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Fare ricerca in ambito pubblico e poter contare su un sistema di formazione e tutela delle professionalità scientifiche sta diventando una chimera. Anche il solo parlarne sembra quasi di cattivo gusto, perché implica dei costi in un momento in cui la spesa pubblica è stigmatizzata. Ma sotto il termine “costo” si celano tanto sprechi quanto investimenti.

La ricerca pubblica è un investimento, soprattutto quella sismologica, vulcanologica ed ambientale in un territorio devastato da disastri naturali o causati dall’uomo. Fisici, geologi, ingegneri, informatici, personale tecnico ed amministrativo costituiscono un inestimabile patrimonio di professionalità al servizio dello Stato. Quasi 400 lavoratori dell’INGV, tuttavia, sono a tempo determinato, così determinato da sfiorare in alcuni casi i 20 anni. Anni fatti di ricerca, di esperienze all’estero, di pubblicazioni, di strumentazione del territorio, di monitoraggio, di supporto vitale per la Protezione Civile, di divulgazione alle scuole e alla popolazione. Anni in cui si è cercato, soprattutto con l’impegno dell’ex-presidente Enzo Boschi, di tutelare queste professionalità facendo scudo ai tentativi di sottrazione di risorse da parte di Bertolaso, alle umiliazioni imposte dagli indegni ministri Gelmini e Brunetta, agli attacchi strumentali che hanno seguito il terremoto de L’Aquila del 2009, alle riforme del lavoro della commossa Prof.ssa Fornero.

La tutela dei precari si basava sul riconoscimento del loro ruolo indispensabile nelle attività istituzionali dell’ente, nella Ricerca, nel monitoraggio e nel servizio. Passa la legge di stabilizzazione, ma l’INGV non riesce a consolidare le professionalità perché la sua dotazione organica non lo permette: è troppo sottodimensionata rispetto alle attività previste. I numerosi ordini del giorno che impegnano Camera e Senato a “risolvere il problema INGV” assumono negli anni il sapore della beffa che accompagna il danno della mancata stabilizzazione. Ma si cerca di salvare il funzionamento dell’ente accogliendo il personale precario sui cosiddetti “fondi ordinari”, quelli finanziati dal ministero. Poca cosa rispetto ad un inserimento in ruolo, ma almeno un segno concreto del fatto che l’INGV sa far fronte “come un sol uomo” alle congiunture negative.

Ma la musica cambia. Arriva, nel 2012, un nuovo presidente (il Prof. Stefano Gresta) che segue la fugace comparsata del Prof. Domenico Giardini, 100 giorni sullo scranno più alto per poi defilarsi nel Consiglio d’Amministrazione dell’ente, la vera cabina di regia per di più sufficientemente opaca. Più roboante è però l’arrivo del Dott. Massimo Ghilardi, Direttore Generale INGV dal settembre 2012: col suo curriculum snello percorre il tunnel gelminiano che va dal Consiglio Comunale del paese di Chiari (Brescia) a Viale Trastevere, dove lo attende la  Ministra in persona. Poi, con l’avvento al “governo dei tecnici”, anch’egli ripiega su lidi più propizi, percorrendo l’ultimo tratto di tunnel da Trastevere alla Direzione Generale dell’INGV.

E’ una musica scandita da piglio autoritario e scarsa conoscenza del mondo della Ricerca, e dell’INGV in particolare. Parte quindi una lotta contro l’inefficienza che non manca di elargire generose consulenze a società esterne (che abbiano già lavorato per il Comune di Chiari è una coincidenza? Leggete qui.), società  esperte in “ottimizzazione della produzione”, in un posto in cui la produzione è già riconosciuta ufficialmente come top mondiale (Science Watch 2008, giusto per citare l’esempio più noto).

Piglio autoritario che arriva a stracciare accordi sindacali, già siglati dai precedenti vertici e riguardanti i rinnovi del personale precario; una scelta arbitraria basata su un presupposto del tutto infondato: lo status di “stabilizzando”, ossia avente diritto al rinnovo fino ad assunzione (come previsto per legge dalla Finanziaria 2007) per qualche ragione ignota a tutti, ma non a lui, non esiste più.

