Archivio per la categoria ‘stabilizzazioni’

Fare ricerca in ambito pubblico e poter contare su un sistema di formazione e tutela delle professionalità scientifiche sta diventando una chimera. Anche il solo parlarne sembra quasi di cattivo gusto, perché implica dei costi in un momento in cui la spesa pubblica è stigmatizzata. Ma sotto il termine “costo” si celano tanto sprechi quanto investimenti.

La ricerca pubblica è un investimento, soprattutto quella sismologica, vulcanologica ed ambientale in un territorio devastato da disastri naturali o causati dall’uomo. Fisici, geologi, ingegneri, informatici, personale tecnico ed amministrativo costituiscono un inestimabile patrimonio di professionalità al servizio dello Stato. Quasi 400 lavoratori dell’INGV, tuttavia, sono a tempo determinato, così determinato da sfiorare in alcuni casi i 20 anni. Anni fatti di ricerca, di esperienze all’estero, di pubblicazioni, di strumentazione del territorio, di monitoraggio, di supporto vitale per la Protezione Civile, di divulgazione alle scuole e alla popolazione. Anni in cui si è cercato, soprattutto con l’impegno dell’ex-presidente Enzo Boschi, di tutelare queste professionalità facendo scudo ai tentativi di sottrazione di risorse da parte di Bertolaso, alle umiliazioni imposte dagli indegni ministri Gelmini e Brunetta, agli attacchi strumentali che hanno seguito il terremoto de L’Aquila del 2009, alle riforme del lavoro della commossa Prof.ssa Fornero.

La tutela dei precari si basava sul riconoscimento del loro ruolo indispensabile nelle attività istituzionali dell’ente, nella Ricerca, nel monitoraggio e nel servizio. Passa la legge di stabilizzazione, ma l’INGV non riesce a consolidare le professionalità perché la sua dotazione organica non lo permette: è troppo sottodimensionata rispetto alle attività previste. I numerosi ordini del giorno che impegnano Camera e Senato a “risolvere il problema INGV” assumono negli anni il sapore della beffa che accompagna il danno della mancata stabilizzazione. Ma si cerca di salvare il funzionamento dell’ente accogliendo il personale precario sui cosiddetti “fondi ordinari”, quelli finanziati dal ministero. Poca cosa rispetto ad un inserimento in ruolo, ma almeno un segno concreto del fatto che l’INGV sa far fronte “come un sol uomo” alle congiunture negative.

Ma la musica cambia. Arriva, nel 2012, un nuovo presidente (il Prof. Stefano Gresta) che segue la fugace comparsata del Prof. Domenico Giardini, 100 giorni sullo scranno più alto per poi defilarsi nel Consiglio d’Amministrazione dell’ente, la vera cabina di regia per di più sufficientemente opaca. Più roboante è però l’arrivo del Dott. Massimo Ghilardi, Direttore Generale INGV dal settembre 2012: col suo curriculum snello percorre il tunnel gelminiano che va dal Consiglio Comunale del paese di Chiari (Brescia) a Viale Trastevere, dove lo attende la  Ministra in persona. Poi, con l’avvento al “governo dei tecnici”, anch’egli ripiega su lidi più propizi, percorrendo l’ultimo tratto di tunnel da Trastevere alla Direzione Generale dell’INGV.

E’ una musica scandita da piglio autoritario e scarsa conoscenza del mondo della Ricerca, e dell’INGV in particolare. Parte quindi una lotta contro l’inefficienza che non manca di elargire generose consulenze a società esterne (che abbiano già lavorato per il Comune di Chiari è una coincidenza? Leggete qui.), società  esperte in “ottimizzazione della produzione”, in un posto in cui la produzione è già riconosciuta ufficialmente come top mondiale (Science Watch 2008, giusto per citare l’esempio più noto).

Piglio autoritario che arriva a stracciare accordi sindacali, già siglati dai precedenti vertici e riguardanti i rinnovi del personale precario; una scelta arbitraria basata su un presupposto del tutto infondato: lo status di “stabilizzando”, ossia avente diritto al rinnovo fino ad assunzione (come previsto per legge dalla Finanziaria 2007) per qualche ragione ignota a tutti, ma non a lui, non esiste più.

Ma è proprio in base a questa presa di posizione che arriva l’ultimo “coup de théâtre”, avallato (come tutto il resto d’altronde) dal Consiglio di Amministrazione, che proietta il personale precario verso il licenziamento: un blocco di oltre  200 unità viene spostato dai fondi ordinari ai “fondi di progetto”. Fondi sempre pubblici (nazionali o europei) subordinati però a precise “mission”, spesso in rapporto con l’industria privata, mortificando e annichilendo la libertà di ricerca di professionisti che all’estero sono riconosciuti come “esperti di chiara fama”.

