranno solo i più deboli senza aumentare di un millesimo la qualità della Pubblica Amministrazione, anzi. Alla faccia della lotta agli sprechi.

Questa per noi è la pietra tombale sul futuro dell’Ente.

Il Governo Monti sembra voler portare a termine l’operato del Governo precedente.

Ci dispiace avere sempre ragione ma qualche tempo fa quando stava per insediarsi il governo scrivemmo un post  di cui riportiamo la conclusione in calce a questo.

Buon lavoro, finché c’è.

Coordinamento Precari INGV Roma

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Da “Passato, presente e futuro

[...] Di Monti ormai sappiamo quasi tutto e purtroppo anche cose che avremmo preferito non sapere.

Per esempio il fatto che per lui MariaStella Gelmini sia una innovatrice e che in qualche modo abbia fatto belle cose per la  Ricerca, come ha dichiarato al Corriere della Sera il 2 gennaio 2011.

Caro “prossimo presidente del Consiglio”, chiamato a salvare questo povero Paese, ci auguriamo che nei mesi trascorsi da quell’intervista Lei abbia avuto modo di chiarirsi le idee e di capire che di innovativo nell’operato del governo su Scuola, Università e Ricerca (per non parlare del resto) non c’è stato proprio nulla se non l’intensità della propaganda e la quantità di macerie lasciate sul campo. Altrimenti ci sentiremmo di avanzare dei seri dubbi sul futuro prossimo dell’”Italia migliore“.

Buon lavoro, quindi, al neo-presidente …

Parte 01, dal minuto 17:15: Maurizia Russo Spena, la precaria che Brunetta non ha voluto ascoltare

«Il 21 il Parlamento è chiamato a votare la fiducia da questo governo sfiduciato inequivocabilmente e dal basso dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini con il voto referendario – si legge nell’appello – Proponiamo all’Italia precaria l’assedio sociale e civile del Parlamento. Perché la sfiducia che abbiamo già lungamente espresso a questo governo e alle politiche che ovunque vogliono far pagare ai molti la crisi di pochi, si imponga definitivamente».

Non per le parole di Brunetta. Non per le continue offese, le prese in giro e i bastoni tra le ruote che Brunetta, Tremonti e i loro amici privilegiati hanno messo a noi … l’Italia MIGLIORE.

Ma perché per questo governo, morto e sepolto, e per il governo che verrà, siano chiari i PALETTI. Quello che si DEVE FARE e quello che NON POTRANNO PIU’ FARE. Perché sia chiaro che dovranno rispondere a NOI e a nessun altro. E che se decideranno di ignorare, di bastonare ancora e prendere ancora per i fondelli la parte più pulita di questo povero Paese, non la passeranno liscia!!!

Per questo riportiamo sul nostro blog l’iniziativa che DOMANI Domenica 19 Giugno alle 18:00 inizierà in contemporanea fra Roma e Milano e che andrà avanti fino al 22 giugno, attraversando i giorni della fiducia sul Decreto Sviluppo (un nome falso come una banconota da 3€).

Dobbiamo ASSEDIARLI!

Parte 02, dal minuto 3:15: Barbara Evola, precaria della scuola

In 3 anni di “riforme” del mondo della conoscenza, dalla scuola all’Università fino agli Enti Pubblici di Ricerca, siamo stati abituati alla presentazione, da parte del Governo attuale, di questi provvedimenti come di qualcosa di epocale che elimina gli sprechi, caccia i lestofanti e rimette le cose in ordine lanciando l’Italia verso modelli di riferimento esteri brillantissimi … a costo ZERO. Fantastico.

Di proposito però si dimenticano di dire che in quei Paesi presi fintamente a modello, ci sono due cose che nessuna di queste “riforme” cita nemmeno di striscio: il doppio (quando va male) dei finanziamenti (in % rispetto al PIL) sia pubblici che privati e l’assunzione di responsabilità da parte dei livelli dirigenziali.

Sebbene il mondo universitario, della ricerca e della scuola, sentano l’esigenza di cambiare in meglio il modo in cui funzionano i rispettivi ambiti, logicamente si scatena una reazione nel momento in cui, il governo preferisce imporre le riforme, sostituendo al dialogo coi diretti interessati, operazioni di pura propaganda.