Ma è proprio in base a questa presa di posizione che arriva l’ultimo “coup de théâtre”, avallato (come tutto il resto d’altronde) dal Consiglio di Amministrazione, che proietta il personale precario verso il licenziamento: un blocco di oltre  200 unità viene spostato dai fondi ordinari ai “fondi di progetto”. Fondi sempre pubblici (nazionali o europei) subordinati però a precise “mission”, spesso in rapporto con l’industria privata, mortificando e annichilendo la libertà di ricerca di professionisti che all’estero sono riconosciuti come “esperti di chiara fama”.

Questi fondi hanno altri due difetti: terminano con la fine dei progetti (e con loro, ovviamente, i contratti) e già si sa che non saranno sufficienti a tenere in servizio tutto il personale interessato.

Come in un angosciante racconto di Dino Buzzati, abbiamo dedicato una vita per essere buoni scienziati, ma gradualmente ci avviciniamo alla soglia del licenziamento: dicembre 2013. Purtroppo non si tratta di una storia inventata.

Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!

http://video.repubblica.it/

Alla vigilia del terzo anniversario della tragedia dell’Aquila, i ricercatori dell’Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) sono entrati in agitazione perché fine anno, oltre 200 di loro saranno licenziati. Sono gli stessi che nei giorni del sisma affrontarono la prima emergenza. E che oggi studiano come prevenire altri disastri. Il governo tace sulla loro sorte. Ernesto Manfrè ha sentito Raffaele Di Stefano, sismologo precario quarantenne, con anni di studio passati all’estero

In 3 anni di “riforme” del mondo della conoscenza, dalla scuola all’Università fino agli Enti Pubblici di Ricerca, siamo stati abituati alla presentazione, da parte del Governo attuale, di questi provvedimenti come di qualcosa di epocale che elimina gli sprechi, caccia i lestofanti e rimette le cose in ordine lanciando l’Italia verso modelli di riferimento esteri brillantissimi … a costo ZERO. Fantastico.

Di proposito però si dimenticano di dire che in quei Paesi presi fintamente a modello, ci sono due cose che nessuna di queste “riforme” cita nemmeno di striscio: il doppio (quando va male) dei finanziamenti (in % rispetto al PIL) sia pubblici che privati e l’assunzione di responsabilità da parte dei livelli dirigenziali.

Sebbene il mondo universitario, della ricerca e della scuola, sentano l’esigenza di cambiare in meglio il modo in cui funzionano i rispettivi ambiti, logicamente si scatena una reazione nel momento in cui, il governo preferisce imporre le riforme, sostituendo al dialogo coi diretti interessati, operazioni di pura propaganda.

Scuola, Università e Ricerca infatti non hanno bisogno di e non vogliono l’ennesima inutile riforma, con cui qualche ministrucolo e il suo governo cercano di passare alla storia o semplicemente di dispensare favori a questa o quella lobby. I veri riformatori necessitano di e chiedono solo quattro cose:

1) il raddoppio dei fondi (almeno al livello medio OCSE!) sia pubblici che privati

2) un sano controllo della produttività (adattando il concetto di produttività ai diversi ambiti della conoscenza)

3) assunzione di responsabilità dei livelli dirigenziali

4) una prospettiva di carriera non solo meritocratica ma anche NON schizofrenica (com’è ora), in cui il precariato non sia endemico

Il resto è noia e lobbying.

E qui arriviamo a Confindustria. Per 2 anni e mezzo la Confindustria ha amoreggiato col governo attuale, forse perché lo ha visto ben orientato all’aumento dei profitti delle industrie basato non sull’innovazione e il rilancio ma sulla riduzione di diritti e salari. Ora che appare moribondo e dopo aver capito (?) che per 2 anni e mezzo, di investimenti per il rilancio dell’economia in fase di crisi non se ne è parlato nemmeno di striscio, la Marcegaglia sta scaricando il governo morente … ma preme, insolitamente, perché il moribondo approvi in extremis una riforma contestatissima e assolutamente non discussa con i diretti interessati (piuttosto ben disposti) come avrebbe dovuto.

Perché?

