Posts contrassegnato dai tag ‘licenzia-precari’

Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!

Questa presentazione richiede JavaScript.

Ho assistito anche a questo: un concorso allucinante per laureati tecnici a cui hanno partecipato migliaia di persone ammassate all’hotel Ergife di Roma.

Le chiamano prove pre-selettive.

L’appuntamento è alle ore 8,00 per i primi 120 posti messi a concorso: laureati “con e senza esperienza” il che significa mezzo-mondo. Dal neo-laureato al ricercatore precario con curriculum che il ministro Gelmini non sarebbe neanche in grado di leggere.

Io sto lì dalle 7,30.  La prima impressione è quella di un formicaio: tanti insetti che convergono verso lo stesso buco. E’ già evidente che ci stanno ammassando in un luogo non adatto a quei numeri oceanici.

Fila per entrare. Fila per i documenti. Senso di asfissia.

Ore e ore per contarci e per dirci che dobbiamo incollare il codice a barre adesivo dove c’è scritto “codice a barre adesivo”… Ore 11,30, arriva il test: un quiz con 50 domande a risposta multipla da fare in 40 minuti.

Arriva il quiz, arriva lo scandalo.

Mi piacerebbe molto che qualche dirigente ENEA mi spiegasse il nesso tra la città in cui l’anarchico Bresci fece fuori Umberto I e l’ “Ingegneria, Sicurezza e Gestione delle centrali nucleari”, profilo per il quale ho fatto domanda, oppure tra l’art. 118 della Costituzione e “Sviluppo di sistemi laser e di tecnologie e metodologie per applicazioni laser”, posto a cui ambisce il mio vicino di banco o, ancora, tra il COVIP e “Progettazioni e sviluppo di apparati per diagnostica di plasmi termonucleari” di cui ha una certa esperienza la ricercatrice seduta davanti a me.

In questo modo selezionano il personale più adatto???

Le domande di fisica/chimica/matematica: tra Boole, l’Energia cinetica e l’Equazione di stato dei gas… Ha un senso tutto questo???

E poi il gran finale.

Ore 12,30: fila per il certificato di partecipazione. Fila per uscire dale aule. Fila gigantesca per pagare il parcheggio e fila interminabile per uscire e non c’era UN essere vivente tra il personale che cercasse di dare una mano a quei poveracci che avevano avuto la pessima idea d’infilarsi in quella specie di fossa che chiamano garage. Mi sento soffocare, voglio uscire, voglio aria. Esco su Via Aurelia alle ore 14,50.

Ore 20,30, dopo un pomeriggio con mal di testa cosmico, vomito tutta la rabbia, lo sdegno, l’indignazione e il disgusto per come siamo trattati, per quello che siamo costretti a fare dopo anni di ricerca e per tutto ciò che ancora mi (ci) aspetta, immersa come sono in questa condizione di precarietà lavorativa e deprimente incertezza sul futuro.

Una sola parola è concessa: vergogna.

______________________________________________

AGGIORNAMENTI: 15 novembre 2010

In Procura il Concorso beffa per l’Enea

nessuno sapeva la data della prima prova

Il Codacons denuncia lo strano iter della selezione per 120 posti da funzionario all’ente per l’energia. Il luogo del test è stato svelato solo 10 giorni prima
Leggi tutto: articolo_Repubblica

______________________________________________

Per unirsi al ricorso per il mancato avviso della prova preselettiva:
http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=127027

Per tutti gli interessati ad inoltrare una rchiesta di ACCESSO AGLI ATTI ossia per prendere visione di graduatorie e motivi di esclusione da impugnare eventualmente in un ricorso, questo è il modulo da compilare e portare (eventualmente inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno):

Sede Legale ENEA - Lungotevere Thaon Di Revel, 76

00196 – Roma

Att.ne del Commissario Ing. Lelli

Att.ne del Responsabile UCP AVV. Vecchi

Oggetto: Richiesta di accesso agli atti del concorso pubblico bando n………

Il Sottoscritto………………………………………………………..,

nato a ………………………….….., il …………………….…….,

residente in ………………………………………………………….,

alla via ………………………………………………….………….….,

tel. …………………….……….………,

CHIEDE

Di prendere visione con rilascio di copia semplice/autenticata dei seguenti documenti amministrativi relativi al concorso in oggetto:

- Verbale dell’ammissione al test preselettivo

- Verbale dell’esito finale del test con graduatoria complessiva (e posizione del singolo candidato richiedente i documenti)

- Verbale con cui sono stati stabiliti i criteri di valutazione dei titoli

- Verbale della valutazione dei titoli con relativa graduatoria

- Verbale di istituzione della commissione

…………………………………………………………………………………………………………………………………………..

………………, li ……………………

Il sottoscritto

(firma)

PDF: richiesta accesso atti

_____________________________________________________________________

… circa 230 stabilizzandi -dal 2007- MAI stabilizzati e

circa 170 precari non rientrati nel processo di stabilizzazione esclusivamente per tipologie contrattuali non riconosciute.

Stiamo perdendo ogni diritto al futuro per noi e per i nostri figli …

… e sta avvenendo per legge!


l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è in gravi difficoltà. L’ente che ha come ruolo primario il servizio di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano corre il concreto rischio di perdere buona parte del personale precario e, con esso, la capacità di svolgere il proprio compito in modo efficiente. I quasi 400 lavoratori precari, di cui circa 230 inseriti nel processo di stabilizzazione del personale (legge 27 dicembre 2006, n. 269), da settembre del 2008 manifestano la fortissima preoccupazione per il proprio futuro. Ricercatori e tecnici precari che in una lunga carriera hanno maturato una formazione scientifica di altissimo profilo e che per tale motivo sono parte integrante dell’attività di sorveglianza. Competenze che hanno permesso di indirizzare l’intervento della Protezione Civile fin dai primi secondi successivi al disastroso terremoto del 6 aprile.

Noi precari monitoriamo ogni giorno i terremoti e sorvegliamo l’attività di sette vulcani italiani. Eppure rischiamo di essere lasciati per strada.

I nostri contratti sono tutti a termine…

Nel parlamento e nel governo sembrano essere tutti d’accordo con 4 ordini del giorno a favore: la dotazione organica dell’INGV è sottodimensionata con 582 posti ma ~1000 dipendenti –il doppio!!!- (di cui ~400 precari) e deve essere aumentata. Non costa nulla di più allo stato (se non l’approvazione di un provvedimento di legge). Però non si fa e l’INGV, senza dotazione organica sufficiente, resta imprigionato nell’impossibilità di applicare anche le norme vigenti e loro modificazioni.

Un pressing politico bipartisan, ma a tutt’oggi nessun atto concreto è stato adottato.

In tanti anni, c’è chi le promesse le ha mantenute e chi invece non le mantiene mai. Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di Ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

E le promesse del Governo???

__________________________________

Concludiamo con due -amare- risate: ecco la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.

(gli “attori” del seguente spot sono tutti ricercatori precari………)

Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

C’è chi le promesse le ha mantenute e di chi invece le non le mantiene mai.

Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

Quella che segue è una rassegna stampa ragionata degli ultimi 25 anni.

Il Mattino, 26 Novembre 1984. “[...] Il problema maggiore resta quello dei fondi: la domenica l’Istituto continua a rimanere chiuso, come è successo nel Novembre 1980, perché la mia proposta di ampliare l’organico è stata respinta. [...]” –> Continua

A parlare era Enzo Boschi, allora presidente dell’ING (Istituto Nazionale di Geofisica … senza Vulcanologia). Nel 1980 il 23 novembre un terremoto di Magnitudo 6.8 colpì l’Irpinia. La rete sismica centralizzata ancora non esisteva e dare un epicentro appena decente era un’impresa. I soccorsi non furono in grado di arrivare nella zona epicentrale per giorni, perdendosi nei luoghi esterni meno danneggiati. Questo ebbe un costo altissimo in termini di vittime. In più non c’era personale ne fondi per istituire la sorveglianza sismica h24 né per approfondire la ricerca sui terremoti e creare legami di collaborazione forti (incluso lo scambio dati) con Giappone, Stati Uniti e con il resto della comunità scientifica in generale. L’unica cosa che, con pochi fondi e poco personale, si era riusciti a fare era mettere in collegamento fra di loro, a centralizzare cioè, la cinquantina (!) di stazioni sismiche già esistenti.