Questi fondi hanno altri due difetti: terminano con la fine dei progetti (e con loro, ovviamente, i contratti) e già si sa che non saranno sufficienti a tenere in servizio tutto il personale interessato.

Come in un angosciante racconto di Dino Buzzati, abbiamo dedicato una vita per essere buoni scienziati, ma gradualmente ci avviciniamo alla soglia del licenziamento: dicembre 2013. Purtroppo non si tratta di una storia inventata.

Prima di parlare della Rete Ricerca Pubblica, e anche un po’ per sottolinearne l’importanza, parliamo di alcuni bravi colleghi che hanno lasciato o lasceranno l’INGV e questo stupido Paese a riflettere sui suoi squallidi piccoli burocrati e sulla sua incapacità a tenersi strette le sue migliori risorse.

Elisabetta

Martedì 12 Febbraio 2013, alle 20:35 è partita. Ha lasciato l’Italia e l’INGV. Amica e collega ricercatrice, precaria stabilizzanda, Elisabetta è partita con tutta la famiglia per la Nuova Zelanda. Precaria per oltre 12 anni è passata attraverso tutte la fasi di lotta e proposta che avete visto documentate su questo Blog. Instancabile e brava come tanti di noi. Ha mandato un curriculum ed è stata in breve tempo chiamata dall’Ente di Geofisica Neozelandese, il GNS.

La differenza fra l’INGV Italiano e il GNS Neozelandese è che il nostro Ente le ha creato mille problemi per restare e le ha fatto pesare anche la misera proroga di un anno mentre il GNS le ha imposto di NON ANDARSENE per almeno 2 anni, fermo restando che il contratto è a tempo indeterminato.

Per garantirsi la sua presenza il GNS ha agevolato al massimo le pratiche con l’immigrazione per lei e la sua famiglia tramite i suoi avvocati (a questo dovrebbero servire gli avvocati, non a proteggere il c**o dei nostri amministratori incapaci ad assumersi qualsivoglia responsabilità). Per il colloquio l’Ente Neozelandese ha supportato le spese di spostamento di tutta la famiglia.

L’INGV invece non ha saputo e anzi non si è minimamente impegnato a tenere quel patrimonio di formazione geofisica (lei lavora sui dati GPS) che ha contribuito a formare. E fra un burocratese e l’altro lo ha regalato alla Nuova Zelanda.

Sara

Anche lei precaria stabilizzanda. Qualche mese addietro ha fatto una application all’Icelandic Meteorological Office.

Dopo un primo contatto skype, la invitano con la famiglia per un lungo weekend a Reykjavík (anche qui, tutto pagato ovviamente) durante il quale le fanno un colloquio. A seguito del colloquio le offrono un posto a tempo indeterminato – con un lauto stipendio – come “coordinatore responsabile per il rischio vulcanico” (più svariati benefits). In quell’occasione offrono anche un lavoro al marito.
A luglio si trasferirà a Reykjavík con il marito e i tre figli piccoli.

Irene

Irene non è una stabilizzanda ma è una precaria. Era. Lei se n’è andata a Vienna già ad Aprile 2011. Li adesso è Universitätassistentin e lo sarà per 6 anni, qui al massimo siamo riusciti a darle un assegno di ricerca e addirittura per confermare il secondo anno non sono bastate le parole entusiaste del responsabile di progetto e nemmeno i risultati concreti: c’è voluta una selezione pubblica. Beh, senza selezione pubblica ma con un semplice colloquio adesso ha un posto di rilievo a lunghissimo termine … a Vienna però.

Nicola

Stabilizzando. Dal Maggio del 2012 è Research Scientist al Dublin Institute for Advanced Studies. Lui non ha avuto un tempo indeterminato perché è pagato dalla Science Foundation Ireland ma contiamo, conoscendo le sue capacità, che il DIAS farà carte false per tenerlo. La cosa che ci fa più ridere è la scadenza … 2016!! Vi ricorda nulla? Senza problemi il DIAS ha fatto quello che l’INGV ci ha fatto soffrire per quasi un anno e per darci poi alla fine … un anno di proroga!!!

Marco

Marco è andato al “Centre de Recherche Public – Gabriel Lippmann” in Lussemburgo, portandosi la famiglia naturalmente. Gli hanno offerto un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Altri

… si preparano ad andarsene e intanto mandano curricula.

