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Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!


Fra i tanti articoli e video che girano in rete, sulla giornata di protesta del 9 Aprile, abbiamo scelto di postare questo da “il Fatto Quotidiano” per il titolo e l’incipit che ricordano a quanti identificano i “precari” con i “giovani” o con gli “studenti” che questi sono i precari del futuro, ma che i precari di adesso in larga parte hanno età comprese fra i 35 e i 50 anni. Sono, siamo, un’intera generazione di mezzo, dimenticata, schiacciata fra i futuri precari e i vecchi “tempi indeterminati”.

Siamo la generazione di mezzo, di passaggio tra coloro che avevano la certezza del “posto di lavoro fisso che un giorno arriverà” e coloro che hanno la certezza del “posto di lavoro fisso che chissà quando e se mai arriverà”… Noi eravamo certi che studiando e seguendo la nostra strada saremmo “arrivati”, ma i nostri sogni si sono infranti, le nostre aspirazioni si sono perse in un’instabilità infinita e nella negazione colpevole dei nostri diritti.

Siamo storicamente la prima generazione che si appoggia disperatamente alla generazione precedente, che ha ancora necessità di avere dei genitori che ci aiutino, che ci sostengano, che siano riferimento importante per il nostro ‘precario’ equilibrio.

Noi della generazione “di mezzo” combattiamo 3 battaglie allo stesso tempo: quella per noi stessi e i nostri diritti, quella per i diritti dei lavoratori più giovani e quella per i figli di entrambe le nostre generazioni.

E’ una battaglia difficile, ma la combatteremo meglio se i mezzi di comunicazione ci aiuteranno a far capire al resto della società e a quella parte di politici che conservano il diritto di essere chiamati “onorevoli”, che non parliamo solo di giovani ma di adulti che fra un po’ saranno pronti per la pensione … . La pensione poi …

Precari in piazza, non solo giovani: tanti 40enni gridano “il nostro tempo è adesso”
Striscione, maglietta antiprecarietà e tante storie (difficili) di lavoro alle spalle. In corteo a Roma non ci sono solo giovani e neolaureati, ma anche tanti, tantissimi quarantenni italiani, che hanno vissuto decenni di lavoro senza certezze: tutti a piazza della Repubblica a cantare e a ballare per gridare alla classe politica “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. [Continua]

Riproponiamo un post sulla manifestazione nazionale di oggi 9 Aprile 2011 dei Precari per dare un’idea di quanto l’evento abbia fatto presa un po’ ovunque.

A dimostrazione che la precarietà, come inascoltati noi precari sosteniamo da tempo, è tanto pervasiva ormai da aver superato le soglie di allarme per la salute della nostra società … ha le caratteristiche di un virus.

Qui sotto alcuni link a quotidiani web solo quando ne danno notizia in prima pagina, oppure a testimonianze mediaticamente importanti a supporto.

Il Ruggito del Coniglio –>

Il Cast di Boris – Il Film –>

Il Fatto Quotidiano –>

L’Unità –>

FLC – CGIL  –>

Studenti  –>

MicroMega –>

Il Manifesto  –>

Il Corriere della Sera –>

Il Riformista –>

… e così via.

Una nota: non riportiamo Repubblica.it anche se la notizia è in prima pagina sul web (ma senza immagine di richiamo), perché ha deciso di “sporcare” e quindi attutire, come spesso fa, la notizia della protesta dei precari affiancandola e mescolandola a quella (se la vogliamo considerare una notizia) delle battute da osteria di terz’ordine pronunciate ieri dal Premier. Contenti loro …

Altri giornali, fra cui “Il Messaggero”, “il Giornale”, “Il Secolo d’Italia”,  “Libero”, non menzionano l’evento ancora alle 10:46 del 9 Aprile, segno che non lo considerano importante. Di nuovo … contenti loro …

9 Aprile 2011 - Il nostro tempo è adesso

Non c’è più tempo per l’attesa. [...]

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. [...]

Siamo una generazione precaria [...]

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. [...]

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. [...]

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. [...] Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. [...]

[Continua a leggere l'Appello]

Il nostro chiodo fisso, che dovrebbe essere anche quello di voi che leggete, sono la Ricerca e la Prevenzione. Ma Chiodo Fisso è anche una trasmissione radiofonica di Radio 3, che per un mese tutti i giorni si occupa con continuità di un argomento. A Febbraio l’argomento è LA RICERCA. Riportiamo 2 interviste fra le tante che potete comunque trovare sul sito della trasmissione.

Intervista a una ricercatrice dell’ISFOL in rappresentanza della Rete Ricerca Pubblica.


Intervista a un ricercatore (precario) dell’INGV.

L’Italia sembra essere piombata in una specie di medioevo culturale, in cui i ricercatori sono trattati come una setta chiusa che espelle gli eretici e nasconde le verità o la sua incapacità. Non è un caso che sia diventato uno sport nazionale di questo o quel politico, di questo o quel giornalista, quello di bollare come “inutili” gli Enti Pubblici di Ricerca.

Non è un caso che questo accada in un paese che non ha mai voluto prevenire i disastri che lo hanno duramente colpito e che con questo non ha mai voluto proteggere se stesso.

Dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009 questo atteggiamento anacronistico e antiscientifico è esploso nella forma di una polemica che in altri paesi importanti e che investono molto più di noi in ricerca, desta preoccupazione: previsione contro prevenzione. E la polemica contribuisce ancora una volta ad allontanare il nostro paese e la gente che ci vive dalla sicurezza di sopravvivere al territorio e ai fenomeni naturali.

Riportiamo di seguito un frammento di un paragrafo estratto da un importante manuale internazionale di sismologia.

tradotto da:

Nuovo Manuale di Pratica delle Osservazioni Sismologiche
(Edizione 2002) dello
IASPEI (International Association of Seismology and Physics of the Earth’s Interior)
Capitolo 8 - Reti Sismiche, di Amadej Trnkoczy, Jens Havskov and Lars Ottemöller
Par. 8.2 – Scopi di una rete sismica
Il compito di fornire un allarme sismico, che richiede una risposta immediata
dopo forti terremoti, ha lo scopo di difendere la popolazione attraverso la mitigazione delle conseguenze sociali ed economiche in seguito a terremoti distruttivi. I governi, che spesso finanziano nuove reti sismiche, enfatizzano questo obiettivo. [...]
Il monitoraggio sismico contribuisce nel lungo termine alla mitigazione del rischio sismico di una regione o un paese, e allo stesso tempo contribuisce a studiarne la sismotettonica. Le mappe di rischio sismico di un paese possono essere prodotte in modo da permettere lo sviluppo e l’implementazione di appropriati codici di costruzione. Nel lungo termine, i codici di costruzione antisismica sono molto efficaci nella mitigazione del rischio sismico. [...]