L’ING in quel momento fece la prima promessa: mettere su una rete sismica di alto livello, seguendo l’esempio del Giappone e della California, e creare un monitoraggio h24. Si chiedevano soldi e personale che, come al solito, non arrivarono fino a dopo il successivo terremoto forte: Val Comino 1984. Intanto però fiumi di denaro scorrevano (lontani) nelle mille clientele post-terremoto dell’Irpinia (ma quello della legge 219/81 è un altro capitolo).

Altro stralcio di una intervista, stavolta di Oliviero Beha, al presidente dell’ING.

La Repubblica – 19 Dicembre 1984: Mezza Italia è da Rifare, dicono al 113 dei Terremoti. di Oliviero Beha.

[...] Ma ci rendiamo conto di ospedali, scuole, stazioni, gli stessi stadi di calcio costruiti senza alcun criterio antisismico? Poi dopo ci si lamenta. Bisogna bonificare le proprie strutture”. [...] Ma siamo in tempo? “Comunque non si può ragionare in termini di “day after”, bisogna pensare a noi, ai figli, ai nipoti. Se no che civiltà è? In Giappone dopo il 1920 si sono posti il problema, in California lo stesso, [...] …certo, ci vuole la volontà politica”.[...] Tornando agli scenari, vanno bene intanto i pompieri ma se non si agisce radicalmente… “E’ così: o decidiamo di trasferirci tutti in Africa, oppure mettiamo mano al problema. [...] “Bisogna finirla con la rimozione del terremoto sia da parte del governo che della gente, la quale pensa a rifarsi il bagno e la cucina. E allora rifaccia la casa anche considerando il terremoto” [...] “adattare le vecchie costruzioni costa mediamente il 30 per cento del loro valore. E’ fattibile, no? Se no poi i miliardi si spendono per i danni, e domando [...] se avere negli occhi Gibellina come Hiroshima non sia un crimine, un crimine poi evitabile con impegno non insormontabile”. – Le diranno che così fa scappare i turisti. “Basta non drammatizzare, decidere con calma ma decidere del nostro futuro, insegnare nelle scuole un’ educazione sismica, come si fa per il codice stradale. Bonificare gli edifici, pensando anche alle opere d’ arte, che significano costi alti ma che se no andranno perdute. Con la disoccupazione che c’ è… Non vorremo mica stare con le mani in mano pensando che tanto la scossa non arriva, no? Insomma, c’ è un circolo vizioso da rompere [...]“. Leggi tutto

Qui l’ING, il futuro INGV, nel 1984 fa una seconda e una terza promessa: la seconda promessa, fondamentale, è “insegnare alle generazioni future la cultura del terremoto” … come si fa con il codice della strada. La terza promessa, non detta, è continuare a fornire informazioni sempre più attendibili su quali siano le zone pericolose sismicamente e quanto lo siano: le cosiddette Carte della Pericolosità Sismica. Quelle informazioni che servono a costruire edifici antisismici adatti al livello di pericolosità di quella determinata zona e che servono a ristrutturare gli edifici esistenti.

La Gazzetta del Mezzogiorno – 9 Novembre 1984. Il Rischio Terremoto.

“[...] Il problema semmai, fa osservare Barberi, è quello di uscire da una visione ritardata della Protezione Civile, vista fino a oggi come una sorta di struttura per la «gestione della catastrofe», elevandola e qualificandola nel settore della prevenzione che è il vero quadrante sul quale devono essere finalizzati gli sforzi di politici e studiosi, non dimenticando mai che il vero scopo è quello di salvaguardare la popolazione. [...] E’ assurdo infatti che scuole, ospedali, caserme, che sono anche i primi centri di raccolta in caso di terremoti, non siano a priori garantiti, previ opportuni lavori di consolidamento, rispetto agli effetti delle scosse. [...] Dunque, un problema di «cultura» della prevenzione che passa anche attraverso la razionalizzazione delle spese di costruzione degli edifici. [...] Ma come si fa a tirare su una casa [...] e non provvedere con una spesa [...] tra il 5 e il 10% alla salvaguardia dell’edificio?” –> Leggi tutto

Altro anno altro stralcio: 1985.