In Italia tutti loro hanno superato una selezione pubblica di vario livello incluso il famoso concorso nazionale e stanno in qualche graduatoria.

Nessuno di loro ha dovuto superare un concorso nazionale per i posti a tempo indeterminato o determinato per cui sono stati chiamati all’estero dagli omologhi dell’INGV.

Quante volte abbiamo parlato di queste cose sul Blog o stando sotto al MIUR o addirittura davanti al tribunale, appena usciti dall’incontro col giudice di turno che dovrà decidere se abbiamo o non abbiamo il diritto a rimanere in forze all’INGV in virtù della legge di stabilizzazione. 

Tutti loro (e le loro famiglie) hanno fatto un bel passo in avanti … è l’Italia che resta indietro.

In bocca al lupo a tutti loro, alle loro famiglie e a noi che per adesso siamo ancora qui (fra un invio di curriculum e l’altro).

Rete Ricerca Pubblica

Continuando a guardare al futuro, ci dobbiamo rendere conto che la Ricerca per l’ennesima volta NON esiste nei programmi di nessun partito che si candida a dirigere il nostro Paese dopo il 25 Febbraio 2013.

Dalla Lista Monti al Movimento 5 Stelle, passando per il PD (e tralasciando il PDL e la Lega che remano contro e che comunque già si sono mostrati fin troppo) nessuno va oltre le frasi fatte, trite e ritrite da 30 anni, di “più fondi alla ricerca”, promessa priva di progetto e quindi vacua.

Non solo si parla esclusivamente e male di Università, ma si ignorano del tutto gli Enti Pubblici di Ricerca, motore di prevenzione, sviluppo ed economia. Al massimo, di luogo comune in luogo comune, si parla di ricerca medica o tecnologica. Di rientro dei cervelli. Retorica.

Gli Enti di Ricerca sono, nel mondo,  al fianco delle Università a cui sono complementari non facendo se non in minima parte formazione accademica, al fianco dello Stato nel fornire elementi di prevenzione, al fianco delle Industrie nel fornire know-how e un indotto di ricerca di cui la stessa Università si nutre formando così ricercatori che potranno avere un futuro nel mondo accademico, negli EPR o nell’Industria.

Gli EPR nei programmi elettorali NON ESISTONO. Non sono in programma. MAI. E per questo ancora una volta rischiamo di sentire parlare di Agenzie, di smantellamenti, di accorpamenti … tutto tranne che il potenziamento, la prevenzione.

Contro questo atteggiamento e per arrivare a una vera rivoluzione nel mondo della ricerca, nel 2010 è nata la Rete della Ricerca Pubblica, di cui anche l’INGV fa parte tramite alcuni suoi lavoratori. La RRP include le esperienze di quasi tutti gli EPR, esperienze sia personali degli aderenti alla Rete che dei vari Coordinamenti interni agli Enti, passando per le esperienze sindacali come RSU e infine, non per importanza, l’esperienza della trincea in cui il governo Berlusconi (e poi Monti) ci hanno costretti.

Essendo lavoratori (spesso precari) degli EPR, siamo concreti e scientifici: noi abbiamo delle proposte figlie delle esperienze di cui sopra. Le nostre proposte sono di fatto un vero e proprio Programma di Riforma e Potenziamento degli EPR in particolare, nell’ambito del sistema della Ricerca.

Le nostre proposte sono un punto di partenza sine qua non, sebbene molto concreto, e quindi il minimo indispensabile che i partiti entro il 23 Febbraio faranno bene a mettere nei loro programmi.

Perché se in quei programmi a proposito di ricerca resterà il nulla, non resterà che cambiare Paese. Non solo per i ricercatori: per tutte le presenti e future generazioni.

Vi lasciamo al Sito Ufficiale di RRP e SOPRATTUTTO al BLOG DELLE PROPOSTE che stiamo cercando di passare ai partiti politici.

LEGGETE e DIFFONDETE!

Aggiornamento sui contratti

Il 15 gennaio 2013 il Direttore Generale, Dott. Massimo Ghilardi, ha comunicato di aver firmato le proroghe dei contratti del personale a tempo determinato scaduto il 31/12/2012.

Dunque, finalmente abbiamo in mano la proroga, fino alla fine del 2013 … forse!

Si, perché la scadenza al 31/12/2013 scritta sui contratti è accompagnata dalla clausola: “Il contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con il Dott. MASSIMO RAGGIRO è rinnovato fino al 31/12/2013, fatte salve le disposizioni di legge che verranno eventualmente introdotte in materia di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato [...]