Scuola, Università e Ricerca infatti non hanno bisogno di e non vogliono l’ennesima inutile riforma, con cui qualche ministrucolo e il suo governo cercano di passare alla storia o semplicemente di dispensare favori a questa o quella lobby. I veri riformatori necessitano di e chiedono solo quattro cose:

1) il raddoppio dei fondi (almeno al livello medio OCSE!) sia pubblici che privati

2) un sano controllo della produttività (adattando il concetto di produttività ai diversi ambiti della conoscenza)

3) assunzione di responsabilità dei livelli dirigenziali

4) una prospettiva di carriera non solo meritocratica ma anche NON schizofrenica (com’è ora), in cui il precariato non sia endemico

Il resto è noia e lobbying.

E qui arriviamo a Confindustria. Per 2 anni e mezzo la Confindustria ha amoreggiato col governo attuale, forse perché lo ha visto ben orientato all’aumento dei profitti delle industrie basato non sull’innovazione e il rilancio ma sulla riduzione di diritti e salari. Ora che appare moribondo e dopo aver capito (?) che per 2 anni e mezzo, di investimenti per il rilancio dell’economia in fase di crisi non se ne è parlato nemmeno di striscio, la Marcegaglia sta scaricando il governo morente … ma preme, insolitamente, perché il moribondo approvi in extremis una riforma contestatissima e assolutamente non discussa con i diretti interessati (piuttosto ben disposti) come avrebbe dovuto.

Perché?

Una possibile e probabile risposta è che la riforma, dietro un velo di meritocrazia assolutamente non reale (in Italia non si eliminerà mai il nepotismo per legge ma solo con seri controlli di produttività), regala per l’ennesima volta, e gratis, tonnellate di risorse pubbliche ai privati e, nella fattispecie della Confindustria, ai grandi gruppi industriali.

All’estero (media e top OCSE) i privati investono più del pubblico in ricerca e sviluppo e non lo fanno sempre con una diretta ricaduta ma perché sanno che indirettamente ci guadagneranno comunque dall’accelerazione dello sviluppo del Paese, dalla disponibilità di una seria classe di ricercatori e da una certa quantità di brevetti pubblici (quindi gratuiti) a partire dai quali potranno fare i loro remunerativi  brevetti privati. Poi ovviamente c’è il finanziamento diretto a linee di ricerca proprietarie … ma questo è ovvio, ben accetto e naturale.

In Italia il privato investe meno del pubblico. E il pubblico investe meno degli altri paesi OCSE.

Entrare nei CDA delle Università, per le imprese italiane, vuol dire poter usufruire delle risorse pubbliche e orientarle a piacimento senza rischiare di tasca propria. E’ ovvio che una Confindustria pavida e poco lungimirante come si è dimostrata la nostra, non chieda altro che continuare a NON FARE il proprio dovere avendo persino in regalo (indirettamente) un enorme patrimonio pubblico. Siamo alle solite.

D’altronde la nostra Confindustria è baronale e nepotista. Che ci possiamo aspettare?

Se la riforma fosse stata discussa PRIMA con le parti interessate, con le reti di ricercatori, con i docenti, con gli studenti, avremmo probabilmente avuto un’Università migliore, un’industria spinta ad assumersi le sue responsabilità e un Paese migliore … senza conflitto per le strade.

Il governo ha scelto altrimenti ma soprattutto una classe imprenditoriale fatiscente, pavida e assistenzialista ha deciso ancor una volta altrimenti.

Per questo, solidarietà alla rete di protesta nella speranza che il DDL non passi al Senato.

Raffaele, Ricercatore precario

A Roma, davanti al parlamento dove, da diversi anni, passa ogni nefandezza contro Scuola, Università ed Enti Pubblici di Ricerca, ieri c’è stata una manifestazione contro il DDL Gelmini sull’Università.
La discussione del provvedimento è stata rinviata perché la Tesoreria dello Stato, casualmente un giorno prima della manifestazione, ha dichiarato la mancanza di copertura finanziaria per alcuni emendamenti.
Lascio ogni commento al video de “Il Fatto Quotidiano” sulla piazza e poi a quello di Repubblica TV sull’irruzione di una parte dei manifestanti alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)

 

Irruzione alla CRUI da Repubblica TV

Il banner dei precari dell’INGV serve a richiamare l’attenzione dei tanti che visitano il sito web INGV ogni volta che un terremoto è avvertito: ricorda a tutti che né il monitoraggio né la ricerca sono possibili senza i 400 precari, che da 3 anni chiedono che il governo RISPETTI LA LEGGE E MANTENGA GLI IMPEGNI sulla stabilizzazione dando una prospettiva seria a tutti i lavoratori in scadenza di contratto.