L’Europeo – 5 ottobre 1985. Diamoci una mossa prima della scossa.

Lo stato deve provvedere subito a rafforzare i suoi edifici: gli ospedali, le scuole, le prefetture, le sedi delle forze dell’ordine. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica [...], non ha dubbi: “Ci sono in Italia sette zone dove un evento sismico [...] è ormai diventato altamente probabile. Non sappiamo quando avverrà: se fra un anno, fra cinque o fra venti. E nessuno può dirlo. [...] Non sarà  mai violento come quello del Messico. Ma sappiamo che ci sarà. Dove? Cinque delle zone a rischio sono nella penisola: la Garfagnana, il Forlivese, la Marsica [comprendente trentasette comuni della provincia dell'Aquila; n.d.r], il Cosentino e la Sila. [...] [Leggi tutto]

Il titolo dell’articolo è emblematico, come d’altronde le sue prime righe. L’articolo alla fine riporta dati sul forecasting a lungo termine e anche le “istruzioni” pratiche del responsabile della Protezione Civile di allora, Zamberletti, alla popolazione su come comportarsi in caso di terremoto.

Una curiosità: nel 1988 in relazione al terremoto dell’Armenia scoppia la solita bufera sulla previsione dei terremoti. Lo strumento in quel caso misurava l’elettricità. Le accuse alla comunità scientifica sempre le stesse e il comportamento dei media sempre lo stesso, come oggi. Nessuno, allora come oggi, si preoccupava di ascoltare invece le pillole di PREVENZIONE che la comunità scientifica consegnava annualmente alla politica.

Che poi in Italia non si possa parlare di previsione dei terremoti perché c’è il veto della comunità scientifica è una balla che è smentita dai convegni che già negli anni 80 si organizzavano sulla materia.

Saltiamo al 90.

La repubblica del 14 dicembre 1990. Dateci Subito 100 miliardi.

Basterebbero cinquantamila miliardi in dieci anni per rendere antisismiche le zone più a rischio della Sicilia. Il suggerimento avanzato più volte dal professor Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, è rimasto inascoltato. Anzi, da tre anni nella legge finanziaria è stata cancellata qualsiasi voce che faccia riferimento alla prevenzione dei terremoti. Lo stanziamento di trecento miliardi per interventi organici in assenza di emergenza, fatto inserire dall’allora ministro per la Protezione civile Zamberletti, è stato tagliato dalla finanziaria 87 e mai più riproposto. Ieri pomeriggio, dopo il nuovo sisma che ha sconvolto la provincia di Siracusa, [...]. [Leggi tutto]

Altro salto. Dieci anni avanti.

La repubblica del 12 settembre 2000. Tutti sanno, nessuno si muove 1000 miliardi per salvare il Paese.

[...] In Italia, se ne vanno settemila miliardi l’ anno per tragedie dovute all’ incuria, all’ assenza di manutenzione. Dunque, investendo un decimo, prima del disastro, salveremmo il Paese … [...]. E il paradosso è che siamo informatissimi sui rischi. Abbiamo mappe minuziose di ogni lembo di territorio dove può montare una piena, staccarsi una frana, tremare il suolo. Se va alla Protezione civile, le vede appese ai muri, immense. Mica ce le avrebbe trovate, vent’ anni fa. [...]. La comunità scientifica ha lavorato sodo, come e meglio di Germania, Inghilterra, Svizzera… E poi? [...] [Leggi tutto]

Iniziamo con un fatto: mentre moltissimi enti locali, come la Regione Sicilia e la Regione Calabria, stabilizzano, i 400 precari dell’INGV, dopo oltre un anno di mobilitazione e mille promesse, sono ancora precari.