Nelle premesse dei contratti, la prima ragione di proroga è la Legge di Stabilità 2013 che proroga TUTTI i tempi determinati della Pubblica Amministrazione (non solo INGV) fino al 31/07/2013.

Al secondo punto del contratto è citato il nostro Accordo Sindacale del 18 Luglio 2012 col quale si stabiliva invece una proroga fino a dicembre 2016. Si cita l’accordo sindacale, quindi, ma non si applica, visto che la scadenza apposta è 31/12/2013 e non v’è alcun riferimento ad una eventuale “proroga fino al 2016″.

L’Amministrazione ha cioè ignorato di nuovo l’accordo decentrato (che pure aveva riconosciuto nuovamente valido il 20 Dicembre 2012, con modifiche minori); ha applicato la Legge di Stabilità (ovviamente) ed ha aggiunto 5 mesi poiché il bilancio INGV consente sicuramente una proroga fino alla fine del 2013. Qualora subentrasse qualcosa nuova norma, però, si dovrebbe rimettere tutto in discussione.

Ovviamente noi, stanchi di questa storia e quindi sollevati dall’avere almeno una proroga per prendere fiato, non siamo d’accordo con questa modalità di ripetuto scaricabarile (Funzione Pubblica prima,  Governo poi, con un intervento dei Maya ad un certo punto).

L’Amministrazione avrebbe dovuto e potuto semplicemente prorogare i nostri contratti fino al 2016 fatta salva la disponibilità di soldi, come da accordo sindacale, e a norma delle leggi vigenti, quindi in piena legittimità e al riparo da paventate (ma mai chiarite) “conseguenze amministrative”.

Se poi le leggi fossero state modificate, anche retroattivamente, ovviamente ne avremmo preso atto e avremmo spostato la nostra rivendicazione al Parlamento, come già avvenuto in passato.

Quello che abbiamo capito è che quando inizierà la nuova legislatura, sperando porti persone degne e ragionevoli alla gestione della cosa pubblica e sapendo che alla data di insediamento del nuovo governo noi comunque saremo ancora al nostro posto, avremo un bel discorsetto da fare ai nuovi Ministri.

Come dicevamo nel precedente post di fine anno: “Non fidarsi è meglio“.

E infatti la nostra amministrazione, dopo aver dichiarato nuovamente valido l’accordo firmato il 18 Luglio 2012 (proroghe fino al 31/12/2016), tramite un’integrazione siglata il 20 dicenbre 2012, inizialmente è rimasta in silenzio poi, sollecitata a tre giorni dalla fine dell’anno, ha esplicitato che le proroghe sarebbero state “intanto” per i soli 7 mesi riconosciuti a TUTTA la pubblica amministrazione dal Decreto Stabilità.

Tante grazie: bello sforzo!

Intanto il presidente del CNR (l’ex-ministro Luigi Nicolais), dopo aver mutuato il nostro accordo INGV del 18 Luglio (uno dei migliori esistenti) ed adattatolo al CNR, ha con molta chiarezza emanato la circolare interna che dà piena attuazione all’ accordo per le proroghe fino al 2016 e al tempo stesso SOSPENDE I CONCORSI (ormai ritenuti ovviamente inutili).

Non possiamo non restare stupefatti dal continuo e ingiustificato gioco al ribasso portato avanti dalla nostra Amministrazione, mentre noi abbiamo sempre chiesto “il giusto” a norma di legge e a tutela dell’Amministrazione stessa fin dall’inizio.

Lascia però l’amaro in bocca e un definitivo senso di sfiducia e di incertezza il fatto che dopo aver guidato per anni il comparto degli Enti di Ricerca, anche recentemente con l’accordo di luglio ripreso dal CNR, siamo di nuovo nell’impaludamento che si è creato dal 1° settembre del 2012, per di più senza alcuna ragione ammissibile.

Ad oggi (4 Gennaio 2013) ancora non si sa quale data di scadenza la nostra Amministrazione abbia intenzione di apporre alle proroghe di 245 unità di personale. Di contro, la sorveglianza del territorio italiano prosegue continuando ad avvalersi del personale precario.

In sintesi: c’è chi lavora e c’è chi chiacchiera. Ma finché non avremo in mano il contratto di assunzione a tempo indeterminato o, almeno, uno con data di scadenza 31/12/2016, sia pur chiaro che le chiacchiere stanno a zero.

Noi, come sempre, continuiamo a fare il nostro lavoro, nell’interesse dell’Istituto e soprattutto di quello della popolazione.