Una possibile e probabile risposta è che la riforma, dietro un velo di meritocrazia assolutamente non reale (in Italia non si eliminerà mai il nepotismo per legge ma solo con seri controlli di produttività), regala per l’ennesima volta, e gratis, tonnellate di risorse pubbliche ai privati e, nella fattispecie della Confindustria, ai grandi gruppi industriali.

All’estero (media e top OCSE) i privati investono più del pubblico in ricerca e sviluppo e non lo fanno sempre con una diretta ricaduta ma perché sanno che indirettamente ci guadagneranno comunque dall’accelerazione dello sviluppo del Paese, dalla disponibilità di una seria classe di ricercatori e da una certa quantità di brevetti pubblici (quindi gratuiti) a partire dai quali potranno fare i loro remunerativi  brevetti privati. Poi ovviamente c’è il finanziamento diretto a linee di ricerca proprietarie … ma questo è ovvio, ben accetto e naturale.

In Italia il privato investe meno del pubblico. E il pubblico investe meno degli altri paesi OCSE.

Entrare nei CDA delle Università, per le imprese italiane, vuol dire poter usufruire delle risorse pubbliche e orientarle a piacimento senza rischiare di tasca propria. E’ ovvio che una Confindustria pavida e poco lungimirante come si è dimostrata la nostra, non chieda altro che continuare a NON FARE il proprio dovere avendo persino in regalo (indirettamente) un enorme patrimonio pubblico. Siamo alle solite.

D’altronde la nostra Confindustria è baronale e nepotista. Che ci possiamo aspettare?

Se la riforma fosse stata discussa PRIMA con le parti interessate, con le reti di ricercatori, con i docenti, con gli studenti, avremmo probabilmente avuto un’Università migliore, un’industria spinta ad assumersi le sue responsabilità e un Paese migliore … senza conflitto per le strade.

Il governo ha scelto altrimenti ma soprattutto una classe imprenditoriale fatiscente, pavida e assistenzialista ha deciso ancor una volta altrimenti.

Per questo, solidarietà alla rete di protesta nella speranza che il DDL non passi al Senato.

Raffaele, Ricercatore precario

Ho assistito anche a questo: un concorso allucinante per laureati tecnici a cui hanno partecipato migliaia di persone ammassate all’hotel Ergife di Roma.

Le chiamano prove pre-selettive.

L’appuntamento è alle ore 8,00 per i primi 120 posti messi a concorso: laureati “con e senza esperienza” il che significa mezzo-mondo. Dal neo-laureato al ricercatore precario con curriculum che il ministro Gelmini non sarebbe neanche in grado di leggere.

Io sto lì dalle 7,30.  La prima impressione è quella di un formicaio: tanti insetti che convergono verso lo stesso buco. E’ già evidente che ci stanno ammassando in un luogo non adatto a quei numeri oceanici.

Fila per entrare. Fila per i documenti. Senso di asfissia.

Ore e ore per contarci e per dirci che dobbiamo incollare il codice a barre adesivo dove c’è scritto “codice a barre adesivo”… Ore 11,30, arriva il test: un quiz con 50 domande a risposta multipla da fare in 40 minuti.

Arriva il quiz, arriva lo scandalo.

Mi piacerebbe molto che qualche dirigente ENEA mi spiegasse il nesso tra la città in cui l’anarchico Bresci fece fuori Umberto I e l’ “Ingegneria, Sicurezza e Gestione delle centrali nucleari”, profilo per il quale ho fatto domanda, oppure tra l’art. 118 della Costituzione e “Sviluppo di sistemi laser e di tecnologie e metodologie per applicazioni laser”, posto a cui ambisce il mio vicino di banco o, ancora, tra il COVIP e “Progettazioni e sviluppo di apparati per diagnostica di plasmi termonucleari” di cui ha una certa esperienza la ricercatrice seduta davanti a me.

In questo modo selezionano il personale più adatto???

Le domande di fisica/chimica/matematica: tra Boole, l’Energia cinetica e l’Equazione di stato dei gas… Ha un senso tutto questo???

E poi il gran finale.