La politica è sorda. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non risponde. Il Governo non si assume responsabilità. Il parlamento non delibera. …e l’INGV affonda.

Da settembre 2008 seguiamo con crescente apprensione e rabbia le alterne vicende della legislazione sulla stabilizzazione dei precari degli Enti Pubblici di cui come dipendenti di un EPR (Ente Pubblico di Ricerca) facciamo parte.
Ricordiamo che l’INGV, l’istituto che in Italia sorveglia (h24) e fa ricerca sui fenomeni sismici e vulcanici, è uno dei più importanti enti di geofisica del panorama mondiale. Queste attività sono svolte da circa 1000 dipendenti (fra ricercatori, tecnici e amministrativi) di cui circa 400 sono tutt’ora precari.
A differenza di altri EPR, l’INGV ha, da anni, una dotazione organica di circa 600 posti, largamente inferiore a quanto necessario per svolgere i propri compiti di ricerca e protezione civile che al momento sono garantiti anche dall’apporto dei precari.
L’INGV però non poteva e non può ancora stabilizzare, ma nemmeno fare concorsi, perché ha una dotazione organica insufficiente.

La dotazione organica può essere aumentata solo con un provvedimento parlamentare. Per questo abbiamo chiesto ripetutamente al Governo di farsi carico e risolvere la nostra situazione. Ben quattro volte (a partire dal 30 novembre 2008) il governo è stato messo alle strette dal parlamento, che lo ha impegnato, tramite ordini del giorno spesso bipartisan, a risolvere la questione INGV.

Con l’emergenza aquilana, come spiegato da un banner che compare sopra ogni mappa di evento sismico e che è stato letto da decine di migliaia di persone da tutto il mondo, abbiamo agito con senso del dovere e responsabilità verso la popolazione colpita dal sisma. I primi a partire per L’Aquila, la notte del 6 aprile, sono stati lavoratori precari dell’INGV e non certo per curiosità. Precario, all’INGV, non è sinonimo di giovane inesperto alla prime armi; in molti casi vuol dire ricercatore di fama internazionale, con competenze acquisite in Italia e all’estero. Un professionista in grado di analizzare un fenomeno complesso e pericoloso come è il terremoto.
Mai abbiamo pensato di legare le sorti del nostro futuro alla gestione di una crisi e al dolore delle persone. La mole di lavoro, il supporto alle squadre sul campo, la raccolta e l’analisi di dati, le campagne di informazione, le infinite ore di straordinario ne sono la testimonianza.

I lavoratori dell’INGV hanno anche dovuto subire vigliacchi attacchi mediatici (l’esempio più eclatante è un vergognoso articolo comparso su “Libero” il 24 aprile di quest’anno), senza avere la possibilità di replica. Né ha giovato l’atmosfera di generalizzato e superficiale odio che si  respira da un anno nei confronti della pubblica amministrazione.

Le gratificazioni e, sembra paradossale, gli incoraggiamenti nella mobilitazione sono venuti invece proprio dalla gente che il terremoto l’ha subìto. Non si tratta di coincidenze. Con loro ci siamo confrontati, per le strade de L’Aquila e nelle piazze di Roma. Abbiamo bypassato giornali e televisioni, abbiamo spiegato chi siamo e cosa facciamo. Da loro abbiamo avuto il massimo rispetto, a loro abbiamo dedicato il massimo delle nostre capacità tecniche e scientifiche.