PS: iniziamo a proporvi una serie di approfondimenti, frutto di anni di esperienza. Il primo è Stabilizzazioni.

A 21 giorni dala scadenza dei contratti i lavoratori dell’INGV sono stati costretti a scioperare, insieme precari e non.

Non per assunzioni a tempo indeterminato, non per chiedere un provvedimento straordinario di proroga per i precari. No.

Siamo stati costretti a scioperare per far rispettare all’Amministrazione la legge 368/2001 (anche così come modificata dalla Fornero) sulla base della quale era stato firmato l’accordo decentrato di Ente del 18 Luglio 2012.

Durante il sit-in tenutosi oggi sotto a Palazzo Vidoni (Funzione Pubblica) a Roma è stata ricevuta una delegazione delle OO.SS. che hanno sostenuto e consentito la nostra mobilitazione fino allo sciopero e oltre, FLC-CGIL e UIL-RUA.

Riportiamo un estratto del comunicato sindacale congiunto e vi lasciamo alle testimonianze di questa giornata.

PS: Un grazie e tutto il nostro sostegno ai colleghi dell’ISTAT :)

Estratto
Con una partecipazione di oltre il 60% del personale è riuscito senza dubbio lo sciopero dell’INGV.
I lavoratori hanno detto chiaramente che la strada intrapresa dall’amministrazione non è più tollerabile.
La sospensione dell’accordo decentrato di proroga dei contratti, l’incomprensibile atteggiamento di ostilità nei confronti dell’iniziativa sindacale, le improbabili scelte in merito alla valutazione delle strutture attraverso affidamenti esterni al limite della legalità, sono scelte profondamente sbagliate che hanno prodotto una frattura tra personale e dirigenza.
[...]
L’attenzione che la politica ha dimostrato in queste ore con comunicati di appoggio all’iniziativa dovrà essere confermata con atti concreti, non ci basteranno le promesse da campagna elettorale.

TG3 TG3 Ore 14:20 Il FattoTV Il Fatto Quotidiano MeteoWebMeteoWeb
ANSA
ANSA
AGIAGI: Ghizzoni su INGV Comunicato Comunicato CongiuntoFLC-CGIL UIL-RUA
 AgenParlAgenzia Parlamentare Ghizzoni RispostaOn. Manuela Ghizzoni
Pubblico
Pubblico
Citizen Per alcune delle fotodella giornata di oggi c’è il Flickr dei Precari INGVflickr-yahoo-logo Vengo dopo il Diggì – Live

Sembrerebbe una commediola di basso livello se non si parlasse della sorveglianza sismica e vulcanica, delle nostre vite, del nostro lavoro e della dignità dell’INGV che è un Ente Pubblico di Ricerca.

Nell’ultimo post avevamo ancora la speranza che l’accordo per le proroghe a tempo determinato (!!) dei nostri contratti sarebbe stato rispettato.

Invece ci troviamo costretti a comunicare che il Direttore Generale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Dott. Massimo Ghilardi, in piena sintonia con il Presidente dell’INGV, Dott. Stefano Gresta, e su disposizione a maggioranza del Consiglio di Amministrazione dell’INGV, ha deciso di non dar seguito all’Accordo Decentrato d’Ente sindacale firmato in data 18 luglio, contenente le garanzie per la proroga fino a dicembre 2016 dei contratti di quasi 250 unità di personale precario in scadenza a dicembre 2012.

Questa decisione unilaterale, oltre a minare il futuro del personale precario INGV (ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi), produrrà una grave mancanza di personale nell’Ente mettendo in gravissima difficoltà la sorveglianza sismica e vulcanica del territorio nazionale e lo svolgimento di progetti di ricerca che finanziano l’ente per oltre 20 milioni di Euro ogni anno.

Riteniamo necessario che il C.d.A. e il Direttore Generale diano pieno corso ad accordi sindacali già firmati e avallati dagli organi competenti, ancor più che nell’interesse dei lavoratori, per salvaguardare il ruolo istituzionale dell’INGV verso la Protezione Civile e la popolazione.

Su questo argomento è stato emanato da poco un comunicato del Segretario Generale della FLC-CGIL, Domenico Pantaleo, che aggiunge alcuni elementi importanti alla questione.

Aggiornamento: è uscito su Pubblico, giornale diretto da Luca Telese, del 20 ottobre un articolo davvero ben fatto che aiuta a capire meglio i dettagli della vicenda che ci riguarda. Lo trovate cliccando sull’immagine qui sotto.