Ore 12,30: fila per il certificato di partecipazione. Fila per uscire dale aule. Fila gigantesca per pagare il parcheggio e fila interminabile per uscire e non c’era UN essere vivente tra il personale che cercasse di dare una mano a quei poveracci che avevano avuto la pessima idea d’infilarsi in quella specie di fossa che chiamano garage. Mi sento soffocare, voglio uscire, voglio aria. Esco su Via Aurelia alle ore 14,50.

Ore 20,30, dopo un pomeriggio con mal di testa cosmico, vomito tutta la rabbia, lo sdegno, l’indignazione e il disgusto per come siamo trattati, per quello che siamo costretti a fare dopo anni di ricerca e per tutto ciò che ancora mi (ci) aspetta, immersa come sono in questa condizione di precarietà lavorativa e deprimente incertezza sul futuro.

Una sola parola è concessa: vergogna.

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AGGIORNAMENTI: 15 novembre 2010

In Procura il Concorso beffa per l’Enea

nessuno sapeva la data della prima prova

Il Codacons denuncia lo strano iter della selezione per 120 posti da funzionario all’ente per l’energia. Il luogo del test è stato svelato solo 10 giorni prima
Leggi tutto: articolo_Repubblica

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Per unirsi al ricorso per il mancato avviso della prova preselettiva:
http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=127027

Per tutti gli interessati ad inoltrare una rchiesta di ACCESSO AGLI ATTI ossia per prendere visione di graduatorie e motivi di esclusione da impugnare eventualmente in un ricorso, questo è il modulo da compilare e portare (eventualmente inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno):

Sede Legale ENEA - Lungotevere Thaon Di Revel, 76

00196 – Roma

Att.ne del Commissario Ing. Lelli

Att.ne del Responsabile UCP AVV. Vecchi

Oggetto: Richiesta di accesso agli atti del concorso pubblico bando n………

Il Sottoscritto………………………………………………………..,

nato a ………………………….….., il …………………….…….,

residente in ………………………………………………………….,

alla via ………………………………………………….………….….,

tel. …………………….……….………,

CHIEDE

Di prendere visione con rilascio di copia semplice/autenticata dei seguenti documenti amministrativi relativi al concorso in oggetto:

- Verbale dell’ammissione al test preselettivo

- Verbale dell’esito finale del test con graduatoria complessiva (e posizione del singolo candidato richiedente i documenti)

- Verbale con cui sono stati stabiliti i criteri di valutazione dei titoli

- Verbale della valutazione dei titoli con relativa graduatoria

- Verbale di istituzione della commissione

…………………………………………………………………………………………………………………………………………..

………………, li ……………………

Il sottoscritto

(firma)

PDF: richiesta accesso atti

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… circa 230 stabilizzandi -dal 2007- MAI stabilizzati e

circa 170 precari non rientrati nel processo di stabilizzazione esclusivamente per tipologie contrattuali non riconosciute.

Stiamo perdendo ogni diritto al futuro per noi e per i nostri figli …

… e sta avvenendo per legge!


l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è in gravi difficoltà. L’ente che ha come ruolo primario il servizio di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio italiano corre il concreto rischio di perdere buona parte del personale precario e, con esso, la capacità di svolgere il proprio compito in modo efficiente. I quasi 400 lavoratori precari, di cui circa 230 inseriti nel processo di stabilizzazione del personale (legge 27 dicembre 2006, n. 269), da settembre del 2008 manifestano la fortissima preoccupazione per il proprio futuro. Ricercatori e tecnici precari che in una lunga carriera hanno maturato una formazione scientifica di altissimo profilo e che per tale motivo sono parte integrante dell’attività di sorveglianza. Competenze che hanno permesso di indirizzare l’intervento della Protezione Civile fin dai primi secondi successivi al disastroso terremoto del 6 aprile.

Noi precari monitoriamo ogni giorno i terremoti e sorvegliamo l’attività di sette vulcani italiani. Eppure rischiamo di essere lasciati per strada.

I nostri contratti sono tutti a termine…

Nel parlamento e nel governo sembrano essere tutti d’accordo con 4 ordini del giorno a favore: la dotazione organica dell’INGV è sottodimensionata con 582 posti ma ~1000 dipendenti –il doppio!!!- (di cui ~400 precari) e deve essere aumentata. Non costa nulla di più allo stato (se non l’approvazione di un provvedimento di legge). Però non si fa e l’INGV, senza dotazione organica sufficiente, resta imprigionato nell’impossibilità di applicare anche le norme vigenti e loro modificazioni.