Adesso, ultimo atto, il 3 agosto 2009 è stato convertito in legge il cosiddetto “Decreto Anti-Crisi” che ora si chiama Legge 3 agosto 2009, n. 102. L’articolo 17  comma 10 -18 Gli articoli dal 10 al 18 narra di come i precari della pubblica amministrazione possano essere assunti ma dietro una serie di condizioni e che comunque il tutto dovrà finire entro il 2012. Gli enti locali (comuni, province e regioni) hanno, sembra, tutte le condizioni per procedere alle stabilizzazioni e pertanto lo fanno, come stiamo dimostrando post dopo post. Gli Enti di ricerca che hanno la dotazione organica sufficientemente libera e i soldi possono procedere. L’INGV no. Come detto, il governo, nonostante gli impegni presi più e più volte, non ci ritiene evidentemente di alcuna importanza e quindi non si è impegnato a scrivere una riga (“la dotazione organica dell’INGV è stabilita in …, è autorizzato a … ecc”) in nessuno dei provvedimenti passati per il parlamento, complici i voti di fiducia imposti.
Inoltre, siccome noi siamo un ente giovane (pochi pensionabili e molti “giovani”) non abbiamo nemmeno il turn-over. Dunque l’intero Decreto Anti-Crisi è per noi una beffa.
Speriamo che il parlamento sia ancora in grado di fare delle valutazioni adeguate e che il governo rispetti gli impegni e si assuma le proprie responsabilità.
Noi non mancheremo di tenere alta l’attenzione sulla nostra situazione: il destino di questo ente è inscindibilmente legato a quello dei suoi lavoratori.

I precari INGV

L’appuntamento per i precari della pubblica amministrazione, sostenuti da RdB-Cub, è per chiedere il ritiro dell’articolo 7 del disegno di legge delega n. 1167, che abroga, dal 1° luglio 2009, tutte le norme in materia di stabilizzazione.

****************************************

Mercoledì 18 febbraio i precari delle Pubbliche Amministrazioni insieme alla RdB-CUB presidieranno Palazzo Madama, mentre le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro del Senato si accingono ad esaminare un ennesimo provvedimento che andrà a colpire i lavoratori precari.

“Se verrà approvato anche dal Senato, il DDL A.S. 1167, ed in particolare l’art.7, sancirà l’abrogazione di tutte le norme di stabilizzazione del precariato e il blocco di fatto anche dei processi di stabilizzazione avviati e faticosamente conquistati con le mobilitazioni di questi ultimi anni”, chiarisce Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RdB-CUB P.I. “La conseguenza immediata sarà la cancellazione di qualsiasi prospettiva, certezza, diritto e futuro, per centinaia di migliaia di precari presenti in tutta le P.A., con il rischio concreto che questi lavoratori vengano espulsi dai posti di lavoro dove operano da anni, consentendo alle Amministrazioni e agli Enti di funzionare e di svolgere il proprio compito istituzionale”.

“La RdB-CUB, da sempre impegnata a fianco dei precari – prosegue Fiorentini – chiede il ritiro dell’art. 7 del DDL 1167, il completamento dei processi di stabilizzazione, l’estensione dei diritti a tutte le tipologie di precariato opponendosi ai licenziamenti per fine contratto. I provvedimenti già adottati dal governo, con tagli degli organici, blocchi del turn-over e limiti alle spese del personale, scaricano i costi della crisi sui lavoratori più deboli e senza diritti. Per questo il 18 febbraio saremo davanti al Senato, e manifesteremo contro il furto di futuro ai danni di migliaia di lavoratori”, conclude il dirigente RdB-CUB P.I..

http://nazionale.rdbcub.it/index.php?id=20&tx_ttnews%5Btt_news%5D=17845&MP=63-552&no_cache=1


In Piazza contro il Furto di Futuro

comunicato

Scarica il PDF

INCHIESTA/ La seconda puntata del nostro viaggio nell’universo del precariato
Il caso di Nicola, che monitora i terremoti all’Istituto di geofisica di Bologna

di Michele Smargiassi

BOLOGNA - Se la Turchia si muove, se l’Africa si avvicina all’Europa anche solo di un millimetro, Nicola Cenni si mette al computer e dopo un po’ riesce a dirti se, poniamo, sull’Appennino pistoiese è cresciuto il rischio tellurico. Questo fanno i geofisici come lui. Ma quali terremoti siano in agguato, il cielo non voglia, nel suo futuro prossimo di precario intellettuale, questo non è in grado di prevederlo. Ora meno che mai.[...]
Leggi tutto:

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/inchiesta-precari/univers/univers.html

Alleghiamo uno stralcio della seduta della camera durante la quale è stato approvato un ordine del giorno proposto dall’on. Pepe (PDL) e favorevole all’INGV. Il governo aveva richiesto il ritiro od una riformulazione.