Ci siamo lasciati poco dopo il 18 Luglio, quando era stato appena firmato il sudato Accordo Decentrato di Ente per il rinnovo dei contratti di lavoro di 200 di noi fino al 2016 e per il riconoscimento dell’anzianità di servizio e della continuità contrattuale (senza alcuna garanzia di rinnovo però) per altri circa 100 precari i cui stipendi gravano su fondi di progetti esterni (per esempio Europei).

In questo momento siamo però ancora in attesa dell’effettiva attuazione di quell’accordo e cioè, in particolare, dell’aggiornamento dei contratti al 2016.

La strada verso questo accordo è stata talmente complessa e inutilmente faticosa che … solo quando la data di scadenza apposta sui nostri contratti sarà stata cambiata, considereremo chiuso quantomeno l’aspetto formale di questa storia.

Resta purtroppo, come una spada di Damocle, la clausola della “verifica annuale della disponibilità economica” che, lo ricordiamo, vuol dire che se il MIUR, per esempio, dovesse decidere di tagliare i fondi all’INGV, i primi a saltare saremmo proprio noi precari (in particolare gli aventi diritto alla stabilizzazione dato che gravano sui fondi ordinari).

Se pensate che questo sia un piagnisteo insensato di fronte alle centinaia di migliaia di disoccupati che stanno affollando l’Italia, vi sbagliate.

La ricerca è trattata in Italia in un modo indegno e gli Enti Pubblici di Ricerca, potenziali fonti di risparmi miliardari e di sviluppo (quindi di lavoro anche per altri), sono considerati alla stregua di qualunque ufficio pubblico amministrativo.

Si capisce dal fatto che per i nostri amati governanti  rilanciare la Ricerca significa sempre e solo accorpare gli Enti in base al nome o alla funzione, proporre ulteriori tagli e/o trasformarli in Agenzie dei Ministeri, cioè in cagnolini del governo di turno. Si vede che gli Enti di Ricerca sono visti più come un fastidio che come una risorsa.

In teoria accorpando gli Enti (come anche le fabbriche) si possono risparmiare figure dirigenziali amministrative ma, in sostanza, non sono quelle le persone che di solito saltano nella pubblica amministrazione (in un modo o in un altro quelli li sistemano, magari altrove, o li pre-pensionano) ma in genere sono i dipendenti, soprattutto se precari, a vedersela male.

L’INRAN, nostro Ente vicino di casa della sede di Roma, dopo aver già inglobato altri Enti in passato, è stato ora a sua volta accorpato al CRA  e come conseguenza, da agosto, i dipendenti non vedono un Euro. L’Amministrazione non paga i loro stipendi. Come e fosse una cosa normale che una famiglia che ha due euro in banca, per due mesi non abbia entrate. Come se fosse normale che per la totale incapacità dirigenziale a tutti i livelli, una serie di persone/famiglie debbano trovarsi a elemosinare quanto gli è dovuto e per giunta in una media assenza di informazioni serie, seppure in presenza di molta solidarietà ministeriale a chiacchiere varie.

Anche supponendo che entro Dicembre gli sia restituito quanto al momento gli stanno RUBANDO, è palesemente incerto, molto incerto, il futuro dei precari (ci sono co.co.co. da 10 anni 10) dopo l’accorpamento al CRA.

Quanto sta accadendo ai colleghi dell’INRAN, oltre ad essere SCANDALOSO, è anche un monito. Per tutti i lavoratori, pubblici e privati.

Dicono che i soldi mancano, quindi fanno tagli e accorpamenti giustificati dalla razionalizzazione. La razionalizzazione dovrebbe essere la norma ma in Italia proprio non lo è. Quindi quando la si fa non tocca certo mai gli sprechi veri (men che meno gli scandali milionari della politica) ma si abbatte sui lavoratori seri. Sulle vere risorse umane.

Nel frattempo il governo, a proposito di razionalizzazione, non ha un piano industriale (e cosa più grave non affronta la ri-conversione industriale unica vera salvezza di molti impianti come quelli FIAT), non ha un piano energetico, non ha un piano per la Ricerca … ha solo un piano per raschiare il fondo del barile gettando i nostri soldi nella voragine della finanza e della ancora dilagante corruzione.

I grandi luminari dell’industria poi, bel lungi dall’investire in Ricerca, continuano a chiedere a ogni governo l’abbassamento dei salari e delle tutele ma pretendono anche che noi, che siamo quelli che rischiano di più, paghiamo sempre di più prendendo sempre di meno, e poi anche che non smettiamo di spendere i nostri soldi per i loro prodotti … Dicono che altrimenti la gente perderà il lavoro perché saranno costretti a chiudere le fabbriche … che tanto chiundono comunque e la gente perde comunque il lavoro.