Un pressing politico bipartisan, ma a tutt’oggi nessun atto concreto è stato adottato.

In tanti anni, c’è chi le promesse le ha mantenute e chi invece non le mantiene mai. Nello statuto del nostro ente, nei nostri progetti, nelle nostre attività sono contenute delle promesse importanti, fatte alla popolazione, i cui risultati consentono di preservare il territorio e costituiscono un fondamentale volano per l’economia e lo sviluppo. Il personale degli Enti Pubblici di Ricerca, e quello dell’INGV fra questi, ha fatto delle promesse e le ha  mantenute.

E le promesse del Governo???

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Concludiamo con due -amare- risate: ecco la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.

(gli “attori” del seguente spot sono tutti ricercatori precari………)

Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

A Roma, davanti al parlamento dove, da diversi anni, passa ogni nefandezza contro Scuola, Università ed Enti Pubblici di Ricerca, ieri c’è stata una manifestazione contro il DDL Gelmini sull’Università.
La discussione del provvedimento è stata rinviata perché la Tesoreria dello Stato, casualmente un giorno prima della manifestazione, ha dichiarato la mancanza di copertura finanziaria per alcuni emendamenti.
Lascio ogni commento al video de “Il Fatto Quotidiano” sulla piazza e poi a quello di Repubblica TV sull’irruzione di una parte dei manifestanti alla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)

 

Irruzione alla CRUI da Repubblica TV

Il messaggio della Manovra Finanziaria è il seguente:

  1. gli Enti Pubblici di Ricerca, funzionanti, produttivi, liberi e indipendenti … sono solo un fastidio
  2. essere lavoratori onesti e poco tutelati è una colpa da espiare col licenziamento
  3. gli eroi di questo paese sono evasori fiscali e costruttori abusivi

Ma come si fa? E al danno si aggiunge la beffa.

Sono giorni che, bozza dopo bozza, gli Enti Pubblici di Ricerca, uno alla volta, scompaiono, ricompaiono, vengono dimezzati, scorporati e re-incoroprati. Sembra di assistere ad un cinico Risiko: il CNR conquista con due carri armati il Kamchatka (cioè l’OGS, che si mobilita in assemblea permanente) e la Jacutia (cioè l’INAF). L’INGV viene attaccato dalla Protezione Civile (ricordate il famigerato Art. 12 del decreto Protezione Civile S.p.A.?), poi dal MIUR, ma si difende con tre carri armati e resiste. L’ISFOL è inizialmente soppresso, poi resuscitato e riesce a conquistare anche un continente (l’IAS, soppresso e annesso all’ISFOL). Ultimo aggiornamento: l’ISAE, soppresso e conquistato dal Ministero dell’Economia, contrattacca.

La cosa paradossale, che dimostra (a voler pensar bene) una pochezza da fare spavento, è che gli Enti Pubblici di Ricerca sono GIA’ sotto riordino per una legge delega dell’ex Ministro Mussi del governo Prodi che avrebbe dovuto iniziare l’iter 1 anno e mezzo fa. La Gelmini non solo se l’è presa comoda, ma per giunta invece di pensare e proporre alle parti un piano coerente di riordino che ha fatto? Ha delegato gli Enti a riordinarsi!!

E il governo che fa? Sovrappone ad un iter legale potenzialmente positivo uno sconclusionato, schizofrenico e raffazzonato provvedimento in manovra finanziaria. Il consenso poi lo si costruisce ad hoc, puntando sulla disinformazione dell’italiano medio cui viene dato a bere che si tratta di “Enti Inutili”. INUTILI SARETE VOI! Purtroppo anche dannosi.

Questo per quanto riguarda le soppressioni e gli accorpamenti. Poi c’è la manovra finanziaria nel suo dettaglio. Il vero schifo.

Se la manovra finanziaria restasse così com’è adesso, a prescindere da scioglimenti, soppressioni, scorporamenti e accorpamenti, per i 400 lavoratori precari dell’INGV tornerebbe lo spettro del licenziamento e per l’INGV stesso torna il rischio paralisi totale.