Il governo continua a tacere e i terremoti no, ma almeno il banner ha attirato l’attenzione del TG3 nazionale (che ringraziamo sentitamente) che ci ha dato uno spazio nell’edizione delle 14:20 del 21 Agosto 2010 che linkiamo qui sotto.

Buona visione.

da Repubblica.it

UFFICI e segreterie chiuse, lezioni annullate. Fuori molti docenti e parte del personale amministrativo, dentro  studenti, ricercatori e tutti quelli che “sono contro la Gelmini”. Le università italiane sono quasi tutte occupate. E la settimana si prospetta delle più calde. L’azione di protesta contro il disegno di legge del ministro dell’Istruzione andrà avanti almeno fino a sabato 22. Per domani è anche prevista un’iniziativa a reti unificate 1: dalle 11.00 alle 13.00 tutte le radio d’Ateneo racconteranno la mobilitazione con collegamenti da Palazzo Madama e dalle università. Obiettivo del programma, proseguire la discussione sul web, sui portali dei media universitari sulla situazione dei ricercatori che – spiega Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori italiani – “vivono in una situazione di precarizzazione insostenibile”. [Continua a leggere]

Un recente spot parla di Ricerca Scientifica raccontando, attraverso immagini fuorvianti, storie ambigue e illusorie di un’Italia che nella realtà non esiste.
Non si può parlare di Ricerca e precariato senza conoscerli, senza informarsi.
Per queste ragioni abbiamo voluto presentare la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.
Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

PS:

Un bell'articolo sul tema, da Il Fatto Quotidiano del 22 Aprile 2010

Un vecchio video ... piuttosto attuale! La Ricerca Calpestata!

Volentieri riportiamo un estratto dal pezzo di Paolo Rumiz, Viaggio negli abissi del Bel Paese tra storie di terra, acqua e fuoco, pubblicato ieri su Repubblica.

[...] L’ho sentita, prima di partire, la voce del Profondo, all’istituto di geofisica e vulcanologia, l’Ingv di Roma. Un megaschermo con la mappa della Penisola collegato a migliaia di terminali, simile al radar di una nave. A ogni piccola scossa una luce rossa s’accendeva nel punto giusto del display e un organo modulava le prime note della Quinta di Beethoven. Abruzzo, magnitudo 2,4. Monti della Sila 2,0. Irpinia 1,5. Jonio al largo di Siracusa 1,8. Gli scricchiolii della Terra, diventando musica, disegnavano un itinerario perfetto dalla Sicilia al cuore dell’Appennino e oltre. La mia strada. [...] Cosa c’è sotto questo mare nero? Me lo sono sempre chiesto sulla rotta della Sicilia. Ora so darmi una risposta. Ho con me una carta geologica, la mia carta. Me l’ha data un grande geologo, Renato Funiciello, un elfo gentile del Profondo. [...] Un viaggio nuovo comincia, nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti. [...] So di entrare nella grotta del Minotauro, e per questo prima di partire ho cercato dei maghi che mi dessero un filo d’Arianna. Geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. In Italia sono un esercito: entusiasti e spesso frustrati dalla sordità della politica. Li ho cercati, ed essi mi sono venuti in soccorso pieni di storie e raccomandazioni, felici che qualcuno facesse quella strada. Li rivedo uno per uno nella pioggia del Tirreno, con in sottofondo le note della Quinta di Ludovico van Beethoven. Personaggi impagabili, da cui ho imparato mille cose. Per esempio che la “Padania” è – udite – geologicamente Africa, mentre l’Italia meridionale è quasi tutta Europa. Ho appreso che, nello scontro fra le due, il Tirreno si espande e lo Jonio s’accartoccia [...]

Contro l’Art. 7 del DDL 1167, attualmente al Senato, che in sostanza provocherebbe fra il 30 giugno e il 31 dicembre 2009, il progressivo licenziamento del personale precario, e per il completamento delle procedure di stabilizzazione del personale precario INGV il personale, con l’accordo delle OO.SS., ha dichiarato una giornata di ASSEMBLEA PERMANENTE Giovedì 5 Febbraio 2009. A questa prima giornata seguirà una serie di iniziative volte a focalizzare l’attenzione sui gravi danni che le importanti attività, istituzionali e di ricerca, dell’Ente subiranno a causa della perdita dei precari.