Si, i precari dell’INGV hanno in mano, fino a prova contraria, un accordo per un rinnovo, ma non sono tranquilli: non lo sono per la situazione generale del Paese, per quella degli Enti di Ricerca, sempre di più visti come Agenzie controllate dai ministeri e comunque sotto lo scacco dei tagli al budget, e nemmeno per quella dell’INGV stesso che purtroppo a tutti i problemi di cui sopra aggiunge quello che per noi è peggio di una gabbia: l’INGV dal 2001 non ha una pianta organica adeguata e nessuno che ne avrebbe il potere sembra VOLERE risolvere il problema … anzi secondo la legger n. 135 del 2012 le pubbliche amministrazioni devono tagliare del 10% le dotazioni organiche: così, un po’ alla Tremonti, senza entrare nel merito. Bah.

Abbiamo la sensazione che lassù qualcuno decisamente non ci ami … e poi si parla di fuga dei cervelli e, ancora più ridicolmente, di rientro dei cervelli.

Ma se sono “cervelli” saranno mica tanto stupidi da rientrare, no?

PS: solo mettendo insieme i soldi rubati da pochi dei politici assurti alle cronache nell’ultimo anno, si potrebbero pagare gli stipendi dei precari INGV+INRAN per almeno 10 anni. E non dovremmo essere furiosi? Ma quanta pazienza abbiamo noi? E quanta ne avete voi?

L’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), come molti sanno, è nato dalla fusione di diversi osservatori geofisici italiani in un unico Ente. Per la sua storia, iniziata come Ente unico nel 2001, e per la natura delle materie di cui si occupa, l’INGV ha forti legami con il territorio ed è un Ente “multisede“.

Fra le diverse realtà che furono accorpate, alcune spiccano per la lunga storia che le caratterizza. La sede di Roma su cui convergono i segnali sismici di tutta italia e dove è presente il nucleo centrale dell’ex ING (Istituto Nazionale di Geofisica). La sede di Napoli – Osservatorio Vesuviano e quella di Catania – Osservatorio Etneo, sono fra le più antiche. E poi c’è la sede di Grottaminarda.

La sede di Grottaminarda è relativamente recente. E’ nata dopo il 2001, data di creazione dell’INGV e si trova in provincia di Avellino in un’area che nel 1980 fu fortemente colpita dal terremoto dell’Irpinia . E’ nata come parte di un progetto che aveva lo scopo di raddoppiare la densità di monitoraggio della rete sismica e geodetica del sud italia (Sicilia esclusa dove sono predenti le sedi di Palermo e Catania) rendendola più omogenea possibile rispetto al resto della Rete Nazionale e al contempo portandola ai livelli più moderni dal punto di vista della tecnologia.

La rete è stata raddoppiata con successo. Il personale della sede garantisce il mantenimento delle infrastrutture di monitoraggio e il centro INGV in cui lavora quel personale costituisce anche il cosidetto “Disaster Recovery” in caso di malfunzionamento della Sala Centrale di Roma.

Nel tempo, gli ultimi 8 anni, quel personale ha anche aumentato il proprio livello di qualifica e specializzazione ed ha aggiunto al centro e quindi al portale web verso i cittadini, funzioni e attività che hanno un impatto diretto sul territorio circostante e sulla ricerca.

Ecco, di quel personale si parla in questo approfondimento di A. Marolda.

Dal canale Youtube “Io Giornalista” di A. Marolda, un’intervista ai precari dell’INGV che affronta numerosi aspetti dello specifico problema dell’INGV anche nel contesto del trattamento che il nostro paese riserva alla Ricerca .

 

Nel bene o nel male il 2012 sarà l’anno del contratto (parafrasando il famoso film). I contratti di almeno 200 dipendenti a tempo determinato che lavorano all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), infatti, scadranno, dopo anni e anni di onorato servizio, il 31 dicembre 2012.

Dopo la triste e difficile parentesi Berlusconiana, finalmente un governo si accinge ad affrontare di nuovo la riforma ormai imprescindibile del mondo del lavoro mettendo in primo piano il nodo essenziale del precariato.

Noi su questo abbiamo molto da dire. Prima però dobbiamo puntualizzare una cosa: quanto riportiamo in questo post lo diciamo da almeno 4 anni sia all’interno del nostro Istituto che alle istituzioni. Per questo adesso pretendiamo quell’attenzione che non abbiamo avuto prima, quando non si era ancora arrivati all’immancabile “emergenza”.