Dal 2011 infatti la spesa per i precari dovrebbe scendere al 50% di quella del 2009;

Il turn-over (un pensionamento = un’assunzione) è bloccato al 20% fino al 2013; considerato che noi siamo un ente con una bassa età media, potremo al limite assumere una gamba (ginocchio incluso).

Infine si riflette su di noi il taglio subito dal Dipartimento Protezione Civile (DPC), con un 30% di finanziamento in meno nella Convenzione col Dipartimento stesso.

Il primo punto per noi significa che la metà dei precari, la spina dorsale di questo Ente, quasi tutti con contratti in scadenza entro il 2011, e relative famiglie, rischiano di andarsene a casa … in un unica soluzione. Forse proprio a loro non è ancora abbastanza chiaro che questo rischio è concreto.

Il secondo punto per noi è la beffa finale. A noi serve l’autorizzazione ad assumere in DEROGA al turn-over (perché non va in pensione nessuno). Invece lo bloccano. E la nostra dotazione organica (il massimo numero di posti fissi consentito) è bloccata a 582 unità (la metà dei reali dipendenti)!

Il terzo punto: il Parlamento ha impegnato per almeno 4 volte il governo (le ultime 3 con parere favorevole del governo stesso) a risolvere la situazione paradossale in cui versa l’Ente, attraverso l’aumento della dotazione organica e l’autorizzazione ad assumere intanto gli aventi diritto (stabilizzandi). Promesse distribuite nell’arco degli ultimi due anni, ma rimaste tali.

Adesso il legislatore si mostra le vere intenzioni: mandare a casa un po’ di gente.

Nella classifica di Science Watch per il periodo 2000-2010 l’INGV risulta il terzo istituto di geofisica al mondo per numero di citazioni e pubblicazioni, dopo gli americani dell’USGS e del CALTECH e prima dei Giapponesi. E allora come giustificare provvedimenti che sviliscono la ricerca e impoveriscono il futuro di un paese?

Scriveva Cicerone duemila anni fa “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”.
Traduciamo per gli ignoranti al governo: “Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?“.

da Repubblica.it

UFFICI e segreterie chiuse, lezioni annullate. Fuori molti docenti e parte del personale amministrativo, dentro  studenti, ricercatori e tutti quelli che “sono contro la Gelmini”. Le università italiane sono quasi tutte occupate. E la settimana si prospetta delle più calde. L’azione di protesta contro il disegno di legge del ministro dell’Istruzione andrà avanti almeno fino a sabato 22. Per domani è anche prevista un’iniziativa a reti unificate 1: dalle 11.00 alle 13.00 tutte le radio d’Ateneo racconteranno la mobilitazione con collegamenti da Palazzo Madama e dalle università. Obiettivo del programma, proseguire la discussione sul web, sui portali dei media universitari sulla situazione dei ricercatori che – spiega Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori italiani – “vivono in una situazione di precarizzazione insostenibile”. [Continua a leggere]

Un recente spot parla di Ricerca Scientifica raccontando, attraverso immagini fuorvianti, storie ambigue e illusorie di un’Italia che nella realtà non esiste.
Non si può parlare di Ricerca e precariato senza conoscerli, senza informarsi.
Per queste ragioni abbiamo voluto presentare la nostra visione del “Ricercatore” che decide di tornare in Italia… l’Italia, uno dei Paesi in cui l’investimento nella Ricerca è tra i più bassi in Europa, se ancora non si fosse capito, un Paese in cui i diritti di tanti Ricercatori precari sono violentemente calpestati.
Noi difendiamo il nostro posto di lavoro, la nostra dignità e l’orgoglio di svolgere un lavoro così importante che offre nuove conoscenze mediche, tecnologiche, ambientali, umanistiche.
Noi difendiamo e gridiamo la nostra passione per la Ricerca e il desiderio di svolgere il nostro lavoro serenamente.

PS:

Un bell'articolo sul tema, da Il Fatto Quotidiano del 22 Aprile 2010

Un vecchio video ... piuttosto attuale! La Ricerca Calpestata!