Il 13 Aprile 2007, con un documento interno consegnato alla nostra dirigenza noi dicevamo:
[è necessario] garantire che la tipologia di contratto con cui si stabilisce un rapporto di lavoro non si basi sulla disponibilità economica del tutore scientifico, ma venga modulata in base all’effettiva esperienza, capacità e professionalità della nuova risorsa, evitando così discriminazioni fra precari dello stesso livello professionale non fondate su criteri oggettivi
[è necessario] garantire una successione di forme contrattuali che prevedano un’adeguata progressione retributiva

L’anno dopo, il 23 Aprile 2008 con un documento chiamato “Superamento del Precariato” dicevamo:
L’Ente deve inibire esplicitamente il prolungato abuso di forme contrattuali atipiche, dando indicazione ai titolari di fondi sui progetti di rispettare una progressione contrattuale: dottorato (per i ricercatori), borsa post-doc e, in caso di protrarsi del rapporto lavorativo, contratto a Tempo Determinato., assunzione a Tempo Indeterminato.

Nel corso del 2011 poi attraverso altri canali e insieme ad altri precari si è arrivati a denunciare uno degli aspetti più deleteri della precarietà endemica: il mancato ricambio generazionale ai livelli dirigenziali, con conseguenze gravissime sul futuro della ricerca e dello sviluppo del Paese. Obbligare i lavoratori a vivere in uno stato di precarietà permanente fino a 40 e addirittura fino ai 50 anni sta distruggendo un Paese che ha bisogno di innovazione, di energie fresche e di dinamicità essendo invece prigioniero di una classe dirigente vetusta nell’anima quando non clientelare.

A proposito di mancate stabilizzazioni e di “trappola” del precariato, vorremmo ricordare la difficilissima situazione presente da noi, all’INGV. L’ente pubblico di ricerca ‘INGV’ rappresenta infatti, in questo momento, la sommatoria di tutti questi disastri, con la dotazione organica bloccata e il turn-over inesistente, fattori che hanno appunto intrappolato 400 precari: 200 di questi precari vivono in una sorta di limbo essendogli stata impedito l’accesso alle liste di stabilizzazione e, se la situazione non si sblocca, resteranno per sempre ai margini del mondo del lavoro dietro una massa di altri precari, i restanti 200, che, pur essendo in lista di stabilizzazione, NON sono stati stabilizzati, 35-45enni che oggi dovrebbero invece essere pronti a dirigerla la ricerca non a inseguirla faticosamente.

Adesso finalmente il governo Monti apre sul problema precariato e lo fa ipotizzando di “togliere di mezzo tutti i contratti atipici e di sostituirli con un’unica forma di ingresso al lavoro, valida per i nuovi assunti”. Inoltre l’articolo del Corrieredice che “sono intenzionati a disboscare questa giungla che determina incertezza dei percorsi professionali, allontana la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, provoca un alto contenzioso davanti ai giudici.”Questa nuova fase sembra concreta perché a differenza di quanto fatto dal precedente governo, quello attuale ha già iniziato a dialogare con le parti sociali [-->]

Dato che noi siamo stati molto lungimiranti sarebbe il caso che oggi, prima di riformare per l’ennesima volta, il governo prestasse un po’ di orecchio a questi ”umili” precari prima di fare nuove e ulteriori idiozie.

Il contributo che oggi possiamo dare alla trattativa sulla riforma del mondo del lavoro è questo:

prima di tutto DEVONO essere abolite le due leggi vergogna che regolano il lavoro in Italia: la legge Treu e la legge Biagi/Sacconi. Queste due scatole normative sono la causa principale della totale precarizzazione e della sistematicità dello sfruttamento a cui ha portato. A causa di queste due leggi, la richiesta di flessibilità (una certa percentuale di mobilità+tutele) partita anni fa dall’Europa, giusta o sbagliata che fosse, si è trasformata in Italia in precarietà (percentuali di lavoro a tempo determinato ormai a livelli da pestilenza e nessuna tutela)

Le nuove regole devono essere quindi riscritte da ZERO.

Non si può mettere mano all’ennesima riforma, senza partire da zero come non si può stuccare un muro fradicio e sperare che non esca la muffa!!

Questo è un messaggio al governo ma anche ai sindacati.

Resteremo inascoltati anche questa volta?

Un buon segnale da parte del governo in carica e in particolare del ministro dell’Università e della Ricerca sarebbe quello di risolvere finalmente la situazione del nostro Ente che ormai è patologica e vicina al collasso.